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VIAGGIO PASTORALE IN ANGOLA, SÃO TOMÉ E PRÍNCIPE

CONCELEBRAZIONE EUCARISTICA PER I FEDELI DELL’ARCIDIOCESI
AL «LARGO TIRO AOS POMBOS»

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Huambo (Angola) - Venerdì, 5 giugno 1992

 

1. “Nessuno ti chiamerà più abbandonata” (Is 62, 4).

È così che il Dio dell’Alleanza parla al Suo popolo, al popolo dell’Antico Testamento e a noi, popolo battezzato della Nuova Alleanza in Cristo. Mai più ti chiameranno “Abbandonata”, o città santa di Gerusalemme!

Il popolo dell’Antico Testamento fu liberato dalla schiavitù dell’Egitto. Ma successivamente, a causa dei suoi peccati, subì un duro esilio, lontano dalle tradizioni dalla patria, lontano dal culto del suo Dio. Ma poté ritornare sui suoi passi: Dio non abbandona coloro che ama, Lui è Padre di tutti. Qui e adesso, voglio rivolgere a voi, popolo della terra di Angola, le parole del Profeta Isaia annunciate nella prima lettura di oggi. In questa prima Eucaristia che mi è dato di celebrare nella vostra patria, ripeto, come affermazione e come voto, le stesse parole del Profeta: Che il tempo del tuo abbandono termini definitivamente, cara Angola! Rimanga per sempre nel passato questo doloroso periodo di distruzione. Vinci le tentazioni che inducono a prolungare il conflitto armato, fonte di rovina e di inutili sofferenze. Intraprendi ora, con fermezza, il tempo della ricostruzione: ricostruzione della pace e della coscienza nazionale, del benessere e delle strutture sociali, dello spirito fraterno tra tutti i tuoi figli! In questa Santa Messa, il Papa prega per la giustizia e per la pace in Angola. Prega insieme a tutti i figli e figlie di questa grande Nazione. Insieme, rendiamo grazie, perché abbiamo avuto il coraggio di porre il bene del popolo prima di qualsiasi altra cosa. Affidiamo all’amore della Divina Provvidenza la nuova tappa e l’opera di ricostruzione adesso iniziata.

2. Nonostante la mia visita sia limitata alla parte occidentale del Paese, il mio affetto e la mia preghiera vanno al popolo di tutte le Diocesi dell’Angola. Saluto innanzitutto il popolo di questa circoscrizione ecclesiastica del centro del Paese, Huambo, nonché Kwito-Bié e Lwena, e Benguela che visiterò successivamente. Saluto il Signor Arcivescovo di Huambo Francisco Viti, e tutti gli invitati a questa celebrazione. Un saluto anche ai sacerdoti, ai religiosi e alle religiose, agli zelanti ed eroici catechisti e alle famiglie cristiane di queste Diocesi. Ricordiamo insieme coloro che vi hanno preceduto nella fede e che sono con noi nella Comunione dei Santi: decine di missionari sepolti accanto alle varie Missioni di questo altopiano centrale. Ricordiamo anche i catechisti defunti, i vostri fratelli “più grandi” che vi hanno trasmesso la fede, accolta dalla brava gente di questa regione dell’Angola in modo assai generoso. Non possiamo non ricordare davanti al Signore e pregare per quei fratelli e sorelle che in questa parte martirizzata dell’Angola sono stati vittime, spesso innocenti, del confronto ideologico e della guerra, e sono stati decine di migliaia. Ti saluto e invoco la benedizione su di te, popolo del Bailundo, popolo segnato dalla sofferenza; popolo del Kwito-Bié, del Kwito-Canavale e di tutta questa immensa regione fino a Lwena e alla frontiera del Paese. Ti saluto, popolo di Sámbo, di Sanguéve, di Cuima e di Caconda, di Quipéio e di Ganta, fino alle terre del litorale: gente delle grandi e fervide comunità cristiane di questo altopiano centrale, e terra di sofferenze! Dai quattro angoli della Nazione, udiamo un grido, che è al tempo stesso un appello di riconciliazione e di speranza: mai più guerra! Pace all’Angola. Pace all’Angola per sempre!

3. “I nostri occhi sono rivolti al Signore nostro Dio, finché abbia pietà di noi” (Sal 123, 2).

