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VISITA PASTORALE IN FRIULI-VENEZIA
GIULIA
SANTA MESSA NELLA BASILICA DI
AQUILEIA
OMELIA DI GIOVANNI
PAOLO II
Aquilea (Gorizia) - Giovedì, 30
aprile 1992
1. “Quanto son belli i piedi di coloro che recano un lieto annunzio di
bene” (Rm 10, 15; cf. Is 52, 7). L’Apostolo, con queste parole
tratte dal libro del profeta Isaia, intende esprimere la particolare bellezza
dell’evangelizzazione, del ministero della buona novella. Ecco, vengono
“coloro che recano un lieto annunzio di bene” - e a quei tempi si viaggiava
molto a piedi -, vengono e annunziano. I loro piedi sono affaticati, coperti
della polvere delle strade, la loro bocca è piena della verità divina, che è
la buona novella per gli uomini e per i popoli. Cristo, il primo messaggero
del Vangelo, aveva inviato i suoi discepoli dicendo: “Andate dunque e
ammaestrate tutte le nazioni” (Mt 28, 19). “Quanto son belli i piedi di
coloro che recano un lieto annunzio . . .”.
2. Quest’annuncio riecheggia oggi tra noi, in questo luogo storico, che in
passato è stato uno dei primi centri dell’evangelizzazione dell’Europa.
L’antichissimo patriarcato di Aquileia, ha accolto i primi cristiani nel I e
II secolo dopo Cristo e già nel trecento contava una comunità di credenti ben
consolidata. La Chiesa aquileiese fondata sul sacrificio coraggioso dei
martiri ha sempre avuto, nonostante le tremende distruzioni dei secoli
successivi per le invasioni dei barbari, la forza di risorgere. Anzi, si è
contraddistinta per le sue vaste aperture apostoliche e missionarie. Nel V
secolo venne costituita la Provincia ecclesiastica d’Aquileia, che in seguito
prenderà il nome di Patriarcato. Nel suo massimo splendore, il Patriarcato d’Aquileia
sarà metropolia di ben 25 diocesi, quattordici nell’attuale Triveneto, quattro
in Istria e sette Oltralpe, abbracciando i centri dell’entroterra
Alto-Adriatico sino a tutta la Mitteleuropa infradanubiana, dalla Baviera alla
Slovenia e all’Ungheria. Quale sorprendente testimonianza di dinamismo
apostolico! Tra popoli disseminati in regioni così distanti tra loro, si rese
visibile per la prima volta un’autentica cattolicità, un’effettiva comunione,
cioè, fra gruppi etnici differenti, accomunati dall’unica fede.
3. Visitando la vostra diocesi, il Vescovo di Roma desidera prendere parte
alla gioia di una Chiesa che, come il seme evangelico, qui attecchì tanti
secoli fa ed è diventata albero ricco di fronde e di frutti. Sotto i rami di
quest’albero rigoglioso hanno trovato la pace divina della fede moltitudini di
vostri avi. Da qui sono partiti numerosi messaggeri della buona novella
diretti verso le popolazioni dimoranti nelle regioni circostanti, portando ad
esse l’irradiazione della parola evangelica. Cristo ha detto: “Mi è stato dato
ogni potere in cielo e in terra” (Mt 28, 18). Ecco il divino potere
della redenzione: il potere della pace e della risurrezione, il potere della
Pentecoste, il regno di Dio. Dall’antico Patriarcato di Aquileia il divino
potere della redenzione si è diffuso rapidamente e di ciò la Chiesa conserva
ancor oggi grato e lieto ricordo.
4. Il ministero della buona novella è la testimonianza. Dopo la
risurrezione prima di tornare al Padre, Cristo assicurò agli Apostoli: “Avrete
forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni a
Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino agli estremi confini della
terra” (At 1, 8). Così essi diventarono testimoni, testimoni oculari. I
loro occhi avevano visto, le orecchie avevano udito, le mani toccato il divino
mistero del Signore crocefisso e risorto. Ma per la testimonianza non erano
sufficienti gli occhi, le orecchie e le umane parole soltanto. Occorreva il
battesimo. Battezzati nello Spirito Santo diventarono testimoni. Ed essi -
coloro che avevano visto, come pure tanti altri dopo di loro che “pur non
avendo visto avrebbero creduto” - diventarono testimoni di generazione in
generazione.
5. Scrive l’Apostolo ai Romani: “Se confesserai con la tua bocca che Gesù è
il Signore, e crederai con il tuo cuore che Dio lo ha risuscitato dai morti,
sarai salvo” (Rm 10, 9). Nell’introduzione, e nel seguito della lettera
di Paolo, risuona una medesima intensa invocazione per i confessori e gli
apostoli della fede. “Ora, come potranno invocarlo senza aver prima creduto in
lui? E come potranno credere, senza averne sentito parlare? E come potranno
sentire parlare senza uno che lo annunzi? E come lo annunzieranno, senza
essere prima inviati?” (Rm 10, 14-15). Che grande grido per i
confessori e i messaggeri della fede! Quanto è eloquente questo grido
nell’antichissima Aquileia!
