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VIAGGIO PASTORALE IN SENEGAL, GAMBIA E GUINEA

CONCELEBRAZIONE EUCARISTICA PER I FEDELI DELLA DIOCESI
NELL’«INDEPENDENCE STADIUM»

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Banjul (Gambia) - Domenica, 23 febbraio 1992

 

Cari fratelli e sorelle,

1. Queste parole, scelte come tema della visita del Papa in Gambia, fanno eco al Sermone della Montagna e sono il vivo ricordo della vostra identità cristiana e della vostra missione nel mondo. Da molto tempo desideravo venire da voi, per darvi una conferma della vostra professione di fede e per incoraggiarvi nella vostra vita cristiana, “perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli” (Mt 5, 16). Caro Vescovo Cleary e cari sacerdoti, religiosi e laici della Diocesi di Banjul: Cari fratelli cristiani, con i quali siamo in attesa “della beata speranza e della manifestazione della gloria del nostro grande Dio e Salvatore Gesù Cristo” (Tt 2, 13). Cari amici musulmani, la cui presenza a questa celebrazione è un segno di amicizia e un simbolo del grande lavoro che i cristiani e i musulmani possono fare insieme per la causa della pace e del progresso: Il Successore di San Pietro incontra la comunità cattolica della Gambia in questo primo giorno della settimana, per celebrare il memoriale del passaggio del Signore dalla morte a una nuova vita. Intorno a questo altare, la Chiesa pellegrina in Gambia si avvicina nella comunione alla Santissima Trinità: il Padre ci dà il Figlio, affinché possiamo essere ricolmi del suo Spirito Santo. Qui - nell’Independence Stadium, a Bakau, in Gambia, nell’Africa Occidentale - innalziamo i nostri cuori a Dio in preghiera e in ringraziamento per i suoi doni alla Chiesa in questa terra.

2. Prima di tutto ringraziamo per il modo in cui Dio ha fondato e edificato la sua Chiesa, prima alle sorgenti del fiume Gambia e poi lungo le sue sponde. È vero che dal quindicesimo secolo fino a tempi recenti, l’interesse dall’esterno per l’Africa Occidentale è stato spesso motivato da ambizioni commerciali e politiche, quando non ha comportato il terribile flagello e l’iniquità del commercio degli schiavi. Comunque, questa oscura immagine è stata in parte illuminata da eminenti esempi di uomini e donne cristiani che avevano il vero amore di Dio nei loro cuori e che desideravano solo porsi al servizio delle necessità e del benessere dei popoli di questa regione. Ricordo un esempio significativo: la Beata Anne-Marie Javouhey, che giunse a Saint Mary’s Island con tre compagne nel 1821 per prendersi cura dei malati, poiché nella loro sofferenza avrebbero conosciuto la tenera compassione di Cristo. Ringraziamo per i missionari che per primi hanno portato il Vangelo in questa terra. Obbedendo alla chiamata di Cristo, questi uomini e donne coraggiosi lasciarono le loro terre e giunsero in Gambia, per far conoscere il mistero della salvezza, per portare testimonianza delle verità e dei valori del Vangelo, per educare i giovani e per prendersi cura dei bisognosi. A tutti coloro che stanno ascoltando la mia voce desidero dire che l’epoca delle missioni non è finita; Cristo ha ancora bisogno di uomini e di donne generosi perché diventino messaggeri della Buona Novella fino ai confini del mondo. Non abbiate paura di seguirlo. Condividete liberamente con gli altri la fede che avete ricevuto! “Nessun credente in Cristo, nessuna istituzione della Chiesa può sottrarsi a questo dovere supremo: annunziare Cristo a tutti i popoli” (Redemptoris missio, 3).

3. In questa messa ringraziamo Dio poiché, dal piccolo seme che i primi missionari hanno piantato, la Chiesa in Gambia è cresciuta e sta producendo abbondanti frutti di fede, speranza e amore. Saluto con affetto tutti i preti e i seminaristi nativi della Gambia, tutti i religiosi figli di questa terra. Con amore saluto i laici, giovani e anziani, padri e madri di famiglia, i bambini, i catecumeni e, specialmente, i catechisti e i membri delle varie associazioni cattoliche. Saluto la gente di Bakau, Lamin, Banjul e Serrekunda qui all’Ovest, e anche quelli che vengono dall’interno: da Brikama, Bwiam e Soma; da Farafenni, Kuntaur, Bansang e Basse.

