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VISITA ALLA PARROCCHIA DI SAN
VIGILIO
OMELIA DI GIOVANNI
PAOLO II
Domenica, 7 novembre 1993
“Arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle
nozze” (Mt 25, 10).
1. Carissimi fratelli e sorelle della Parrocchia di San Vigilio, la pagina
evangelica dell’odierna domenica narra la parabola delle vergini invitate alle
nozze. La festa nuziale, nel linguaggio di Gesù, è un simbolo. Gesù come Sposo
è un grande simbolo del Nuovo Testamento, simbolo del Regno dei cieli, della
salvezza finale, della vita beata, realtà alla quale siamo tutti chiamati e
che, nel disegno divino come pure nel desiderio dell’uomo, rappresenta il
termine ultimo dell’esistenza, il compimento della nostra vocazione cristiana.
A questa salvezza bisogna tendere con perseveranza e senso di grande
responsabilità (cf. Fil 2, 12).
Il testo dell’evangelista Matteo presenta due categorie di persone,
entrambe desiderose di entrare alla festa e tuttavia radicalmente differenti
per il loro comportamento. Un primo gruppo è formato di vergini “sagge”, le
quali, prevedendo che l’attesa avrebbe potuto prolungarsi, portano con sé,
insieme con le lampade per rischiarare la notte, anche la scorta di olio per
alimentarle. L’altro gruppo invece è costituito da quelle che non vi hanno
pensato e all’arrivo dello sposo si trovano con le fiammelle vacillanti e
nell’impossibilità di rifornirsi di olio. Il risultato è ineluttabile: le
prime entrano e le altre restano escluse, vittime della loro stessa stoltezza.
Gesù conclude: “Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora” (Mt
25, 13).
2. Come interpretare la metafora delle lampade e dell’olio? Anzitutto, le
lampade rappresentano la vita dei credenti, rinati ed illuminati nel
Battesimo, diventati “figli della luce” (Gv 12, 36) per la fede in
Cristo, “luce vera che illumina ogni uomo” (Gv 1, 9). L’olio, poi,
possiamo intenderlo come simbolo delle risorse spirituali di cui è dotata
la Chiesa: un tesoro di verità e di grazia, di preghiera e di energia
divina, di insegnamenti e di esempi continuamente a disposizione dei fedeli.
Questi esempi sono i Santi.
Inseriti attivamente nella vostra parrocchia, cellula della Chiesa
universale, cellula della Chiesa di Roma, anche voi, carissimi Fratelli e
Sorelle, potete attingere con previdente costanza da tale patrimonio
inesauribile, per essere pronti ad accogliere il Signore in qualunque ora,
quando verrà e chiamerà i suoi amici a stare con lui per sempre.
3. Questa interpretazione spiccatamente ecclesiale della parabola aiuta a
sottolineare due caratteristiche fondamentali del cristiano. La prima è
che egli dispone di grandi ricchezze soprannaturali – anche quella che
si chiama cultura cristiana è un tesoro inesauribile – per vivere in modo
conforme al suo autentico bene personale e comunitario, bene della Chiesa e
del popolo, un bene secondo le attese divine.
Chi è assiduo alla vita della Comunità imita le vergini prudenti ed
assicura a se stesso, lungo l’intera esistenza, la necessaria costanza nel
tendere a Dio, attraverso la vita di ogni giorno, attraverso la preghiera,
attraverso la conoscenza delle verità divine. Da questa conoscenza deriva
l’amore di Dio e del prossimo. Nello stesso tempo questo cammino ci conduce al
bene, alla carità, alla santità.
Un secondo aspetto di tale appartenenza ecclesiale è l’impegno
multiforme che essa comporta, impegno che, nei nostri tempi segnati da
preoccupanti forme di neopaganesimo, si presenta ancor più pressante e
necessario, come ci ha reso visibile il Sinodo di Roma che ha una sua speciale
importanza.
4. I decenni conclusivi del secolo XX, che stiamo vivendo, risentono
felicemente del Concilio Ecumenico Vaticano II, che ha esaminato in
profondità il rapporto tra la Chiesa e il mondo contemporaneo. I frutti
dell’insegnamento conciliare, contenuto in documenti di altissimo valore
teologico e pastorale, sono ben visibili. Penso al rinnovamento della
liturgia, alla più intensa partecipazione dei fedeli laici alla missione della
Chiesa, all’impegno di carità e al generoso coinvolgimento missionario, agli
sforzi coraggiosi del dialogo ecumenico ed interreligioso.
Nella linea dell’autentica interpretazione del Concilio si situa anche il
Sinodo pastorale della nostra diocesi romana, evento di comunione e di
missione, conclusosi nello scorso mese di giugno. Il suo primo risultato
consiste proprio in un rinnovato stile di vita dell’intera Comunità credente
per una partecipazione più attiva all’opera della nuova evangelizzazione
della Città, del Paese e del mondo contemporaneo. È una grande sfida per
la Chiesa.
