 |
«TE DEUM»
DI RINGRAZIAMENTO PER LA FINE DELL’ANNO 1992
OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II
Chiesa del Gesù -
Giovedì, 31 dicembre 1992
1. “Davanti al Signore che viene” (Sal 96, 13).
Il salmo proclama la verità dell’avvento di Dio. “Il Signore che viene a
giudicare la terra” (cf. Sal 96, 13), perché “questa è l’ultima ora” (1
Gv 2, 18), l’ultimo giorno di questo anno solare, l’ultima sera. L’avvento
liturgico ci prepara per la venuta di Dio nel tempo, nella pienezza del tempo,
per il mistero del Verbo Incarnato, per la notte della nascita di Dio a
Betlemme. L’ultimo giorno dell’anno, l’ultima ora è inscritta nella nascita di
Dio. È anche abbracciata dall’avvento liturgico. Insieme con la nascita di Dio
nella carne umana, quindi, il tempo della storia dell’uomo è stato orientato
verso gli ultimi destini, è entrato nella dimensione del regno di Dio, che è
compimento della storia degli uomini e del mondo. A questo fatto, in certo modo,
ci richiama l’ultima ora di ogni anno.
2. Stiamo “davanti al Signore che viene a giudicare la terra” - così proclama il
Salmo dell’odierna liturgia. Il giudizio è strettamente legato con la logica
dell’esistenza umana. Particolarmente quando l’uomo si trova di fronte a una
fine, sente il bisogno di un giudizio. Perché ciò che è passato, ciò che è alle
sue spalle, trovi la sua espressione nella verità. Proprio il giudizio è
l’espressione della verità. Il giudizio dell’uomo si incontra col giudizio di
Dio. Il giudizio dell’uomo è sempre limitato, sottoposto alle condizioni di un
tempo e di un luogo determinati. È necessario che questo giudizio umano si
ritrovi nello spazio della verità divina, affinché in questa prospettiva sia
accolto e penetrato fino in fondo dal giudizio di Dio stesso, da quella luce di
cui parla il prologo del Vangelo di Giovanni: “La luce splende nelle tenebre, ma
le tenebre non l’hanno accolta” (Gv 1, 5). Oggi, nell’ultima ora
dell’anno che finisce, continua ad essere presente la gioia della nascita di
Dio. “Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito . . . perché
il mondo si salvi per mezzo di lui” (Gv 3, 16-17). La logica umana del
giudizio si incontra con la divina volontà di salvare l’uomo. Dio vuole che gli
uomini si salvino. Per questa ragione la luce è venuta nel mondo. Gli uomini
sono stati chiamati per camminare in questa luce, per diventarne i testimoni.
Questa è la chiamata salvifica.
3. Oggi rivolgiamo il nostro pensiero a Roma. In questa sera vogliamo pensare
particolarmente a questa nostra Città. Nella basilica “del Gesù” si riunisce la
Chiesa che è in Roma insieme col suo Vescovo. Saluto il Cardinale Vicario,
Camillo Ruini, insieme con i Vescovi ausiliari. Saluto pure il Cardinale Eduardo
Martínez Somalo, titolare di questa chiesa, e i padri Gesuiti che vi svolgono il
loro ministero. Saluto, infine, i Presuli, il Clero, le Autorità cittadine e
tutti i fedeli presenti. Di Roma si dice spesso che è “la città eterna”. Ma
nessuna città sulla terra è eterna, “perché passa la scena di questo mondo” (1
Cor 7, 31). Se si dice di Roma “città eterna” - prima di tutto lo si fa
perché in essa si è fermata in modo particolare, la Verità che è il Verbo di Dio
- e il Verbo di Dio non passa. Il Verbo qui si è fermato per mezzo del ministero
apostolico di Pietro e Paolo. Roma è diventata così la sede della successione
apostolica della Chiesa, rappresentata in modo eminente dai due Apostoli.
Insieme con la testimonianza che essi hanno dato al Verbo Incarnato, un
particolare raggio della divina Eternità è penetrato in ciò che è passeggero. Proprio per questo sant’Ireneo poteva affermare: “Ma poiché sarebbe troppo lungo
. . . numerare le successioni di tutte le Chiese, indichiamo solo la tradizione
ricevuta dagli apostoli, la fede annunciata a tutti gli uomini e giunta fino a
noi nella successione episcopale, della Chiesa più grande e più antica,
conosciuta da tutti; della Chiesa fondata e costituita a Roma dai due
gloriosissimi apostoli Pietro e Paolo . . . Con questa Chiesa, per la sua esimia
superiorità, deve accordarsi la Chiesa universale, cioè i fedeli che sono
ovunque; in essa infatti viene conservata, da coloro che sono dovunque, la
tradizione derivante dagli apostoli” (Adversus haereses, 3 ,3, 2: PG 7, 848).
