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CELEBRAZIONE EUCARISTICA NELLA SOLENNITÀ
DEI SANTI APOSTOLI PIETRO E PAOLO NELLA BASILICA VATICANA

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Martedì, 29 giugno 1993

 

1. “Una preghiera saliva incessantemente a Dio dalla Chiesa per lui” (At 12, 5).

Una preghiera continua elevava la Chiesa per Pietro, che Erode aveva fatto imprigionare con l’intenzione di ucciderlo.

La solenne liturgia dei Santi Pietro e Paolo ripropone ogni anno questo passo degli Atti degli Apostoli, che parla delle prime persecuzioni subite dalla Chiesa, in Gerusalemme. La Provvidenza divina strappò Pietro dalle mani dei persecutori (cf. At 12, 11), concedendogli il tempo necessario per compiere la missione che aveva ricevuto da Cristo.

Ciò che non accadde in Gerusalemme – doveva accadere anni dopo a Roma. Secondo la tradizione il martirio, al tempo dell’imperatore Nerone, raggiunse nello stesso anno ambedue gli apostoli, Pietro e Paolo, le cui vie si ricongiungevano così nell’estrema testimonianza, imprimendo un sigillo indelebile nella storia della Chiesa di tutti i tempi.

2. Una preghiera saliva dalla Chiesa per Pietro...

Questa preghiera costituisce il riflesso ecclesiale della preghiera di Cristo stesso per Pietro, una particolare partecipazione ad essa: “Simone, Simone, ecco satana vi ha cercato per vagliarvi come il grano; ma io ho pregato per te, che non venga meno la tua fede” (Lc 22, 31-32).

Enorme è il peso di queste parole. Ed enorme è la potenza di questa preghiera. Cristo ne parla nel momento decisivo – quando già è giunta la “sua ora” (Gv 13, 1): l’ora messianica del Getsemani, della passione e della morte in croce. Questa “ora” è stata la prova della fede: la più grande prova della fede di Pietro.

Satana “cercava” (cf. Lc 22, 31) di infrangere questa fede, confessata vicino a Cesarea di Filippo (cf. Mt 16, 16). “Cercava” di infrangere questa fede su cui, come sulla pietra, è edificata per sempre la Chiesa. Satana lo “cercava” tantissimo. E contava sulla debolezza di Pietro, per il quale era difficile conciliare la verità sul Figlio del Dio vivente con la realtà del Servo di Jahvè crocifisso (cf. Mt 16, 22).

Per questo Cristo dice: “ma io ho pregato per te, che non venga meno la tua fede”. Questa preghiera non è forse il suo stesso martirio e la sua morte sulla croce?

3. “... che non venga meno la tua fede; e tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli” (Lc 22, 32).

Se la Chiesa intera prega per Pietro, non è quindi soltanto perché la minacciano pericoli dalle mani dei diversi “Erode” di questo mondo. Essa prega per Pietro perché il Signore si è compiaciuto di legare proprio a lui, in modo particolare, la fede del Popolo cristiano.

Credere significa accogliere la Verità divina che si partecipa. Tale verità non la rivelano “la carne e il sangue”. La rivela all’uomo soltanto “il Padre che sta nei cieli” (cf. Mt 16, 17). E proprio questa è la “pietra” su cui è edificata la Chiesa (cf. Mt 16, 18). Per questo la preghiera di Cristo prima di tutto – e la preghiera della Chiesa insieme con Cristo – si leva incessante. Cristo dice a Pietro: “Tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli”. L’incessante preghiera della Chiesa è proprio in ordine a questo ravvedimento, affinché Pietro intenda ciò che è divino e non soltanto ciò che è umano – affinché la visione umana delle cose non offuschi la luce del Verbo Eterno. Perché in Dio è la fonte della “confermazione” dei fratelli.

4. Nel giorno in cui Pietro ha reso la definitiva testimonianza alla Verità su cui si edifica la Chiesa, la preghiera di Cristo è stata esaudita. Esso è pertanto un giorno di grande gratitudine in tutta la Chiesa per la gioia di tale compimento, nel quale riecheggiano le parole di Cristo presso Cesarea di Filippo: “Beato te, Simone figlio di Giona” (Mt 16, 17).

A conferma di questo mirabile mistero di fedeltà, abbiamo ascoltato le espressioni dell’apostolo Paolo a Timoteo: “Il mio sangue sta per essere sparso in libagione ed è giunto il momento di sciogliere le vele... Il Signore però mi è stato vicino e mi ha dato forza, perché per mio mezzo si compisse la proclamazione del messaggio e potessero sentirlo tutti i Gentili” (2 Tm 4, 6. 17).

5. In questo giorno in cui la Chiesa in festa rende grazie per la fede degli Apostoli, è particolarmente significativa la vostra presenza, venerati Fratelli, che ricevete oggi il Sacro Pallio: voi rappresentate le Chiese metropolitane, unite con la Sede di Pietro da uno speciale legame di comunione e di collaborazione, di cui il Pallio è antico ed espressivo segno. Sono in special modo lieto che ad aprire la serie dei ventisette Presuli provenienti da diverse Nazioni vi sia Lei, Signor Cardinale Bernardin Gantin, a cui imporrò il Pallio nella sua qualità di Decano del Collegio cardinalizio.

Il tradizionale rito della consegna di tale simbolo liturgico richiama alla mente l’immagine della Chiesa come Corpo organico, il cui sangue è la carità di Cristo, che circola nelle membra e fa sì che esse, pur distanti e molteplici, manifestino l’unico amore in una coerente armonia pastorale e dottrinale. È il sangue della testimonianza, che irriga e purifica il mondo intero. Qui, dove Pietro e Paolo versarono il loro sangue, vi è come il cuore, da cui tutto l’organismo trae impulso ed energia.

Carissimi, i frutti della preghiera di Cristo e della Chiesa per Pietro ridondino copiosi su di voi, strettamente legati al suo Successore, e sulle Comunità a voi affidate: frutti di fede e di opere, perché il mondo creda e renda lode al Padre che è nei cieli.

6. L’esultanza dell’odierna Assemblea s’accresce ancor più per la presenza tra noi della delegazione che il Patriarca ecumenico, Sua Santità Bartolomeo I, assieme al Santo Sinodo, con sentimento di solidarietà fraterna ha inviato a prender parte alla celebrazione dei Santi Pietro e Paolo. Ringrazio di cuore il Metropolita di Francia, Sua Eminenza Jeremias, che la presiede, e coloro che lo accompagnano, per aver voluto unirsi a noi nell’invocare il dono della piena comunione tra le Chiese nella fraternità apostolica.

Carissimi, vi accogliamo con gioia ed acclamiamo: “Celebrate insieme con noi il Signore, esaltiamo insieme il suo nome” (cf. Sal 34, 4).

Con la vostra partecipazione all’odierna solenne celebrazione voi date testimonianza del desiderio di unità che anima tutti i fedeli di Cristo. Questa unità, alla fine del secondo Millennio, appare sempre più come un particolare imperativo della fede. Sia questo desiderio più grande di ogni passata esperienza negativa, causata da umane debolezze.

Cristo dice: “Io ho pregato per te”, Io prego per voi.

Tale preghiera si è manifestata più forte della debolezza di Simon Pietro. Siamo pertanto fiduciosi che il tempo presente di conversione ecumenica, grazie alla potenza della preghiera di Cristo e grazie anche alla preghiera di tutta la Chiesa, vedrà avvicinarsi l’ora dell’unità!

Non per merito nostro, ma per la potenza dello Spirito di Cristo.

Amen!

 

© Copyright 1993 - Libreria Editrice Vaticana

 

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