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SANTA MESSA PER I RELIGIOSI NELLA FESTA DELLA PRESENTAZIONE DEL
SIGNORE
OMELIA DI
GIOVANNI PAOLO II
Domenica, 2 febbraio 1992
«Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore».
1. La Chiesa rispetta il ritmo degli eventi biblici. Benché con
l'Epifania si sia già concluso il periodo di Natale, l'odierna festa
ricorda quanto avvenne il quarantesimo giorno dalla nascita del Redentore. In
tale data, secondo la Legge di Mosè, la famiglia provvedeva alla presentazione
del neonato al Tempio: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al
Signore». Seguendo la prescrizione della Legge antica, Maria e Giuseppe
«portarono . . . Gesù a Gerusalemme per offrirlo al Signore».
Si tratta di un evento che tematicamente appartiene al Natale.
In nessun'altra circostanza, quanto in quella di oggi, la verità
sul futuro messianico del Bambino, nato a Betlemme, entra nella realtà
della nascita del Figlio di Dio. Tale nascita si realizza per opera dello
Spirito Santo, che rivela, per mezzo delle parole dell'anziano Simeone, quale
sarebbe stato il futuro di Gesù: «Egli è qui per la rovina e
la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione». Sarà
una contraddizione dolorosa, sarà un martirio: il martirio della Croce,
che colpirà in profondità la Madre, alla quale «una spada
trafiggerà l'anima».
2. Chi è questo Primogenito che il Tempio di Gerusalemme
accoglie a quaranta giorni dalla nascita? La Liturgia risponde con le parole del
profeta Malachia: Egli è «il Signore, che voi cercate; l'Angelo
dell'Alleanza, che voi sospirate».
Angelo vuol dire messaggero. Colui che Giuseppe e Maria presentano al Tempio
non è solo il Messaggero dell'Alleanza. È Egli stesso l'Alleanza
nuova ed eterna. È «un sommo sacerdote misericordioso e fedele
nelle cose che riguardano Dio, allo scopo di espiare i peccati del popolo».
Con il suo sacerdozio «si prende cura della stirpe di Abramo»
secondo lo spirito, come proclama la Lettera agli Ebrei. Abramo, infatti, è
diventato «padre di tutti coloro che credono».
Con Gesù entra nel Tempio di Gerusalemme «il
sacerdozio regale». Egli è il «re della gloria», davanti
al quale «si alzano le porte antiche» del santuario, di cui è
simbolo il Tempio di Gerusalemme. Cristo penetra fino nel fondo di
questo simbolo, manifesta in se stesso «la dimora di Dio con gli uomini»,
facendo di noi «un regno di sacerdoti» per Dio, suo Padre.
3. «Il primogenito sarà sacro al Signore»: primogenito di Maria di Nazareth e, nel tempo stesso, «generato prima di ogni
creatura»: Figlio della stessa sostanza del Padre. Ecco, è
venuto il giorno della sua «consacrazione» a Dio nella condizione
umana, secondo la legge religiosa di Israele. La piena dimensione, però,
di questa «consacrazione» si rivelerà gradualmente.
Le letture dell'odierna Liturgia sono l'annuncio di questo evento. In esse
troviamo anche l'espressione di quella particolare «primogenitura» evangelica di cui voi siete partecipi, tra tutti i figli e le figlie
della divina elezione. Cari Fratelli e Sorelle, voi siete chiamati a
dedicare la vita a Dio alla maniera di Gesù Cristo. La vostra
consacrazione, che corrisponde ai consigli evangelici di povertà,
castità ed obbedienza, è «la parte migliore», di cui
ci parla il Maestro. È come se in essa si trovasse la «primogenitura» spirituale della Nuova Alleanza, la quale racchiude
fino in fondo il significato di quell'essere «sacro al Signore», che
era appannaggio dei primogeniti secondo l'Antica Legge.
Cristo ha rivelato il contenuto di questa consacrazione per mezzo del
Vangelo della sua propria vita. Ed oggi, festa della Presentazione del Signore,
noi tutti desideriamo ritornare a questo Vangelo; lo desiderate in particolare
voi, membri degli Ordini e delle Congregazioni residenti in Roma. In comunione
spirituale con voi, lo desiderano tutti i Religiosi e le Religiose del mondo,
tutte le persone consacrate alla maniera di Colui che è il Maestro e lo
Sposo della vostra vocazione.
