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VIAGGIO PASTORALE IN ANGOLA, SÃO TOMÉ E PRÍNCIPE

CHIUSURA DELL’ANNO COMMEMORATIVO DEL V CENTENARIO
DELL’EVANGELIZZAZIONE DELL’ANGOLA NELLA «PRAIA DO BISPO»

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Luanda (Angola) - Domenica di Pentecoste, 7 giugno 1992

 

1. “Mandi il tuo spirito . . . e rinnovi la faccia della terra” (Sal 104, 30).

Questo grido del Salmista dell’Antico Testamento ha il suo compimento nel giorno della Pentecoste. In quel giorno, gli Apostoli riuniti nel cenacolo di Gerusalemme “furono tutti pieni di Spirito Santo” (At 2,4). Ciò avvenne in maniera invisibile, ma fu accompagnato da segni esteriori. Si trattava del segno del vento impetuoso e del fuoco: “. . . venne dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte . . . e riempì tutta la casa dove si trovavano” (At 2, 2). E, allo stesso tempo, “apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro” (At 2, 3). “Pieni di Spirito Santo . . . cominciarono a parlare in altre lingue come lo Spirito dava loro il potere d’esprimersi” (At 2, 4).

2. La Chiesa nasceva nel dono delle lingue. Le lingue significavano la molteplicità e la varietà dei popoli, che nel corso dei secoli sarebbero entrati nella stessa comunità della Chiesa di Cristo. “E com’è che li sentiamo ciascuno parlare la nostra lingua nativa?” (At 2, 8), chiedevano i pellegrini presenti davanti al cenacolo, venuti per partecipare alla festa di Gerusalemme. Gli Atti degli Apostoli indicano col nome gli abitanti dei luoghi che presero parte direttamente alla nascita della Chiesa a opera del soffio dello Spirito Santo. Ecco che tutti dicevano: “li udimmo annunziare nelle nostre lingue le grandi opere di Dio” (At 2, 11). Cinquecento anni fa a questo coro di lingue si sono aggiunti i popoli dell’Angola. In quel momento, nella vostra Patria africana, si è rinnovata la Pentecoste di Gerusalemme. I vostri antenati udirono il messaggio della Buona Novella, che è la lingua dello Spirito. I loro cuori accolsero per la prima volta questa parola e chinarono il loro capo nell’acqua del fonte battesimale, in cui l’uomo, a opera dello Spirito Santo, muore insieme a Cristo crocefisso e rinasce a nuova vita nella sua resurrezione. Non posso trattenere la gioia che provo, cristiani dell’Angola, nel celebrare con voi, nella solennità della Pentecoste, l’Eucaristia di ringraziamento per la conclusione del Giubileo angolano. Cinquecento anni di Evangelizzazione! Poche parole che, però, racchiudono una lunga e gloriosa storia della Chiesa cattolica e del cristianesimo in queste terre benedette del vostro Paese. Con questo spirito saluto il Signor Cardinale Alexandre do Nascimento e gli altri fratelli della Conferenza Episcopale dell’Angola e di Sao Tomé. Con questa, saluto i vescovi delle Chiese sorelle presenti: Mozambico, Zaire, Namibia e Sudafrica. Saluto e ringrazio per la loro presenza il Signor Presidente della Repubblica e le altre autorità. Saluto anche gli angolani che si trovano all’estero. “Lo Spirito Santo invero è il protagonista di tutta la missione ecclesiale: la sua opera rifulge eminentemente nella missione ad gentes” (Redemptoris missio, 21). Fu certamente lo stesso Spirito che spinse quegli uomini di fede, i primi missionari, che nel 1491 approdarono alla foce del fiume Zaire, a Pinda, dando inizio a una vera e propria epopea missionaria. Fu lo Spirito Santo, che opera a modo suo nel cuore degli uomini, che spinse il grande re del Congo Nzinga-a-Nkuwu a chiedere missionari per annunciare il Vangelo. Fu lo Spirito Santo che sostenne la vita di quei quattro primi cristiani angolani che, di ritorno dall’Europa, testimoniarono il valore della fede cristiana. Dopo i primi missionari, molti altri vennero dal Portogallo e da altri paesi europei per continuare, ampliare e consolidare l’opera iniziata: sacerdoti secolari, gesuiti, cappuccini, spiritani, benedettini, saletini e molti altri religiosi in tempi più recenti e anche sacerdoti angolani, che furono sempre presenti in passato; e inoltre tantissime religiose che, dal secolo scorso, contribuirono efficacemente all’evangelizzazione. Desidero ricordare le prime e le più antiche: Suore di San Giuseppe di Cluny, Francescane Missionarie di Maria, Benedettine di Tutzing, Dorotee, Suore del Santissimo Salvatore, Teresiane. A queste si aggiungono oggi le Congregazioni femminili nate in Angola, alcune delle quali hanno già all’attivo buoni frutti nella coltivazione del campo del Signore. A tutti rivolgo il mio caloroso saluto: “Grazia a voi e pace da Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo” (1 Cor 1, 3). Un saluto cordiale anche ai credenti delle altre Chiese cristiane e di altre religioni.

