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VISITA PASTORALE ALLA PARROCCHIA DI SANTA MARIA
ASSUNTA E SAN MICHELE A CASTEL ROMANO

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Domenica, 13 febbraio 1994

 

Ogni uomo, anche il più debole e sofferente, è chiamato alla vita soprannaturale che Cristo è venuto a portarci in abbondanza. Lo ricorda Giovanni Paolo II all’omelia della Santa Messa che celebra nella parrocchia romana di Santa Maria Assunta e San Michele. Questo il testo dell’omelia che pronuncia il Santo Padre. “Gloria a Dio nell’alto dei cieli”. Lo abbiamo sentito durante la celebrazione della Santa Messa domenicale. Prima l’ho sentito cantare dai piccoli, incontrandoli nel salone accanto, e poi qui dai giovani: “Gloria a Dio nell’alto dei cieli”. Vorrei aggiungere a questa acclamazione ancora un’altra: “Gloria Dei vivens homo”, “L’uomo vivente è gloria di Dio”. Così diceva un grande maestro della fede, sant’Ireneo, Vescovo, martire a Lione, in Francia, all’inizio del terzo secolo dopo Cristo.

“Gloria Dei vivens homo”. Gloria di Dio è che l’uomo viva, che abbia la vita in pienezza, come ha detto Gesù tante volte: “Io sono venuto perché abbiano la vita, e l’abbiano in abbondanza”. Queste parole erano anche il tema della grande riunione dei giovani di tutto il mondo a Denver. Mi ricordo ancora come questi giovani hanno vissuto la verità contenuta in queste parole di Gesù. L’uomo ha una vita molteplice, soprattutto ha la vita, possiamo dire, fisica, biologica, come gli altri animali. In questa dimensione è simile a tutto il mondo degli animali. Ma si differenzia da questo mondo e lo supera, perché ha anche una vita spirituale. Questa vita spirituale appartiene alla sua natura: quella dell’intelletto, del pensiero, della volontà, della libertà. Tutto questo è tipicamente umano: la vita spirituale è propria dell’uomo. E questa vita supera la natura “animale” della vita che lo circonda.

Qualche volta l’uomo può essere anche fisicamente debole, avere poca vita, essere sofferente, come questi lebbrosi di cui si legge nel Vangelo di oggi e anche nella prima Lettura di Mosè. Qualche volta questa vita biologica, fisica, naturale dell’uomo è carente. Ma c’è un grande spirito: un corpo debole ma un grande spirito. E qualche volta succede anche che l’uomo non si esprime spiritualmente, perché è impedito. Ci sono queste persone, non poche, dappertutto, anche a Roma. Ma anche l’uomo che non mostra grandi segni della vita spirituale nel senso naturale, puramente umano, è destinato sempre ad avere una vita spirituale soprannaturale. Questa è la vita che ci porta e che ci dà Cristo. Se Lui dice: “Sono venuto perché abbiano la vita, e l’abbiano in abbondanza”, lo dice in questo senso soprattutto: abbondanza della vita soprannaturale, che supera tutta la vita non solamente fisica, biologica, ma anche spirituale naturale dell’uomo. E se Gesù fa i miracoli, se, per esempio, guarisce i lebbrosi, lo fa sempre come segno di questa vita superiore, di questa vita soprannaturale che vuole offrire a tutti noi. Questo lo ha dimostrato con la sua Risurrezione. La Risurrezione di Cristo è la manifestazione ultima, definitiva della vita divina che è destinata a noi tutti, a voi tutti.

Poi sant’Ireneo dice un’altra parola interessante. Diceva prima: “Gloria Dei vivens homo”, “Gloria di Dio è l’uomo vivente”. Poi dice: “Vita autem hominis visio Dei”, “Vita dell’uomo è la visione di Dio”, visione faccia a faccia. Cristo ci ha aperto la strada alla visione di Dio, al compimento, al perfezionamento definitivo della vita destinata all’uomo. Anche le persone che sono totalmente impedite, non capaci di esprimersi, spiritualmente impedite, anche loro finalmente avranno questa vita divina, questa visione di Dio, e forse l’avranno in misura maggiore degli altri che in questo mondo sembrano molto forti, molto robusti, molto vitali. Questo non vuol dire che la vita biologica, la vita naturale non sia importante: è importante, e dobbiamo anche curare questa vita, ma mai trascurare la vita superiore, spirituale, soprannaturale.

Ecco, questo è il significato profondo della Parola di Dio dell’odierna Domenica. Dobbiamo approfondire bene questo significato, questa Parola di Dio preparandoci alla Quaresima. “Gloria Dei vivens homo”: l’uomo vivente è l’abbondanza della vita, la ricchezza della vita che gli viene da Dio, prima da Dio Creatore, poi da Dio Redentore, da Cristo che è venuto perché abbiamo la vita in abbondanza.

Carissimi, sono lieto di incontrarvi in questa parrocchia che porta due titoli stupendi: l’Assunta e San Michele. Titoli, possiamo dire, “apocalittici”, perché l’Apocalisse ci parla del segno grande che è la Madonna, Madre di Cristo, e ci parla anche di San Michele, che ha vinto il maligno, il serpente. Voi state sotto la protezione di questo grande mistero e dovete sempre cercare - come ha detto il vostro Parroco - questa aggregazione, questa comunione intorno al mistero della vita divina, il cui vertice è sempre la Madre di Cristo.

Vi auguro, carissimi, una buona Domenica e poi anche una buona Quaresima, in preparazione alle festività pasquali. Sia lodato Gesù Cristo!

 

© Copyright 1994 - Libreria Editrice Vaticana

 

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