6. All’incessante invito del Signore a diffondere il suo messaggio
salvifico a ogni creatura, Aquileia ha risposto sin dall’inizio con
disponibile apertura di cuore. I vostri antenati, carissimi fratelli e
sorelle, hanno trasmesso la verità rivelata con la tenacia della loro fedeltà.
Essi hanno unito all’annuncio di Gesù vero Dio e vero uomo, ancor prima del
Concilio di Efeso, la proclamazione della divina maternità di Maria, quale
argomento qualificante per difendere la divinità di Cristo contro l’eresia
ariana. “Non si può parlare di Chiesa - osservava opportunamente il Beato
Vescovo Cromazio sul finire del Trecento - dove non c’è Maria Madre del
Signore con i suoi fratelli. La Chiesa di Cristo, infatti, è dove viene
predicata l’incarnazione di Cristo dalla Vergine” (Sermone, 30). Ad
Aquileia si è combattuta con fermezza l’eresia ariana, grazie soprattutto ai
Vescovi S. Valeriano e al già citato Cromazio. Ad Aquileia, ancora, si sono
formati Rufino e San Girolamo, che conservò poi sempre una grande nostalgia
del presbiterio aquileiese da lui ritenuto “sicut domus beatorum”. E poi, come
non menzionare il forte sviluppo dello spirito missionario nell’ottavo e nono
secolo, sulla scia dell’impulso dato dal Patriarca San Paolino, che inviò i
primi evangelizzatori tra i popoli slavi?
7. Carissimi fratelli e sorelle, la memoria di un passato così ricco di
frutti apostolici stimola la vostra comunità a un rinnovato, coraggioso
slancio missionario. Come nel primo millennio le due realtà ecclesiali, quella
occidentale e quella orientale, trovarono nella Chiesa di Aquileia una felice
e costruttiva opportunità di incontro e di interazione, e il mondo slavo e
latino iniziarono a crescere insieme nel nome di Cristo, così ai nostri giorni
è necessario che la vostra Comunità riscopra il suo storico ruolo di
mediazione fra l’Oriente e l’Occidente europeo. Si tratta di promuovere un
atteggiamento rispettoso e positivo verso le autonomie e le diverse etnie, con
uno spirito universalistico e aperto alla solidarietà. Il contributo dei
credenti, radicati nella fede viva in Gesù Uomo-Dio, è indispensabile per
permettere all’Europa di ritrovare la sua identità e la sua unità, e, oggi
come ieri, è compito della Chiesa - compito della vostra Chiesa di Aquileia -
ancorare con vigore la storia degli uomini all’azione di Cristo, Redentore
dell’uomo.
8. Affido questa missione a ciascuno di voi, carissimi fratelli e sorelle,
qui presenti. Vi saluto tutti con affetto. Saluto, in maniera particolare, il
vostro Arcivescovo, il carissimo Mons. Antonio Vitale Bommarco, e con lui gli
altri Presuli del Triveneto, e quelli provenienti dalla Slovenia e
dall’Austria. Saluto i Sacerdoti, i Religiosi, le Religiose e i fedeli laici
generosamente impegnati nel servizio dell’apostolato. Rivolgo un deferente
pensiero alle Autorità civili, amministrative e militari. Saluto, poi, gli
ammalati, i sofferenti, gli anziani, i giovani, le famiglie. A ciascuno giunga
il mio abbraccio cordiale da questa Basilica, simbolo dell’unità dei credenti
e luogo dell’incontro privilegiato col Signore. Mentre rendiamo grazie a Dio,
per quanto egli ha compiuto sino a ora, guardiamo fiduciosi verso l’avvenire.
Gesù illumina il cammino dei credenti. Il grande mosaico di Giona, che è
possibile ammirare sul pavimento di questo storico tempio, costituisce un
significativo incoraggiamento a non temere, ma a risorgere con Cristo per
annunziare, come il profeta, la salvezza di Dio a ogni persona.
9. In questo tempo pasquale, ci rechiamo con Cristo su un monte in Galilea:
il monte dell’ascensione al Cielo, il monte dell’invio: “Mi è stato dato ogni
potere . . . Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni . . . io sono con
voi . . . fino alla fine del mondo” (Mt 28, 18-20). Sono le ultime
parole pronunciate sulla terra dal Redentore del mondo: esse rimangono per
sempre nel cuore della Chiesa, suo mistico Corpo. “La fede dipende dunque
dalla predicazione e la predicazione a sua volta si attua per la parola di
Cristo” (Rm 10, 17). L’apostolo Paolo, citando il profeta Isaia,
domanda: “Chi ha creduto alla nostra predicazione?” (Rm 10, 16; cf.
Is 53, 1). E prosegue: “Non hanno forse udito? Tutt’altro: per tutta la
terra è corsa la loro voce, e fino ai confini del mondo le loro parole” (Rm
10, 18).
Fino ad Aquileia sono giunte quelle parole, e di qui esse si sono diffuse
in tutto il vasto territorio circostante. Gloria a te, Re dei secoli!
Amen.
© Copyright 1992 - Libreria Editrice Vaticana
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