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VIAGGIO PASTORALE IN LITUANIA, LETTONIA ED ESTONIA

CELEBRAZIONE DELLA PAROLA NEL SANTUARIO MARIANO

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Šiluva (Lituania) - Martedì, 7 settembre 1993

 

1. “La pace di Cristo regni nei vostri cuori!” (Col 3, 15).

Carissimi fratelli e sorelle, questo augurio di Paolo ai cristiani di Colossi noi vogliamo oggi raccogliere dalle labbra di Maria, nella suggestiva cornice di questo Santuario a Lei dedicato e caro a tutti i Lituani.

La pace di Cristo: si può facilmente comprendere quanto sia grande il desiderio di una pace vera in un popolo che ha sofferto lunghi anni di umiliante oppressione, defraudato della sua identità nazionale e costretto entro le rigide maglie di una disumana ideologia.

Alla pace esteriore di un soffocante regime segue finalmente la pace di una libera e ordinata convivenza, rispettosa di tutte le persone e dei loro diritti.

Ma ciò che la parola di Dio oggi ci addita va ben oltre la semplice tranquillità dell’ordine sociale. È qualcosa, anzi, da cui anche la pace sociale dipende ed attinge linfa vitale: la pace di Cristo!

 “Vi lascio la pace, vi do la mia pace” (Gv 14, 27). Ecco il grande dono del Risorto ai suoi discepoli e all’umanità.

La pace che Cristo ci dona si identifica con Lui, con la sua persona, col suo mistero. Egli, infatti, “è la nostra pace” (Ef 2, 14). In Lui è dissolta l’inimicizia generata dal peccato. Nella sua incarnazione, Dio e l’uomo si incontrano per una definitiva alleanza di pace. Dalla sua morte redentrice sgorga il dono dello Spirito, che viene a radunare i figli di Dio dispersi, facendone nella Chiesa una nuova famiglia, e generando così tra gli uomini una comunione profonda e duratura.

2. La pace di Cristo regni nei vostri cuori!

Carissimi fratelli e sorelle, è questa la pace a cui l’uomo anela. Di essa ha speciale bisogno la nuova Lituania.

So bene quanto voi avete sofferto e sperato negli interminabili decenni del ferreo regime, solo da poco prodigiosamente scalzato. Sono venuto qui, a Šiluva, per rendere grazie a Dio, che vi ha concesso di superare la terribile prova.

Saluto ognuno di voi, in primo luogo il vostro Pastore, il carissimo Card. Vincentas Sladkevicius, con i Presuli presenti. Saluto i Sacerdoti, i Religiosi e le Religiose, i Laici e quanti si consacrano al servizio del Vangelo.

Insieme a voi, vorrei rendere omaggio anche ai tanti cristiani che hanno testimoniato la fede, affrontando i rischi di un’aspra persecuzione. Essi hanno ricalcato le orme di Maria, seguendola fino ai piedi della Croce. Resistendo all’ideologia materialistica, il loro sguardo è rimasto fisso al Trascendente; essi hanno riconosciuto in Gesù di Nazaret il Messia inviato dal Padre, il Verbo eterno fatto carne, il Salvatore e Redentore dell’uomo.

Siano ringraziati per la loro fedeltà. La Lituania libera di oggi deve molto a loro, alla loro perseveranza al loro coraggio.

3. La pace di Cristo regni nei vostri cuori!

Ma qual è la pace che voi intendete assicurare al vostro Paese? Ci si può forse accontentare di una pace superficiale, che si limiti a garantire la libertà e la partecipazione democratica – beni senza dubbio preziosi – ma che non si misuri con il grande problema dei valori, dell’etica, del senso della vita? L’esperienza delle società democratiche di antica tradizione ci ammonisce circa i pericoli di una pace ambigua, costruita all’insegna del minimalismo o del relativismo etico.

Qui si apre un esaltante capitolo di responsabilità per i cattolici. Essi devono “rendere ragione della speranza che è in loro” (cf. 1 Pt 3, 15), mostrando con la vita, prima che con le parole, che la pace è salda nella misura in cui è ancorata in alto, al sicuro sostegno della norma morale e dell’apertura al Trascendente. Essa, invece, vacilla irrimediabilmente, se affonda nella palude dell’indifferenza religiosa e del pragmatismo.

Il Vangelo che abbiamo ascoltato in questa liturgia ce lo ricorda con chiarezza: “Chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, è simile a un uomo saggio che ha costruito la sua casa sulla roccia” (Mt 7, 24).

Sì, Cristo sia la roccia della vostra vita, della vostra democrazia, del vostro futuro.

4. Carissimi fratelli e sorelle! Maria, Regina della Pace che ha vegliato su di voi nei lunghi anni della prova, non mancherà di esservi a fianco nel cammino che vi attende.

Possa la devozione, che a Lei vi lega e che in questo Santuario registra una delle più calde e corali espressioni, spingervi all’imitazione della sua fede e della sua vita.

“Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli” (Mt 7, 21).

A tale ammonizione del Signore Maria ha risposto con assoluta disponibilità. Maria è la donna del “fiat”, la donna della fede senza tentennamenti: “Beata perché ha creduto” (Lc 1, 45), beata perché ha “ascoltato la parola di Dio e l’ha messa in pratica” (cf. Lc 11, 28).

