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VIAGGIO PASTORALE IN SENEGAL, GAMBIA E GUINEA

CONCELEBRAZIONE EUCARISTICA PER I FEDELI DELLA DIOCESI
NELLO «STADIO DELL’AMICIZIA»

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Dakar (Senegal) - Sabato, 22 febbraio 1992

 

1. “Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro” (Mt 18, 20).

Riuniti qui nel nome di Cristo, nella grande città di Dakar, sulla costa Atlantica, noi costituiamo la Chiesa. Dall’epoca degli Apostoli, si è iniziato a chiamare “cristiani” i discepoli del Crocifisso, del Risorto (cf. At 11, 26). E noi abbiamo ereditato questo nome. Noi costituiamo la Chiesa, non solo perché portiamo il nome di Cristo, ma perché egli stesso è in noi e in mezzo a noi. La Chiesa è più di un’assemblea di uomini e di donne che si richiamano al Nome di Cristo: essa è innanzitutto una comunità umana organicamente unita a Lui, unita alla sua Persona viva. Per Lui, con Lui e in Lui, noi siamo la Chiesa. Per definire la natura di questa comunità, San Paolo la chiamerà Corpo di Cristo.

Fratelli e sorelle di Dakar e di tutto il Senegal, sono felice di salutarvi, membri del corpo di Cristo, della Chiesa che vive e cresce su questa terra. Ringrazio il mio caro fratello, il Cardinale Hyacinthe Thiandoum, vostro Arcivescovo, per le parole che mi ha rivolto a vostro nome. Desidero salutare amichevolmente i Vescovi di Kaolack, di Saint-Louis, di Thiès, di Ziguinchor e di Tambacounda. La loro presenza durante questi giorni insieme con numerosi diocesani ha dato alle diverse manifestazioni la dimensione dell’incontro del Vescovo di Roma con tutta la Chiesa in Senegal. Ho anche il piacere di salutare i Vescovi e i superiori religiosi, così come i vostri numerosi amici venuti da paesi vicini e lontani per manifestare la loro fedele simpatia. In particolare, desidero rivolgere un cordiale incoraggiamento al Vescovo e ai Cattolici della Mauritania. Vorrei esprimere i miei sentimenti cordiali e il mio incoraggiamento ai sacerdoti, ai religiosi e alle religiose, ai laici impegnati e a tutti i fedeli che formano questa magnifica assemblea. Sono grato per la presenza dei rappresentanti delle Autorità civili di questo paese; esprimo loro la mia gratitudine per la loro presenza nella comunità cattolica, in questo giorno di festa. Il mio cordiale saluto si rivolge anche ai vostri compatrioti appartenenti ad altre tradizioni religiose che condividono oggi la vostra gioia nel celebrare la vostra fede.

2. Abbiamo ascoltato l’Apostolo Paolo esortarci alla “comunione nello Spirito” affinché la sua gioia sia completa. Sì, lo Spirito di Dio, lo Spirito Santo che è Dio stesso ci unisce. Egli è il dono di Cristo. Egli è il Santo Consolatore, lo Spirito di Verità, che fa nascere nelle nostre anime la preghiera. La preghiera di ciascuno, recitata anche in solitudine, fa entrare colui che la pronuncia nella comunità della Chiesa in preghiera. Ma il Signore ricorda subito il senso della preghiera in comunità: “se due di voi sopra la terra si accorderanno per domandare qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli ve la concederà” (Mt 18, 19). La preghiera è il vincolo profondo della nostra unità. Attraverso la preghiera, attraverso il vincolo della preghiera, la Chiesa si presenta come “un popolo adunato dall’unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”. Queste parole, il Concilio Vaticano II le ha riprese da un grande santo africano di un tempo, San Cipriano (cf. Lumen gentium, 4). Lo Spirito Santo rende viva e autentica la nostra preghiera. Per mezzo di Lui, che vive nei nostri cuori, ciascuno di noi fa salire verso Dio ciò che desidera e ciò che spera. Attraverso lo Spirito Santo, la nostra preghiera ci conforma alla volontà di Dio e all’amore fedele di Dio. Lo Spirito Santo di Gesù ci permette di scoprire il mistero dell’unità e dell’amore della Santissima Trinità, affinché viviamo da ora in poi il mistero dell’unità della Chiesa, unico corpo di Cristo, nella comunione dei santi.

