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VISITA PASTORALE ALLA PARROCCHIA DI SANTA MARIA IN VIA

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Domenica, 20 febbraio 1994

 

1. Voglio salutare questa Comunità parrocchiale dedicata a Santa Maria in Via. Lo faccio con grande amore e gratitudine per l’opportunità odierna che mi è stata data di essere fra voi. Questa parrocchia della Città antica con la sua ubicazione può anche ricordare i templi romani, pre-cristiani, poi cristiani, cristiani dopo Costantino e poi i templi cristiani medioevali con cui è anche legata la tradizione dei Servi di Maria. Voi siete legati a questa tradizione fiorentina diventata anche romana.

La tradizione viene espressa anche con il Pozzo, Maria Madonna del Pozzo. È tutto molto significativo. E viene espressa anche con le diverse Confraternite, con le associazioni di vecchia data, che sempre fioriscono e sono sempre vive. Il simbolo del Pozzo è non solamente suggestivo, ma fruttificante nelle anime dei parrocchiani e dei tanti visitatori che vengono qui nel centro di Roma per frequentare la chiesa della Madonna del Pozzo.

2. In tutto questo contesto storico, ricco, ricchissimo, s’inscrive l’odierna liturgia della prima Domenica di Quaresima. Vediamo al centro Cristo nel deserto. Dopo il suo Battesimo nel Giordano, ha scelto di recarsi quaranta giorni nel deserto per essere solo con il Padre, per digiunare quaranta giorni e quaranta notti. Digiunava, pregava, preparandosi alla sua missione messianica. E alla fine, quasi anticipando la conclusione di questa missione, ha voluto essere tentato.

Oggi l’evangelista Marco ci ripropone questa tentazione di Cristo, ci ricorda questa tentazione triplice. L’evangelista è breve, Marco è sempre breve, più diffuso è Matteo; lui ci parla dei dettagli di questa tentazione e sappiamo che essa fu quasi in risposta alla triplice concupiscenza che in noi è frutto del peccato originale.

Così, Cristo si è come fatto uno dei peccatori sulle rive del Giordano. In questa sua manifestazione nel deserto durante la tentazione ci mostra da dove vengono i peccati. Essi vengono dalle tentazioni, dalla triplice concupiscenza. Concupiscenza della carne, degli occhi, concupiscenza che si chiama superbia della vita, orgoglio ingiusto, falsificato.

Cristo incontra il tentatore e lo vince anticipando ciò che poi coronerà la sua missione messianica.

3. È bene che noi ricordiamo e contempliamo questo mistero all’inizio della Quaresima perché appunto la Quaresima ci porta verso quella conclusione, ci porta verso la Settimana Santa, il Triduo Sacro, la Pasqua, dove, in una sintesi stupenda, è tutto quello che appartiene al mistero di Cristo: la sua Passione, la sua morte redentrice e poi la sua Risurrezione, manifestazione della Vita.

Già oggi la liturgia ci parla dell’alleanza interessante non con Mosè, ma con Noè. Attraverso Noè, dopo il diluvio, Dio ha concluso l’alleanza con tutti i viventi, non solamente con l’umanità salvata grazie all’Arca di Noè, bensì con tutti i viventi, anche con la natura. Un’alleanza, possiamo dire, “ecologica” è quella che oggi consideriamo nella liturgia.

Si tratta di un quadro stupendo che dobbiamo contemplare, meditare, per trovare il coraggio di entrare nello stesso cammino mostratoci da Cristo attraverso i suoi quaranta giorni di digiuno quaresimale.

4. Ecco, così brevemente, vorrei riassumere il significato ricco e profondo di questa domenica e dell’odierna liturgia della Parola. Vorrei incoraggiare tutti noi, me stesso anche, il mio Cardinale Vicario, Monsignor Vescovo ausiliare del vostro Settore, i fratelli Serviti, i parrocchiani, i componenti delle Confraternite e delle altre Associazioni, tutte le generazioni a prendere, riprendere, la strada che Cristo ci ha mostrato. Perché questa strada conduce alla vita.

È molto significativo che in questa strada che è il deserto - il deserto è stata la strada percorsa dal popolo eletto del Vecchio Testamento per quarant’anni - c’è un Pozzo dove viene offerta l’acqua e quest’acqua l’offre la Madre di Cristo. Così possiamo dire, dopo aver riflettuto su tutti questi elementi, veramente: coraggio, possiamo camminare nel deserto, possiamo ritrovare Dio nel deserto, possiamo anche pentirci nel deserto perché durante questa via c’è la Madonna della Via, la Madonna del Pozzo che ci offre l’acqua.

Carissimi, ancora una volta vi invito a partecipare con grande fede e devozione a questa Eucaristia in cui di nuovo entriamo nel Mistero di Cristo. Entriamo nel centro stesso di questo Mistero perché il centro stesso è sempre il Mistero pasquale, il centro stesso è sempre l’Eucaristia.

Vi invito pertanto a partecipare con fede e con devozione, fruttuosamente, a questa odierna Eucaristia domenicale.

Sia lodato Gesù Cristo!

 

© Copyright 1994 - Libreria Editrice Vaticana

 

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