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VISITA PASTORALE IN LOMBARDIA

SOLENNITÀ DEL «CORPUS DOMINI»

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Piazza della Vittoria - Lodi
Sabato, 20 giugno 1992

 

1. “Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno” (Gv 6, 51). La liturgia della Solennità del Corpus Christi ci conduce lungo il cammino della Rivelazione, che unisce ambedue le Alleanze: quell’Antica e quella Nuova. L’Antica Alleanza già orienta verso la verità sul pane sceso dal cielo. Ne parla Mosè ai figli d’Israele nel racconto del Deuteronomio: “Ricordati di tutto il cammino che il Signore tuo Dio ti ha fatto percorrere in questi quarant’anni nel deserto, per metterti alla prova, per sapere quello che avevi nel cuore” (Dt 8, 2). E più avanti leggiamo: “ti ha nutrito di manna, che tu non conoscevi e che i tuoi padri non avevano mai conosciuto, per farti capire che l’uomo non vive soltanto di pane, ma che l’uomo vive di quanto esce dalla bocca del Signore” (Dt 8, 3).

2. Tra l’Antica e la Nuova Alleanza passa il cammino delle figure e degli annunci, delle analogie e delle “affinità”. Grazie a questo fatto Sant’Agostino ha potuto dire che quanto nel Vecchio Testamento è nascosto, viene svelato nel Nuovo (“quod in Vetere latet in Novo patet”). Tra quelle “affinità” e analogie, la manna, cibo sceso dal cielo, costituisce una singolare preparazione al mistero dell’Eucaristia. Cristo la rivela in un momento determinato del suo annuncio e la istituisce alla vigilia della sua morte, durante l’ultima Cena.

3. Ed è proprio al ricordo dell’ultima Cena che ci conduce questa vigilia della Solennità del Corpo e del Sangue del Signore. Entriamo insieme nel Cenacolo per rivivere il mistero dell’Eucaristia, per riascoltare le parole di Gesù e accogliere il dono del suo amore, che rinnova la comunità dei credenti. Cristo ci chiama ad essere testimoni di questo Nuovo Testamento, preziosa eredità della Chiesa per la salvezza del mondo intero.

Carissimi fratelli e sorelle, vi saluto tutti con affetto. Sono molto lieto di potermi trovare fra voi stasera per riascoltare con commozione presso la Mensa eucaristica la promessa del Redentore: “Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno”. Ringrazio cordialmente il Pastore di questa diocesi, il caro Mons. Giacomo Capuzzi, per le espressioni di benvenuto che mi ha rivolto all’inizio del sacro rito. Insieme a lui, saluto i Presuli presenti, i Sacerdoti, i Religiosi e le Religiose e l’insieme della vostra famiglia diocesana nelle sue molteplici articolazioni apostoliche. Un pensiero deferente dirigo alle Autorità amministrative, politiche e militari, che hanno desiderato intervenire a questa solenne celebrazione. Un affettuoso ricordo è per voi, cari giovani, che nell’Eucaristia trovate vigore per la vostra giovinezza; per voi, famiglie cristiane di Lodi, che dal Sacramento eucaristico traete il nutrimento quotidiano per la vostra coesione e armonia; per voi, cari ammalati, ai quali nel “pane disceso dal cielo” è offerto sostegno e conforto nella prova.

4. “Io sono il pane vivo, disceso dal cielo” (Gv 6, 51), dice Cristo alla folla che l’aveva seguito fin presso Cafarnao, dopo aver assistito alla miracolosa moltiplicazione dei pani. Ad essi, discendenza del popolo ebreo provato dalla mancanza del pane durante l’esodo dall’Egitto verso la terra promessa, Gesù parla, più avanti, del pane che è Lui stesso: “Non come quello che mangiarono i padri vostri e morirono” (Gv 6, 58). Il Maestro fa riferimento alla manna - anch’essa pane disceso dal cielo - come a un dono straordinario di Jahvè per il popolo eletto. C’è qui una somiglianza, ma ancora più forte è la differenza: lì “mangiarono e morirono”. Qui: “Chi mangia questo pane vivrà in eterno” (Gv 6, 58).

5. Con queste espressioni, pronunciate nei dintorni di Cafarnao, Gesù prepara ciò che si compirà durante l’ultima Cena. Dice: “Il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo” (Gv 6, 51). Quasi eco di tale affermazione suonano le parole scritte da San Paolo nella lettera ai Corinzi, verso l’anno 50: “E il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il corpo di Cristo?” (1 Cor 10, 16). La Chiesa, Popolo di Dio della Nuova Alleanza, si è sempre nutrita dell’Eucaristia. Anzi, si è costruita attraverso l’Eucaristia: “Poiché c’è un solo pane, noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo: tutti infatti partecipiamo dell’unico pane” (1 Cor 10, 17). La Chiesa si specchia nel Sacramento eucaristico come nella sorgente da cui zampilla la propria vita. Lì sta il nucleo incandescente e il cuore palpitante della Chiesa, che in esso può leggere la storia della propria vocazione. Fin dalla sua origine, la Chiesa di Lodi rivela questo dinamismo eucaristico. Nata, infatti, dal sangue dei martiri Vittore, Nabore e Felice, nella cui morte cruenta si riflette il sacrificio stesso di Gesù, essa si è arricchita dell’esempio dei numerosi santi generati dall’Eucaristia. Il pensiero va, in particolare, a Santa Francesca Saverio Cabrini, missionaria degli emigranti, che recò nel mondo la testimonianza di un amore appassionato per il Cuore di Cristo; una passione, la sua, nutrita quotidianamente alla Mensa eucaristica, presso la quale faceva sempre rinnovata esperienza dello straripante Amore trinitario. Nell’orizzonte della festa delle nozze dell’Agnello, che con i segni della passione vive immortale, tutta l’esistenza del cristiano, anche la quotidianità più dura, è inclusa nel mistero dell’Eucaristia: tutto in noi viene chiamato a partecipare dell’atteggiamento di disponibile e incondizionato abbandono alla volontà del Padre, che è proprio di Cristo.

