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VISITA ALLA PARROCCHIA DELLA SACRA
FAMIGLIA DI NAZARETH
OMELIA DI GIOVANNI
PAOLO II
Domenica, 9 febbraio 1992
Carissimi fratelli e sorelle della Parrocchia della Sacra Famiglia!
1. La visita pastorale, che sto compiendo in mezzo a voi, trova in questa
celebrazione eucaristica il suo momento più alto. Tutti insieme, pastori e
fedeli, siamo raccolti, in gioiosa partecipazione, intorno all’altare del
Signore, come membri della sua famiglia. A questa mensa veniamo nutriti
anzitutto con il Pane della verità, costituito dalla Parola di Dio, poi con il
Pane eucaristico, nel quale c’è la presenza reale di Gesù in corpo, sangue,
anima e divinità. Per effetto della grazia che il Signore elargisce nel
Sacramento dell’Eucaristia, vengono accresciute e rafforzate in noi la fede,
la speranza e la carità, come pure le altre virtù cristiane, così da metterci
in condizione di meglio conoscere, amare e servire il Signore e i nostri
fratelli.
2. Il nutrimento della Parola, che ci è offerto in questa quinta domenica
del tempo ordinario, si incentra sulla missione, cioè sulla chiamata di Dio a
collaborare alla diffusione del suo messaggio di amore e di salvezza tra gli
uomini. La prima lettura riguarda la vocazione del profeta Isaia. In una
visione sublime, nella quale il Profeta vede il Signore assiso in trono,
circondato da Serafini che lo acclamano tre volte Santo, Isaia si rende conto
anzitutto della sua indegnità e grida: “Uomo dalle labbra impure io sono”. Ma
un Serafino lo purifica con una pietra infuocata, rassicurandolo: “La tua
iniquità è scomparsa, il tuo peccato è espiato”. Egli, incoraggiato così a e
io accogliere la chiamata di Dio, dichiara la propria disponibilità: “Eccomi,
manda me!”. Anche la seconda lettura, dalla Lettera di San Paolo ai Corinzi,
si riferisce alla missione, quando presenta Paolo come Apostolo, cioè come
chiamato e inviato dal Signore, anche se egli si considera indegno per aver
perseguitato la Chiesa. La terza lettura è una pagina tra le più note e
suggestive del Vangelo di Luca. Gesù, nei primi giorni della sua predicazione,
trovandosi sulle rive del lago di Genesaret, sale sulla barca di Pietro e lo
invita a prendere il largo e a calare le reti per la pesca. Pietro, che si era
già affaticato per tutta la notte senza prendere nulla, fa fede alla parola
del Signore e getta di nuovo la rete. Si compie allora il prodigio di una
abbondantissima pesca. Pietro si getta ai piedi di Gesù, dicendo: “Signore,
allontanati da me, perché sono un peccatore!”, cioè sono indegno di starti
vicino. Ma Gesù di rimando: “d’ora in poi sarai pescatore di uomini”. Lo
chiama in tal modo alla missione apostolica. Isaia, Pietro e Paolo ebbero
coscienza dei loro limiti, dei loro peccati e della loro indegnità. Ma il
Signore volle servirsi di costoro, che non presumevano di sé, per operare le
meraviglie della sua grazia nel mondo. Essi sentirono la propria inadeguatezza
di fronte al compito che si prospettava davanti ai loro occhi. Fu proprio
questa umiltà ad attirare la benevolenza di Dio e a corroborarli. Questi
esempi ci servano ad affrontare con serenità, fiducia e fermezza gli incarichi
affidatici dalla Provvidenza, e a non presumere mai delle nostre forze. La
pesca infruttuosa degli Apostoli, perché non fecondata dalla presenza di
Cristo, spiega tanti nostri insuccessi, quando confidiamo esclusivamente nelle
nostre energie umane, senza tener conto dell’aiuto divino. Chiunque è chiamato
a compiere una missione deve far leva sulle potenzialità della preghiera, se
vuole superare gli ostacoli e trionfare su ogni forma di scoraggiamento. Con
le parole del Salmo responsoriale di questa liturgia eucaristica abbiamo così
pregato: “Nel giorno in cui ti ho invocato, mi hai risposto, hai accresciuto
in me la mia forza” (Sal 137). La preghiera è una risorsa inesauribile
per il potenziamento delle nostre capacità.
