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VISITA PASTORALE IN CAMPANIA

CELEBRAZIONE EUCARISTICA PER I FEDELI DELL’ARCIDIOCESI

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Caserta - Sabato, 23 maggio 1992

 

1. “La Samaria aveva accolto la parola di Dio” (At 8, 14). Nel tempo pasquale torniamo spesso al Cenacolo. Proprio lì è nata la Chiesa come comunità dei discepoli e confessori di Cristo. Dal Cenacolo essi sono partiti come testimoni, prima per le strade di Gerusalemme e poi per regioni ancor più lontane. La Samaria era vicina, situata lungo la via dei testimoni del Cristo crocifisso e risorto. Ma prima di tutto il Cenacolo. Qui Cristo ha promesso agli Apostoli lo Spirito Santo. “Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore, perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito di Verità” (Gv 14, 16-17). Poco dopo, questo annunzio si è realizzato. Dal giorno di Pentecoste gli Apostoli - dopo aver ricevuto lo Spirito Santo - sono diventati testimoni della verità che Cristo ha annunziato, testimoni della verità che è Cristo. L’hanno annunziata dappertutto: prima in Gerusalemme, poi in Giudea e Samaria, e quindi . . . lungo le generazioni fino ai confini della terra.

2. “La Samaria aveva accolto la parola di Dio”. Gli Atti degli Apostoli raccontano come questo è avvenuto; quale è stato il contributo di Filippo, uno dei primi sette diaconi, e, in seguito, il contributo degli stessi Apostoli Pietro e Giovanni. Quando leggiamo il conciso racconto concernente la Samaria ci vengono in mente tante altre località e città, che gradatamente sono diventate, e sono tuttora, luoghi dell’annunzio della Buona Novella. In questo momento, penso in particolare alle Chiese che mi è dato di visitare nell’attuale viaggio pastorale: Nola, Capua, e Caserta. Penso in special modo alla vostra Chiesa di Caserta e sono lieto di salutare cordialmente tutti voi, qui presenti nella grande Piazza Carlo III, per prender parte a questa celebrazione eucaristica. La vostra terra, ricca di tradizioni religiose, ha conservato lungo i secoli un attaccamento sincero ai valori del Cristianesimo. Nei momenti difficili della vostra storia, non avete forse trovato proprio attorno alle chiese, autentici centri di irradiazione del Vangelo, il sostegno e l’energia per superare le difficoltà e le prove? Nel ricordo di quanti in questa vostra Regione hanno diffuso e propagato il messaggio salvifico, saluto tutti voi oggi qui presenti. Saluto il Pastore e Vescovo della vostra Chiesa particolare di Caserta, il caro Monsignore Raffaele Nogaro; saluto i sacerdoti che qui stanno concelebrando questa eucaristia con noi Vescovi; saluto i religiosi e le religiose. Saluto poi i fedeli laici, “Christifideles laici”, specialmente quelli che nelle Associazioni e nei Movimenti d’Apostolato si prodigano per la causa del Regno del Signore. In modo speciale mi rivolgo agli ammalati, mi rivolgo alle persone anziane, come pure a quanti non hanno potuto essere con noi di persona, a quelli che ci seguono attraverso la radio e la televisione. Saluto, attraverso tutti e in tutti, le famiglie. Attraverso le famiglie saluto i giovani, cominciando da quelli più giovani e, passando attraverso le diverse età, a quelli un po’ meno giovani, ma sempre giovani. Saluto l’intera comunità diocesana, che oggi si raccoglie in preghiera attorno al Papa, Successore di San Pietro, così come fecero, agli albori del cristianesimo, i neo-convertiti della Samaria accogliendo gli Apostoli Pietro e Giovanni.