Fratelli e sorelle, vi è stato concesso di portare il nome di cristiani. È una responsabilità e un appello. Siate fedeli! Siate fedeli insieme alla Chiesa che vi ha trasmesso il dono della fede. Vivete come membri della Chiesa e fate vivere la Chiesa tutti insieme. Poiché voi ne siete tutti responsabili, ciascuno secondo la propria vocazione. Continuate a costruire una Chiesa fraterna, in cui i pastori e i fedeli, gli uomini e le donne, gli anziani e i giovani, ciascuno così com’è, porti la propria pietra alla costruzione, alla comunione di tutti nell’amore che viene da Dio. Affinché l’edificio sia solido, nello stesso Spirito, rimanete uniti nella stessa fede. Il messaggio del Vangelo ci viene trasmesso, noi lo riceviamo come il più bello dei doni. Non finiamo mai di scoprirlo e di approfondirlo insieme. La Chiesa ha la missione di insegnarci il contenuto della fede e le regole per vivere la nostra vocazione umana in tutta la sua dignità e tutta la sua esigenza. Mantenete il cuore e lo spirito aperti a questo insegnamento: il Signore ha promesso ai suoi Apostoli lo Spirito di Verità; voi potete quindi fare affidamento sulla parola trasmessa dai loro successori. Che la Chiesa, nell’unità della fede, sia una vera famiglia, la famiglia dei discepoli di Cristo in Senegal. Voi parlate diverse lingue, ma predicate la stessa fede. Sulla vostra terra, il Cristo vive, attraverso il suo Spirito, nei figli e nelle figlie del Senegal che accolgono la sua presenza, che lo pregano, lo cantano e lo celebrano con le loro parole, i loro gesti, con quanto hanno di meglio nella loro bella cultura africana. Voi lo ricordate: Pietro prendeva la sua barca di pescatore sul lago, e Gesù gli diceva di gettare le sue reti; qui, voi prendete le vostre piroghe, ed è lo stesso Gesù che vi dice di gettare le vostre reti. Sulla riva di Genesaret, Gesù ha detto a Pietro che sarebbe stato un pescatore di uomini; sulle vostre coste senegalesi, è lo stesso Gesù che chiama i nuovi discepoli a seguirlo per divenire a loro volta pescatori di uomini. E quando viene la tempesta, è lo stesso Gesù che vi dice di non avere paura. Oggi, è il successore di Pietro che vi dice: accogliete i doni di Dio e siate pescatori di uomini, portatori della Buona Novella. La Chiesa che costruite in Senegal è in comunione con la Chiesa in tutte le parti del mondo. Cattolici, voi siete fratelli e sorelle di tutti i cattolici del mondo. Ve lo dico perché ho ricevuto da Cristo l’incarico di confermare i miei fratelli nella fede e di servire l’unità della Chiesa universale. Potete contare sulla solidarietà fraterna di tutte le membra del Corpo di Cristo, e il Corpo conta sulle membra insostituibili che siete voi, i fedeli del Senegal.

