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VIAGGIO APOSTOLICO IN ALBANIA

ORDINAZIONE DI QUATTRO VESCOVI ALBANESI
NELLA CATTEDRALE DEL SACRO CUORE

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Scutari (Albania) - Domenica, 25 aprile 1993

 

Signor Presidente della Repubblica,
Signori Cardinali, Cari fratelli Vescovi, Cari fratelli Sacerdoti,
Vëllezër e motra! Qoftë lëvduar Jezu Krishti! (Fratelli e sorelle! Sia lodato Gesù Cristo!)

1. “Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?” (Lc 24, 26). Carissimi Fratelli e Sorelle, Figlie e Figli della Nazione albanese: “Questo è il giorno fatto dal Signore” (Sal 118, 24)! Davvero, il Signore “ha fatto” questo giorno per la vostra terra, per il vostro popolo, passato attraverso una particolare esperienza di morte, che è durata molti anni e ha provocato numerose vittime. La storia dell’Albania risplende anche attraverso i nomi dei martiri che hanno partecipato in modo peculiare alla croce e alla risurrezione di Cristo. Come i due discepoli, di cui parla il brano evangelico appena proclamato, ci troviamo anche noi oggi sulla strada di Emmaus. Siamo in cammino insieme con quei due discepoli che ricevettero il dono dell’incontro miracoloso col Cristo risorto. “Questo è il giorno fatto dal Signore”. Giorno di gioia, che il Vescovo di Roma è venuto a celebrare insieme con voi; il Vescovo di Roma, che per lunghi anni ha circondato con la propria preghiera, unita a quella di tutta la Chiesa, la tomba nella quale qui, in questa terra, era stato deposto Gesù e il suo corpo mistico che è la Chiesa. È Cristo che ha sofferto nei suoi Confessori: nei Vescovi e nei Sacerdoti, nei Religiosi e nelle persone consacrate, nonché in tutti coloro che nella vostra terra sono passati attraverso la sconvolgente esperienza di morte, che ha dolorosamente segnato la storia recente.

2. Ma non era possibile, come afferma lo stesso Pietro nella prima lettura dell’odierna celebrazione, che la morte “lo tenesse in suo potere...” (At 2, 24), cioè che tenesse in suo potere Cristo e coloro che hanno creduto a Lui. Pietro completa l’annuncio pasquale su Gesù dicendo che “Dio lo ha risuscitato, sciogliendolo dalle angosce della morte, perché non era possibile che questa lo tenesse in suo potere” (At 2, 24). Pietro annuncia questa verità a Gerusalemme nel giorno della Pentecoste, giorno della nascita della Chiesa. Oggi il Successore di Pietro ripete queste parole dinanzi a voi, qui riuniti! Dinanzi all’Albania e all’Europa, alla Chiesa universale e al mondo intero. La vostra esperienza di morte e di risurrezione appartiene a tutta la Chiesa ed a tutto il mondo. Ogni uomo deve riflettere ancora una volta su “tutto ciò che riguarda Gesù Nazareno” (Lc 24, 19), condannato a morte e crocefisso quasi duemila anni fa. Deve anche riflettere su ciò che è successo a voi in questi anni, anzi nei recenti decenni del ventesimo secolo. Non bisogna dimenticare quel che è stato! Guardare avanti per costruire un futuro libero e a dimensione dell’uomo è giusto; occorre però tener conto dell’esperienza trascorsa, per evitare di ripetere gli stessi errori d’un periodo tanto miserando. Quel che è avvenuto in Albania è qualcosa di mai registrato nel corso della storia. Veramente, “Misericordiae Domini quia non sumus consumpti” (Lam 3, 22). L’Albania è sprofondata in un abisso dal quale è un vero miracolo che sia potuta uscire senza spargimento di sangue. Ma quando tutto sembrava perduto, proprio allora è sopraggiunta la liberazione.