La famiglia angolana ha bisogno della grazia di Dio per guarire le ferite inferte dal peccato della guerra e dell’odio. Ha bisogno di Dio per ricevere la forza d’animo necessaria a superare le difficoltà che si presentano sul suo cammino. E per questo, “i nostri occhi sono rivolti al Signore”. L’Angola ha anche bisogno dell’aiuto solidale e disinteressato della comunità internazionale. Se in passato, ci fu chi spinse il paese all’ignoranza, ci furono anche paesi e organizzazioni internazionali che alleviarono generosamente la sofferenza del popolo angolano. “Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia”, disse il Signore (Mt 5, 7). Ringraziando per gli aiuti ricevuti in passato, lancio un appello affinché l’Angola continui ad essere aiutata dalla comunità internazionale. Ma l’Angola deve soprattutto aiutare se stessa. Cari Angolani: è con il lavoro, con l’onestà, con la solidarietà di tutti, senza guardare se il vicino è del Nord o del Sud, con l’amore per la Patria, coltivando le virtù sociali, che il vostro Paese potrà svilupparsi e occupare quel posto di rilievo che gli compete nel concerto delle nazioni. “I nostri occhi sono rivolti al Signore” e per questo siamo fiduciosi. Il Signore deve aiutarvi a compiere la ricostruzione delle coscienze e della fraternità sociale, la ricostruzione delle strutture necessarie al funzionamento della Nazione.

4. “Opus iustitiae pax”. Però, “effetto della giustizia sarà la pace” (Is 32, 17). Dobbiamo riconoscere che i lunghi anni di guerra hanno creato abitudini che favoriscono il confronto, quando è necessaria la collaborazione. Inoltre, allontanare Dio dalla vita, dalla famiglia, dall’educazione e dalla società porta all’impoverimento umano della persona. L’importazione di usi e costumi estranei alla vostra identità culturale, che è religiosa, ha indebolito il senso dei grandi valori morali che fanno parte della vostra tradizione. Per ristabilire la pace, occorre ripristinare la giustizia: la giustizia della verità, la giustizia dell’uguaglianza sociale e la giustizia della solidarietà fraterna. È la ricerca del bene comune che deve orientare la generosità dei Responsabili della vita pubblica e sociale, così come deve ispirare il contributo di tutti per il progresso della Nazione. Il popolo dell’Angola ha già manifestato ai responsabili del presente e del futuro del Paese, la sua profonda riconoscenza per il coraggio e per la lucidità con cui essi hanno avviato il difficile processo di riconciliazione nazionale. La nostra preghiera si innalza a Dio in questa Eucaristia, affinché essi possano gestire fruttuosamente il difficile periodo di transizione, orientando l’Angola verso una giustizia integrale. La Chiesa, come ho molte volte dichiarato in Documenti di natura sociale, non ha la missione di proporre un modello tipico di organizzazione sociale; tali realtà dipendono dalle circostanze e dalle caratteristiche di ciascun popolo (CA 43). Ma nella sua Dottrina Sociale, la Chiesa offre motivazioni e orientamenti di fondo per tutte le organizzazioni sociali che vogliono essere giuste. Alla base della Dottrina Sociale della Chiesa, sta la coscienza della dignità e del valore della persona umana e delle comunità naturali, come la famiglia. Secondo la verità cristiana, la persona umana è sacra per molteplici ragioni: perché ha dentro di sé il sigillo di Dio, che l’ha creata a Sua immagine e somiglianza; perché ha una vocazione divina di comunione con Dio; perché Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo, si è fatto uguale a noi in tutto, escluso il peccato (Eb 4, 15). Nella Sacra Scrittura è presente l’idea del valore e della dignità della persona. Da lì la Chiesa trae la sua sensibilità davanti al valore sacro della persona umana, il che le consente di essere considerata “esperta in umanità” (Sollicitudo rei socialis, 7). Seguendo Cristo, suo Maestro, amico di tutti, specialmente dei più deboli, degli emarginati, morto per tutti, per salvare tutti, la Chiesa comprende che la persona umana, nella sua dimensione personale e comunitaria, in ciò che è e nel suo sviluppo, deve essere il punto di riferimento per l’organizzazione della società e dell’economia, per l’elaborazione delle leggi, per l’ordinamento delle relazioni sociali e per la distribuzione dei beni della comunità nazionale. Se analizziamo bene i diritti umani e i corrispondenti doveri, per esempio, nella Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, e altri che potremmo aggiungere, anche avendo come fondamento immediato la natura umana creata da Dio, essi evocano i Dieci Comandamenti della legge di Dio e le norme del Vangelo. Rappresentano in verità un valore cristiano, in armonia con il Vangelo della nostra fede. Con immensa consolazione, noi cristiani ci stiamo rendendo conto di come il Vangelo stia diventando il fermento dell’umanità nella creazione dell’Uomo Nuovo e nella costruzione del Regno di Dio. Il Vangelo è veramente di per sé fermento: ciò che importa è che lo facciamo lievitare! La storia però insegna che non sempre le Nazioni rispettano i diritti fondamentali della persona, anche quando firmarono la Dichiarazione Universale. Da alcuni secoli a questa parte, anche la storia dell’Angola ha visto gravi violazioni dei diritti personali e collettivi. Il clima che si è creato negli ultimi anni ha portato ad eccessi che noi tutti desideriamo non si verifichino più in questa nobile Nazione. Se in Angola si ricreassero discriminazioni per motivi di appartenenza religiosa, e si commettessero errori e ingiustizie come in passato, tutto ciò non andrebbe che a discapito della Nazione.