Strumento prezioso per tale lavoro apostolico e missionario è il “Libro
del Sinodo”, che quest’oggi nel corso della mia Visita pastorale
simbolicamente vi consegno. Esso costituisce ormai il testo-guida nel cammino
della diocesi di Roma verso il terzo Millennio cristiano. Vi troverete, ne
sono certo, abbondante olio per far brillare sempre meglio le vostre lampade
di fede e di carità, nel servizio di Dio e del prossimo.
5. Del “Libro sinodale” vi sono ben note le linee fondamentali.
La prima parte aiuta ad approfondire il significato e il valore dell’essere
Chiesa, famiglia unita nella comunione e chiamata a compiere la
missione dell’evangelizzazione.
La Chiesa che è in Roma, la nostra Chiesa particolare, riveste
alcune caratteristiche peculiari, legate al ministero universale del suo
Vescovo, il successore di Pietro. Essa è pertanto chiamata a collaborare con
lui nell’accoglienza e nella missione verso i fratelli di ogni Continente,
offrendo a tutti una singolare testimonianza evangelica.
Nella seconda parte del “Libro” sono indicate le vie della nuova
evangelizzazione, e, nella terza, sono messe a fuoco alcune priorità o
ambiti privilegiati: la famiglia, il mondo giovanile, la
società civile nelle sue finalità di promozione umana e la cultura come
strumento di crescita individuale e sociale.
6. Evangelizzare la Città: si tratta di un impegnativo sforzo apostolico,
al quale anche voi, cari parrocchiani di San Vigilio, siete chiamati a
partecipare attivamente, anche il Popolo di Dio partecipa all’attività
apostolica, sotto la guida dei vostri Pastori, del Cardinale Vicario, Camillo
Ruini, responsabile di tutte le parrocchie, di Monsignor Clemente Riva,
Vescovo della vostra zona, del vostro Parroco, don Enrico Ghezzi, e di tutti i
sacerdoti della Prefettura.
La vostra è una parrocchia di recente istituzione, una comunità
“giovane”, popolosa, che guarda fiduciosa verso il futuro. I giovani sono
fiduciosi, dimostrano fiducia verso la loro famiglia e i loro parenti se
l’ambiente non li condiziona. I giovani a Denver hanno mostrato grande fiducia
verso la Chiesa e ci hanno fatto una grande sorpresa. Non si prevedeva una
così grande fiducia verso la Chiesa, verso la persona del Papa, verso i
Vescovi. È stato un evento stupendo.
Crescete, pertanto, carissimi fratelli e sorelle, in quell’assiduità
alla vita parrocchiale che già mostrate con l’odierna vostra presenza.
Siate uniti tra voi, con i vostri sacerdoti, e con tutte le componenti della
vostra Comunità, sostenendovi sempre a vicenda. Coltivate la preghiera
individuale e comune, testimoniate il Vangelo con le parole e con la vita, e,
in proporzione ai talenti ricevuti da Dio, prendete parte alle attività
promosse dalla Parrocchia per diffondere la parola di Dio, affinché la
speranza animi ogni famiglia di questo vostro quartiere.
7. Bisogna poi curare molto la vita delle vostre famiglie, di tutte le
famiglie. In tale spirito di assiduità alla vita parrocchiale, di fraternità e
di collaborazione con il vostro Parroco, saluto i genitori, primi responsabili
dell’educazione alla fede dei figli, e con essi i giovani e le giovani da cui
tanto la Chiesa si attende. Saluto i catechisti, tanto importanti nei Paesi di
missione, ma anche importanti a Roma, che è una terra di missione. Saluto i
collaboratori della vostra comunità parrocchiale e gli animatori dei vari
gruppi ecclesiali impegnati nell’opera della carità e dell’animazione
liturgica.
8. Comunità di San Vigilio, anche a te il Signore dice: “Sii fedele... e ti
darò la corona della vita” (cf. Ap 2, 10).
Carissimi, Iddio ricompensi quanto voi fate per la Chiesa, per l’animazione
evangelica delle vostre famiglie, per il quartiere e per la Città.
Possiate vivere ed operare in modo tale da essere pronti ad accogliere il
Signore che viene.
Possiate ogni giorno ripetere con profonda nostalgia dello spirito: “Ha
sete di te, Signore, l’anima mia”!
Siate sempre desti e vigilanti! Cercate il Signore! Non perdete mai il
vostro cammino.
L’Eucaristia è il momento in cui si dice: “Ecco lo sposo, andategli
incontro”. Cristo ha istituito questo sacramento che lo rende presente in
persona. Ricevetelo.
“Le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze”. Entrare
alle nozze vuol dire oggi partecipare al banchetto eucaristico e ricevere il
Signore. È quanto vi auguro di cuore.
Amen!
© Copyright 1993 - Libreria Editrice Vaticana
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