3. “Haec est dies...”. Oggi la Chiesa rivive nei suoi membri il mistero della Pasqua del Signore. Essa si trova sulla via di Emmaus, ed incontra lo stesso Cristo il quale, pur non riconosciuto in un primo momento, spiega poi ai discepoli il significato profondo del mistero della sua passione, morte e risurrezione: “Cominciando da Mosè e da tutti i profeti – narra l’evangelista – spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui” (Lc 24, 27), che, cioè, Egli doveva soffrire e morire per giungere così alla gloria della risurrezione. La Chiesa ritorna a questa catechesi primitiva, a questa catechesi pasquale trasmessa dagli Apostoli, affinché l’evento di Emmaus possa rinnovarsi pure oggi in mezzo a voi in tutta la sua pienezza. La Chiesa vi ritorna dopo gli anni delle brutali interdizioni e delle severe condanne, affinché – rinfrancati dalla Parola di Dio – voi possiate sperimentare in piena libertà quanto hanno vissuto i discepoli di Emmaus: “Prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Ed ecco si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero” (Lc 24, 30-31). Lo riconobbero nel sacramento dell’Eucaristia. Lo riconobbero con il cuore. “Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le Scritture?” (Lc 24, 32). Ecco, l’Eucaristia torna nella vostra terra. Torna la Chiesa, uscendo dalle catacombe, come ai tempi dell’antico impero romano, e, piena di gioia per la libertà riacquistata, annuncia: “Il Signore è risorto...

Davvero il Signore è risorto... Christos woskres”.

4. Rivolgo ora il mio affettuoso pensiero a voi, venerabili e cari fratelli, che state per ricevere l’Ordinazione episcopale. Il conferimento di questo sacramento, che vi unirà in modo particolare a Cristo buon pastore, desta in tutti noi grande commozione. È un momento davvero commovente, perché ci fa naturalmente pensare a quanti vi hanno preceduto nel ministero pastorale, a tutti quei vescovi e sacerdoti martiri, che qui, in Albania, hanno dato la vita per Cristo e per la Chiesa. È dunque un momento molto commovente, che ci tocca nel profondo anche perché, con la vostra Ordinazione episcopale, la Chiesa albanese comincia di nuovo a vivere in pienezza; ad esprimere la vita che le è propria, nella quale si manifesta in ogni suo aspetto l’eredità apostolica. È un momento commovente: “Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore produce molto frutto” (Gv 12, 24).

Ecco la verità che riassume il mistero della Pasqua e che vi trasmettono con la loro testimonianza coloro che prima di voi hanno svolto fedelmente il ministero di pastori, in mezzo al vostro popolo.

5. Facendo spirituale memoria di ognuno di loro, vi saluto con particolare affetto, carissimi fratelli! Saluto te, mons. Frano Illia, arcivescovo di Scutari, che proprio in questo giorno ricordi l’anniversario della tua condanna a morte, pronunciata 25 anni orsono e poi commutata in condanna ai lavori forzati, da te scontati per ben venti anni. Saluto il tuo ausiliare, mons. Zef Simoni, condannato pure lui un anno prima di te, il 25 aprile 1967, a 15 anni di prigione. La Provvidenza ha voluto che il 25 aprile fosse anche il giorno della vostra Ordinazione episcopale. Saluto poi te, mons. Rroti K. Mirdita, arcivescovo di Durazzo-Tirana, che hai generosamente accettato d’affrontare le sfide e i disagi di un servizio pastorale esigente e faticoso. E saluto infine te, mons. Robert Ashta, vescovo di Pulati, al quale va pure la gratitudine dei fedeli di questa terra per le sofferenze subite nei passati anni difficili.

Con la vostra Ordinazione, venerati fratelli, la Comunità cattolica ritrova stabilità e sicurezza nella propria struttura gerarchica e, mediante il vostro sostegno e la vostra illuminata guida pastorale, può guardare con maggiore serenità e fiducia verso l’avvenire. Essa sarà così più pronta ad offrire generosamente il proprio contributo, come del resto non ha mancato di fare in passato, allo sviluppo spirituale, culturale e sociale della Nazione albanese.

