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VISITA ALLA PARROCCHIA DEI SANTI AQUILA E PRISCILLA

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Domenica, 15 novembre 1992

 

Fratelli e sorelle carissimi
della Parrocchia dei Santi Aquila e Priscilla!

1. “Questo è il giorno fatto dal Signore; rallegriamoci ed esultiamo in esso” (Sal 118, 24). Dopo vent’anni di attesa, e di intenso lavoro pastorale, ecco giunto il momento solenne della consacrazione di questa chiesa, voluta dal mio predecessore, l’indimenticabile Papa Paolo VI. Essa, dedicata a due coniugi fedelissimi collaboratori di San Paolo, vuol essere segno visibile della comunione che anima la vostra comunità ecclesiale. Una comunità, la vostra, che durante un lungo periodo di tempo si è riunita in locali provvisori, ma che sin dall’inizio ha cercato di crescere nella collaborazione e nella solidarietà. Questo è veramente “il giorno fatto dal Signore”. Giorno di gioia e di ringraziamento; giorno di riflessione e di nuovi generosi propositi di bene. Come ben sottolinea il rito di dedicazione, l’opera muraria edificata dalle mani dell’uomo viene santificata e consacrata a Dio. La sua destinazione è il culto pubblico, è la convocazione dell’assemblea dei fedeli per celebrare l’Eucaristia e gli altri sacramenti, per pregare per ricevere la conveniente istruzione cristiana, per sentirsi anche visibilmente e a pieno titolo membri della famiglia dei figli di Dio in Cristo Gesù. In questo luogo si compiranno le tappe dell’itinerario di ogni credente: nasceranno alla fede le nuove creature, si formeranno le famiglie cristiane; sarà distribuito il pane della parola e il pane del corpo e sangue di Cristo; si prenderà forza per servire la missione alla quale ciascuno è chiamato; si accompagneranno per l’estremo commiato i fratelli chiamati al riposo eterno.

2. Ma accanto alla “chiesa di mattoni” dovete ora proseguire a costruire “la Chiesa di persone”. I testi biblici dell’odierna liturgia ci invitano a meditare su questo impegno apostolico che tutti concerne personalmente. Il vostro sogno, cari parrocchiani, è compiuto e potete ben disporre adesso di una casa che è veramente casa di tutti perché è dimora di Dio, nostro Padre celeste. Come la chiesa-edificio è formata di mattoni o di pietre ben allineate, sovrapposte, compaginate e unite tra loro, così la Chiesa-corpo di Cristo dev’essere un edificio spirituale armonico, fatto di pietre vive, che riproducono in se stesse le caratteristiche di Cristo. Lo abbiamo ascoltato poco fa. L’apostolo Pietro, nella sua prima Lettera, chiama il Signore con il nome di “pietra viva, rigettata dagli uomini, ma scelta e preziosa davanti a Dio” (1 Pt 2 ,4), aggiungendo che pure noi veniamo “impiegati come pietre vive, per la costruzione di un edificio spirituale, per un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, per mezzo di Gesù Cristo” (Ivi). Affinché ciò si compia - ci ricorda il testo evangelico poc’anzi proclamato - è necessario coltivare una fede schietta e profonda come quella del Principe degli Apostoli che a Cesarea di Filippo, esclamò, “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente” (Mt 16, 18). Tu sei il Cristo! Chi può ripetere ciò con interiore verità, se non colui che è posseduto dallo Spirito Santo? Solamente l’ascolto fedele della Parola di Dio e la ricerca incessante della divina volontà conducono il credente all’intimità con Cristo. Questa vostra chiesa di forma circolare, solenne e semplice allo stesso tempo, ben sottolinea come il popolo cristiano è chiamato a camminare e convergere verso l’Eucaristia. È allo spezzare del pane che i discepoli di Emmaus riconobbero il divino Maestro (cf. Lc 24, 30-31). Così sarà anche per voi: nella degna partecipazione all’unico pane e all’unico calice voi potrete meglio comprendere la vostra identità di cristiani e più adeguatamente approfondire la vostra missione apostolica.

