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CREAZIONE DI VENTUNO NUOVI BEATI
OMELIA DI GIOVANNI
PAOLO II
Piazza San Pietro - Domenica, 27
settembre 1992
1. “Loda il Signore, anima mia!” (Sal resp.).
L’invito della Liturgia trova oggi in noi, raccolti nel solenne scenario di
questa piazza, una risposta particolarmente pronta e gioiosa. Come non lodare
il Signore davanti allo spettacolo esaltante dei nuovi Beati? Di questi uomini
e di queste donne, che hanno reso coraggiosamente la loro testimonianza a
Cristo, meritando di essere proposti dalla Chiesa all’ammirazione e
all’imitazione di tutti i fedeli? Ciascuno di loro può ripetere con Isaia: “Lo
spirito del Signore Dio è su di me” (Is 61, 1): lo Spirito del Cristo
risorto, che, nel succedersi dei secoli, continua a vivere e a operare nei
credenti, per sospingerli verso la piena attuazione del messaggio evangelico.
“Lo spirito del Signore è su di me”: consapevoli di ciò, i nuovi Beati hanno
sempre contato sull’aiuto di Dio, sforzandosi di “tendere alla giustizia, alla
pietà, alla fede, alla carità, alla pazienza, alla mitezza” (1 Tm 6,
11), così da “conservare senza macchia e irreprensibile il comandamento” (1
Tm 6, 14). Hanno offerto se stessi a Dio e al prossimo nel martirio e
nella verginità consacrata. La Chiesa è oggi lieta di riconoscere che questi
suoi figli “hanno combattuto la buona battaglia della fede” ed “hanno
raggiunto la vita eterna” (1 Tm 6, 12).
2. “My soul, give praise to the Lord”.
And how can we fail to sing the praises of the seventeen Irish Martyrs being
beatified today? Dermot O’Hurley, Margaret Bermingham Ball, Francis Taylor and
their fourteen companions were faithful witnesses who remained steadfast in
their allegiance to Christ and his Church to the point of extreme hardship and
the final sacrifice of their lives.
All sectors of God’s people are represented among these seventeen Servants of
God: Bishops, priests both secular and religious, a religious brother and six
lay people, including Margaret Bermingham Ball, a woman of extraordinary
integrity who, together with the physical trials she had to endure, underwent
the agony of being betrayed through the complicity of her own son.
We admire them for their personal courage. We thank them for the example of
their fidelity in difficult circumstances, a fidelity which is more than an
example: it is a heritage of the Irish people and a responsibility to be lived
up to in every age.
In a decisive hour, a whole people chose to stand firmly by its covenant with
God: “All the words which the Lord has spoken we will do”. Along with Saint
Oliver Plunkett, the new Beati constitute but a small part of the host of Irish
Martyrs of Penal Times. The religious and political turmoil through which these
witnesses lived was marked by grave intolerance on every side. Their victory lay
precisely in going to death with no hatred in their hearts. They lived and died
for Love. Many of them publicly forgave all those who had contributed in any way
to their martyrdom.
The Martyrs’ significance for today lies in the fact that their testimony
shatters the vain claim to live one’s life or to build a model of society
without an integral vision of our human destiny, without reference to our
eternal calling, without transcendence. The Martyrs exhort succeeding
generations of Irish men and women: “Fight the good fight of the faith; take
hold of the eternal life to which you were called . . . keep the commandment
unstained and free from reproach until the appearing of our Lord Jesus Christ”.
To the Martyrs’ intercession I commend the whole people of Ireland: their hopes
and joys, their needs and difficulties. May everyone rejoice in the honour paid
to these witnesses to the faith. God sustained them in their trials. He
comforted them and granted them the crown of victory. May he also sustain those
who work for reconciliation and peace in Ireland today!
Blessed Irish Martyrs, intercede for the beloved Irish people!
Ecco le parole del Papa in una nostra traduzione in lingua italiana.
2. “Loda il Signore, anima mia!” (Sal 145, 1). Come potremmo non
lodare i pregi dei diciassette Martiri Irlandesi che oggi vengono beatificati?
Dermot O’Hurley, Margareth Bermingham Ball, Francis Taylor e i loro
quattordici compagni furono fedeli testimoni e rimasero saldi nella loro
devozione a Cristo e alla sua Chiesa a costo di atroci sofferenze e del
sacrificio estremo della vita.