La vostra Ordinazione ha luogo in questa cattedrale di Scutari, una fra le più maestose chiese dei Balcani, trasformata negli anni scorsi in palazzetto dello sport, e riportata ora al suo primitivo splendore e per questo divenuta come il simbolo della risurrezione della Chiesa in Albania. Questo dato acquista pertanto un significato singolare: è segno gioioso per la Chiesa della ritrovata libertà e del suo rifiorire dopo il doloroso e prolungato inverno di solitudine e di persecuzione. Avendo preso parte alle sofferenze e alla morte del Redentore, i credenti d’Albania possono ora condividere il gaudio spirituale della Pasqua di risurrezione, da cui provengono nuove opportunità apostoliche e missionarie: ecco l’opera di Dio, ecco il giorno che ha fatto il Signore! “Haec est dies!”.

A voi, nuovi pastori di questo gregge di Cristo, viene oggi affidato il ministero di custodirlo nella fedeltà, di ammaestrarlo nella verità, di guidarlo alla santità e alla piena comunione nello Spirito santificatore, perché possa esprimere la ricchezza dei suoi carismi e portare frutti abbondanti di solidarietà e di pace.

6. La fede cristiana, che giunse in questa vostra terra grazie alla predicazione di san Paolo e dei suoi discepoli, deve essere ora custodita, approfondita e trasmessa alle nuove generazioni da voi, cari fratelli, che grazie all’Ordinazione episcopale diventerete successori degli apostoli. Sappiate avvalervi, in tale importante e impegnativo servizio apostolico, dell’aiuto e della fraterna collaborazione dei sacerdoti, nostri primi e più stretti collaboratori, dei religiosi, delle persone consacrate e dei laici, alla cui formazione dedicherete il meglio delle vostre energie. Come non esprimere, proprio in questa circostanza, sincera gratitudine a tutte quelle organizzazioni e istanze ecclesiali che, accogliendo gli appelli a favore della Chiesa albanese, hanno prontamente offerto il loro contributo per non farle mancare l’indispensabile supporto di persone e di mezzi, così da ridarle vita e speranza?

Cara Chiesa, comunità cattolica d’Albania, sii fiduciosa e guarda con ottimismo al tuo avvenire! Come in passato hai saputo rimanere fedele all’unico Signore Gesù Cristo, anche a costo del supremo sacrificio della vita, sii disponibile ora ad accogliere prontamente il Vangelo della carità divina e a testimoniarne con coraggio tutte le esigenze. Da’ l’esempio di un amore senza condizioni, di un amore che va al di là delle offese ricevute e che anzi, dimenticandole, è pronto ad offrire il perdono ai propri persecutori.

Gesù sulla croce, pregando per i suoi crocifissori, ha chiesto al Padre di perdonarli “perché non sapevano quello che facevano” (cf. Lc 23, 34), e nel “Padre nostro” ha insegnato a noi a completare la richiesta q Dio della remissione delle colpe personali con la disponibilità a perdonare a nostra volta. Abbiate sempre presente al vostro spirito gli insegnamenti del Maestro divino soprattutto in quest’ora di cambiamenti sociali e potrete collaborare a scrivere pagine di vera e piena riconciliazione nazionale nella storia del vostro Paese.

7. “Signore, resta con noi” (Lc 24, 29). Le parole, pronunciate dai due discepoli in cammino verso Emmaus, risuonano oggi in questa nostra assemblea con un’intensità tutta speciale. Allora uscirono dal cuore di persone che avevano trascorso tre giorni di sofferta esperienza della passione di Cristo e della sua morte in croce. Oggi, le proferite voi, carissimi figli e figlie dell’Albania, di questa Patria tanto dolorosamente provata. Le pronunciate dopo decenni di autentico martirio per la Chiesa di Cristo, di una morte decretata dalle leggi e messa in pratica da tutto il sistema sociale ateo imposto da uno Stato totalitario.

 “Resta con noi perché si fa sera e il giorno volge al declino...” (Lc 24, 29). Resta, Signore, ora che è finita la notte – questa notte storica dell’Albania – ed è di nuovo iniziato il giorno. Resta con noi, Signore! Offriremo a te questo giorno! Haec dies!

Fratelli e sorelle! In verità, questo è il giorno fatto dal Signore: esultiamo e gioiamo in esso! Amen.

 

© Copyright 1993 - Libreria Editrice Vaticana

 

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