3. So che siete già generosamente incamminati su questa via, segnata dall’apostolo Pietro. In particolare vi sforzate di essere “pietre vive”, ponendo ogni cura nella formazione cristiana delle famiglie, in ciò guidati dal carisma proprio di una parrocchia posta sotto la protezione di due coniugi santi. Con la preghiera composta in occasione della Missione Popolare dello scorso anno domandavate al Signore che ogni famiglia di questa comunità parrocchiale “diventasse una piccola chiesa”. Il vostro obiettivo resta tuttora quello di riflettere sull’identità della vera famiglia cristiana, seguendo l’insegnamento del Magistero e l’esempio dei Santi Patroni Aquila e Priscilla. Come vostro Pastore non posso non confermarvi e incoraggiarvi in questo proposito. La famiglia è la cellula vitale della società e della Chiesa. Fondati nell’amore di Dio, i nuclei familiari, se vivono uniti, fedeli, aperti alla preghiera e alla fraterna solidarietà, diventano un’autentica forza di rinnovamento per la società e per il popolo cristiano. Questo quartiere, nel quale vivete e operate, denso di popolazione e carico di molteplici problemi, risente di quelle contraddizioni e di quei mali tipici delle moderne metropoli, dove talora si rischia di raggiungere persino preoccupanti livelli di degrado morale. La droga, la piccola delinquenza, l’indifferenza verso gli altri, la chiusura nei propri piccoli interessi costituiscono concrete e quotidiane minacce alla pacifica convivenza delle persone e all’armonioso sviluppo del tessuto sociale. Solo famiglie solide, sostenute da una coraggiosa e compatta comunità parrocchiale, sono in grado di contrastare tali rischi e minacce. Assai opportunamente, pertanto, in questi anni sono state messe in atto da voi numerose iniziative spirituali, sociali, caritative, educative. Fra queste mi piace ricordare l’oratorio con le diverse attività per i giovani, le associazioni, i gruppi di impegno, le missioni parrocchiali itineranti. Sono persuaso che grazie all’intensa collaborazione offerta da ciascuno di voi, la Parrocchia dei Santi Aquila e Priscilla può guardare con fiducia al suo avvenire e immettere nel quartiere quella forza che consiste nella “fede e carità effettivamente vissute” (Gaudium et spes, 42).

4. Carissimi fratelli e sorelle, abbiate sempre dinanzi a voi l’ampio orizzonte missionario nel quale ben deve situarsi l’azione di ciascuno, delle vostre famiglie, dell’intera Comunità parrocchiale. La nostra Diocesi di Roma, mediante la celebrazione del Sinodo, vuole condurre tutti i credenti della Città di Roma a prendere coscienza della propria irrinunciabile missione evangelica in quest’ultimo decennio del secolo ventesimo, che ci prepara al Terzo Millennio cristiano. So che proprio ieri si è conclusa la prima fase delle Assemblee sinodali, dedicata alle Congregazioni Generali, durante le quali si sono ascoltati molti interventi dei rappresentanti della Comunità diocesana. Nei prossimi giorni inizieranno i Circoli Minori, ai quali seguiranno di nuovo le Congregazioni Generali. Facendo mie le parole pronunciate venerdì sera nella Basilica di San Giovanni in Laterano dal Cardinale Vicario, vorrei invitarvi a riconoscere e a vivere il Sinodo come “dono di grazia, opera dello Spirito Santo nella chiesa di Roma e per gli uomini e le donne di questa città”, nella comunione e nella testimonianza apostolica.

5. La Diocesi di Roma ha bisogno di comunione, di collaborazione e di coordinamento e sono grato al Cardinale Vicario per l’impegno che profonde in questo senso. Lo saluto con affetto e con lui saluto il Vescovo Ausiliare di Settore, Monsignor Cesare Nosiglia, il parroco, Monsignor Candido Facciolongo e i vicari parrocchiali. Saluto anche tutti i sacerdoti parroci di questa Prefettura. Rivolgo un cordiale pensiero ai Religiosi, alle Religiose e ai laici attivamente impegnati nelle varie iniziative comunitarie. Un particolare saluto va agli ammalati, agli anziani, a quanti soffrono nel corpo e nello spirito. Voglio abbracciare tutti i bambini; saluto poi i giovani qui presenti e quelli del vostro quartiere Portuense. Da questa chiesa, nel giorno della sua dedicazione, vorrei rivolgere alla Diocesi un appello a favore della costruzione di nuovi edifici di culto. L’Avvento ormai imminente è tempo prezioso per aprire il cuore alla generosità. Possa il fattivo contributo di tutti venire incontro alle numerose Comunità che ancora non dispongono di un adeguato luogo dove incontrarsi per pregare e crescere insieme come popolo di Dio.

6. “Ama la tua chiesa come tua casa e la tua casa diventerà piccola chiesa”. Con quest’invito a voi ben familiare vorrei esortarvi, carissimi fratelli e sorelle, a imitare i vostri Protettori che con amore e fedeltà reciproca hanno seguito le orme di Cristo e con il lavoro delle loro mani hanno cooperato alla missione apostolica di San Paolo, colonna della Chiesa di Roma.

Possano essi con la loro intercessione suscitare tra di voi famiglie sante, capaci di donare al Signore figli generosi, disposti a servirlo senza riserve.

La loro preghiera ottenga a tutti voi di essere saldi nella fede, radicati nella speranza, generosi nella carità, dediti a ogni virtù cristiana, affinché, grazie anche all’annuncio e alla testimonianza di ogni fedele di questa Parrocchia, giunga agli abitanti della Città di Roma con forza nuova la lieta novella del Vangelo, così che si costruisca con il contributo di tutti una città a dimensione d’uomo.

Santi Aquila e Priscilla, che avete fatto della vostra casa aperta all’accoglienza una “chiesa domestica” (cf. 1 Cor 16, 19), sostenete l’impegno delle famiglie di questa parrocchia. Rendetele autentici focolari di amore e di speranza evangelica, fari luminosi di fedeltà e di misericordia; templi vivi per “offrire sacrifici spirituali a Dio per mezzo di Gesù Cristo”.

Chiese domestiche al servizio della nuova evangelizzazione.

Amen!

 

© Copyright 1992 - Libreria Editrice Vaticana

 

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