3. Questo insegnamento della Parola di Dio è rivolto oggi anche a voi, cari
fratelli e sorelle di questa Parrocchia della Sacra Famiglia di Nazaret, qui a
Centocelle. Il Signore si attende molto dalla vostra Comunità. Anche voi
dovete essere pescatori di uomini, come Pietro, Paolo e gli altri Apostoli.
Gli uomini si trovano oggi più che mai coinvolti in fenomeni diffusi di
egoismo, di materialismo e di indifferentismo religioso. Essere pescatori di
uomini significa offrire la propria collaborazione affinché essi si ravvedano
e ricuperino il senso della dignità di figli di Dio, della preghiera e della
meditazione delle verità eterne. Significa partecipare a tutte le iniziative
che sono destinate a far evitare all’uomo la perdizione e a tirarlo fuori
dalle onde minacciose dell’odio e della violenza fratricida. Insieme al
Cardinale Vicario, Camillo Ruini, e al Vescovo Ausiliare del Settore Est,
Monsignor Giuseppe Mani, saluto tutti voi, cari fratelli e sorelle. Saluto, in
particolare, il Parroco, Padre Beniamino Maurizio, e i suoi Confratelli della
Congregazione dei Figli della Sacra Famiglia, i quali reggono questa
Parrocchia fin dalla sua fondazione, avvenuta esattamente 30 anni fa. Esprimo
loro il mio incoraggiamento, perché nello spirito di umiltà, di servizio e di
amore del loro Fondatore, il Beato Giuseppe Manyanet, che ho avuto la gioia di
elevare agli onori degli altari, vi assistono e vi guidano sulla via della
perfezione cristiana. Un pensiero particolare rivolgo a quanti sono impegnati
nell’ambito delle iniziative parrocchiali: i membri del Consiglio pastorale e
di quello Economico, gli addetti alle Commissioni rispettivamente della
Liturgia, della Catechesi, della Caritas, della Famiglia, ricordo specialmente
i sodali dell’Azione Cattolica, del Movimento Adulti Scouts Cattolici Italiani
(Masci) e dell’Associazione Giovanile Esploratori (Agesci), del Volontariato
Vincenziano, della Legione di Maria e di quella della Visita Mensile
Domiciliare della Sacra Famiglia. Vi esorto a perseverare nel servizio attivo
di Dio e dei fratelli, oggi che tante insidie e ostacoli si elevano contro una
religiosità autenticamente vissuta. Se un carisma deve emergere come tipico
della vostra Parrocchia, questo dev’essere la cura della famiglia, affinché si
rafforzi negli ideali della sua vocazione cristiana. Sappiamo bene che la
famiglia è in crisi, perché il mondo con le sue teorie e la sua prassi non
privilegia l’unità e la fedeltà della coppia, non ne stima abbastanza la
fecondità, non ne comprende adeguatamente l’indissolubilità, non ne favorisce
la santità, giungendo perfino a misconoscere la vita già concepita e a
consentirne la soppressione. Sia la vostra Parrocchia una Comunità che
promuove il dialogo, un luogo dove ogni persona, da qualsiasi estrazione
culturale provenga, possa interrogarsi sulle ragioni della fede e trovare nel
vostro modo di essere e di vivere un modello che orienti al Signore, nostro
fratello, amico e redentore. Fate della vostra Parrocchia una vera Famiglia,
che è assidua alla Santa Messa festiva, per dare viva espressione alla propria
fede e al senso di solidarietà umana.
4. Faccio appello alla vostra coscienza cristiana, affinché da questa
Parrocchia della Sacra Famiglia di Nazaret si irradi nella città una
testimonianza di parole e di opere che renda onore alla santità della
Famiglia, così come la Chiesa la propone, nella fedeltà agli insegnamenti del
suo Signore e Maestro. Anche il Sinodo diocesano nelle prossime settimane
svilupperà delle iniziative che avranno come perno la Famiglia, dando così
concreta attuazione a quel “Confronto con la Città”, col quale la Chiesa di
Roma intende “cercare e trovare se stessa fuori di se stessa” per una vita
cristiana più partecipata. Per tutte queste intenzioni imploro su voi, sulle
vostre famiglie, sull’intera Parrocchia la protezione di Gesù, Maria e
Giuseppe, i modelli della Famiglia voluta da Dio.
Prego affinché questa Visita pastorale sia portatrice di nuovo vigore
cristiano, di impegno generoso, di risposta senza riserve alla chiamata del
Signore.
Amen!
© Copyright 1992 - Libreria Editrice Vaticana
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