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MESSA ESEQUIALE DEL CARDINALE
GABRIEL-MARIE GARRONE

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Basilica Vaticana - Martedì, 18 gennaio 1994

 

Signori Cardinali,
Venerati Confratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,
Illustri parenti e amici del defunto,
Fratelli e sorelle Carissimi!

1. Anche il Cardinale Gabriel-Marie Garrone ci ha lasciati!

Questo amato e stimato Fratello ha terminato sabato scorso il suo pellegrinaggio terreno, iniziato nell’ormai lontano 12 ottobre 1901 a Aix-les-Bains, proseguito, dopo l’Ordinazione sacerdotale avvenuta nell’aprile 1925, a Chambéry come insegnante e Rettore del Seminario, a Toulouse come Coadiutore del Cardinale Saliège e successivamente Arcivescovo, ed approdato infine qui a Roma per svolgervi il compito di Prefetto della Congregazione per l’Educazione Cattolica ed altre mansioni di Curia.

L’atteso incontro con il Signore è avvenuto dopo una lunga malattia, serena e rassegnata nella Casa Madre delle “Petites Soeurs des Pauvres”, accanto alla Chiesa di San Pietro in Vincoli. Là, da anni ormai, il Cardinale viveva, assistito con encomiabile premura da quella Comunità religiosa, alla quale va oggi il nostro sentito ringraziamento.

2. Intensa e dinamica è stata l’esistenza del venerato ed indimenticabile Cardinale Garrone, al quale mi sentivo legato da una amicizia vera e profonda, che considero un dono di Dio; un’amicizia nata durante il Concilio Vaticano II.

Dopo aver profuso le sue capacità particolarmente nella pastorale giovanile a Chambéry, egli dal 1947 al 1966 fu Coadiutore e poi Arcivescovo di Toulouse. Prese parte attiva dapprima alla preparazione del Concilio Vaticano II e, in seguito, fu Membro della Commissione dell’Apostolato dei Laici e della Commissione Teologica collaborando in modo particolare alla stesura della Costituzione Gaudium et spes. In quegli anni ebbe numerosi ed apprezzati segni di benevolenza verso di me, aiutandomi ad introdurmi nell’ambiente conciliare. Dotato di straordinaria intelligenza e di evangelica sensibilità nei confronti dei molteplici problemi del mondo contemporaneo, egli ha offerto un notevole contributo al rinnovamento conciliare della Chiesa.

A motivo della sua preparazione culturale e della vasta e lunga esperienza pastorale, Paolo VI, volendo realizzare l’annunciata “internazionalizzazione” della Curia Romana, lo mise a capo della Congregazione per l’Educazione Cattolica e per i Seminari, creandolo Cardinale nel Concistoro del 26 giugno 1967 con il Titolo di Santa Sabina.

Il Santo Padre desiderava la sua diretta collaborazione in un settore delicato e importante come quello della Educazione Cattolica, in cui era necessario applicare in modo esatto e costruttivo gli aggiornamenti auspicati durante la storica Assise conciliare.

Il Cardinale Garrone, personalità intelligente e sensibile alle istanze dei tempi nuovi, si è ispirato nel suo impegno quotidiano all’affermazione di San Paolo: “La speranza non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato!” (Rm 5, 5).

Con instancabile dedizione egli ha contribuito a rinnovare la formazione dei futuri sacerdoti, adoperandosi perché essi potessero svolgere il loro servizio pastorale attenti e sensibili alle ansie ed angosce dell’umanità, insidiata ai nostri tempi da avverse ideologie e tribolata da emergenti questioni sociali e civili.

Tra i frutti del suo impegno va ricordata la Costituzione apostolica Sapientia christiana che, prendendo il posto di quella di Pio XI Deus scientiarum Dominus con la normativa successiva, in realtà la completava e la arricchiva.

