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SANTA MESSA CON I COMPONENTI DEL MONDO UNIVERSITARIO

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Martedì, 17 dicembre 1991

 

1. “Tutti quelli infatti che sono guidati dallo Spirito di Dio, costoro sono figli di Dio” (Rm 8, 14).

Queste parole dell’apostolo Paolo hanno costituito il filo conduttore della recente Giornata Mondiale della Gioventù, svoltasi a Jasna Gora.

S’è trattato di un appuntamento eccezionale che ha visto per la prima volta i giovani dell’Occidente incontrarsi con quelli dell’Est dell’Europa. A Czestochowa sono giunti giovani provenienti da oltre ottanta nazioni di ogni continente. Le parole della Lettera di Paolo ai Romani hanno avuto un impatto vivo con i loro problemi, che sono i problemi di una gioventù moderna in un mondo differenziato.

Siamo figli di Dio, in Cristo Gesù, guidati dallo Spirito Santo: questa verità è apparsa come la dimensione fondamentale alla cui luce le problematiche giovanili trovano soluzione: “Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e sempre” (Eb 13, 8).

2. Carissimi studenti e studentesse, questa nostra celebrazione eucaristica prolunga, in qualche modo, l’esperienza della Sesta Giornata Mondiale della Gioventù. Il suo ricordo è in noi ancora molto vivo, grazie anche alla presenza di alcuni giovani che vi hanno preso parte. Vi saluto tutti con affetto insieme alle vostre Comunità e ai vari Gruppi universitari ai quali appartenete.

Ho ascoltato poco fa attentamente i vostri due rappresentanti e li ringrazio per essersi fatti interpreti dei sentimenti e dei propositi apostolici che vi animano.

Saluto in particolare il Cardinale Vicario, Camillo Ruini, mio primo collaboratore nella cura della Diocesi di Roma.

Porgo, poi, il mio deferente benvenuto ai Magnifici Rettori delle Università Italiane la cui presenza a questo rito mi permette di condividere le attese e le speranze dell’intera realtà universitaria italiana. Rivolgo, quindi, un cordiale pensiero alle Autorità Accademiche, ai Docenti, al personale non docente e agli Studenti dei cinque Atenei romani: a voi della prima Università di Roma “la Sapienza”, che ho potuto visitare lo scorso aprile e di cui mi è ancora vivo nello spirito il ricordo; a voi della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore; a voi della Libera Università Internazionale di Scienze Sociali (Luiss); a voi della seconda Università di Roma “Tor Vergata”, ed a voi della Libera Università Maria Assunta (Lumsa), che quest’anno continua il suo cammino, iniziato cinquantaquattro anni fa, con la nuova qualifica di Università Cattolica.

3. La liturgia, nel tempo di Avvento, ci presenta oggi un uomo guidato in maniera singolare dallo Spirito di Dio: Giuseppe di Nazaret.

Mentre Luca riferisce il racconto dell’Annunciazione a Maria, Matteo, nell’odierno brano evangelico, ci offre una narrazione quasi analoga così che i testi dei due evangelisti si completano. All’annuncio angelico a Maria, Vergine promessa sposa a Giuseppe, fa qui riscontro il messaggio ricevuto in sogno da Giuseppe. Entrambi i racconti costituiscono, in un certo senso, un logico insieme rispetto al mistero dell’Annunciazione e dell’Incarnazione del Figlio di Dio.

L’eterno Padre aveva stabilito che la Vergine-Madre dell’eterno Figlio trovasse un appoggio umano nel suo sposo terreno Giuseppe. Il loro amore viene in tal modo introdotto nel cuore stesso del Mistero di Dio, accolto con piena disponibilità da questa donna e da quest’uomo: da Maria e da Giuseppe. La sincrona e reciproca apertura rende ragione della loro singolare grandezza: rende ragione della loro santità.

La santità dell’uomo è, infatti, sempre frutto dell’apertura interiore all’azione dello Spirito Santo.