4. Cari fratelli e sorelle, la lettura di oggi da San Paolo (1 Cor 15, 45-49) spiega che il nostro vero destino è passare da una vita “materiale” e terrena a una vita “spirituale” e più elevata in Cristo. In principio Dio ha soffiato un “alito di vita” (Gen 2, 7) nel primo uomo, e Adamo divenne un “essere vivente”(1 Cor 15, 45), il capo e il padre dell’intera famiglia umana nell’ordine della natura. Noi siamo tutti discendenti del primo Adamo, l’uomo di polvere, soggetto alla tirannia del peccato e della morte (cf. 1 Cor 15, 49). Ma per grazia di Dio nel battesimo siamo stati ricreati a immagine del secondo Adamo, Gesù, il Figlio del Padre (cf. Lc 3, 38). Anche lui è una fonte di vita per l’intera famiglia umana: di una nuova vita, che soffia dallo “spirito vivificante” (cf. Lc 3, 45). Questa nuova vita si presenterà in modo definitivo nel momento della nostra resurrezione, quando anche i nostri corpi terreni passeranno dalla morte all’immortalità. Allora rivestiremo completamente l’immagine dell’uomo del paradiso, liberati dalla corruzione del peccato e della morte (cf. Lc 3, 49). Infatti, quell’immagine è già impressa su di noi, ed è evidente in tutti i nostri sforzi per vivere nella grazia e per fare opere di grazia. Il Dio Tutto Santo ha condiviso la sua vita con noi peccatori, dispensando abbondantemente il suo amore. La nostra prima risposta allora è cantare le sue preghiere in tutto il mondo: “Benedici il Signore, anima mia, quanto è in me benedica il suo santo nome!” (Sal 103, 1-2). Nell’unirci in preghiera, non dimentichiamoci mai del suo amore e della sua misericordia. Egli ci ha incoronato con la gloria splendente del Salvatore! (cf. Sal 103, 2b-4).

5. Siccome noi siamo morti nel peccato e siamo risorti alla vita di Dio, dobbiamo camminare sempre in questa vita nuova (cf. Rm 6, 4-11). Questa nuova vita, che è cominciata col battesimo, si sviluppa in noi mentre noi cresciamo a immagine di Cristo che “umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce” (Fil 2, 8). Essendo stati trasformati da figli del vecchio Adamo in fratelli e sorelle del nuovo Adamo, siamo ricolmi della sua essenza e brilliamo della sua luce. Come Cristo, anche noi dobbiamo essere il sale per la terra, la luce per il mondo intero. Il sale dà sapore e conserva. La luce ci permette di camminare senza inciampare. Essere il sale e la luce significa realizzare le opere dell’amore evangelico, opere per cui la compassione di Cristo tocca quelli che sono tormentati nello spirito o afflitti nel corpo, opere che trasformano l’attività umana in una rivelazione splendente della presenza di Dio e del suo amore misericordioso. Dall’inizio, la comunità cattolica in Gambia ha seguito l’esempio indicato nelle Letture da Isaia che noi abbiamo ascoltato oggi: le sue opere di amore hanno dato origine a una grande luce per brillare su questa terra (cf. Is 58, 7-10). Proprio perché continuate ad agire come indica il Profeta, fate sì che la luce di Cristo risplenda sulle sponde del fiume Gambia. Quando venite incontro alle necessità dei poveri, quando soccorrete quelli che sopportano il giogo dell’oppressione e vi battete contro la malvagità (cf. Is 58, 7-9b-10), lo stesso Signore Gesù è al lavoro in voi, per rischiarare l’oscurità del peccato e diradare le tenebre della disperazione.

