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VISITA ALLA PARROCCHIA DI SANT’EUSEBIO ALL’ESQUILINO

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Domenica, 28 febbraio 1993

 

1. “Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto per esser tentato dal diavolo” (Mt 4, 1). Carissimi Fratelli e Sorelle! Così inizia il testo evangelico, appena proclamato, e che la Chiesa propone alla nostra meditazione in questa prima domenica di Quaresima. Invitandoci a riflettere sulle tentazioni di Gesù, la Chiesa ci stimola ad entrare con Lui nel deserto per fare esperienza della vicinanza di Dio, nella preghiera e nel digiuno, imparando da Lui il segreto della vittoria sul male. Solo, infatti, attraverso un autentico cammino di purificazione interiore è possibile fare esperienza viva della Pasqua, e risorgere con il Signore a vita nuova.

2. Considerando in parallelo le tre letture bibliche dell’odierna liturgia, non è difficile coglierne il nesso: esse gettano luce nuova sulla nostra vita. La prima, tratta dal Libro della Genesi, ci pone davanti agli occhi il dramma del peccato originale, che ha sconvolto il disegno di Dio e ha posto l’uomo in balia della morte. Dopo quella sconfitta primordiale, il male è andato sviluppandosi e l’umanità si è sempre più allontanata da Dio. Con Gesù, la storia in qualche modo ricomincia: Egli, come san Paolo ci spiega nella lettera ai Romani, è il secondo Adamo. Provato in ogni cosa come noi, escluso il peccato (Eb 4, 15), si è sottoposto alle tentazioni del primo Adamo, per restaurare il progetto iniziale di Dio, e ridare all’uomo la reale possibilità di sconfiggere il male. La persona umana incontra Gesù, il vincitore, che le riapre la via del ritorno a Dio: è Lui, anzi, la “via” (Gv 14, 6), sulla quale Dio e l’uomo si incontrano in una nuova intimità. “Come dunque per la colpa di uno solo si è riversata su tutti gli uomini la condanna, così anche per l’opera di giustizia di uno solo si riversa su tutti gli uomini la giustificazione che dà la vita” (Rm 5, 18).

Chi vuol salvarsi, non ha che da aggrapparsi a Cristo. Il primo Adamo è stato foriero di morte, il secondo Adamo è sorgente di vita.

3. “Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio” (Mt 4, 4). Ecco la prima risposta di Gesù al tentatore. All’inizio della vita pubblica, questi viene a prospettargli la strada facile di un messianismo temporale e glorioso, apparentemente più efficace, forse in grado di attirare il plauso degli uomini, ma certamente non rispondente al disegno divino. Quanto simili alle nostre sono le prove che Gesù ha subìto! Satana fa leva sul naturale bisogno di pane, per insinuargli la tentazione dell’avidità e del possesso, e si richiama alla consapevolezza del suo speciale rapporto con Dio, per muoverlo a desideri di potenza e di gloria umana. È sempre questa, fin dal giardino dell’Eden, la logica insidiosa del tentatore. Egli parte dal legittimo bisogno di vivere, di realizzarsi, di essere felici, per muovere l’uomo a credere che tutto ciò sia possibile senza Dio; anzi persino ponendosi contro di Lui.

Al primo uomo, Jahvè aveva dato non solo la gioia della sua amicizia, ma anche una reale partecipazione alla sua signoria, sottoponendogli ogni cosa. Tutto però era condizionato al retto uso della libertà. In quell’albero proibito al centro del giardino dell’Eden, vediamo simboleggiato il limite dell’umana libertà: l’uomo è creatura, e la legge della sua esistenza viene necessariamente dal suo Creatore. I nostri progenitori si illusero di diventare come Dio, andando contro di Lui. Finirono però per sperimentare la loro nudità, umiliati dal peccato e condannati a morire. Gesù, vincendo le tentazioni, ristabilisce il ruolo proprio di Dio. A guidare le sue scelte non sono le proposte ingannevoli di Satana, ma la parola del Padre celeste. È significativa l’insistenza della risposta di Cristo: “sta scritto”. Egli fa riferimento alla parola che non muta, alla legge di Dio che regge l’universo e guida la storia. A Dio l’uomo deve un’adorante e filiale obbedienza: “Adora il Signore Dio tuo e a lui solo rendi culto” (Mt 4, 10).

