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VIAGGIO APOSTOLICO IN GIAMAICA, IN MESSICO E A DENVER (COLORADO)

CONCELEBRAZIONE EUCARISTICA NELLO STADIO NAZIONALE

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Kingston (Giamaica) - Martedì, 10 agosto 1993

 

“Gesù è il Signore” (Rm 10, 9). Egli è “ricco verso tutti quelli che l’invocano” (Rm 10, 12).

Cari fratelli e sorelle in Cristo,

1. La liturgia ripete oggi queste parole di San Paolo, l’Apostolo delle Nazioni. Gesù è il Signore! Egli è il nostro Redentore, il Salvatore di tutti i popoli. “Non vi è infatti altro nome dato agli uomini sotto il cielo nel quale sia stabilito che possano essere salvati” (cf. At 4, 12).

Questa Buona Novella della salvezza ci viene da Dio stesso. “Il Signore ha manifestato la sua salvezza, agli occhi dei popoli ha rivelato la sua giustizia... Tutti i confini della terra hanno veduto la salvezza del nostro Dio” (Sal 98, 2-3).

Il messaggio di salvezza è il Vangelo di Gesù Cristo, l’Eterno Figlio che è una cosa sola con il Padre. Dopo la Risurrezione, Cristo ha inviato i suoi Apostoli a proclamare questo Vangelo a tutto il creato. Attraverso la predicazione del Vangelo, tutti i popoli sono chiamati ad accogliere il messaggio di salvezza, a diventare discepoli di Cristo e ad essere battezzati nel suo nome (cf. Mc 16, 15-16).

2. Nella pienezza dei tempi, il Vangelo di Gesù Cristo è giunto anche in Giamaica! Il seme della parola di Dio è stato piantato in quest’isola attraverso la predicazione dei missionari, che cinque secoli fa per la prima volta hanno insegnato il nome del Salvatore agli abitanti Arawak. Anche se il progresso della parola di Dio è stato talvolta ostacolato dal peccato e dagli errori umani, esso ha rappresentato un’indefettibile fonte di luce e di speranza per generazioni di giamaicani. Oggi la verità del Vangelo continua a offrire un fondamento sicuro per la crescita e il rinnovamento della società giamaicana.

Mentre la Giamaica si prepara a celebrare il V Centenario dell’arrivo di Colombo e della prima evangelizzazione, al Successore di Pietro è stata concessa la grazia di venire a confermarvi nella vostra fede in Gesù Cristo, il Figlio del Dio vivente (cf. Lc 22, 32; Mt 16, 16). Rendiamo insieme grazie a Dio per le tante benedizioni che ha concesso alla Giamaica e al suo popolo.

Saluto tutti voi con affetto nel Signore. Il mio saluto fraterno va innanzitutto all’Arcivescovo Carter, al Vescovo Clarke e al Vescovo Boyle; insieme con il clero, con i religiosi e con i laici dell’Arcidiocesi di Kingston, della Diocesi di Montego Bay e del Vicariato apostolico di Mandeville.

Il mio rispettoso saluto si rivolge anche al Governatore Generale, al Ministro per gli Affari Esteri in rappresentanza del Governo e alle autorità governative e civili qui presenti. Porgo anche il benvenuto all’Onorevole Deputato Edward Seaga, leader dell’opposizione, e ai rappresentanti delle diverse Chiese e Comunità cristiane dell’Isola.

3. Nel Vecchio Testamento, la speranza di Israele nella salvezza era simboleggiata dal monte del Tempio del Signore a Gerusalemme. Nella Prima Lettura, il Profeta Isaia invita Israele ad avvicinarsi al Tempio di Dio e a vivere in santità. “Venite, saliamo sul monte del Signore, al tempio del Dio di Giacobbe, perché ci indichi le sue vie e possiamo camminare per i suoi sentieri” (Is 2, 3)

Oggi la via della salvezza non conduce più al monte del Tempio, bensì a Gesù Cristo stesso, al Figlio di Dio, il Verbo fatto carne che dimora in mezzo a noi (cf. Gv 1, 14). Gesù ha detto: “Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere” (Gv 2, 19). San Giovanni ci dice che stava parlando di se stesso: “egli parlava del tempio del suo corpo” (Gv 2 ,21). Il Corpo stesso di Gesù, risorto dai morti e ripieno dello Spirito di Vita è diventato un Tempio Vivo.

San Paolo ci ricorda che anche i nostri corpi, così come le nostre anime, sono fatti per dar gloria a Dio; che siamo chiamati a procedere secondo lo Spirito, e non a cedere agli appetiti della carne (cf. Gal 5, 16). “Non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo che è in voi... e che non appartenete a voi stessi? Glorificate dunque Dio nel vostro corpo” (1 Cor 6, 19). Quando siamo stati battezzati in Cristo, ci è stato concesso di partecipare alla sua vita divina; i nostri corpi sono diventati templi della presenza di Dio, dimore dello Spirito Santo. E lo Spirito Santo che fa avverare nei nostri cuori la profezia di Isaia: egli ci istruisce nelle vie del Signore, affinché possiamo camminare nei suoi sentieri (cf. Is 2, 3).