6. Oggi il nostro mondo reclama il sale e la luce di Dio. L’Africa ha bisogno di questo sapore e di questo fuoco per salvare ciò che è buono e giusto nella sua cultura e nei suoi valori tradizionali; per indirizzare la sua ricerca di soluzioni ai suoi problemi pressanti; per illuminare e guidare con saggezza i suoi sforzi al fine di ottenere un maggiore sviluppo e una vita migliore per il suo popolo. Siate sale, siate luce, per aiutare la Gambia ad affrontare queste sfide! In particolar modo, la vostra nazione ha bisogno della testimonianza di una forte vita familiare cristiana, poiché è proprio nell’ambito di una famiglia unita e amorevole che i giovani apprendono i valori essenziali e l’atteggiamento cristiano verso le realtà e i rapporti attraverso i quali andiamo verso il nostro destino trascendente. “La famiglia è la prima e fondamentale scuola di socialità” (Familiaris consortio, 37). Essa insegna il valore della dignità umana. Insegna il rispetto per i diritti di ognuno. Insegna la vera giustizia e solidarietà. La comunione e la partecipazione costante alla vita familiare quotidiana è l’esercizio migliore per una partecipazione attiva e responsabile nella vita più ampia della società. La verità sulla famiglia viene prontamente accettata nei cuori degli uomini e delle donne africani, perché la forza dell’Africa è sempre stata la famiglia. La vostra società è stata edificata sui legami che si estendono dall’amore di marito e moglie fino ad abbracciare i figli e tutti quelli che formano la famiglia. Il rispetto della vostra cultura per la famiglia mostra come voi avete sempre apprezzato il ruolo fondamentale della famiglia nel disegno di Dio. In quanto famiglie cristiane, siete chiamate a trasmettere alle generazioni future questa grande eredità, e a rinsaldarla e nobilitarla con la grazia del sacramento del matrimonio. L’amore fedele, esclusivo e duraturo tra marito e moglie è un dono da chiedere in preghiera. La preghiera rinsalda l’unione di tutti i membri della famiglia. La preghiera è una parte fondamentale del ruolo della famiglia come “Chiesa domestica”, quando genitori e figli insieme umili e fiduciosi chiedono la grazia e l’aiuto di Dio (cf. Familiaris consortio, 59). La mia esortazione a tutti voi è di rinsaldare la vita familiare, per la vostra stessa felicità, per il bene della Chiesa, per il benessere dell’intera società.

7. I cristiani sanno che la loro fede li induce a lavorare con i loro concittadini per il bene comune, e a sostenere tutto ciò che è nobile e buono nella vita del loro paese (cf. Lumen gentium, 36). Promuovendo la riconciliazione e la pace, attraverso l’onestà e l’integrità nei vostri rapporti con gli altri, attraverso la vostra solidarietà con i poveri e i bisognosi, voi date un durevole contributo per il futuro della vostra nazione. Non preoccupatevi per il fatto di essere un “piccolo gregge” (cf. Lc 12, 32). Un po’ di sale può esaltare tutti gli altri ingredienti di un piatto. Una piccola candela può dare luce a tutti in una stanza. C’è un’altra ragione per cui questa messa è una preghiera gioiosa di ringraziamento. Fianco a fianco con i cristiani oggi sono qui molti seguaci dell’Islam. Siamo felici che siano presenti così tanti amici musulmani. Cari amici, la rivelazione che noi cristiani abbiamo ricevuto è il “vangelo della pace” (Ef 6, 15). È un messaggio di riconciliazione con Dio e tra tutti i figli di Dio. Lungi dall’essere fonte di rivalità o divisione, esso ci induce alla solidarietà e al rispetto reciproco. La sua stessa proclamazione deve essere un atto di pace, un’espressione di estremo rispetto per la dignità e la coscienza dei nostri ascoltatori. La Chiesa Cattolica è grata per il vostro apprezzamento di questa verità. Prego perché i cristiani e i musulmani di questa nazione continuino a edificare sul bene che trovano negli altri e quindi assicurare lo sviluppo e il progresso della Gambia come una società giusta e illuminata nella quale tutti i suoi membri possono sostenere la loro giusta parte.

8. Cattolici della Gambia! Cristo vi sta chiamando ad essere il sale per ogni parte di questa nazione e la luce per ogni aspetto della società gambiana. Lo Spirito Santo che vi è stato dato (cf. Rm 5, 5) dona grazia e verità, non solo nel vostro interesse personale ma per la vita del mondo (cf. Gv 1, 17; 6, 33). La sfida che vi si presenta è ardua, ma il nostro Padre Divino vi sostiene. Vi dà il Pane della Vita e il Calice della Salvezza. Accogliete fiduciosi questo dono, poiché può plasmarvi nell’amore. L’Eucaristia sia la vostra forza e la vostra gioia. Sia anche il programma della vostra vita cristiana: essere più intimamente uniti in Cristo, pastori con il vostro popolo, tutti voi uniti nel cuore e nella mente, nella solidarietà con tutti i vostri concittadini nel promuovere il bene comune. Manda il tuo Spirito Santo nei nostri cuori e rinnova in noi la grazia del battesimo. Cambia i nostri cuori, rafforzali, perché possiamo testimoniare con gioia il messaggio del Vangelo. Aiutaci ad approfondire la nostra fede perché possiamo servire te e gli altri in unità e amore. Amen.

 

© Copyright 1992 - Libreria Editrice Vaticana

 

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