4. L’Avvento è il tempo dell’attesa e dell’apertura nei confronti di questa azione divina. “Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito” (Gv 3, 14). Mediante questo Figlio - suo Figlio - Dio entra nella storia umana per plasmarla con la sua misura divina. Entra nella dimensione umana dell’intera creazione mediante gli uomini. In essi e per mezzo di essi, Egli diviene l’Emmanuele, che significa “Dio con noi” (cf. Mt 1, 23). La presenza del Signore è salvifica: trasforma la storia dell’umanità in storia di salvezza. “Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui” (Gv 3, 17).

5. Per i credenti costruire la storia è prendere parte a questa divina opera redentrice, alla quale l’essere umano può prestare il proprio apporto in tanti modi. Anche il vostro lavoro nell’Università vi offre tale opportunità. Voi potete contribuire alla elaborazione di un sapere teorico e pratico orientato ai valori spirituali sui quali fondare l’autentico progresso della società.

Lo sforzo umano, tuttavia, è fecondo soltanto quando in esso agisce la potenza soprannaturale della sapienza e dell’amore di Dio. Per questo, occorre senso di responsabilità, rispetto della libertà, che deve essere a tutti garantita, apertura al trascendente e sincera adesione alla verità.

Coniugare libertà e verità: ecco una sfida di grande rilievo per gli uomini di cultura e di scienza del nostro tempo. L’attuale frammentazione del sapere, una visione strumentale delle cose e della stessa persona - manifestazioni presenti in alcune espressioni del pensiero moderno - obbligano voi, Docenti, Ricercatori e Studenti, a ripensare coraggiosamente la natura e le finalità dei compiti dell’Università in ordine al bene comune.

Le nuove generazioni hanno bisogno di essere aiutate a crescere come persone libere, amanti della verità e ad essa fedeli. La ricerca del vero, del bello, del buono è un impegno non pragmatico, bensì culturale ed etico: un servizio alla promozione dell’uomo, ed una via all’evangelizzazione.

6. Carissimi fratelli e sorelle, guardate a Cristo, Verità dell’uomo, origine e fonte della libertà: Egli apre i sigilli del libro della storia e svela la pienezza della realtà allo spirito umano che indaga.

La Diocesi di Roma, impegnata nel Sinodo diocesano, guarda con attenzione e speranza al vostro mondo universitario; sostiene ed incoraggia il vostro impegno ed attende il vostro specifico apporto apostolico, anzi missionario. La presenza in Città di numerosi Centri di Studio, fra i quali vorrei ricordare le Pontificie Università, non rappresenta forse un potenziale da valorizzare al massimo per la nuova urgente evangelizzazione?

Evangelizzare la cultura: questa è la missione a voi affidata. Essa interessa il campo della formazione universitaria, della ricerca scientifica e coinvolge in modo diretto l’intera Comunità ecclesiale nella elaborazione di una cultura attenta ai veri valori guidata dagli ideali evangelici.

Vorrei incoraggiare di cuore ogni iniziativa promossa dalla Diocesi in tale direzione ed auspico che ciascuno di voi offra a questo lavoro apostolico il proprio contributo.

7. “Siamo testimoni di Cristo che ci ha liberati”.

Su queste parole ispirate all’apostolo Paolo si sono incentrati i lavori della recente Assise sinodale, appena terminata, che è stata uno straordinario evento per la Chiesa, per l’Europa e per il mondo. Per questo, ringraziamo ancora una volta il Signore che ha reso possibile lo scambio di doni spirituali fra le Chiese dell’Est, del Centro e dell’Ovest del nostro Continente.

Filo conduttore del Sinodo è stata la libertà che invita a rileggere tutta la verità sull’uomo, riconducendola a Cristo, Figlio unigenito del Padre. Gesù ha rivelato all’uomo, soprattutto con la sua stessa vita, questa verità sull’uomo e la nuova evangelizzazione non può che camminare alla luce di tale verità, superando le varie forme della “riduzione antropologica”. “A questo proposito appare decisiva - secondo i Padri sinodali - la questione del rapporto tra libertà e verità, quel rapporto troppo spesso concepito in termini antitetici dalla moderna cultura europea, mentre in realtà libertà e verità sono in tal modo reciprocamente ordinate che non possono essere raggiunte l’una senza l’altra. Non c’è libertà senza verità! Ugualmente essenziale è il superamento di un’altra alternativa, del resto collegata alla precedente: quella tra libertà e giustizia, libertà e solidarietà, libertà e comunione reciproca”.

