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VISITA PASTORALE ALLA PARROCCHIA
ROMANA DI SAN FRANCESCO DI SALES
OMELIA DI GIOVANNI PAOLO
II
Domenica, 13 marzo 1994
1. La parola chiave nella Liturgia della Parola di oggi è questa: “Dives in
misericordia” - Dio ricco di misericordia. È stata per me una parola chiave
dall’inizio del Pontificato, del mio Ministero qui a Roma.
Questa ispirazione è
stata portata nella mia Patria, a Cracovia, attraverso una suora semplice che si
chiamava Faustina, probabilmente conosciuta anche a Roma, conosciuta in tutto il
mondo, benché vivesse molto nascosta in Cristo. Ha vissuto tra le due guerre
mondiali. È una grande mistica, una delle più grandi nella storia della Chiesa.
Aveva una vicinanza stupenda a Gesù. E Gesù si è rivelato a lei come
misericordioso. Esistono quadri, immagini di Gesù misericordioso con il cuore
trafitto.
Venendo da questo ambiente ho portato qui una ispirazione, quasi un
dovere: tu non puoi non scrivere sulla misericordia. Così è nata la seconda
Enciclica del Pontificato: Dives in misericordia - Dio ricco di misericordia.
2.
Chi è questo Dio “ricco di misericordia”? Ce lo spiega Gesù parlando in una
conversazione notturna con Nicodemo. Dice così: “Dio ha tanto amato il mondo da
dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia
la vita eterna. Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo,
ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui” (Gv 3, 16-17). Queste parole
profondissime, che costituiscono quasi il nucleo della Rivelazione cristiana,
vengono poi illustrate da un esempio, una parabola particolare della vita di
Mosè.
Sappiamo bene che Mosè era un grande condottiero, un grande profeta del
suo popolo. Ha condotto gli ebrei dall’Egitto, dalla schiavitù alla Terra
Promessa attraverso il deserto per quarant’anni. In questo cammino, in questo
itinerario c’è stata una tappa molto difficile: i serpenti attaccavano gli ebrei
e questi dovevano morire. Allora, in quel momento, Mosè riceve da Dio, da Javhè,
un comando: “Fatti un serpente e mettilo sopra un’asta; chiunque, dopo essere
stato morso, lo guarderà resterà in vita” (Nm 21, 8).
È un simbolo, è più di un
simbolo: è la profezia della Croce. Chi guarda a Gesù Crocifisso sarà guarito
fisicamente ma soprattutto guarito spiritualmente, salvato dai suoi peccati.
È
questo il messaggio centrale, costitutivo del Vangelo.
3. Dopo queste parole
Gesù, nel Vangelo di San Giovanni, aggiunge altre parole che sono molto
significative, molto quaresimali. Gesù parla di camminare nelle tenebre o
camminare nella luce. Dice: dobbiamo camminare nella luce. Chi cammina nella
luce, chi si avvicina alla luce, compie buone opere. Se le sue opere sono buone,
egli vuole essere nella luce. Se le sue opere non sono buone, sono cattive,
vergognose, allora non vuole apparire, non vuole trovarsi nella luce, vuole
rimanere nelle tenebre.
Queste parole sono quasi un’indicazione classica di
quanto dobbiamo fare durante la Quaresima. Dobbiamo avvicinarci alla luce della
nostra coscienza, alla luce del Sacramento della Riconciliazione, della
Penitenza. Dobbiamo avvicinarci per camminare nella luce.
4. Questo è il terzo
elemento della Parola di Dio di oggi. Rimane ancora un elemento, il quarto, che
vorrei sottolineare per una circostanza particolare.
Dopodomani, il 15 marzo,
dobbiamo incominciare quello a cui ho già invitato tante volte l’Italia, la
Chiesa che è in questo Paese: una grande preghiera per l’Italia. Dobbiamo
incominciare questa preghiera nella Basilica di San Pietro, vicino al sepolcro
di San Pietro, alle sue reliquie, là dove è incominciata la storia del vostro
Paese, della Chiesa nel vostro Paese: le due cose vanno insieme. Dobbiamo
incominciare là questa preghiera con i Vescovi italiani, con il nostro
Cardinale, con tutti i Vescovi. Dobbiamo incominciare nel nome della Alleanza
che Dio ha sancito una volta col vostro popolo.
Oggi la prima Lettura ci ricorda
l’antica Alleanza che Dio ha sancito con il suo popolo Israele. Dio era fedele a
questa Alleanza. Quando Israele era infedele, Egli puniva Israele. Dopo sessanta
anni in Babilonia, Dio dette ordine a Ciro, re di Persia, di lasciare liberi gli
israeliti per ricostruire il tempio, perché Dio è liberatore, Dio è fedele alle
sue promesse, alle sue alleanze.
Io sono convinto - e tutti i Vescovi, tutti i
cristiani in Italia ne sono convinti - che Dio ha sancito questa Alleanza con
tutta l’umanità, con tutti i popoli, con tutte le Nazioni, anche con il vostro
popolo, con la Nazione italiana, da duemila anni. Adesso dobbiamo invocare
questa fedeltà di Dio, dobbiamo renderci fedeli a lui, come Italiani, come
Popolo che è stato oggetto di una grande scelta, che ha ricevuto i più grandi
Apostoli, Pietro e Paolo.
Ci saranno diverse tappe di questa preghiera durante
tutto l’anno, cominciando dal 15 marzo sino alla festa della Madonna di Loreto,
il 10 dicembre.
5. Queste sono le cose che volevo dirvi. Ancora una volta saluto
tutti i presenti, come ho fatto prima della Messa. Saluto anche tutti i
componenti della vostra comunità. Non avete ancora la chiesa, tempio edificato
dalle pietre. Ma voi siete “pietre vive”. E abbiamo speranza, insieme con il
vostro parroco, che un giorno avrete anche la chiesa.
Sia lodato Gesù Cristo!
© Copyright 1994
- Libreria Editrice Vaticana
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