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VISITA ALLA PARROCCHIA DI SAN VALENTINO AL VILLAGGIO OLIMPICO

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Domenica, 16 febbraio 1992

 

Carissimi fratelli e sorelle della Parrocchia di San Valentino!

1. Abbiamo ascoltato il brano del Vangelo di San Luca, che contiene il discorso delle Beatitudini. Si tratta di una specie di proclama solenne del Regno di Dio, di una sintesi della predicazione evangelica, che mostra ciò che agli occhi di Dio ha valore nella vita dell’uomo e ciò che in essa non ha valore. Luca segna questa contrapposizione, usando i termini beati e guai. Beati sono i poveri, quelli che hanno fame, quelli che piangono, quelli che subiscono persecuzioni a causa della giustizia. Essi possederanno il Regno dei cieli, saranno saziati, gioiranno, avranno una grande ricompensa. Invece i guai sono per i ricchi, per coloro che sono sazi, che ridono e che sono applauditi. Essi hanno già ricevuto la loro ricompensa. Siamo invitati a considerare il contrasto tra due scale di valori o, meglio, tra due sapienze: quella del mondo che è effimera e quella divina che è eterna. In una civiltà come la nostra, in cui l’avere prevale sull’essere, e il denaro diventa un idolo, a cui si sacrifica ogni altro valore, solamente il richiamo delle beatitudini evangeliche può liberarci dall’affanno per le cose, può farci riscoprire la vera gerarchia delle realtà che contano. Le beatitudini esprimono il capovolgimento radicale dei valori che Gesù ha realizzato. Con esse si proclama l’avveramento delle antiche promesse messianiche. Chi dice sì a Gesù prova la gioia di sentirsi inserito nella storia della salvezza, partecipando alla sorte dei profeti. Chi, invece, dice no al Signore e non crede al suo Vangelo, si autoesclude dal raggio salvifico, ponendosi non nell’area delle “beatitudini”, ma in quella dei “guai”. Il Signore rivela un diverso tipo di ricchezza e un diverso tipo di povertà, sicché il suo annuncio può essere così parafrasato: “beati” voi, poveri, perché in realtà siete ricchi, guai a voi, ricchi, perché in realtà siete poveri! Potete essere poveri. Tale è anche il pensiero dell’apostolo Giacomo, quando scrive nella sua Lettera: “Dio non ha forse scelto i poveri nel mondo per farli ricchi con la fede ed eredi del Regno che ha promesso a coloro che lo amano?” (Gc 2, 5). La contrapposizione, pertanto, non è tra i ricchi e i poveri, ma tra i ricchi di fronte al mondo e i ricchi di fronte a Dio.

2. Queste impegnative parole del Signore servono a farci comprendere come il cristiano non deve fondare le sue certezze nelle cose terrene, che sono per loro natura labili e passeggere, e rischiano di far dimenticare lo scopo per il quale Dio ci ha creati. In questo senso vanno anche le parole del profeta Geremia, quando esclama: “Maledetto l’uomo che confida nell’uomo . . . Benedetto l’uomo che confida nel Signore”. Le certezze del cristiano sono in Dio, dal quale egli proviene e al quale ritornerà, sono nel Figlio suo Gesù Cristo, il quale, come spiega San Paolo nel brano della prima Lettera ai Corinzi, è veramente risuscitato dai morti, rendendo così granitica la fede e sicuro il perdono dei peccati. Con ciò il fedele non rifiuta le realtà terrene, ma le usa per meglio servire Dio e i fratelli, senza lasciarsi irretire in esse o idolatrarle, ben sapendo che è solo Dio Colui che può garantire la vera, definitiva, ultima felicità dell’uomo.

3. Una sintesi di questi pensieri è contenuta nel ritornello del primo Salmo che abbiamo recitato in coro: “Beato chi pone la speranza nel Signore”. Tutto il Salmo spiega che l’uomo è beato se si compiace della legge del Signore, cioè se compie scelte appropriate. Egli sarà come un albero piantato lungo corsi d’acqua, carico di foglie e di frutti a suo tempo, mentre l’empio sarà come pula che il vento disperde. Queste verità vanno richiamate alla coscienza e alla pratica di vita dei cristiani con tanto maggior vigore, quanto più sembrano diventate estranee a quello che appare oggi il comune modo di ragionare, di valutare e di comportarsi nel nostro tempo, spesso condizionato dal materialismo pratico, alimentato dalla secolarizzazione, dal consumismo e da un sottile nichilismo, che toglie valore a ogni cosa che non sia un tornaconto immediato.