4. In questo 1992, la celebrazione del quinto Centenario dell'
Evangelizzazione dell'America c'invita ad un particolare ringraziamento per la
vita e l'opera missionaria d'innumerevoli Religiosi e Religiose, che spesero le
loro migliori energie perché si aprissero le «porte antiche»
di quei popoli ed entrasse «il Re della Gloria», convertendo quelle
Terre in santuari della sua presenza misericordiosa e fedele. Mai avrebbero
potuto portare a compimento una tale opera missionaria, se la loro consacrazione
a Dio non fosse stata come un vivo fuoco interiore, che rivelava la vicinanza
del «Primogenito di ogni creatura», come segno di speranza per tutti
i popoli! Quel fuoco che nasce dall'amore divino, che si nutre della
contemplazione delle cose di Dio e che si esprime nell'annunzio gioioso del
Signore e, perciò, in servizio d'abnegazione per i fratelli, come
richiede la loro dignità: quel fuoco santo è l'ardore di cui
oggi abbiamo bisogno per la nuova Evangelizzazione.
5. Nell'accendere oggi questi ceri, che significano la luce di Cristo,
iniziamo anche la preparazione della prossima Assemblea del Sinodo dei
Vescovi, che tratterà, come sapete, della vita consacrata e del suo
impegno nella Chiesa e nel mondo. Alla soglia dell'anno duemila si occuperà,
quindi, della vostra vita, della vostra consacrazione, del vostro modo di
partecipare all'evangelizzazione e, per conseguenza, all'attività
missionaria della Chiesa. Accompagnate i lavori preparatori con la vostra
preghiera! Partecipate attivamente alle consultazioni che vi verranno rivolte.
I successori degli Apostoli si riuniranno per trattare della vostra vita,
del contributo che i vostri Fondatori e Fondatrici e con essi le rispettive
famiglie spirituali hanno dato e danno alla missione della Chiesa. Essi
desiderano comprendere in tutta la sua ampiezza e profondità il progetto
del Signore che santifica, arricchisce ed anche orienta il suo popolo mediante i
doni e i carismi delle Comunità di vita consacrata e delle Società
di vita apostolica. I Vescovi vogliono aiutarvi ad essere fermento evangelico ed
evangelizzatore delle culture del terzo Millennio e degli ordinamenti sociali
dei popoli.
6. Con affetto speciale mi rivolgo ora ai Monasteri e a tutte
le Comunità di vita contemplativa. Carissimi Fratelli e Sorelle,
di cuore vi ringrazio per aver accompagnato con l'orazione e la penitenza
i lavori della recente Assemblea Speciale del Sinodo dei Vescovi per
l'Europa, rispondendo generosamente all'invito che, in tal senso, vi avevo
rivolto da Fatima, il 13 Maggio dello scorso anno.
Perseverate nell'elevare la vostra lode, a nome di tutta la Chiesa,
all'Angelo dell'Alleanza, al Sommo Sacerdote misericordioso e fedele! Continuate
a collaborare con la penitenza all'opera di Colui che purifica i suoi figli,
perché possano offrirsi al Signore quale ostia viva e santa a lode
della sua gloria.
In modo speciale affido alla vostra presenza orante e totalmente
consacrata alla contemplazione del mistero di Dio i progetti missionari
della Chiesa all'alba del terzo Millennio cristiano.
7. «I miei occhi han visto la tua salvezza».
La festa di oggi diventi per voi, cari Fratelli e Sorelle, il giorno del
rendimento di grazie. Ringraziate con Simeone il Padre per ciò che «han visto i vostri occhi», per
«la salvezza» di cui siete
diventati partecipi e servi; per «la luce», la luce della
vocazione particolare che una volta ha penetrato i vostri cuori.
Ringraziate! Ringraziate insieme con me!
E, ringraziando, pregate intensamente affinché la
«luce» salvifica brilli sulle vie della vostra vita. Illumini voi e, mediante
voi, gli altri. Riconoscano i vostri occhi, sempre e dappertutto, in questa
divina luce la volontà salvifica di Dio. Pregate, infine -
preghiamo tutti «con forti grida» - affinché le nuove
generazioni, in tutti i luoghi della terra, in ogni popolo e nazione,
sperimentino la gioia dell'incontro con la luce di Cristo. Preghiamo per
le vocazioni alla Vita Consacrata, perché siano sempre più
numerosi sulla terra coloro che assieme a Simeone possono ripetere: «I
miei occhi han visto la salvezza».
© Copyright 1992 - Libreria Editrice Vaticana
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