4. Perdonaci, Signore, abbiamo peccato! Questo è il tema che scandisce il Salmo Responsoriale dell’odierna liturgia. Questo è anche il sentimento che deve accompagnare l’intera Quaresima. Non può esserci salvezza, per chi non prende coscienza della propria colpa. “Riconosco la mia colpa – dobbiamo confessare col Salmista – il mio peccato mi sta sempre dinanzi” (Sal 51, 5). Non si tratta, tuttavia, di abbandonarsi ad oscuri “complessi”, che non hanno nulla a che vedere con l’autentico pentimento, e sono una incresciosa patologia della psiche. Occorre piuttosto recuperare la limpida coscienza della personale responsabilità, che, prima ancora di obbligare il credente davanti alla legge degli uomini, lo pone a confronto con la legge del Signore. “Contro di te, contro te solo ho peccato, quello che è male ai tuoi occhi io l’ho fatto” (Sal 51, 6).

5. Carissimi fratelli e sorelle, in questo tempo di Quaresima ci viene chiesto di sottrarci, per quanto è possibile, al ritmo talvolta frenetico dell’esistenza moderna, per rivedere, alla luce della Parola di Dio, l’intera nostra vita. La Quaresima, pertanto, è un periodo provvidenziale di riflessione e di conversione, di pentimento e di propositi nuovi. È anche occasione propizia per una maturazione della coscienza morale, che ci renda capaci di affrontare responsabilmente le tentazioni dell’epoca contemporanea. C’è il rischio infatti che la comunità cristiana, quando non è ben formata, avverta con difficoltà quali sono le irrinunciabili esigenze della Parola di Dio rispetto ai Problemi e alle situazioni inedite del momento storico che stiamo vivendo. Dedicare un tempo più prolungato alla lettura della Sacra Scrittura, preoccuparsi di mettere a frutto gli aspetti della dottrina cristiana servendosi anche del “Catechismo della Chiesa Cattolica” recentemente promulgato, può essere per ciascuno un significativo impegno quaresimale, capace di illuminare la mente e disporre il cuore verso Dio e i fratelli. Nel rapporto personale e vivo con la Parola di salvezza si trova il segreto della vittoria sulle tentazioni, secondo l’esempio di Gesù, che è accanto a ciascuno per aiutarlo nella lotta. “Non di solo pane – ci ricorda il divino Maestro – vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”.

6. Carissimi fratelli e sorelle della parrocchia di Sant’Eusebio! Voi vivete in una zona della Città, che ricorda le proprie origini cristiane. Il vostro patrono era un patrizio romano del IV secolo, presbitero e confessore della fede. Intorno alla vostra chiesa parrocchiale si alimentò per secoli quel culto dei santi, testimoni di Cristo, il cui esempio ha sostenuto la perseveranza delle generazioni cristiane. Attualmente anche questo vostro quartiere è segnato dal ritmo e dalle caratteristiche tipiche della vita moderna, con i vantaggi, e le concrete problematiche a voi ben note: povertà, emarginazione, difficoltà economiche e sociali, illegalità, disordine, paura. Ma è qui ed in questo tempo che voi siete chiamati ad annunciare e testimoniare il Vangelo della speranza. Il bene che nella vostra parrocchia si fa è molto. Insieme ai vostri presbiteri, date vita a iniziative preziose per la pratica religiosa, la frequenza ai sacramenti, il sostegno ai bisognosi, la carità nelle sue molteplici espressioni. Operano tra voi diverse Congregazioni religiose femminili, che prestano un attivo contributo alla pastorale, mentre molti laici offrono volentieri la loro collaborazione attraverso gli organismi pastorali. Di questo ringrazio Dio. Ringrazio inoltre voi tutti, che saluto cordialmente, insieme al Cardinale Vicario, al Vescovo di Settore, Mons. Giannini, al vostro parroco, don Gianfranco Martella e ai sacerdoti collaboratori. Il mio affettuoso pensiero si estende ai malati, ai giovani, alle numerose famiglie del vostro quartiere ed a quanti compongono la vostra attiva Comunità parrocchiale.

7. Perseverate nel bene! Non stancatevi di collaborare con Gesù nel portare il suo Vangelo a quanti incontrate. Il secolo ventesimo sta ormai per chiudersi, e noi vogliamo dedicare gli anni che restano ad uno sforzo di rinnovata evangelizzazione. Questo si propone il Sinodo Pastorale Diocesano, giunto a un momento molto importante del suo percorso. Concluso l’esame dello “Strumento di lavoro sinodale”, esso verrà ora rielaborato alla luce dei molteplici suggerimenti raccolti. Prego il Signore che il Sinodo e il “Confronto con la Città”, sul quale è tornato ieri con opportune parole il Cardinale Vicario, siano vissuti in profondità nella vostra parrocchia.

Carissimi fratelli e sorelle, siate una comunità viva, vibrante, generosa. Possiate fare esperienza del Vangelo ed esserne coraggiosi testimoni. Il Signore vi ricolmi della sua misericordia e della sua pace.

Amen!

 

© Copyright 1993 - Libreria Editrice Vaticana

 

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