3. Leggiamo negli Atti degli Apostoli: “Frattanto gli Apostoli a Gerusalemme, seppero che la Samaria aveva accolto la parola di Dio e vi inviarono Pietro e Giovanni. Essi discesero e pregarono per loro perché ricevessero lo Spirito Santo” (At 8, 14-15). Ai convertiti alla fede, che già erano battezzati, gli Apostoli “imponevano le mani e quelli ricevevano lo Spirito Santo” (At 8, 17). Si vede come gli Apostoli Giovanni e Pietro erano a disposizione della comunità, a disposizione della Chiesa. Ciò ha poi espresso nei secoli un grande Papa con l’espressione “Servus servorum Dei”. Ed ecco che gli Apostoli, diventati coraggiosi messaggeri di Cristo grazie alla potenza dello Spirito Santo, trasmettono ai neo-battezzati il dono che permetterà anche ad essi di diventare testimoni del Signore crocefisso e risorto. Cristo, “messo a morte nella carne, ma reso vivo nello spirito” (1 Pt 3, 18), è Colui che, attraverso il ministero apostolico della Chiesa, chiama alla “vita nello Spirito” gli abitanti della Samaria e li conferma in essa per renderli capaci di proclamare la loro fede davanti al mondo.

4. Quanto leggiamo nella liturgia odierna costituisce come un’omelia di San Pietro indirizzata a coloro sui quali - per il tramite dell’imposizione delle mani - è scesa la luce e la potenza dello Spirito Santo. Possiamo dire l’omelia della Cresima. L’Apostolo scrive: “Adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi” (1 Pt 3, 15). Il cristiano è il testimone della Verità, il difensore della Verità, il promotore della speranza. Più avanti, l’Apostolo scrive ancora: “Questo sia fatto con dolcezza e rispetto, con una retta coscienza, perché nel momento stesso in cui si parla male di voi rimangano svergognati quelli che malignano sulla vostra condotta in Cristo” (1 Pt 3, 16). Allora: non basta soltanto professare la fede, occorre viverla in modo coerente. È questo il programma apostolico della vita cristiana.

5. Sì, occorre vivere la fede in modo coerente. Chiesa di Caserta, tu anche oggi vieni interpellata vivamente dallo Spirito. I problemi, che ti trovi ad affrontare, costituiscono altrettante poderose sfide per ogni credente e per l’intera Comunità. Allarga lo sguardo sulle attese della tua gente; guarda ai suoi molteplici bisogni. Essa non ha solo sete di benessere e di tranquillità; è anche alla ricerca di qualcosa di più profondo e appagante.

E io, carissimi fratelli e sorelle, sono qui per ripetere insieme a voi che Gesù, il Figlio di Dio, è vivo e presente tra di noi con la potenza della sua risurrezione. In Lui è possibile costruire quella sincera comunione degli animi, pur nella diversità di culture e mentalità, che rispecchia in qualche modo l’unità della Trinità divina. I grandi valori umani, quali l’amicizia, la giustizia, la solidarietà, la libertà e la pace trovano la piena verità del loro contenuto e la forza necessaria per attrarre efficacemente i cuori solo nel rapporto con Cristo. Dalla fede comune vissuta coerentemente scaturisce un’azione solidale a difesa della dignità dell’uomo. Sgorga l’amore alla vita, che si manifesta nell’atteggiamento di accoglienza verso di essa, nella stima della sua fonte naturale che è il matrimonio, nel generoso sostegno a ogni iniziativa volta a difenderla e a promuoverla, nella capacità di sincera apertura all’altro riconosciuto come membro dell’unica famiglia umana.