Le formulazioni dell’ultimo Sinodo possono suonare un po’ astratte, ma parlo alle persone che sono abituate a pensare, a riflettere e anche i concetti astratti non rimangono per loro sconosciuti, anzi parlano della realtà, anzi parlano della realtà più vicina a ciascuno di noi.

Chi è questa realtà? Ciascuno di noi è questa realtà per se stesso. L’uomo, la persona umana, è interessante, è molto profondo, qualche volta sembra imperscrutabile e non dobbiamo meravigliarci: lui è a somiglianza, ad immagine di Dio, Dio imperscrutabile, assoluto. L’uomo, imperscrutabile mistero nell’ordine della ragione.

E queste categorie sì filosofiche, anche psicologiche, anche sperimentali, esistenziali, questo legame fra libertà e verità è anche una realtà esistenziale, esiste in ciascuno di noi, la nostra esistenza umana, personale, viene costituita da questo legame.

E Cristo ci ha detto una volta: conoscerete la libertà, conoscerete la verità, la verità vi farà liberi. Allora, noi non siamo liberi grazie a qualsiasi uso della nostra libertà, siamo liberi solamente se questo uso della nostra libertà è guidato dalla verità. Così siamo veramente sovrani, così viviamo il mistero della trascendenza, questa creata che Dio ha iscritto nella nostra natura umana, natura personale. Una piccola aggiunta alla situazione dell’ultimo Sinodo.

8. Si avvicina ormai il Natale e, in tale circostanza, la Chiesa rinnova a tutti gli uomini i suoi auguri.

Sono auguri che troviamo nel prologo del Vangelo di Giovanni. Lì è scritto: il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; a quanti l’hanno accolto, il Verbo Incarnato - Gesù Cristo - ha dato e continua a dare il potere di diventare figli di Dio (cf. Gv 1, 14.12).

Agli uomini d’ogni nazione, razza e lingua, agli uomini di tutte le generazioni, la Chiesa non può augurare nulla di più alto della figliolanza divina: la figliolanza - partecipazione al Figlio Unigenito.

E anche per voi, che costituite il “corpus” degli Atenei romani, il Vescovo di Roma non può auspicare niente che sia più grande di questo.

Che lo Spirito di Dio vi guidi sempre, sì da essere, quali figli e figlie di adozione, i testimoni di Cristo, perché sperimentiate profondamente la libertà che da Lui scaturisce e da lui trae potenza; perché, con la libertà dei figli di Dio, rinnoviate la faccia della terra: il volto delle nostre antiche nazioni europee e di ogni popolo del mondo.

All’inizio della Messa, all’entrata nella Basilica, abbiamo sentito, abbiamo ascoltato un canto, questa misteriosa parola “Maranathà, Maranathà”. Questa parola “vieni Signore” è sempre presente nel creato, sempre presente nella storia, si deve aprire più profondamente per sentire perché molte volte viene offuscata, viene eliminata dal campo della nostra consapevolezza, della nostra sensibilità, ma quando questa sensibilità giovanile, umana, personale, viene guidata dallo Spirito Santo, come sempre ci diceva San Paolo a Czestochowa, quando questa sensibilità viene guidata dallo Spirito Santo allora si sente come questo spirito e la Sposa, la Sposa è la Chiesa diffusa in tutta il mondo, come lo spirito e la Sposa ripetono sempre questa parola Maranathà, vieni, vieni Signore Gesù.

Questo è la voce dell’Avvento di tutti, ma soprattutto dell’Avvento vostro, in cui noi tutti e ciascuno di voi siamo coinvolti, in cui siamo partecipi. L’Avvento è un tempo che ci parla della ultima finalità della nostra umana esistenza.

Sia con voi la gioia del Natale: gioia piena e profonda.

Amen!

 

© Copyright 1991 - Libreria Editrice Vaticana

 

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