I diciassette Servi di Dio rappresentano tutti i settori del popolo di Dio:
Vescovi, sacerdoti secolari e religiosi, un fratello religioso, sei laici e
Margareth Bermingham Ball, una donna di straordinaria integrità morale che
oltre alle torture fisiche dovette sopportare il tradimento del proprio
figlio.
Noi ammiriamo i nuovi Beati per il loro coraggio. Li ringraziamo per la
loro fedeltà in circostanze difficili, una fedeltà che è più di un esempio: è
un’eredità per il popolo Irlandese e una responsabilità che va vissuta in ogni
epoca”.
In un momento decisivo, tutte queste persone scelsero di rispettare il loro
patto con Dio: “Tutti i comandi che ha dati il Signore, noi li eseguiremo!” (Es
24, 3). Insieme a S. Oliver Plunkett, i nuovi Beati sono solo alcuni della
moltitudine di Martiri Irlandesi dell’Epoca Penale. L’epoca di confusione
religiosa e politica in cui vissero questi testimoni fu caratterizzata da
gravi intolleranze da più parti. La loro vittoria consiste proprio nell’aver
affrontato la morte senza rancore nel cuore. Vissero e morirono per Amore.
Molti di loro perdonarono pubblicamente tutte le persone che avevano in
qualche modo contribuito al martirio.
Il significato dei Martiri oggi sta nel fatto che la loro testimonianza
vanifica la pretesa di vivere egoisticamente o di costruire un modello di
società priva di una visione integrale del nostro destino umano, senza
riferimento alla nostra eterna chiamata, senza trascendenza. I Martiri
esortano le future generazioni di uomini e donne Irlandesi: “Combatti la buona
battaglia della fede; cerca di raggiungere la vita eterna alla quale sei stato
chiamato . . . conserva senza macchia irreprensibile il comandamento, fino
alla manifestazione del Signore nostro Gesù Cristo” (1 Tm 6, 12-14).
Affido all’intercessione dei Martiri tutto il popolo d’Irlanda: le sue
speranze e le sue gioie, le sue necessità e difficoltà. Che ognuno possa
gioire dell’onore offerto a questi testimoni della fede. Dio li ha sostenuti
nelle sofferenze, ha offerto loro il conforto e la corona della vittoria.
Possa Dio sostenere coloro che oggi operano per la riconciliazione e la pace
in Irlanda! Beati Martiri d’Irlanda, intercedete per l’amato popolo Irlandese!
3. La liturgie de ce dimanche nous fait aussi entendre une nouvelle fois l’appel
du prophète Isaïe: “Aller porter la bonne nouvelle aux pauvres”. Cet appel,
Mère Françoise de Sales Aviat l’a reçu et elle a consacré sa vie à l’éducation
de jeunes ouvrières de France, en se mettant au service de son prochain, comme
l’Église le lui avait appris. Elle l’a fait dans un esprit de détachement exemplaire, selon sa devise:
“M’oublier entièrement”.
Sa Congrégation peut être heureuse d’avoir eu pour fondatrice une femme qui, à
l’école de saint François de Sales, sut remettre sa vie quotidienne entre les
mains de Dieu, dans une confiance sereine, en disant qu’il fallait “tout faire
avec Dieu et rien sans Lui”. Cette confiance lui permit de traverser les
épreuves qui ne lui furent pas épargnées. Comment ne pas rendre grâce pour le
témoignage qu’elle nous laisse? L’union au Sacrifice rédempteur du Christ par
la pratique quotidienne du renoncement à soi-même, telle est l’orientation
centrale de Mère Aviat au cours de son existence. Son seul désir: être, comme elle dit, “le petit instrument de Dieu”.
Puisse-t-elle nous remplir d’ardeur et de courage, chacun de nous et vous
surtout, les Oblates de saint François de Sales, ses filles spirituelles, pour
le témoignage que le Christ demande aujourd’hui!
Ecco le parole del Papa in una nostra traduzione in lingua italiana.