4. Voi vivete in un quartiere che ricorda con il suo stesso nome le competizioni olimpioniche. Le strade della vostra Parrocchia portano i nomi di tante nazioni affratellate nelle Olimpiadi e alle quali va spesso il nostro pensiero, per gli eventi che li rendono di volta in volta protagonisti e per i progetti di cooperazione, di sicurezza e di pace che li coinvolgono. Ebbene, la competizione sportiva è un simbolo dell’impegno, col quale il cristiano deve tendere al traguardo della perfezione evangelica. La metafora è contenuta nella prima Lettera di San Paolo ai Corinzi, nella quale l’Apostolo esorta i cristiani di quell’antica Comunità a gareggiare per un premio non passeggero, ma duraturo. “Non sapete - egli dice - che nelle corse allo stadio tutti corrono, ma uno solo conquista il premio? Correte anche voi in modo da conquistarlo! Però gli atleti sono temperanti in tutto, essi lo fanno per ottenere una corona corruttibile - che si chiama medaglia d’oro o d’argento - noi invece per una incorruttibile” (1 Cor 1, 24-25).

5. Cari fedeli! Mi rallegro con voi per la vita cristiana che svolgete all’interno della vostra Parrocchia, la quale ha ormai una storia trentennale. Esprimo il mio ringraziamento al Parroco, Padre Dino Fortunato, dell’Istituto secolare Casa San Raffaele di Vittorio Veneto, e ai suoi Confratelli nel sacerdozio, che vi assistono e vi seguono fin dal sorgere della Comunità. Insieme al Cardinale Vicario, Camillo Ruini, e al Vescovo Ausiliare per il Settore Nord, Monsignor Salvatore Boccaccio, i miei più stretti collaboratori nel Consiglio Episcopale si uniscono a me nell’esprimere vivo compiacimento per la vitalità veramente ricca, per un associazionismo molto attivo, che copre tutti i centri di interesse e gli obiettivi essenziali della vita cristiana. Continuate ad approfondire la conoscenza dei problemi e delle necessità non solo della Parrocchia, ma anche della Diocesi di Roma, che in questi mesi è particolarmente impegnata nei lavori del Sinodo diocesano, da cui ci si attende un profondo rinnovamento nella vita privata e pubblica della Diocesi e della città. È superfluo dire che queste mete si potranno raggiungere pienamente, se saprete confidare nell’aiuto di Dio e corrispondervi con un generoso e quotidiano impegno. Non cessate, perciò, di far fronte alle insidie del tempo e ai mali sociali presenti pure in questa Comunità parrocchiale. So che a questo proposito non manca il contributo delle Associazioni di Azione Cattolica, dei Gruppi giovanili, delle Associazioni degli Anziani e di quelle della preghiera, come del Raggruppamento delle famiglie per la Cooperazione alle Attività Parrocchiali. So pure che la vostra Parrocchia desidera essere una Comunità orante. Lasciate che sottolinei questo aspetto come il più importante di una vita cristiana bene impostata e spiritualmente fruttuosa. Gesù ha dato l’esempio e ha esortato a pregare senza intermissione (Lc 18, 1-8).

Se farete questo, non solo preserverete dal male le vostre anime, le famiglie, i bambini, la gioventù, ma coopererete a rendere la Città più cristiana. Desidero concludere con un pensiero particolare per coloro che non hanno potuto prendere parte a questa Eucaristia a causa della infermità o per qualunque altra ragione. Assicuro la mia preghiera anche per coloro che non si riconoscono come membri di questa Comunità. Sappiano questi nostri fratelli che non sono lontani dal mio cuore e dal cuore della Chiesa, che è Madre di tutti.

Vi ringrazio per la fervida partecipazione a questa Eucaristia e a questa visita. Amen!

 

© Copyright 1992 - Libreria Editrice Vaticana

 

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