3. L’unità spirituale della Chiesa è l’unità di esseri umani che hanno differenti aspirazioni, e differenti debolezze, le debolezze del peccato, come, fra le altre, “lo spirito di rivalità” o la “vanagloria”, come leggiamo nel testo di San Paolo della liturgia di oggi (cf. Fil 2, 3). La Chiesa sa bene di essere una comunità i cui membri sono dei peccatori. Tutti sono chiamati alla santità, ma commettono peccati. Peccando, si fanno torto gli uni gli altri e fanno torto al Corpo intero. È per questo che è importante essere capaci di correggersi, attraverso la reciproca correzione fra fratelli e attraverso il ricorso al sacramento della penitenza. Quando i contrasti si inaspriscono, nonostante gli sforzi fraterni, spetta alla Chiesa esprimere un giudizio per mantenere l’unità. E se Cristo stesso parla di escludere qualcuno dalla comunità, questa è evidentemente l’ultima delle eventualità. Ma la Chiesa desidera sempre la conversione dei peccatori per formare la comunità degli uomini riconciliati con Dio e tra di loro. È per questo che essa veglia sull’unità nella fede e nella carità. Quando sorgono dei disaccordi, essa richiama i suoi figli al dialogo fraterno, nella verità. L’obbedienza che richiede la Chiesa - l’adesione intelligente al suo insegnamento dottrinale come sua applicazione nella vita privata e pubblica - è un mezzo necessario per garantire l’unità del Corpo di Cristo fondata sul Vangelo: è la via verso la santità che bisogna intraprendere insieme concordemente. Noi siamo realmente riuniti in nome di Cristo quando siamo uniti dal vincolo che è frutto dello Spirito Santo. Il Cristo risorto ha fatto dono dello Spirito Santo alla sua Chiesa, lo Spirito di verità, lo Spirito di unità che costruisce la Chiesa, fino alla fine del mondo.

4. Nella Lettera ai Filippesi che abbiamo letto oggi, l’Apostolo Paolo scrive a proposito della Chiesa: “rendete piena la mia gioia con l’unione dei vostri spiriti, con la stessa carità, con i medesimi sentimenti . . . ognuno di voi, con tutta umiltà, consideri gli altri superiori a se stesso. Non cerchi ciascuno il proprio interesse, ma anche quello degli altri” (Fil 2, 2-4).

Fratelli e sorelle, i doni che ci vengono fatti, dobbiamo farli fruttificare. Questa presenza di Cristo nello Spirito Santo è la sorgente dell’amore che esprime l’unità degli spiriti e dei sentimenti. Quando andiamo a bere a questa sorgente, noi non lo facciamo cercando “ciascuno il proprio interesse, ma anche quello degli altri” (Fil 2, 3). La sorgente ci viene aperta affinché noi riversiamo a nostra volta la sua freschezza benefica intorno a noi, nella vita fraterna. San Paolo ci ha trasmesso una regola semplice e molto valida: “ognuno di voi, con tutta umiltà, consideri gli altri superiori a se stesso” (Fil 2, 4). Il mondo fraterno al quale aspirate, iniziate a instaurarlo nelle vostre famiglie. Ogni giorno, l’amore degli sposi e l’amore dei genitori si traducono concretamente quando si pensa prima al bene dell’altro senza cercare di usarlo solo per la propria soddisfazione. Così si comprendono meglio le esigenze di fedeltà e purezza, di umile servizio dell’altro, che derivano dal Vangelo. Lasciate entrare nelle vostre case la luce d’amore dello Spirito di santità. Genitori, l’amore vi rende capaci di una paziente dedizione e di reali sacrifici per i figli ai quali avete dato la vita; in nome di questo amore, mantenete per loro un focolare unito dalla reciproca fedeltà; mostrate loro il cammino della fede e della santità. Bambini e giovani, siate riconoscenti con gioia per ciò che i vostri genitori vi trasmettono. Preparatevi a riprendere a vostra volta la costruzione di un mondo solidale, sviluppando i vostri talenti con perseveranza. Scoprite, anche voi, la gioia di preoccuparvi più degli altri che di voi stessi. Per riprendere ancora le parole di San Paolo, ripeto a tutte le generazioni di cristiani del Senegal: incoraggiatevi nell’amore, siate in comunione nello Spirito. Rispondete agli appelli che ascoltate nel fondo del vostro cuore, e non esitate a donarvi interamente alle vostre famiglie. Giovani, ragazzi e ragazze, se il Signore ve lo chiede, andate al suo seguito per dare la vostra vita al suo servizio nel sacerdozio o nella vita religiosa.