6. Bisogna attingere a Cristo, “la nostra pace” (Ef 2, 14), se si vuole rendere serena la convivenza sociale. Il suo Vangelo, accolto nella vita, diviene, così, luce che illumina le scelte quotidiane. Spinge a operare a favore della giustizia; suggerisce quelle opportune decisioni che, in questo tempo di rapidi mutamenti, si impongono per venire incontro, con strutture adeguate, alle moderne esigenze comunitarie. So quanto la vostra Città aneli a condizioni di più vasta solidarietà e quanto aspiri a un futuro realmente migliore per tutti i suoi abitanti. Caserta ha soprattutto bisogno che i suoi figli abbiano la tranquillità che nasce dal lavoro. Come non condividere le crescenti preoccupazioni dei giovani che non riescono a trovare un posto di lavoro e l’apprensione di quanti lo hanno perduto o rischiano di perderlo? Certo, è innanzitutto compito dei pubblici amministratori intervenire, in modo deciso e programmato, per assicurare alla gioventù effettive possibilità di impiego. Si richiede, tuttavia, la collaborazione fattiva di ciascuno per creare prospettive di concreta speranza. È necessario lo sforzo sincero di tutti perché la vostra Città sia, come in passato, una terra ospitale e religiosa: una terra non segnata da fenomeni di violenza, di cui ha parlato il vostro Vescovo, e io condivido il suo e il vostro dolore. Perché non sia irretita da fallaci richiami edonistici; una terra dove ognuno si senta libero di esercitare i propri diritti, protetto da uno Stato responsabile e capace di fare rispettare le leggi emanate; dove la scuola, insieme alla famiglia e con il sostegno della comunità ecclesiale, sappia educare le giovani generazioni alla legalità e al rispetto degli altri.

7. È questo, carissimi fratelli e sorelle, il compito che impegna la vostra responsabilità di cittadini e di credenti. Siate pronti a operare con ogni mezzo per contrastare la cultura della morte: diffondete la cultura della vita. Accogliete la Parola di Dio diventando appassionati discepoli di Cristo, fonte di eterna salvezza. La Vergine Maria, Madre del Risorto, che voi, Casertani, venerate come Regina nell’antica cattedrale di Casertavecchia e come Addolorata nella nuova Cattedrale, vi accompagni e vi sostenga nel cammino della fedeltà a Cristo e all’uomo. Vi guidi, Maria, a una comunione sempre più profonda, più intensa e duratura con il Signore.

8. Gesù ripete oggi: “Io sono nel Padre e voi in me e io in voi” (Gv 14, 20), parole che pronunciò nel Cenacolo ancor prima della Passione. Aggiunse allora: “Non vi lascerò orfani, ritornerò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete” (Gv 14, 18-19). Le pronunciò alla vigilia della sua morte. Solo dopo la risurrezione i discepoli poterono comprendere la piena verità contenuta nelle parole del Maestro: “Io vivrò e voi vivrete”. Quale Vita viviamo grazie a Cristo? Ci risponde egli stesso: “Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi mi ama. Chi mi ama sarà amato dal Padre e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui” (Gv 14, 21). La nuova vita è partecipazione all’Amore di Dio; è osservanza fedele dei suoi comandamenti. “Chi mi ama sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò”. Lo Spirito Consolatore ci renda suoi testimoni, testimoni della verità che è Cristo.

Questi sono gli auguri che ci fa la Chiesa in questa VI domenica pasquale che cominciamo a celebrare sabato sera, celebrando questa Eucaristia. Gli stessi auguri io ripeto, non solo con le parole, ma con tutti il mio cuore, a voi qui radunati. A tutti i casertani, miei fratelli e sorelle nella carità di Cristo.

Amen!  

Dopo aver visitato il Palazzo Reale di Caserta, Giovanni Paolo II dal balcone centrale si rivolge nuovamente ai fedeli che ancora gremiscono piazza Carlo III. Queste le sue parole.  

Voglio ancora una volta ringraziare per questa Santa Messa così bene pregata e così bene cantata. Ma vorrei ancora aggiungere, bene partecipata da tutti e specialmente dai malati. Ringrazio per questa partecipazione degli ammalati come anche delle infermiere, degli infermieri e dei medici. Auguro che il Signore benedica Caserta. Questo balcone mi ricorda un po’ il balcone della Basilica di San Pietro, ma è un’analogia, perché San Pietro rimane unico.

 

© Copyright 1992 - Libreria Editrice Vaticana

 

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