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VISITA ALLA PARROCCHIA DELLA
TRASFIGURAZIONE
OMELIA DI GIOVANNI
PAOLO II
Domenica, 7 marzo 1993
“Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in
disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro” (Mt 17,
1-2).
1. Carissimi fratelli e sorelle, nella seconda Domenica di Quaresima la
liturgia ci fa contemplare il mistero della Trasfigurazione di Cristo,
costantemente richiamato in questa vostra chiesa dalla grande tela che
sovrasta l’altare. Si tratta di un dono di un mio predecessore, il Papa Pio XI,
ed è una pregevole riproduzione del capolavoro di Raffaello. Domina la scena
la figura di Gesù dal volto splendente “come il sole” e dalle vesti “candide
come la luce”. Egli, dice il Vangelo, “fu trasfigurato davanti a loro”.
“Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno – narra l’evangelista Luca
–; tuttavia restarono svegli e videro la sua gloria e i due uomini che stavano
con lui” (Lc 9, 32). Si tratta di Mosè ed Elia, due fra i maggiori
protagonisti della storia della salvezza, grandi amici di Dio, che guidarono
il popolo ebraico ad accogliere l’Alleanza e ad esserle fedele, prefigurando
nelle azioni e nell’insegnamento profetico il futuro Messia.
2. “Signore è bello per noi stare qui” (Mt 17, 4). Possiamo
immaginare lo stupore dei tre discepoli di fronte alla visione. Erano abituati
a vedere Gesù nell’umile aspetto della sua quotidiana umanità e quanto grande
fu la loro meraviglia ed emozione di fronte allo splendore di Gesù
trasfigurato! La proposta di Pietro di innalzare tre tende, una per Gesù, una
per Mosè e una per Elia, esprime il desiderio di far durare il più possibile
questo momento di grazia e di incontenibile gioia. “Signore, è bello per noi
restare qui”! Sul Tabor Gesù offre ai discepoli prediletti un’anticipazione
della gloria della risurrezione, uno squarcio di cielo sulla terra, un
assaggio del “paradiso”. Pietro “stava ancora parlando quando una nuvola
luminosa li avvolse con la sua ombra. Ed ecco una voce che diceva: Questi è il
mio figlio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto. Ascoltatelo” (Mt
17, 5). È una vera manifestazione di Dio, che ricorda le “teofanie”
sperimentate dagli antichi patriarchi, ed è simile a quella avvenuta presso il
fiume Giordano, dopo il battesimo del Redentore. Come allora, anche qui si
rivela una presenza trinitaria: la voce del Padre, la persona del Figlio
incarnato e la nube luminosa, simbolo dello Spirito Santo, al pari della
colomba posatasi sul Cristo battezzato dal precursore. I sentimenti degli
Apostoli mutano: alla gioia subentra un “grande timore”; cadono con la faccia
a terra. “Gesù si avvicinò e, toccatili, disse: Alzatevi e non temete.
Sollevando gli occhi non videro più nessuno, se non Gesù solo” (Mt 17,
7-8).
3. Il mistero della Trasfigurazione si compie in un momento ben preciso
della predicazione di Cristo della sua missione, quando cioè egli inizia a
confidare ai discepoli di dover “salire a Gerusalemme e soffrire molto... e
venire ucciso e risuscitare il terzo giorno” (Mt 16, 21). Con
riluttanza essi accolgono il primo annuncio della passione e il divino
Maestro, prima di ribadirlo e confermarlo, vuole dar loro la prova del suo
totale radicamento nella volontà del Padre perché davanti allo scandalo della
croce essi non abbiano a soccombere. La passione e la morte saranno infatti la
via per la quale il padre celeste farà giungere alla gloria “il Figlio
prediletto”, risuscitato dai morti. Questa sarà d’ora innanzi anche la via dei
suoi discepoli. Nessuno giungerà alla luce se non attraverso la croce, simbolo
delle sofferenze che affliggono l’umana esistenza. La croce viene, così,
trasformata in strumento di espiazione dei peccati dell’intera umanità. Unito
al suo Signore nell’amore, il discepolo partecipa alla sua passione
redentrice. Perciò san Paolo, nella lettura odierna, esorta Timoteo con queste
parole: “Soffri anche tu insieme con me per il Vangelo, aiutato dalla forza di
Dio. Egli infatti ci ha salvati e ci ha chiamati con una vocazione santa” (2
Tm 1, 8-9). La sofferenza per il credente non è che un passaggio
temporaneo, una condizione transitoria. Gesù – ribadisce l’Apostolo – “ha
vinto la morte e ha fatto risplendere la vita e l’immortalità per mezzo del
Vangelo” (2 Tm 1, 10). Il punto di arrivo della nostra esistenza è
dunque luminoso come il volto del Messia trasfigurato: in lui è la salvezza,
la beatitudine, la gloria, l’amore di Dio senza limiti. Come, pertanto, non
essere pronti alla sofferenza che conduce a questo traguardo? Essa trae senso
dall’impegno a convertire la nostra debole natura alle esigenze del bene. Essa
tiene conto dei limiti fisici e spirituali delle nostre persone e dei
quotidiani rapporti sociali, inquinati purtroppo dall’egoismo e dal peccato
che rendono faticoso il nostro cammino spirituale. La Trasfigurazione ci
mostra, alla fine, la prospettiva di un cambiamento fondamentale e
soprannaturale nello stesso tempo, di una vittoria e di un annuncio della
Pasqua di Cristo, un annuncio della Croce e della Risurrezione. È già Cristo
trasfigurato, quel Cristo che dopo la sua Risurrezione dovranno vedere con i
propri occhi gli stessi Apostoli e tanti altri testimoni della sua
Risurrezione. Testimoni di questa novità del mondo che la sua Risurrezione
inaugura e la Trasfigurazione preannuncia.