5. Fratelli e sorelle, voi lo sapete, dovete conservare lo stesso spirito generoso e disinteressato quando uscite dall’ambito della vostra famiglia e della vostra parrocchia. Nella società del vostro paese, nella vostra attività professionale, lavorate volentieri per il bene di tutti, senza fare differenze. Per il benessere e la dignità di tutti i vostri compatrioti, collaborate ogni giorno con i credenti di altre tradizioni. Cercate di comprendervi, di riconoscere le vostre qualità. Cercate il dialogo fra i credenti di diverse religioni. La vostra pratica africana dell’oratoria vi predispone a dialoghi lunghi e profondi per giungere a un’intesa. Nella chiarezza, senza trascurare nulla di ciò che avete ricevuto nella Chiesa, cercate insieme ciò che sarà più giusto e più utile per il bene dell’uomo, nella pace sociale. Vegliate insieme sulla vostra terra affinché essa nutra i suoi abitanti. Sviluppate la vostra economia affinché il maggior numero di persone possibile goda della sua prosperità. Fate gli sforzi necessari affinché i giovani ricevano una formazione che permetta loro di entrare nella vita attiva. Partecipate al sostegno dei più poveri, alla cura dei malati, all’assistenza delle persone anziane. È naturale per i cristiani dare prova dello spirito di servizio e io impegnarsi senza limiti per tutto il loro popolo. Leali verso il vostro paese, contribuite sempre di più alla vita delle sue istituzioni pubbliche. Siate i primi a rispettare tutti i gruppi e tutte le minoranze, a riconoscere concretamente la libertà di coscienza, di culto e di vita religiosa per tutti, difendendo la stessa libertà per voi. Per quanto dipende da voi, nelle diversità di opinione, pensate sempre al bene comune. Abbiate la preoccupazione di mantenere il vostro paese nella pace interna e in una solidarietà costruttiva con le nazioni. Da un punto di vista cristiano, non potete dimenticare lo sguardo di Dio sulla vita degli uomini e sulla loro storia. Questo sguardo di Dio è allo stesso tempo benevolo e esigente. Dio vuole che tutti gli uomini siano salvi e giungano alla conoscenza della verità (cf. 1 Tm 2, 4).Egli ci chiede di collaborare al suo disegno; ci illumina attraverso lo Spirito di verità e ci fortifica per mezzo del suo amore.

6. Cari amici del Senegal, giunti quasi al termine della mia visita pastorale tra voi, vorrei esortarvi con tutto il fervore della speranza cristiana a proseguire il vostro cammino nella gioia e nella fiducia. Su questo cammino, avrete a cuore di essere animati da uno spirito missionario che farà di voi i testimoni di Cristo nell’ambiente in cui vivete. La missione vi fa annunciare che Dio è Padre e che chiama ciascuno dei figli. Essa vi fa dono di “rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi” (1 Pt 3, 15). Essa vi spinge a riunire tutti i vostri fratelli in nome di Gesù, presente in mezzo a voi (cf. Mt 18, 20). Voi avete d’altronde preparato un grande evento per la missione della Chiesa in Africa, l’Assemblea speciale del Sinodo dei Vescovi. Vi esorto a continuare la vostra riflessione e a pregare intensamente, poiché questa sarà una tappa fondamentale per l’evangelizzazione del vostro continente. I vostri Vescovi esprimeranno i vostri desideri; offriranno a Cristo le vostre qualità africane di generosità e di solidarietà, di profondo senso spirituale. Essi presenteranno a Dio la Chiesa che è cresciuta in Africa.

A Dakar, oggi, rendo grazie a Dio, nostro Padre, per i doni che ha riversato sul suo popolo in Senegal, per la presenza del Cristo Salvatore nelle vostre comunità di Chiesa, come in tutte le comunità della Chiesa universale. Noi custodiamo la sua parola che ci è stata donata: “. . . dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro” (Mt 18, 20).

 

© Copyright 1992 - Libreria Editrice Vaticana

 

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