The Holy See
back up
Search
riga

VIAGGIO PASTORALE IN ANGOLA, SÃO TOMÉ E PRÍNCIPE

SANTA MESSA NELLA PIAZZA ANTISTANTE IL PALAZZO DEI CONGRESSI

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

São Tomé (Angola) - Sabato, 6 giugno 1992

 

1. “La parola di Cristo dimori tra voi abbondantemente” (Col 3, 16). Saluto nel nome di Cristo la Chiesa che è nelle isole di Sao Tomé e Príncipe. Saluto tutti i presenti con la parola della verità divina rivelata al mondo in Gesù Cristo. Che la Sua parola, con tutta la sua ricchezza, dimori in voi, sia con voi, fratelli e sorelle, cari nel Signore. Saluto anche il carissimo Vescovo Abilio Ribas e i sacerdoti, i religiosi e le religiose che lo accompagnano nell’edificazione del Regno di Dio. “La grazia del Signore Gesù Cristo sia con il vostro spirito” (Fil 4, 23).

2. La verità divina contenuta nel Verbo Incarnato è allo stesso tempo la più completa verità sull’uomo. L’uomo creato a immagine e somiglianza di Dio, suo Creatore, ha ricevuto, come leggiamo nel libro del Genesi, il potere di dare un nome a tutte le creature. Dare un nome significa, allo stesso tempo, governare le creature nel mondo visibile secondo le leggi della conoscenza e della saggezza che sono in Dio e provengono da Dio. L’eterna Sapienza significa, riguardo alle creature, la Provvidenza, e l’uomo che partecipa a questa Provvidenza vi si sottomette e allo stesso tempo coopera con essa. In questo senso, acquista un significato particolare la sua partecipazione al potere creatore di Dio quando diventa collaboratore alla generazione e all’educazione di nuovi esseri che la Provvidenza divina vuole dare al mondo. Sapere che si è amati da Dio contribuendo all’edificazione del suo Regno in questo mondo, è motivo di viva gioia e di speranza per quanti, uomini e donne, iniziano una vita a due. Più ancora quando si considera che il matrimonio è stato elevato a dignità di Sacramento da Cristo nostro Signore, per guarire, perfezionare e innalzare l’amore dei coniugi con un dono speciale di grazia e di carità (cf. GS 49). Nel creare l’uomo e la donna, Dio li ha inseriti nel mondo con una particolare vocazione alla comunità e all’unione. “Per questo l’uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne” (Gen 2, 24). Tuttavia, per un cristiano, il matrimonio non consiste in un semplice rimedio creato dagli uomini per ordinare e regolare i rapporti domestici nella società civile: è una autentica vocazione, una chiamata alla santificazione rivolta ai coniugi e ai genitori cristiani. Sacramento grande in Cristo e nella Chiesa, dice San Paolo (Ef 5, 32), segno sacro che santifica, azione di Gesù che si impossessa dell’anima degli sposi e li invita a seguirlo, trasformando tutta la vita matrimoniale in un cammino divino sulla terra. Proprio per questo, è opportuno ricordare qui che “il dono del sacramento è nello stesso tempo vocazione e comandamento per gli sposi cristiani perché rimangano tra loro fedeli per sempre, al di là di ogni prova e difficoltà, in generosa obbedienza alla santa volontà del Signore: «Quello che Dio ha congiunto l’uomo non lo separi»” (Familiaris consortio, 20). Il matrimonio, secondo il Vangelo di Cristo, è una comunità di vita e di amore per sempre, in cui gli sposi si aiutano a vicenda e si completano nella loro vita umana e cristiana.