4. Carissimi fratelli e sorelle, Gesù ci ha dato i mezzi per affrontare
vittoriosamente il buon combattimento della fede, nella fedeltà alla sua
parola e nell’umile adesione alla Croce. Ascoltando assiduamente il Vangelo,
celebrando il Mistero salvifico nei Sacramenti e nella Liturgia eucaristica,
si diventa capaci di annunciare e testimoniare la novità cristiana con una
disponibilità generosa e pronta. Non da soli, però, ma inseriti nel Corpo di
Cristo che è la Chiesa, sacramento universale di salvezza. La Chiesa è la
grande comunità dei credenti in Gesù Cristo, guidata dai Pastori da lui
scelti. Egli, nel suo amore per gli uomini, ha costituito i Dodici come suoi
testimoni e ad essi ha affidato la custodia della fede e la continuazione
della sua opera, sotto la guida di Pietro. Gli Apostoli e i loro successori
hanno dato vita alle Chiese particolari, tra le quali si distingue la nostra
Chiesa di Roma, la Diocesi di Pietro e dei suoi successori. E così la Chiesa
ha ricevuto il mistero pasquale di Cristo, la sua morte, la sua Croce e la sua
Risurrezione e ha ricevuto anche questo mistero della Trasfigurazione,
preannuncio della vittoria, di Cristo glorioso sotto la condizione umana
debole e peccatrice. Mi congratulo con voi, con questa parrocchia, per avere
come mistero titolare della vostra comunità il mistero della Trasfigurazione.
Ci dice tanto, ci porta tanta speranza, ci dà tanto senso alla nostra
esistenza, ai nostri lavori, alle nostre sofferenze. Trasfigurazione: siamo
tutti partecipi, siamo tutti destinatari di questa Trasfigurazione in cui Gesù
ci preannuncia la sua Pasqua e la vita eterna per ciascuno di noi.
5. A partire dal Concilio Vaticano II è andata crescendo nelle varie
componenti della Comunità ecclesiale di Roma la consapevolezza di essere una
peculiare realtà diocesana. Tale presa di coscienza ha ispirato anche la
celebrazione del Sinodo pastorale, che, dopo un’accurata preparazione e uno
svolgimento lodevole, si avvia adesso alla sua conclusione operativa. Mille e
duecento delegati, rappresentanti di tutte le realtà della Diocesi, hanno
lavorato nei mesi scorsi alla redazione di un testo sinodale che mira a
rispondere alle presenti e future necessità pastorali della Città. Scopo
primario del Sinodo, come a voi è ben noto, è di dar impulso ad una rinnovata
ed aperta evangelizzazione in vista del terzo Millennio cristiano. Affinché
ciò avvenga è necessario che cresca sempre più la collaborazione e l’intesa
tra i fedeli, le parrocchie, le associazioni, gli istituti religiosi, le
università e le scuole cattoliche, superando la tentazione di chiudersi in
ristretti interessi o di adagiarsi in un impegno limitato e circoscritto. La
comunione è alla base della missione! Essa si fonda sulla piena condivisione
dell’unica fede. Le parrocchie, pertanto, che costituiscono le cellule
fondamentali di ogni Chiesa particolare, sono chiamate a vivere la loro
fedeltà al Vangelo in piena sintonia tra di loro e con l’intero presbiterio
diocesano. Occorre aprirsi alla collaborazione interparrocchiale nelle
Prefetture e nella Diocesi.
6. Anche a voi, cari parrocchiani della Trasfigurazione, rivolgo questo
invito e so di poter contare sulla vostra generosità, largamente testimoniata
dalle molteplici attività che voi conducete giorno per giorno con costante
entusiasmo. Vi accompagno con la preghiera, e domando al Signore di
sorreggervi nella fatica, confortarvi nelle sofferenze e nelle prove,
consolidandovi nella fede e nella carità. Con tali sentimenti, mi è gradito
insieme al Cardinale Vicario, il Vescovo di Settore, Monsignor Cesare Nosiglia,
salutare tutti voi: il vostro parroco, don Viscardo Lauro, e i sacerdoti suoi
collaboratori. Desidero inoltre rivolgere un grato pensiero ai Religiosi e
alle Religiose che dimorano nel territorio parrocchiale, agli operatori
sanitari e ai malati dei vicini ospedali. Saluto con affetto e abbraccio le
famiglie, le giovani coppie, i ragazzi e le ragazze, i bambini e gli anziani
che, per la loro fragilità, domandano più cura ed attenzione. Per tutti invoco
da Dio e da Maria, Madre di Cristo e della Chiesa, grazie abbondanti di
serenità e di gioia.
7. “Donaci, Signore, la tua grazia: in te speriamo!”. Quest’invocazione,
che abbiamo poco fa ripetuto nel Salmo responsoriale, ci accompagni lungo il
cammino di conversione proprio della Quaresima. Mai si distolga il nostro
sguardo da Cristo. “Egli ha vinto la morte e ha fatto risplendere la vita e
l’immortalità per mezzo del Vangelo” (2 Tm 1, 10). Aprici, o Dio,
all’ascolto del tuo Figlio! Fa’ che “accettando nella nostra vita il mistero
della croce, possiamo entrare nella gloria del tuo regno” (Colletta). Così
prega la Chiesa in questa seconda Domenica di Quaresima. Amen!
© Copyright 1993 - Libreria Editrice Vaticana
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