4. Abbiamo ascoltato San Paolo che ci garantisce: “Se confesserai con la tua bocca che Gesù è il Signore, e crederai con il tuo cuore che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvo” (Rm 10, 9). Ma la fede che porta la salvezza deve manifestarsi in ogni aspetto delle nostre vite, nel nostro modo di pensare, nel nostro modo di agire, nel modo in cui trattiamo gli altri.

Gesù fa questa domanda a ciascuno dei suoi seguaci: “Tu credi?” (Gv 9, 35).Facendo eco alle parole del Signore questa sera a Kingston, faccio appello a voi, Cristiani della Giamaica: “Non abbiate paura! Spalancate le porte a Cristo!”. Abbiate fiducia nel fatto che la vostra fede nella Buona Novella ha il potere di trasformare le vostre vite e di purificare e nobilitare la vita della vostra società.

La Giamaica ha bisogno di ascoltare la verità del Vangelo! Poiché il Vangelo rivela la piena verità sull’uomo e sulla sua nobile vocazione, esso offre la prospettiva e la forza necessarie per affrontare le molte sfide che sono di fronte alla vostra società. Il Vangelo ha il potere di ispirare in ogni cuore un impegno disinteressato per il bene comune e il rifiuto di tutto ciò che si frappone sulla via della costruzione di una società rinnovata, una società di giustizia, di pace e di solidarietà.

Ora è tempo che i cristiani dell’Isola si impegnino per garantire che i principi che guidano la vita politica, sociale ed economica siano conformi alla legge di Dio e al Vangelo. Ora è tempo di lavorare insieme per superare gli effetti dell’ingiustizia e dello sfruttamento, per contrastare la mancanza di sollecitudine verso le necessità dei poveri e dei derelitti, la mancanza di rispetto per la dignità e il valore, di ogni persona, soprattutto delle donne e dei bambini. Ora è tempo che i cristiani rifiutino la tentazione dell’apatia e della disperazione, di adagiarsi sulle scuse del passato, e di abbandonarsi troppo facilmente a inutili dispute. Ora è tempo che tutti costruiscano insieme, ispirati dal Vangelo, un solo popolo, una società unita, un futuro migliore.

5. Gesù Cristo dice a tutti gli uomini e a tutte le donne: “Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò” (Mt 11,28). Ma Cristo non ci invita a venire a lui per qualche vuota consolazione. Egli ci rinnova e ci rafforza affinché continuiamo a dividere con gli altri la salvezza che lui ci ha donato. Dice ai suoi Apostoli: “Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura” (Mc 16, 15). Cristo – colui che è stato mandato dal Padre – adesso manda gli altri: “Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi” (Gv 20, 21).

Queste parole ci ricordano che l’opera di evangelizzazione è al centro della missione della Chiesa nel mondo. La Chiesa è iniziata con l’evangelizzazione – e incessantemente si rinnova attraverso l’evangelizzazione. In ogni tempo e in ogni luogo la predicazione del Vangelo deve essere il primo dovere della Chiesa, la sua priorità centrale. Deve essere il dovere di ogni Vescovo e sacerdote, di ogni religioso o religiosa, di ogni laico, uomo o donna. Oggi, in Giamaica come altrove, vi è un’urgente necessità di una “nuova evangelizzazione”, di una nuova proclamazione di Gesù Cristo in mezzo alle sfide del nostro tempo. E ogni credente, ogni membro della Chiesa, è chiamato a partecipare a questo grande compito.

La nuova evangelizzazione è affidata in modo particolare ai laici, perché è soprattutto attraverso di loro che la Chiesa di Cristo è resa presente nei più svariati settori del mondo, come segno e fonte di speranza e di amore (cf. Christifideles laici, 7). Incoraggio tutti voi a condividere la luce e la gioia della vostra fede con gli altri. La vostra testimonianza della Buona Novella rappresenterà un lievito di rinnovamento nella vita della Chiesa su quest’Isola. Poiché “la fede si rafforza donandola” (Redemptoris missio, 2).

6. A questo proposito desidero rivolgere una parola speciale agli sposi cristiani. Nel disegno di Dio per il genere umano “l’uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne” (Gen 2, 24; cf. Mt 19, 5). La famiglia, nata dall’amore fedele tra uomo e donna, è il nucleo fondamentale della società, una culla di vita e di amore dove il dono divino della nuova vita è accolto, nutrito, e può svilupparsi. Il futuro della società è strettamente legato alla forza delle sue famiglie (cf. Familiaris consortio, 86).