3. “Le grandi opere di Dio” (At 2, 11). La Pentecoste ebbe inizio nel Cenacolo di Gerusalemme dove, dopo la crocifissione di Cristo e la sua sepoltura, i suoi discepoli continuavano a rimanere, colti da un profondo timore. Nel pomeriggio del giorno di Pasqua, si trovavano lì timorosi e disorientati. Improvvisamente si verificarono “le grandi opere di Dio”: venne Gesù e si mise in mezzo a loro: Gesù vivo. Gli apostoli si convinsero che Egli era veramente resuscitato, come avevano già annunciato di mattina le donne, dopo aver trovato vuoto il luogo in cui era stato sepolto. Cristo resuscitò. È in mezzo a loro e dice: “Pace a voi” (Gv 20, 21). Parla, perciò, di fatto, è resuscitato. Ed è lo stesso che era stato crocefisso e deposto nel sepolcro quando mostra loro le mani e il costato trafitto sulla Croce.

4. Cristo allora disse agli Apostoli: “Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi” (Gv 20, 21). Dopo queste parole, soffiò sopra di loro dicendo: “Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete resteranno non rimessi” (Gv 20, 22-23). Quello che si sarebbe compiuto il giorno di Pentecoste, era stato iniziato nel Cenacolo di Gerusalemme il giorno della resurrezione. Queste sono esattamente “le grandi opere di Dio”: la redenzione attraverso la Croce di Cristo e la nascita del nuovo popolo nella Chiesa di Dio attraverso il soffio santificassero dello Spirito Paraclito. “Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi”. Rendiamo grazie oggi allo Spirito Santo perché, cinquecento anni fa, quella chiamata agli apostoli da parte di Cristo si è compiuta nella vostra storia. “Le grandi opere di Dio” si sono compiute nei vostri predecessori e sono state accolte con fede e di cuore.

5. Senza l’aiuto dello Spirito Santo nessuno può dire: “Gesù è il Signore” (1 Cor 12, 3). Fin da quei giorni, che appartengono ora al passato, il cuore degli angolani cominciò ad affermare che “Gesù è il Signore” e i vostri antenati professavano questa stessa fede nella lingua nativa. “Gesù è il Signore”, crocefisso e resuscitato, che con il Padre e in unità con lo Spirito Santo riceve lo stesso onore e gloria: “Dio da Dio, Luce da Luce” (Credo): Gesù Cristo il quale “per noi uomini e per la nostra salvezza si è fatto uomo per opera dello Spirito Santo e nacque dalla Vergine Maria”. Nel Suo nome, per l’azione invisibile dello Spirito Santo, sono perdonati i peccati dell’uomo, prima di tutto attraverso il Battesimo e, poi, attraverso il sacramento della Penitenza e della riconciliazione. So che durante il quinquennio della preparazione alle cerimonie del V Centenario dell’Evangelizzazione dell’Angola, avete meditato sulla Chiesa e i suoi Sacramenti, guidati, in questa riflessione, dalle Lettere pastorali dei vostri Vescovi. Continuate a meditare su queste cose e a mettere in pratica quanto vi viene insegnato sull’evangelizzazione e la catechesi, oltre al Battesimo e alla Penitenza, anche sulla Confermazione e sull’Eucaristia, sul mistero della Chiesa, Popolo di Dio, chiamato alla santità e mandato ad evangelizzare. La nuova evangelizzazione necessita di una Iniziazione cristiana, che, a partire dal primo annuncio di salvezza in Cristo, o kerigma, attraverso un catecumenato ben strutturato, accompagni i passi, il cammino di quanti hanno abbracciato la fede, si sono convertiti a Cristo e hanno ricevuto i sacramenti per vivere la novità del Vangelo, cioè una vita nuova. Ma non c’è vita nuova in Cristo se non c’è una “nuova maniera di essere, di vivere insieme, che il Vangelo inaugura” (Evangelii nuntiandi, 23). È necessario superare la dicotomia, la separazione fra il Vangelo e la vita del cristiano. Perché questo accada, bisogna rivolgere maggior attenzione all’evangelizzazione e alla catechesi degli adulti, alla formazione di autentiche famiglie cristiane e di piccole comunità ecclesiali, anche nelle grandi città, quali strumento di formazione cristiana e di irradiazione missionaria (cf. Redemptoris missio, 51).

