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BEATIFICAZIONE DI UN MARTIRE
MISSIONARIO E DI TRE RELIGIOSE APOSTOLE DELL’AMORE DI CRISTO
OMELIA DI GIOVANNI
PAOLO II
Basilica Vaticana - Domenica, 16
maggio 1993
“Acclamate a Dio da tutta la terra” (Sal 66, 1).
1. Il salmo responsoriale dell’odierna liturgia costituisce un gioioso
invito alla lode. Dice il Salmista: “Venite e vedete le opere di Dio,
mirabile nel suo agire sugli uomini” (Sal 66, 5). Il riferimento è
anzitutto all’esodo: la liberazione del popolo eletto dalla schiavitù d’Egitto
e l’intervento salvifico operato in suo favore nel passaggio del Mar Rosso.
Si tratta di un motivo tipicamente pasquale. Dalla Pasqua dell’antica
Alleanza la liturgia passa all’Alleanza nuova stipulata nel sangue di Cristo:
“Cristo è morto una volta per sempre per i peccati, giusto per gli ingiusti,
per ricondurvi a Dio” (1 Pt 3, 18). Ecco, Fratelli e Sorelle, il nuovo
“esodo”, così come lo presenta l’apostolo Pietro, che esclama: “Adorate il
Signore, Cristo, nei vostri cuori” (1 Pt 3, 18). In questo tempo
pasquale giunge a noi rinnovato e insistente l’annuncio di Pietro, primo tra i
testimoni del Mistero pasquale di Cristo.
2. In questo medesimo Tempo, la liturgia torna frequentemente anche alle
parole pronunciate da Cristo alla vigilia della sua morte in Croce. Parole
pre-pasquali, che la Chiesa rilegge nella luce della Pasqua. Prima della
morte e risurrezione di Cristo, esse erano annuncio e promessa. Ora, dopo la
Pasqua, la Comunità dei credenti – come narrano gli Atti degli Apostoli –
riconosce la realtà della salvezza: le promesse si sono adempiute. Ecco il
tempo per gioire delle parole prima ascoltate e custodite nella memoria degli
apostoli e dei discepoli del Risorto. Quant’è mirabile il modo in cui esse si
sono verificate! Cristo assicura ai suoi: “Non vi lascerò orfani, ritornerò da
voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché
io vivo e voi vivrete” (Gv 14, 18-19).
Io vivo, perché sono nel Padre mio; anche voi vivrete, perché siete in me e
io in voi (Gv 14, 20).
3. Durante il tempo di Pasqua, in modo particolare, la Chiesa intera è
chiamata a riconoscere e sperimentare le opere mirabili che Dio compie tra gli
uomini (Sal 66, 5), specialmente in coloro che “amano Cristo” in
maniera eroica accogliendo senza riserve i suoi comandamenti e
osservandoli fino in fondo (cf. Gv 14, 21). Dio stesso ama questi suoi
figli con singolare predilezione, e viene a loro: il Padre e il Figlio
prendono dimora in essi mediante lo Spirito Santo. A quanti sono stati
pienamente disponibili alla sua parola, il Figlio ha rivelato se stesso e il
Padre, poiché ama con un amore particolare coloro che lo amano.
Oggi, carissimi Fratelli e Sorelle, la Chiesa ha la gioia di proclamare
“beati” quattro di questi discepoli, così disponibili alla parola del Signore
da ricevere in se stessi la pienezza dell’amore del Padre e del Figlio.
Ecco i loro nomi: Maurice Tornay, Marie-Louise de Jésus Trichet, Colomba
Gabriel, Florida Cevoli. Essi provengono da vari Paesi, da diversi popoli.
Davvero in essi e per essi “tutta la terra acclama il Signore” (cf. Sal
66. 1).
4. Pour répondre généreusement à l’appel de Dieu, Maurice Tornay découvre
qu’“ il faut aller jusqu’au bout ”, vivre l’amour héroïquement. L’amour de Dieu n’éloigne pas des hommes. Il pousse à la mission. Dans l’esprit
de sainte Thérèse de Lisieux, Maurice Tornay n’a qu’un désir: “ Conduire les
âmes à Dieu ”. Dans l’esprit de son Ordre, où chacun risque sa vie pour arracher
des hommes à la tempête, il demande à partir au Tibet pour gagner des hommes au
Christ.
Il commence par se faire Tibétain avec les Tibétains: il aime ce pays, qui
devient sa seconde patrie; il s’attache à en apprendre la langue, afin de
mieux communiquer le Christ. Comme le bon Berger qui donne sa vie pour ses
brebis, Maurice Tornay aime son peuple, au point de ne jamais vouloir l’abandonner.
Frères et Sœurs, implorons l’Esprit Saint. L’Église et le monde ont besoin de
familles qui, comme la famille Tornay, soient des creusets où les parents
transmettent à leurs enfants les appels du Christ à la vie chrétienne,
sacerdotale ou religieuse. Rendons grâce pour les germes d’espérance dans la
terre d’Asie. La mission et la passion du Père Tornay, et de ses prédécesseurs
des Missions étrangères de Paris et des Chanoines du Grand Saint–Bernard,
portent des fruits, silencieusement, dans la lente maturation. On ne peut que se
réjouir du dialogue respectueux entre les moines tibétains et les moines
catholiques, pour découvrir Celui qui est la voie, la vérité et la vie. Des
vocations se lèvent, comme en témoigne l’ordination récente d’un élève du
bienheureux; des chrétiens poursuivront l’œuvre du Père Tornay qui souhaitait
instruire les enfants et les conduire à la sainteté; car seule une vie sainte
mérite d’être vécue.