3. L’unione matrimoniale dell’uomo e della donna - il Sacramento del matrimonio - dà origine alla famiglia. La liturgia odierna contiene un messaggio particolare per le famiglie. L’Apostolo Paolo esorta i mariti e le mogli a comportarsi conformemente a ciò che Dio ha stabilito, a ciò che “è dal principio” e che è stato rinnovato da Cristo e confermato in modo particolare. La sorgente di questa conferma è il comandamento dell’amore, che riguarda in modo particolare il matrimonio e la famiglia. Se il vero amore che viene da Dio unisce gli sposi e a sua volta unisce i genitori ai figli in un amore reciproco, allora il matrimonio e la famiglia adempiono alla loro vocazione umana e cristiana. Da qui deriva “il quotidiano impegno a promuovere una autentica comunità di persone fondata e alimentata dall’interiore comunione di amore” (Familiaris consortio, 64). L’amore verso l’altro coniuge non può essere un amore mascherato verso se stessi. Molti matrimoni falliscono perché gli sposi non sono uniti da un amore autentico, ma da un egoismo a due. Il vero amore si misura dalla capacità di sacrificio e di mutua consegna. I figli e tutta la comunità familiare sono i primi a risentirne, quando vedono che i genitori non corrispondono a questi ideali cristiani. Desidero perciò lanciare un forte appello: ascoltate i disegni di Dio per la famiglia. Non permettete che l’influenza dell’ambiente o della propaganda vi allontani dalla responsabilità di formare una vera famiglia cristiana all’interno del focolare. A voi, giovani sposi, ricordo che il futuro comincia dal focolare; dovete cercare una formazione cristiana solida per poter portare all’umanità quei grandi ideali di amore e di pace, a cui il mondo anela. In tempi fortunatamente passati, in cui una gran parte della popolazione di Sao Tomé non godeva della libertà personale a cui aveva diritto come persone e figli di Dio, si è verificata una perdita dell’autentico senso del matrimonio. Ma questo periodo è passato. È importante che passino anche le conseguenze di questa antica condizione. La Patria e la Chiesa hanno bisogno di famiglie unite e stabili, in cui l’amore degli sposi, confermato della grazia di Cristo, possa vincere tutti gli ostacoli, e in cui i figli possano crescere sani ed essere educati secondo la legge di Dio. Ascoltate la Chiesa: che non sia vano il lavoro generoso dei sacerdoti, delle suore e dei catechisti, perché gli altri vedano in voi Cristo stesso. Con Cristo è possibile riscattare l’amore e vincere la paura e la sfiducia dinanzi al dubbio tra la possibilità di essere felice in un matrimonio cristiano, o se sia preferibile un’unione libera.

4. La Chiesa è la famiglia di Dio. In un certo senso la Chiesa è la famiglia delle famiglie. Ciò che San Paolo scrive nella liturgia odierna, si riferisce tanto alla famiglia quanto alla Chiesa. Dai primi secoli, la famiglia è stata chiamata “Chiesa domestica”. È “il santuario domestico della Chiesa” (Familiaris consortio, 55), in cui gli sposi, con l’aiuto della grazia, cercano di santificare la vita coniugale e familiare. Da una parte è importante santificare la vita coniugale, perché Dio ha voluto servirsi dell’amore coniugale per dare nuove creature al mondo e completare l’edificazione del suo Regno. Ma la paternità e la maternità non finiscono con la nascita: comprendono l’educazione dei figli. Nei tempi antichi, era la famiglia intera, o il villaggio, a occuparsi dell’educazione dei bambini e dei giovani. Con le trasformazioni che il tempo ha portato, questo dovere tocca oggi molto di più ai genitori: sono loro che devono trasmettere ai figli i valori umani e la fiamma della fede cristiana di cui hanno bisogno per diventare cittadini consapevoli e cristiani illuminati. E i genitori renderanno un autentico servizio alla vita dei figli se li aiuteranno a fare della propria esistenza un dono, rispettando le scelte mature e promuovendo con gioia ogni vocazione, compresa quella religiosa o sacerdotale. Un figlio sacerdote, religioso o missionario; una figlia consacrata a Dio e al servizio della Chiesa, sono una benedizione per la famiglia. Attraverso questo figlio o questa figlia, tutta la famiglia partecipa della sua consegna a Dio, del suo servizio alla comunità cristiana. La famiglia che gode di salute spirituale trova il suo sostegno nella Chiesa, e diventa una forza morale fondamentale della società. Il Vescovo di Roma si augura che nascano tali famiglie nella Chiesa e nella società di Sao Tomé.

5. La liturgia di oggi parla della Sacra Famiglia di Nazaret. Maria e Giuseppe, insieme a Gesù quando aveva dodici anni, si misero in viaggio per partecipare alla festa di Gerusalemme. Conclusi i giorni festivi, i genitori di Gesù intraprendono la via del ritorno verso Nazaret: Maria tra le donne, Giuseppe con gli uomini, come era l’usanza di quel popolo. Ma Gesù è rimasto nel tempio “. . . seduto in mezzo ai dottori, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte” (Lc 2, 46-47). Nel Figlio di Maria dodicenne si era manifestata la sua futura vocazione messianica. Perciò dinanzi al rimprovero fatto dalla Madre, quando con Giuseppe lo trovò nel tempio, Gesù rispose: “Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?” (Lc 2, 49). Questo passo del Vangelo non indica forse che la famiglia è l’ambiente in cui l’uomo matura e “cresce in età” (cf. Lc 2, 52), ma che è necessario che cresca anche “in sapienza e grazia” (cf. Lc 2, 52) davanti a Dio e agli uomini?

6. Fratelli e sorelle! Vi auguro che Cristo sia con voi con tutta la sua ricchezza. Vi auguro che la pace di Cristo regni nei vostri cuori. Essa è il frutto dell’amore che Cristo ha per noi, poiché costituisce “il vincolo della perfezione” (Col 3, 14) nel cuore dell’uomo e nella comunità degli uomini.

La grazia di Dio sia con voi.

Amen.

 

© Copyright 1992 - Libreria Editrice Vaticana

 

top