6. Rendiamo grazie oggi a Dio col Battesimo. “In realtà noi tutti siamo stati battezzati in un solo Spirito per formare un solo Corpo” (1 Cor 12, 13). Questo Corpo è la Chiesa di Cristo, in cui ricerchiamo la comunione dei santi per l’eternità. Ma qui, dicendo insieme che “Gesù è il Signore”, riceviamo dallo stesso Spirito Santo una “diversità di carismi” e anche una “diversità di ministeri” (1 Cor 12, 4-5). In questa diversità si manifesta l’unico Signore, “uno solo è Dio, che opera tutto in tutti” (1 Cor 12,6). Attraverso molti uomini e diversi modi di agire, si realizza “l’utilità comune” (1 Cor 12, 7) della salvezza, in cui si manifesta lo Spirito Santo. In questo modo la Pentecoste continua sempre nella Chiesa di questo mondo: in questa Chiesa in cui anche i figli e le figlie della vostra terra africana confessano e proclamano “le grandi opere di Dio”. Prendendo ora in considerazione la nuova tappa che vi aspetta, cristiani, non posso non esortarvi a un rinnovato impegno evangelizzatore che coinvolga tutte le forze vive della Chiesa. Per questo sono venuto a sapere con grande soddisfazione che nel prossimo mese di luglio si terrà, per volontà dei vostri Vescovi, il I Congresso Nazionale dei laici, che costituirà la prima risposta concreta alla sfida della nuova evangelizzazione dell’Angola. Ai laici spetta l’immenso compito di essere fermento vivo del Vangelo in tutte le strutture della vita sociale, economica e politica del Paese. Non solo la Chiesa, ma anche la Patria ha bisogno di voi, per la sua ricostruzione, che non sarà né può essere esclusivamente materiale ed economica, ma soprattutto morale e spirituale. Vi attende l’immenso compito della promozione della dignità e dei diritti dell’uomo e della donna; della protezione della vita umana in tutte le sue fasi, dal concepimento fino alla morte naturale; dell’azione a favore della famiglia minacciata da ideologie e campagne che attentano alla sua unità e indissolubilità; della partecipazione attiva alla vita politica della Nazione, per l’edificazione di una società più libera, giusta e solidale; della comunicazione sociale, i cui mezzi devono essere oggi le vie privilegiate del Vangelo per la diffusione di una cultura cristiana e di una civiltà dell’amore.

7. Nel concludere le celebrazioni del 500 anniversario dell’Evangelizzazione dell’Angola, il Vescovo di Roma, Successore di Pietro, benedice con voi la Santissima Trinità:
“Signore, mio Dio, quanto sei grande!
Quanto sono grandi, Signore, le tue opere!
La terra è piena delle tue creature.
Mandi il tuo spirito, sono creati,
e rinnovi la faccia della terra.
La gloria del Signore sia per sempre;
gioisca il Signore delle sue opere” (Sal 104, 1. 24. 30-31)

Amen.

Il Signore sia con voi.

 

© Copyright 1992 - Libreria Editrice Vaticana

 

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