5. L’Évangile nous a fait entendre les paroles de Jésus: “ Si quelqu’un m’aime,
il gardera ma parole ”. Garder la parole du Christ, Sagesse éternelle de Dieu,
rester fidèle à ses commandements, c’est apprendre, comme l’a fait Mère
Marie–Louise Trichet à l’école de saint Louis–Marie Grignion de Montfort, à
méditer la richesse infinie de sa présence et de son action dans le monde.
Marie–Louise de Jésus s’est laissée saisir par le Christ, elle qui a recherché
passionnément l’alliance intérieure de la sagesse humaine avec la Sagesse
éternelle. Et le déploiement naturel de ce lien d’intimité profonde, ce fut une
action passionnément dévouée aux plus pauvres de ses contemporains. L’adoration
de la Sagesse du Père, incarnée dans le Fils, porte toujours à servir
quotidiennement ceux qui n’ont rien pour plaire aux yeux des hommes, mais qui
demeurent très chers au regard de Dieu.
Ce matin, Frères et Sœurs, rendons grâce au Seigneur pour la fondation de la
grande famille religieuse des Filles de la Sagesse, fruit de la sainteté
personnelle de saint Louis–Marie et de la bienheureuse Marie–Louise de Jésus.
Leur éminente charité, leur esprit de service, leur aptitude à conserver, comme
la Vierge Marie, “ toutes choses en leur cœur ”, nous sont désormais données en
exemple et en partage.
6. Quando una persona si rende disponibile interamente al soffio
dell’amore di Dio, viene coinvolta in una “avventura” spirituale, che
sfugge ad ogni umana previsione. La sua anima come vela s’apre al vento dello
Spirito e Dio può spingerla secondo gli imperscrutabili disegni della sua
provvidenziale Misericordia.
Così è stato per Madre Colomba Gabriel, che già dalla prima
adolescenza pronunciò il suo “sì” pieno e sincero a Cristo, decisa a “non
anteporre nulla al suo amore”, secondo, l’insegnamento del grande Padre
Benedetto. Lo Spirito Santo, attraverso la via della sofferenza, la distaccò
dalla terra d’origine, la condusse a lasciare tutto e a ricominciare da capo.
In lei, infatti, il Signore aveva posto un carisma speciale: il dono
dell’apostolato attivo della carità, da innestare sul tronco contemplativo
della regola benedettina.
Com’è attuale, Madre Colomba, la missione da te vissuta e trasmessa alle
tue Figlie! Oggi più che mai le nuove generazioni hanno bisogno di guide che
siano testimoni fedeli di Dio: esse vanno alla ricerca di persone che chiamino
alla vita con la voce del Cristo vivente. I giovani domandano – magari in modo
implicito – educatori veri, animati da un profondo senso di maternità e
paternità spirituale, né possessiva né dimissionaria, ma liberante con
la forza della verità e dell’amore, con quella forza dolcissima che Dio
solo può donare.
7. Un profondo desiderio di piena conformazione alla volontà di Dio
caratterizzò anche l’intera vita di consacrazione della Beata Florida Cevoli,
formata alla scuola spirituale di Santa Veronica Giuliani. Animata dallo
Spirito di Verità, che conduce i credenti ad interiorizzare la Parola di
Dio trasformando e santificando dall’interno la loro esistenza, la nuova
Beata, nel suo ufficio di Abbadessa, seppe vivere con stile evangelico il suo
compito, come vera serva delle Consorelle. Con l’esempio trascinò l’Ordine
delle Clarisse Cappuccine alla generosa osservanza della regola francescana,
in modo speciale per quel che riguarda la povertà, l’austerità e la semplicità
della vita.
La riservatezza della clausura e il desiderio del raccoglimento in Dio non
le impedirono tuttavia di accogliere e condividere i problemi della società
circostante. L’intimità spirituale rese anzi maggiormente convinto ed
efficace il suo interessamento, come testimonia sia la corrispondenza che
tenne con alcuni personaggi influenti del suo tempo, sia l’autorevole
mediazione da lei offerta per la pacificazione della popolazione di Città di
Castello.
L’espressione “Iesus amor, fiat voluntas tua”, con cui costantemente
iniziavano le sue lettere, ben riassume il senso profondo dell’intera sua
esistenza, totalmente orientata all’amore di Gesù crocifisso e al servizio dei
fratelli.
8. “Tutta la terra acclama il Signore”. Oggi, carissimi, una grande
gioia si diffonde in questa Città, nella Roma di Pietro e di Paolo, e si
espande fino alle regioni e ai Paesi d’origine dei Beati, da cui essi sono
entrati nel mistero della Comunione dei Santi.
Ecco, essi hanno adorato il Signore, Cristo, nei loro cuori (1 Pt
3, 15). Nella potenza di Cristo, sono stati sempre pronti a rispondere a
chiunque ha domandato ragione della speranza che era in loro (1 Pt 3,
15), della speranza che tutti ci unisce in quanto popolo messianico della
Nuova ed Eterna Alleanza.
Siate benedetti, Fratelli e Sorelle, oggi proclamati Beati, per la gioia
pasquale dell’odierna domenica. Voi avete dato questa grande gioia alla Chiesa
mediante la testimonianza della vostra vita. Cristo ha vissuto in voi. Per
vostro mezzo, Cristo viene oggi a noi e ci ripete: “Non vi lascerò orfani” (Gv
14, 18).
Vieni, Signore Gesù, e resta con noi!
© Copyright 1993 - Libreria Editrice Vaticana
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