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CONCELEBRAZIONE EUCARISTICA PER LA
BEATIFICAZIONE DI ISIDORE BAKANJA, GIANNA BERETTA MOLLA ED ELISABETTA CANORI
MORA
OMELIA DI GIOVANNI PAOLO
II
Domenica, 24 aprile 1994
1. “Io sono il buon pastore. Il buon pastore offre la vita per le pecore
. . .” (Gv 10, 11).
Udiamo queste parole ogni anno nella quarta domenica di Pasqua. In esse
Cristo parla di sé, della sua morte e della sua risurrezione: “Io offro la mia
vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie, ma la offro da me
stesso, poiché ho il potere di offrirla e il potere di riprenderla di nuovo” (Gv
10, 17-18). Il mistero pasquale di Cristo è opera d’immenso amore. Cristo
offre la vita sulla croce per amore dell’uomo e, pur morendo, rimane il Signore
della propria vita e della propria morte. Risorgendo il terzo giorno, manifesta
la vita che è nata dalla morte e dopo la risurrezione entra nel Cenacolo per
trasmettere agli Apostoli il potere di sconfiggere la morte e di restituire la
vita. Siamo così resi anche noi partecipi del suo Mistero pasquale.
2. Oggi desideriamo venerare in modo particolare coloro che hanno avuto parte
alla morte di Cristo e alla sua risurrezione. Essi hanno offerto la loro vita,
quella stessa vita che è loro restituita da Cristo mediante la sua risurrezione.
L’odierna celebrazione avviene mentre è in pieno svolgimento l’Assemblea
Speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi. Pertanto anche il solenne
rito di Beatificazione di Isidoro Bakanja, Gianna Beretta Molla ed Elisabetta
Canori Mora riveste una particolare eloquenza: è l’eloquenza di una fede eroica
e di un’eroica sollecitudine. La fede eroica rende testimonianza alla
verità che è Cristo. L’eroica sollecitudine rende testimonianza all’amore
che non indietreggia davanti ad alcun sacrificio. È questo l’amore con cui
Cristo ci ha amati.
3. Sei stato un uomo dalla fede eroica, Isidoro Bakanja, giovane laico
dello Zaire. In quanto battezzato, chiamato a diffondere la Buona Novella, hai
saputo condividere la tua fede e hai testimoniato Cristo con tanta convinzione
che, ai tuoi compagni, sei apparso come uno di quei valorosi fedeli laici che
sono i catechisti. Sì, beato Isidoro, pienamente fedele alle promesse del
tuo battesimo, sei stato realmente un catechista, hai operato generosamente per
“la Chiesa in Africa e la sua missione evangelizzatrice”.
Nel corso dell’Assemblea speciale del Sinodo dei Vescovi, nel giorno in cui
proclamiamo i tuoi meriti, vogliamo rendere omaggio a tutti i catechisti, questi
collaboratori indispensabili per l’edificazione della Chiesa nel continente
africano. I catechisti precedono, accompagnano e completano l’opera dei
sacerdoti per il loro popolo. In numerose epoche storiche, essi hanno consentito
alla fede di sopravvivere alle persecuzioni. Essi sanno essere Pastori veri, che
conoscono le loro pecore e che le pecore conoscono; e, se necessario, difendono
il gregge al prezzo della loro vita. I catechisti sono ben consapevoli che un
gran numero di loro fratelli e sorelle non appartiene ancora al gregge e che
attende dalla loro sollecitudine fraterna l’annuncio della Buona Novella.
Mediante la loro opera, i catechisti rendono una testimonianza vera a Cristo,
l’unico Pastore.
Isidoro, la tua partecipazione al mistero pasquale di Cristo,
all’opera suprema del suo amore, è stata totale. Poiché volevi rimanere fedele a
tutti i costi alla fede del tuo battesimo, hai subìto la flagellazione come il
tuo Maestro. Hai perdonato i tuoi persecutori, come il tuo Maestro sulla Croce;
e hai dimostrato di essere artefice di pace e di riconciliazione.
In un’Africa dolorosamente provata dalle lotte tra etnie, il tuo esempio
luminoso è un invito alla concordia e al riavvicinamento tra i figli dello
stesso Padre celeste. Tu hai praticato la carità fraterna verso tutti, senza
distinzione di razza o di condizione sociale; ti sei guadagnato la stima e il
rispetto dei tuoi compagni, molti dei quali non erano cristiani. Ci mostri così
il cammino del dialogo necessario tra gli uomini.
In questo Avvento preparatorio al terzo millennio, ci inviti ad accogliere,
seguendo il tuo esempio, il dono che, sulla Croce, Gesù ci ha fatto della
propria Madre (cf. Gv 19, 27). Rivestito dell’“abito di Maria”, hai
continuato, come lei e con lei, il tuo pellegrinaggio di fede; come Gesù il Buon
Pastore, sei arrivato a donare la tua vita per le tue pecore. Aiutaci, noi che
dobbiamo percorrere lo stesso cammino, a volgere i nostri occhi verso Maria e a
prenderla come guida.