Sposi cristiani! La testimonianza delle vostre vite deve essere sempre più chiara! Il vostro amore fedele deve risplendere e contrapporsi a modi di vivere che non sono in sintonia col Vangelo. Le vostre famiglie devono essere santuari di amore in mezzo alle molte difficili situazioni causate dal cattivo uso del dono divino della sessualità.

Come popolo i Giamaicani hanno conosciuto i mali della schiavitù, un sistema che ha spogliato gli esseri umani della propria dignità come immagini di Dio, che ha negato il valore spirituale delle persone e le ha ridotte a meri oggetti da usare e sfruttare. Ma oltre al suo sfruttamento degli individui, uno dei più grandi mali della schiavitù è stata la distruzione dei vincoli familiari. La schiavitù ha strappato gli uomini dalle proprie mogli; le mogli sono rimaste sole con il fardello di far crescere i figli; e i figli sono stati privati della presenza dei loro padri. I tragici frutti di questo sistema perverso sono ancora presenti in comportamenti di irresponsabilità sessuale. Essi sono dolorosamente evidenti nelle vite di troppi bambini che sono privi dell’amore e del sostegno dei propri genitori e di una sana vita domestica, e in troppe donne che lottano, spesso senza aiuto, per provvedere ai loro figli.

La liberazione completa dal passato di schiavitù deve comprendere anche sforzi per sanare le profonde cicatrici lasciate nella vita della società. E nel sanare e nel ricostruire la vita familiare, gli sposi cristiani hanno una testimonianza fondamentale da offrire. Quali maestri di fede e virtù per i propri figli, i genitori cristiani indicano la via che la generazione successiva dovrà intraprendere. E con le loro vite di fede, di fedeltà, di apertura alla vita, di amore, di riconciliazione, le famiglie cristiane saranno i più importanti evangelizzatori di altre famiglie.

7. San Paolo scrive: “La fede dipende dunque dalla predicazione e la predicazione a sua volta si attua per la parola di Cristo” (Rm 10, 17). La salvezza viene dall’ascolto della parola di Dio e dalla risposta nella fede. “Chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato” (Rm 10, 13). Ma l’Apostolo continua chiedendo: “Come potranno invocarlo... senza averlo sentito parlare? E come potranno sentirne parlare senza uno che l’annunzi? E come lo annunzieranno, senza essere prima inviati?” (Rm 10, 14-15).

Le stesse domande che San Paolo poneva nella Lettera ai Romani devono essere nuovamente poste oggi. Chi porterà la Buona Novella? Potrà esservi evangelizzazione senza evangelizzatori?

La Giamaica ha ricevuto il Vangelo. Ha ascoltato la predicazione di coloro che per primi hanno portato ha Buona Novella in quest’Isola tanto tempo fa. Essi sono giunti in risposta alla chiamata di Dio; sono venuti in obbedienza al suo comando: “Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura” (Mc 16, 15).

E in verità quei predicatori vennero ascoltati: “per tutta la terra è corsa la loro voce, e fino ai confini del mondo le loro parole” (Rm 10, 18).

Ma è anche vero che occorre proclamare continuamente la Buona Novella: a ogni generazione, a ogni popolo, a tutti gli angoli della terra e a tutte le Isole!

In questa splendida Isola della Giamaica, che Dio susciti degni predicatori della sua parola. Che Egli susciti testimoni convincenti della potenza della sua salvezza!

Che Maria, che la Giamaica venera con il titolo di “Regina Assunta in Cielo”, interceda per i popoli dei Caraibi, affinché essi diventino sempre più fedeli ascoltatori della parola, e proclamino con ardore la propria fede nel nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo.

Gesù è il Signore! Amen.  

Ai fedeli presenti:

Fratelli e sorelle, l’Eucaristia è la stessa, sempre e ovunque, è la stessa. Lo stesso sacrificio, lo stesso Gesù, il suo unico sacerdozio. Lo Stesso Gesù, la vittima più santa, e lo stesso sacrificio, lo stesso sacerdozio cui prende parte l’intero popolo di Dio, tutti noi.

Con il ministero dei sacerdoti, dei Vescovi, l’Eucaristia è la stessa ovunque. Ma ovunque l’Eucaristia è un’espressione speciale di fede, del popolo di Dio, della sua storia, della sua consapevolezza cristiana.

Sono stato così lieto di aver potuto celebrare questa sera un’Eucaristia giamaicana. Vi ringrazio tutti, per la vostra partecipazione. E ora vi offro l’ultimo dono della celebrazione eucaristica, una benedizione liturgica nel nome della Santissima Trinità.

 

© Copyright 1993 - Libreria Editrice Vaticana

 

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