6. La Chiesa vede nell’Eucaristia il sacramento che, oltre a costituirla, dà forma alla sua esistenza. Non è forse l’Eucaristia il segno dell’unità e il vincolo della carità che lega insieme il Corpo ecclesiale? Nella celebrazione eucaristica presieduta dal Vescovo la Chiesa si ritrova nella sua pienezza. Cristo, presente nella parola annunciata, nel ministero ordinato, nella preghiera dell’intera assemblea e soprattutto nel suo corpo e sangue (cf. Sacrosanctum Concilium, 7), è il fondamento dell’unità articolata del Popolo di Dio. La comunione eucaristica diventa così la forma della comunione ecclesiale. Sottolineare ciò significa richiamare il compito che impegna tutto il Popolo di Dio ad essere “segno e strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano” (Lumen gentium, 1). Impegna voi, cari Sacerdoti, ad essere ministri di quella carità pastorale che “non solo scaturisce dall’Eucaristia, ma trova nella celebrazione di questa la sua più alta realizzazione” (Pastores dabo vobis, 23); sollecita voi, cari Seminaristi, ad assumere quelle intime disposizioni che sono da essa promosse, quali la riconoscenza per i benefici ricevuti dall’alto, l’atteggiamento oblativo che spinge a unire all’offerta eucaristica di Cristo la propria offerta personale, la carità nutrita da un sacramento che è segno di unità e di condivisione, il desiderio di contemplazione e di adorazione davanti a Cristo realmente presente sotto le specie eucaristiche (cf. Ivi, 48). Per voi, persone consacrate, l’Eucaristia è la sorgente di sempre rinnovato dono di voi stessi a Dio e alla sua Chiesa. Per tutti voi, fedeli laici, Christifideles laici, impegnati nelle varie attività apostoliche l’Eucaristia è l’alimento che sostenta l’impegno missionario e ne assicura l’efficacia profonda. La Chiesa, dunque, nell’azione eucaristica ritorna alla sua fonte. È infatti l’Eucaristia che fa la Chiesa, e la nutre, come un tempo la manna nutrì il popolo dell’Antica Alleanza e gli permise di sopravvivere durante i quarant’anni di cammino attraverso il deserto. Durante i quarant’anni, ma non oltre. Solo l’Eucaristia consente di vincere la morte.

7. Proprio a questo accennava Gesù nel brano evangelico che abbiamo ascoltato. Preparando l’istituzione dell’Eucaristia, Egli diceva: “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno” (Gv 6, 54). La manna dell’Antica Alleanza era solo un preannuncio. Il simbolismo in essa racchiuso superava la realtà: “I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti” (Gv 6, 49). Invece: “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna”.

8. “Il tuo cuore non si inorgoglisca in modo da dimenticare il Signore tuo Dio che ti ha fatto uscire dal paese d’Egitto, dalla condizione servile” (Dt 8, 14), diceva Mosè ai figli e alle figlie d’Israele, ricordando la manna del deserto. Nella Nuova Alleanza, la Chiesa di Gesù Cristo ha istituito la solennità del Corpus Domini, affinché il popolo redento dal sacrificio di Cristo non dimentichi il dono dell’Eucaristia. Affinché lo circondi della più alta devozione. Affinché da esso attinga la Vita: Vita che ci ha donato il Figlio di Dio, assumendo il Corpo da Maria Vergine e offrendolo come sacrificio di redenzione per i peccati del mondo intero. Ci ha donato la vita! “Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio” (Mt 4, 4). Dalla bocca di Dio esce la rivelazione dell’Eucaristia: la verità dell’Eucaristia. Questa verità divina è una rivelazione della vita eterna, dentro la quale Cristo ci ha introdotti, offrendo la sua vita umana in sacrificio sulla Croce: “per la vita del mondo”. “Bone Pastor, panis vere . . .”.

Con intimo trasporto facciamo nostre le belle parole della Sequenza Liturgica: “Buon Pastore, vero pane, o Gesù, pietà di noi; nutrici e difendici, portaci ai beni eterni nella terra dei viventi”.

Amen!

 

© Copyright 1992 - Libreria Editrice Vaticana

 

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