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VISITA ALLA PARROCCHIA DI SANT’ELENA

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Domenica, 17 gennaio 1993

 

1. “Ecco l’agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo!” (Gv 1, 29). Carissimi fratelli e sorelle della parrocchia di sant’Elena! Le parole del Vangelo di Giovanni, che abbiamo poc’anzi ascoltato, ci pongono dinanzi al Signore Gesù, vero Dio e Salvatore dell’umanità. Sono parole che prefigurano la missione salvifica del Figlio di Dio, Agnello pasquale immolato per la nostra salvezza. “Ecco colui che toglie il peccato del mondo”: così proclama Giovanni Battista. L’Agnello effigiato sopra l’arco trionfale, nel frontone della vostra chiesa, è in diretto riferimento a questo annuncio e costituisce un plastico invito a meditare il grande evento della Redenzione. È infatti per far memoria di Cristo, morto in Croce per noi, che siamo oggi qui riuniti. La Croce di Cristo trionfa al centro del catino dell’abside di questo tempio, fatto erigere, ottanta anni or sono, nell’anno 1913, dal mio predecessore san Pio X in onore di sant’Elena, madre dell’imperatore Costantino, a ricordo dell’editto di Milano, che donò piena libertà alla Chiesa fino ad allora perseguitata. “Christus vincit, Christus regnat, Christus imperat” è scritto alla base del grande obelisco di Piazza san Pietro. “Cristo ieri, oggi e sempre” (Eb 13, 8), proclama solennemente la Lettera agli Ebrei. Noi siamo di Cristo; a lui apparteniamo. In forza del sacramento del Battesimo, siamo stati immersi nella sua morte e nella sua risurrezione. Siamo stati introdotti nella famiglia divina, sorretti dalla speranza che non delude ed aperti alla prospettiva della vita eterna, che rende più ricco di significato il nostro quotidiano impegno apostolico.

2. “Io ho visto e ho reso testimonianza che questi è il Figlio di Dio” (Gv 1, 34). La testimonianza di Giovanni illumina la nostra ricerca di Dio. In Cristo, “Agnello pasquale e luce delle genti”, tutti gli uomini sono chiamati a formare il “popolo della nuova alleanza” (cf. Colletta). Il Signore invita i suoi discepoli a proclamare con le parole e l’esempio il lieto messaggio evangelico. Egli si rivolge particolarmente alla nostra Comunità diocesana, che giunta ormai alla vigilia del terzo millennio cristiano, sta percorrendo il cammino sinodale. È un cammino di riflessione e di rinnovamento. La Chiesa che è in Roma vuole giungere a questa ricorrenza bimillenaria in modo degno della sua tradizione spirituale, pronta a trasmettere alle generazioni future una fede salda e una carità fiorente. Attraverso la preghiera e lo sforzo comune essa mira a rinsaldare la comunione, quel legame cioè di fraternità che mai deve venir meno tra i singoli membri e le molteplici articolazioni della famiglia dei credenti. La Chiesa dei santi Apostoli Pietro e Paolo si propone di imprimere più generoso impulso alla propria missione di trasmettere il Vangelo a quanti nella Città l’avessero dimenticato o messo da parte. In tale impegno di comunione e missione, il Sinodo addita come scelte apostoliche preferenziali e prioritarie alcuni ambiti di primaria importanza: la famiglia, i giovani, i poveri, la scuola, la vita sociale.

3. “Ecco io vengo, Signore, per fare la tua volontà”: così abbiamo pregato col Salmo responsoriale. Essere disponibili ad aderire ai disegni di Dio: è questo ciò che Iddio ci domanda. Carissimi fratelli e sorelle, sono lieto di essere oggi tra voi per costatare quanto sia generosa l’adesione a Cristo che caratterizza la vostra comunità parrocchiale, composta da circa ventimila persone, articolate in quasi cinquemila famiglie. Mi rivolgo a voi con il saluto liturgico: “Il Signore sia con voi!”. Esso costituisce pure il mio augurio per l’anno appena cominciato. Ve lo rivolgo di cuore, unitamente al Cardinale Vicario Camillo Ruini, al Cardinale titolare di questa chiesa, Edouard Gagnon, al Vescovo Ausiliare di Settore, Monsignor Giuseppe Mani. Saluto il vostro Parroco, P. Ezio Bergamo, e i sacerdoti collaboratori, come pure gli studenti di teologia e i fratelli religiosi degli Oblati di Maria Vergine che risiedono nell’ambito della parrocchia. Saluto le Religiose presenti nel territorio parrocchiale e i membri delle varie associazioni cattoliche, grazie alle quali viene svolto un proficuo lavoro in molti campi dell’apostolato, tra i malati, i giovani, gli anziani e i bisognosi. Ringrazio ciascuno di voi per il bene che andate compiendo in questo quartiere a servizio della diffusione e della pratica del Vangelo, attraverso attività catechetiche, liturgiche, caritative ed educative, con singolare attenzione ai giovani.