3. La liturgia di questa domenica ci ha fatto anche ascoltare ancora una
volta l’appello del profeta Isaia: andate “a portare il lieto annuncio ai
poveri” (Is 61, 1). Questo appello è stato accolto da Madre Françoise
di Sales Aviat che ha consacrato tutta la sua vita all’educazione delle
giovani operaie della Francia, mettendosi al servizio del suo prossimo, come
le aveva insegnato la Chiesa. Essa l’ha fatto con un spirito di distacco
esemplare, secondo il suo motto “dimenticarmi completamente”.
La sua Congregazione può essere felice di aver avuto come fondatrice una
donna che, sull’insegnamento di San Francesco di Sales, ha saputo mettere la
sua vita quotidiana nelle mani di Dio, con serena fiducia, dicendo che
bisognava “fare tutto con Dio e niente senza di Lui”. Questa fiducia le
permette di superare le prove che non le furono risparmiate. Come non rendere
grazie per la testimonianza che essa ci lascia? L’unione al Sacrificio
redentore di Cristo attraverso la pratica quotidiana della rinuncia a se
stessa, questo è l’orientamento centrale della vita di Madre Aviat. Il suo
unico desiderio: essere, come diceva, “il piccolo strumento di Dio”.
Che Madre Aviat possa colmare di ardore e coraggio ciascuno di noi e voi
soprattutto, le Oblate di San Francesco di Sales, sue figlie spirituali, per
la testimonianza che Cristo ci chiede oggi.
4. “Combate el buen combate de la fe”, nos exhorta la segunda lectura, y
añade: “Conquista la vida eterna a la que fuiste llamado, y de la que hiciste
noble profesión ante muchos testigos”.
Con gran gozo podemos proclamar hoy que los tres nuevos Beatos, nacidos en
España, encarnaron en su vida estas palabras de san Pablo.
Las encarnó el Beato Rafael Arnáiz Barón, en su vida monástica breve pero
intensa como Trapense, siendo ejemplo, sobre todo para los jóvenes, de una
respuesta amorosa e incondicional a la llamada divina. “¡Sólo Dios!”, repite
con frecuencia en sus escritos espirituales.
Las encarnó, igualmente, la Beata Nazaria Ignacia de Santa Teresa March
Mesa, como atraída en su interior por el mensaje del profeta Isaías, que hemos
escuchado: “El Señor . . . me ha enviado . . . para vendar los corazones
desgarrados”. Movida por esta ansia apostólica, fundó en Bolivia las
Misioneras Cruzadas de la Iglesia, con las cuales se propuso “bajar a la
calle” para encontrar a los hombres, solidarizarse con ellos, ayudarles, sobre
todo si esos hermanos estaban cubiertos por las llagas de las necesidades
materiales, como el pobre Lázaro del Evangelio, pero principalmente para
llevarlos a Dios.
Finalmente, encarnó estas mismas palabras la Beata María Josefa del Corazón
de Jesús Sancho de Guerra. Tocada íntimamente por la afirmación del Señor:
“Estuve enfermo y me visitasteis . . . Cuanto hicisteis a uno de estos
hermanos míos más pequeños, a mí me lo hicisteis”, fundó las Siervas de Jesús
de la Caridad, confiándoles la misión de descubrir el rostro de Cristo en
tantos hermanos y hermanas, solos y enfermos, y aliviándolos con el ungüento
del amor fraterno.
La beatificación de estos tres hijos predilectos de la Iglesia de España es
motivo de profunda acción de gracias a Dios. La vida del Hermano Rafael es
ejemplo de fidelidad para vosotros, queridos Monjes Trapenses, y para las
almas llamadas a la vida contemplativa. En la vigilia del V Centenario de la
Evangelización de América son muy expresivas, no sólo para sus Hijas sino para
todos, las palabras de la Madre Nazaria Ignacia: “En amar y cooperar con la
Iglesia en su obra de predicar el Evangelio a toda criatura, está nuestra vida,
el ser lo que somos”. El amor preferencial de la Iglesia por los que sufren en
el cuerpo o en el espíritu es el carisma que la Madre María Josefa ha dejado a
las Siervas de Jesús de la Caridad, pero también a cuantos quieran dedicar su
vida a enjugar las lágrimas de nuestros hermanos más necesitados.
Ecco le parole del Papa in una nostra traduzione in lingua italiana.
4. “Combatti la buona battaglia della fede”, ci esorta la seconda lettura,
e aggiunge: “Cerca di raggiungere la vita eterna alla quale sei stato chiamato
e per la quale hai fatto la tua bella professione di fede davanti a molti
testimoni” (1 Tm 6, 12).