Di essa, particolarmente significativo appare, alla luce della recente Enciclica Veritatis splendor, l’articolo 68, che al paragrafo 1 così dice: “La Verità rivelata deve essere considerata in connessione con le acquisizioni scientifiche dell’età che si evolve, perché si comprenda chiaramente come la fede e la ragione si incontrino nell’unica Verità, e la sua esposizione sia tale che, senza mutamento della Verità, sia adattata alla natura e all’indole di ciascuna cultura, tenendo conto particolarmente della filosofia e della sapienza dei popoli, esclusa tuttavia qualsiasi forma di sincretismo e di falso particolarismo”.

Questo fu l’assillo del Cardinale Garrone, fino al gennaio 1980, quando lasciando l’ufficio di Prefetto della Congregazione per l’Educazione Cattolica, ebbe l’incarico di curare il settore dei rapporti tra la Santa Sede e la cultura.

Raggiunto l’ottantesimo anno e insidiato già dai malanni dell’età, egli, uomo di coraggio apostolico e di indomita speranza, non cessò di lavorare per il Regno di Dio. Portò avanti la causa di beatificazione della serva di Dio suor Jeanne Jugan, la fondatrice delle “Petites Soeurs des Pauvres”; curò la pubblicazione e la ristampa di alcuni suoi libri interessanti ed utili; partecipò con giovanile entusiasmo, nell’autunno del 1985, al Sinodo Straordinario dei Vescovi in occasione del ventesimo anniversario della chiusura del Vaticano II. Soprattutto volle ritirarsi in preghiera e meditazione, in attesa dell’incontro con il Signore. Dio gli ha dato una vita lunga, ma non libera da sofferenze di vario tipo. Nella mia memoria rimarrà per sempre la serenità di spirito che egli riusciva ad irradiare attorno a sé, grazie alla costante, profonda comunione con Dio.

Nel momento in cui prendiamo congedo da lui, come non manifestare la nostra gratitudine al Signore per aver donato questo fedele suo servitore alla Chiesa universale? E come non rendere merito, inoltre, alla Francia cattolica che ha arricchito la storia del Cattolicesimo con una vasta eredità filosofica artistica e letteraria, di cui anche il compianto Cardinale è stato artefice significativo?

3. Il Libro della Sapienza annota a nostro supremo conforto: “Quanti confidano nel Signore comprenderanno la verità; coloro che gli sono fedeli vivranno presso di Lui nell’amore, perché grazia e misericordia sono riservate ai suoi eletti” (Sp 3, 8-9).

Il Cardinale Garrone ha confidato nel Signore e Gli è rimasto fedele: grazia e misericordia sono pertanto a lui certamente riservate!

“Le anime dei giusti sono nelle mani del Signore!”: il Cardinale Garrone ha percorso fedelmente il cammino accidentato di questo secolo XX ed ha visto la caduta degli Imperi, la nascita violenta e poi il declino delle Dittature, l’espansione della cultura, le conquiste della scienza e della tecnica, l’oppressione degli umili e dei poveri. Ha vissuto l’esperienza di due tremende guerre mondiali, che hanno cambiato le mentalità e i costumi: soprattutto ha costatato la crisi della fede cristiana e quindi anche dell’etica e della pedagogia.

La voce eloquente di un secolo di storia ci dice che tutto passa, ma la Verità rimane in eterno: ecco anche il messaggio che dobbiamo raccogliere dalla vita del compianto Cardinale, mentre meditiamo sul passato e protendiamo lo sguardo verso il futuro.

Viviamo nella certezza della Parola divina, che ha alimentato la sua vita: “Questa è la volontà di colui che mi ha mandato, che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma lo risusciti nell’ultimo giorno” (Gv 6, 39). Viviamo nella prospettiva dell’eternità con la nostalgia di Dio e del cielo!

4. “L’anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente. Quando vedrò il suo volto?” (Sal 42, 3).

Questo l’anelito del Salmista; questo il desiderio del defunto Cardinale Garrone.

Con fiducia lo consegniamo oggi al Padre celeste, giusto e misericordioso, mentre il suo ricordo resta vivo e costante nel nostro spirito e nella Chiesa.

Amen!

 

© Copyright 1994 - Libreria Editrice Vaticana

 

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