4. Innalziamo oggi agli onori degli altari anche due donne italiane:
Gianna Beretta Molla ed Elisabetta Canori Mora. Donne d’eroico amore.
Ambedue spose e madri esemplari, impegnate a testimoniare nella vita quotidiana
i valori esigenti del Vangelo.
Gianna Beretta Molla, coronando un’esistenza esemplare di studentessa, di
ragazza impegnata nella comunità ecclesiale e di sposa e mamma felice, seppe
offrire in sacrificio la vita, affinché potesse vivere la creatura che portava
in grembo - e che oggi è qui con noi! Ella, come medico chirurgo, era ben
consapevole di ciò a cui andava incontro, ma non indietreggiò dinanzi al
sacrificio, confermando in tal modo l’eroicità delle sue virtù.
Elisabetta Canori Mora, da parte sua, in mezzo a non poche difficoltà
coniugali dimostrò una totale fedeltà all’impegno assunto con il sacramento del
matrimonio e alle responsabilità da esso derivanti. Costante nella preghiera e
nell’eroica dedizione alla famiglia, seppe educare cristianamente le figlie ed
ottenne la conversione del marito.
Additando queste due donne come modelli di cristiana perfezione, desideriamo
rendere omaggio a tutte le madri coraggiose, che si dedicano senza riserve alla
propria famiglia, che soffrono nel dare alla luce i propri figli, e sono poi
pronte ad intraprendere ogni fatica, ad affrontare ogni sacrificio, per
trasmettere loro quanto di meglio esse custodiscono in sé.
La maternità può essere fonte di gioia, ma può diventare pure sorgente di
sofferenze, e talvolta di grandi delusioni. In questo caso, l’amore diviene una
prova, non di rado eroica, che costa tanto al cuore di una madre. Oggi vogliamo
venerare non soltanto queste due donne eccezionali, ma anche quelle che non
risparmiano alcuna fatica per educare i propri figli.
5. Come è straordinaria a volte la loro partecipazione alla sollecitudine del
Buon Pastore! Quanto devono lottare contro le difficoltà e i pericoli! Quante
volte sono chiamate ad affrontare autentici “lupi”, decisi a portar via e a
disperdere il gregge! E non sempre queste madri eroiche trovano sostegno nel
loro ambiente. Anzi, i modelli di civiltà, spesso promossi e propagati dai mezzi
di comunicazione, non favoriscono la maternità. Nel nome del progresso e delle
modernità vengono presentati come ormai superati i valori della fedeltà, della
castità, del sacrificio, nei quali si sono distinte e continuano a distinguersi
schiere di spose e di madri cristiane.
Succede così che una donna decisa ad essere coerente con i propri principi si
sente spesso profondamente sola. Sola con il suo amore che non può tradire, e a
cui deve rimanere fedele. Il suo principio-guida è Cristo, che ha rivelato quale
amore ci viene elargito dal Padre. Una donna che crede a Cristo trova un potente
sostegno proprio in tale amore che tutto sopporta. È un amore che le permette di
ritenere che quanto fa per un figlio concepito, nato, adolescente o adulto lo fa
allo stesso tempo per un figlio di Dio. Come afferma San Giovanni nell’odierna
lettura: “Siamo stati chiamati figli di Dio: e lo siamo realmente” (1 Gv
3, 1). Siamo figli di Dio. Quando tale realtà si manifesterà pienamente saremo
simili a Dio, perché lo vedremo così come egli è (cf. 1 Gv 3, 2). Vi
ringraziamo, madri eroiche, per il vostro amore invincibile! Vi ringraziamo per
l’intrepida fiducia in Dio e nel suo amore.
Vi ringraziamo per il sacrificio della vostra vita. Oggi Cristo nel Mistero
pasquale vi restituisce il dono che gli avete fatto. Egli infatti ha il potere
di restituirvi la vita che gli avete portato in offerta.
6. “Il Padre mi ama - dice Cristo - perché io offro la mia vita, per poi
riprenderla di nuovo” (Gv 10, 17).
Il Padre ti ama, Africa! Vi ama, Vescovi e Pastori del continente nero! Vi
ama, sacerdoti, persone consacrate, figli e figlie dell’Africa nera! Vi ama
catechisti! Vi ama, padri e madri! Vi ama, gioventù africana, famiglie africane,
genitori e figli! Abbiate fiducia in Cristo! Lui solo è la pietra angolare su
cui poggia la dignità dell’uomo e il suo futuro. E non vi è salvezza in nessun
altro. “Non vi è infatti altro nome dato agli uomini sotto il cielo nel quale
sia stabilito che possiamo essere salvati” (At 4, 12).
Nel tuo nome Cristo Gesù, noi contiamo.
Sii tu la nostra salvezza!
Amen!
© Copyright 1994
- Libreria Editrice Vaticana
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