4. L’opera dei Padri Oblati di Maria Vergine, ai quali la parrocchia fu affidata fin dal suo sorgere, ha accompagnato con zelo e con frutto la crescita delle ultime generazioni. Come non ricordare qui Padre Raffaele Melis, il parroco morto nel 1943, mentre amministrava il sacramento dell’Unzione dei malati alle vittime del bombardamento sulla ferrovia Napoli-Roma? Tuttavia il vento del secolarismo soffia anche sulla vostra comunità parrocchiale, diventata, come voi stessi sottolineate, in qualche modo “terra di missione”. In essa sembra essersi affievolito il bisogno del nutrimento spirituale della preghiera, della parola di Dio, dei sacramenti così che non pochi sono tentati di sorvolare con una certa facilità sul carattere sacro dei giorni festivi. Ci si chiude talora nell’individualismo della propria cerchia ristretta, dimenticando le sofferenze e i bisogni dei fratelli meno favoriti, in particolare degli immigrati e degli anziani, numerosi nel quartiere. Ma accanto a questi segnali di una certa perdita di vigore della pratica evangelica, come non mettere in evidenza l’impegno missionario che vi anima? La vostra parrocchia anela al fervore della primitiva comunità cristiana, dove tutti erano un cuor solo ed un’anima sola attorno agli Apostoli, solleciti di pregare insieme e di alleviare uniti le sofferenze dei poveri. Iddio vi accompagni su questo cammino.

5. “Ecco l’agnello di Dio”. Il Vangelo di questa seconda domenica del Tempo ordinario rafforza la nostra fede in Gesù, grazie alla testimonianza che Giovanni Battista gli rende davanti alle folle radunate presso il Giordano. Il Precursore lo addita come l’agnello di Dio, ossia come la vittima del sacrificio redentore attraverso il quale sarà tolto il peccato del mondo. Lo indica come colui che battezza in Spirito Santo, portando alle anime quel profondo rinnovamento che solo la grazia dei sacramenti reca con sé. Il piccolo Bambino, che abbiamo da poco contemplato nella culla di Betlemme, è il Dio incarnato, sceso al livello della nostra povertà per innalzarci alle altezze della sua ricchezza spirituale. È il Redentore dell’uomo, è la luce delle nazioni. Luce e salvezza dei popoli. Il suo Vangelo non invecchia mai. Se si ascoltasse e si seguisse il Vangelo! L’umanità camminerebbe certamente su sentieri di solidarietà autentica e di pace duratura; non ci sarebbe spazio per l’incomprensione, il risentimento e l’odio, che dividono non di rado i popoli, le famiglie, gli individui, accendendo preoccupanti focolai di violenza e di guerra di cui siamo ogni giorno testimoni. La pace, la gioia, la solidarietà, frutti dello Spirito di Dio, nascono nel cuore di chi cerca il Signore.

6. Grazia e pace a coloro che sono “chiamati ad essere santi insieme a tutti quelli che in ogni luogo invocano il nome del Signore nostro Gesù Cristo” (1 Cor 1, 2). Grazia e pace a voi, cari parrocchiani di sant’Elena! Ciascuno di voi, santificato in Cristo Gesù, è chiamato ad essere santo. Siate miti, costruttori di pace, puri di cuore, modesti e parsimoniosi, generosi. È la pratica delle beatitudini evangeliche che rende grandi e gioiose le persone e che dà stabilità alle famiglie e ai gruppi di impegno apostolico. Penso, in particolare agli anziani e agli ammalati che rivestono un ruolo importante nella vostra comunità grazie alla loro testimonianza di pazienza e di fiducioso abbandono nelle mani di Dio. Grazia e pace a tutti voi! Grazia e pace a te, parrocchia di sant’Elena, spazio di speranza per questo vasto quartiere Casilino. Vi sostenga Maria, la Madre della speranza, da voi tanto venerata. Sia il Redentore la guida e il punto di riferimento di tutti coloro che qui vivono ed operano insieme. Cristo è la luce; è la nostra salvezza. Cristo, Redentore nostro, Cristo dei nostri avi, dei primi cristiani di Roma, dai tempi di S. Elena, e poi di tante generazioni di cristiani fino al nostro secolo, fino ai nostri giorni, fino a questo anno 1993, che incominciamo. E vi auguro buon anno in Cristo Gesù. Amen!

 

© Copyright 1993 - Libreria Editrice Vaticana

 

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