È con grande gioia che possiamo proclamare oggi che i tre nuovi Beati nati
in Spagna incarnarono nella loro vita queste parole di San Paolo. Le incarnò
il Beato Rafael Arnáiz Barón, nella sua vita monastica breve ma intensa come
Trappista, essendo un esempio, soprattutto per i giovani, di una risposta
amorosa e incondizionata alla chiamata di Dio. “Solo Dio!”, ripete spesso nei
suoi scritti spirituali.
Le ha incarnate anche la Beata Nazaria Ignacia di Santa Teresa March Mesa,
attratta interiormente dal messaggio del profeta Isaia che abbiamo ascoltato:
“Il Signore . . . mi ha mandato . . . a fasciare le piaghe dei cuori spezzati”
(Is 61, 1). Mossa dall’ansia apostolica, fondò in Bolivia le
Missionarie Crociate della Chiesa, con cui si propose di “scendere in strada”
per incontrare gli uomini, solidarizzare con essi, aiutarli, soprattutto se
quei fratelli erano affetti dalle piaghe dei bisogni materiali, come il povero
Lazzaro del Vangelo (cf. Lc 16, 21), ma principalmente per avvicinarli
a Dio.
Infine incarnò queste stesse parole la Beata Maria Josefa del Corazon de
Jesus Sancho de Guerra. Toccata nell’intimo dall’affermazione del Signore:
“Ero . . . malato e mi avete visitato . . . ogni volta che avete fatto queste
cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, lo avete fatto a me” (Mt
25, 36-40), fondò le Serve di Gesù della Carità, affidando loro il compito di
riscoprire il volto di Cristo in tanti fratelli e sorelle, soli e malati,
alleviandoli con l’unguento dell’amore fraterno.
La beatificazione di questi tre figli prediletti della Chiesa di Spagna è
motivo di un profondo atto di ringraziamento a Dio. La vita del fratello
Rafael costituisce un esempio di fedeltà per voi, cari Monaci Trappisti, e per
le anime chiamate alla vita contemplativa. Alla vigilia del V Centenario
dell’Evangelizzazione dell’America le parole di Madre Nazaria Ignacia
acquistano un significato particolare, non solo per le sue Figlie, ma per
tutti: “nell’amare e cooperare con la Chiesa nella sua opera di predicare il
Vangelo a ogni creatura, sta la nostra vita, l’essere ciò che siamo”. L’amore
preferenziale della Chiesa per coloro che soffrono nel corpo o nello spirito è
il carisma che Madre Maria Josefa ha lasciato alle Serve di Gesù della Carità,
ma anche a quanti desiderano dedicare la propria vita ad asciugare le lacrime
dei nostri fratelli più bisognosi.
5. “Il Signore è fedele per sempre, rende giustizia agli oppressi” (Sal.
resp.): questo proclamano oggi, davanti a noi, i Beati Martiri irlandesi,
invitandoci alla fiducia in ogni circostanza.
“Il Signore ridona la vista ai ciechi, il Signore rialza chi è caduto” (Ivi):
è la certezza che ha confortato la Beata Françoise, spingendola a farsi
“strumento di Dio” per riaccendere la luce della speranza in tanti cuori
sfiduciati e stanchi.
“Egli sostiene l’orfano e la vedova, ma sconvolge le vie degli empi” (Ivi):
non ne hanno mai dubitato le Beate Nazaria Ignacia e Maria Josefa nel loro
generoso spendersi per il sollievo del prossimo più povero e abbandonato.
“Il Signore regna per sempre, il tuo Dio, o Sion, per ogni generazione” (Ivi):
è lo speciale messaggio che consegna a tutti noi il Beato Rafael, che nella
contemplazione amorosa di Dio ha trovato e attuato il senso pieno della
propria vita.
“Il Signore regna per sempre . . .”.
Regna, o Signore, sui popoli che si onorano di aver dato i natali ai nuovi
Beati! Regna su tutti i popoli della terra!
Per la preghiera di questi celesti intercessori, fa’ che le nuove
generazioni sappiano emularne l’esempio e portare la luce del tuo Vangelo
oltre la soglia del nuovo millennio cristiano.
Amen!
© Copyright 1992 - Libreria Editrice Vaticana
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