Seguiamola dunque, pellegrina di fede, nella sua vita interamente centrata su Cristo. Ella lo attende negli anni della sua giovinezza, vera “figlia di Sion”, facendo sua la fede messianica del suo popolo. Lo accoglie in grembo con ineffabile amore nell’Annunciazione. Lo ascolta “conservando nel cuore le sue parole” (cf. Lc 2, 51) nella vita nascosta di Nazaret, e lo segue poi con materna premura, pur da lontano negli anni del suo ministero. Si offre infine con Lui, in uno straziante atto di fede, sul Calvario.

A Maria guarda la Chiesa, riconoscendola Madre e Modello. A Maria può guardare fiduciosa la Lituania, in questa decisiva ora della sua storia. La Vergine conosce i bisogni veri e profondi di questa Nazione rinata a nuova vita. Come un giorno alle nozze di Cana, la sua consegna è ancora una volta il Cristo: “Fate quello che Egli vi dirà” (Gv 2, 5).

5. Santa Maria di Šiluva,
“Sanitas aegrotorum”,
a Te oggi rivolgo con trepidazione di Pastore universale
la mia supplica.
Negli anni di dure sofferenze
e di perduranti prove
mai hai cessato di guardare alla Lituania,
terra delle Croci.

Vengo ora a ringraziarti
a nome dei credenti di questo popolo:
è per tua intercessione che è scoccata l’ora della risurrezione
e della speranza anche in questa terra
a Te consacrata.
Tu che a Cana ottenesti dal tuo Figlio
la conversione dell’acqua in vino,
aiuta il popolo lituano
a convertire la dolorosa esperienza passata
in un avvenire radioso:

là dove ci fu persecuzione
e discriminazione dei credenti,
regni ora la pace religiosa e civile;

dove fu coltivato l’odio,
regni ora il perdono:

dove imperversò l’intolleranza,
regni ora il dialogo
e la reciproca comprensione.

La Chiesa, sparsa nei cinque Continenti,
Ti benedice e con me oggi rende lode
al provvidenziale e misericordioso disegno di Dio.

Continua, o Madre, a guardare
e benedire questo popolo.

Consolida nei Lituani
l’attaccamento alla parola del Figlio tuo Gesù,
parola di vita seminata
in queste Regioni da tempi lontani.

Regina della Pace,
venerata in questo Santuario di Šiluva
aiuta questi tuoi figli,
che a Te fiduciosi ricorrono,
a fondare il loro avvenire sulla roccia del Vangelo,
e non sulla sabbia delle ideologie;
a fare scelte sociali e politiche
ispirate agli ideali di amore e di solidarietà,
e non agli egoismi personali e collettivi.

Tu che in questo Santuario,
immerso nel verde dei campi,
ascolti le confidenze
e raccogli le speranze dei Lituani,
dà loro entusiasmo e coraggio
per superare le difficoltà materiali e morali;
rendi fecondo il lavoro
delle loro mani
e delle loro menti,
assicura gioia ai loro focolari,
solidarietà alla vita sociale,
operosa speranza nella costruzione del futuro.

Ti affido in particolare i giovani:
possano trovare in Cristo
il senso della loro vita
e conservare desta la loro speranza.

Ti affido i Vescovi, i Sacerdoti,
le persone consacrate,
e tutti i cristiani:
ottieni a ciascuno la grazia
di servire con perseverante generosità
la causa del Regno di Dio,
sì da diventare tra i fratelli
lievito e fermento della nuova evangelizzazione.

Maria, Madre di ogni Lituano,
“stella” di questa nazione
che ti invoca e ti ama, prega per noi!

Il saluto del Papa dinanzi alla Casa dei Gesuiti  

Nel primo pomeriggio, prima della partenza per Šiluva, il Santo Padre rivolge in italiano il seguente saluto alle persone raccolte davanti alla Casa dei Gesuiti di Siauliai.  

Sia lodato Gesù Cristo,

In questa città di Siauliai voglio salutare tutti i presenti e tutti i cittadini cattolici e non cattolici, tutti i cittadini di questa grande città.

Tutti siamo sotto la grande impressione della visita di oggi al Monte delle Croci vicino a Siauliai. Questo Santuario dove si incontrano Dio e l’uomo attraverso la Croce e la Risurrezione di Cristo. Questo Santuario dove è iscritta la storia del popolo lituano rimane nei nostri cuori e deve rimanere anche nella memoria di tutti i popoli europei.

Adesso ci rechiamo a Šiluva, il Santuario mariano dei lituani. Vogliamo offrire là tutto il vostro popolo e la Chiesa in Lituania. E anche voi, carissimi fratelli e sorelle di questa città di Siauliai vogliamo inserire in questa visita mariana, in questo affidamento che si farà a Šiluva.

Che il Signore benedica voi tutti le vostre famiglie, le vostre gioie e le vostre sofferenze. Vi lascio la benedizione nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Grazie per la vostra accoglienza così cordiale.

 

© Copyright 1993 - Libreria Editrice Vaticana

 

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