5. La giustizia però è imperfetta senza l’amore. Per questo, ascoltiamo un altro fondamento sicuro per i diritti umani della persona nella lettura del Vangelo di questa Eucaristia: durante l’Ultima Cena, nell’ora suprema dell’ultimo incontro, Gesù disse così ai suoi Discepoli: “Vi do un comandamento nuovo, che vi amiate gli uni gli altri . . . da questo tutti sapranno che siete miei Discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri” (Gv 13, 34-35). È necessario che questo comandamento di Gesù giunga ovunque, che sia capace di rinnovare l’umanità. Dio ha fatto l’uomo fratello di tutti gli altri uomini. Attraverso la Sua incarnazione, Gesù ha rafforzato l’appello a questa comune fraternità. Con la sua morte e la sua Resurrezione, ha avviato il processo di Redenzione della fraternità originale. Spetta alla Chiesa e ai cristiani chiamare gli uomini e i popoli alla riconciliazione e all’amore. Tanti secoli di convivenza tra gli uomini e ancora tanto odio, tanto fanatismo, tanta distruzione, in occhi che non vogliono vedere e in cuori che non vogliono amare. Comprendo bene e condivido l’impazienza di tante vite alla ricerca della giustizia e della pace. E volgo lo sguardo a Cristo, invitandovi, nel suo nome, ad ascoltare e a mettere in pratica il nuovo comandamento dell’amore: “Amatevi gli uni e gli altri, come Gesù vi ha amato”. Su questo comandamento si fondano e si riassumono doveri corrispondenti ai diritti del prossimo: il rispetto per la sua libertà, per il diritto al proprio sviluppo, per ciò che è necessario alla sua vita sociale e spirituale. L’amore fraterno porta alla solidarietà, al perdono delle offese, al superamento delle discriminazioni. “Con questo sapranno che siete i miei Discepoli se vi amerete gli uni gli altri”. Cari Angolani, i vostri Pastori vi hanno chiamati alla riconciliazione e alla pace molte volte. L’appello è stato ed è ancora la voce di chi vi ama e si duole per le sofferenze della Patria. Spetta alla Chiesa il compito di illuminare le situazioni, denunciare l’ingiustizia, indicare percorsi di vita e comunione poiché è al servizio della persona e della comunità. Essa vuole continuare ad aiutarvi nel cammino della riconciliazione e dell’intesa nazionale.

6. Dice il Dio dell’Alleanza: “Per amore di Sion non mi terrò in silenzio, per amore di Gerusalemme non mi darò pace, finché non sorga come stella la sua giustizia e la sua salvezza non risplenda come lampada” (Is 62, 1). Dio e Padre del Nostro Signore Gesù Cristo, Redentore di tutti gli uomini, augura la giustizia e la pace per ogni popolo e nazione. A voi angolani, augura pace e giustizia. Siano benedetti tutti coloro che stanno contribuendo all’opera di giustizia e di pace nella vostra Patria. Siano benedetti tutti coloro che aprono il loro cuore a Dio, affinché siano portatori di pace e di amore in questa cara Nazione che è l’Angola.

 

© Copyright 1992 - Libreria Editrice Vaticana

 

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