4. L’anno che finisce è diventato, nel quadro del Sinodo romano, un tempo
particolare grazie a ciò che è stato chiamato il “Confronto con la Città”. Non
possiamo vivere, come romani e in modo particolare come cristiani, senza un tale
confronto. Dobbiamo, nel quadro del Sinodo, elaborare un’immagine multipla
dell’odierna Roma. Però questo “oggi” ha radici molto profonde. Cristo ha messo
le radici in questa Città, la sede dell’impero, per mezzo dei suoi apostoli.
“Cristo ieri e oggi” (cf. Eb 13, 8). Questo “ieri” originario di Cristo,
della sua Chiesa a Roma, germogliava per lungo tempo sotto la terra, nascosto.
Però già durante la vita degli Apostoli diventò visibile. Come avevano
crocifisso Cristo a Gerusalemme così crocifissero i suoi discepoli e seguaci. Li
condannarono “ad bestias”. Li bruciarono come vive fiaccole nei circhi di Roma
imperiale. Lo stesso Pietro fu crocifisso e Paolo fu condannato alla
decapitazione. In tal modo essi resero fino alla fine la loro testimonianza a
Cristo.
Il “Confronto con la Città” è confronto con questo “ieri e oggi” di
Cristo a Roma. “Il Figlio unigenito che è nel seno del Padre” non cessa di
parlare di lui, del Padre (cf. Gv 1, 18). I discepoli di Cristo, verso la
fine del secondo millennio, non cessano, a loro volta, di rendere testimonianza
alle grandi opere di Dio.
E vogliono farlo in questa grande e multiforme Città
di Roma, ricca di umanità ma anche segnata da molte miserie, materiali e morali.
Seguendo il Figlio di Dio, fatto bambino per la nostra salvezza, i cristiani di
Roma intendono essere, per ogni uomo e donna che vive in questa Città, segno
credibile dell’amore misericordioso di Dio. Essi intendono annunciare e
testimoniare il Messaggio della speranza evangelica anche a tutti coloro che
verranno pellegrini a Roma nell’anno che ci attende, e poi sempre più numerosi
con l’avvicinarsi del grande Giubileo. Essi sono consapevoli di dover essere, in
nome del Vangelo, stimolo a una convivenza più fraterna e più coraggiosa
nell’affrontare la vita, perché più fiduciosa nella Provvidenza di Dio.
5. Alla fine dell’anno che se ne va, alla soglia dell’anno nuovo, continua la
gioia della nascita di Dio. La logica umana del giudizio e la valutazione di ciò
che si sviluppa nel tempo si incontrano con la divina volontà della verità e
della salvezza. “Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio
unigenito” (Gv 3,16).
Il Sinodo della Chiesa che è in Roma desidera
essere - tra l’anno che va e quello che viene - il testimone e, in senso
specifico, anche il ministro evangelico di un tale incontro tra la logica umana
del giudizio e la divina volontà della verità e della salvezza dell’uomo.
Continua la gioia del Natale, perché continua la sua realtà. “Dalla sua pienezza
noi tutti abbiamo ricevuto e grazia su grazia” (Gv 1, 16). Di generazione
in generazione.
“La grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo” (Gv
1, 17). La nostra generazione desidera avere in essa la sua parte secondo la
misura delle sfide e delle necessità del nostro tempo. Quando dico questo, penso
a tutti gli uomini, a tutti i cristiani della nostra generazione in Roma. Come
Vescovo - indegno successore di San Pietro - partecipo della loro fede, speranza
e amore. Sono servo di tutti. Di ciascuna parrocchia romana, delle famiglie
cristiane, dei laici impegnati a vivere con coerenza il loro Battesimo. Di tutte
le associazioni e movimenti giovanili. Di ogni comunità religiosa maschile e
femminile. Di tutte le persone consacrate a Dio, in modo particolare di quelle
dedicate alla causa del regno di Dio a cui è chiamato l’uomo.
Tutti insieme cantiamo il “Te Deum”.
Ringraziamo per la grazia e per la verità che sono venute a noi per mezzo di
Cristo. In lui siamo nati di nuovo. Da lui abbiamo ricevuto la forza per
diventare figli di Dio.
Tu Rex gloriae, Christe. Tu Patris sempiternus es Filius. Salvum fac populum
tuum. Amen!
© Copyright 1992 - Libreria Editrice Vaticana
|