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VIAGGIO APOSTOLICO A ZAGABRIA

CONCELEBRAZIONE EUCARISTICA IN OCCASIONE DEL IX
CENTENARIO DELLA FONDAZIONE DELLA DIOCESI DI ZAGABRIA

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Ippodromo di Zagabria - Domenica, 11 settembre 1994

 

1. Tu sei il Cristo (Mc 8, 29).

Con queste parole Pietro, a nome anche del collegio apostolico, proclama nel Vangelo dell’odierna liturgia la sua fede nel Figlio di Dio.

La stessa professione di fede il Successore di Pietro rinnova oggi insieme ai suoi fratelli di questa antica ed illustre Chiesa di Zagabria, nel giorno solenne e gioioso in cui si commemora il nono centenario della sua fondazione. Nel mistero della comunione dei santi, sono uniti in questa celebrazione i credenti di oggi e le generazioni che li hanno preceduti.

Se oggi ricordiamo gli inizi del cristianesimo in questa terra, non è solo per soddisfare un naturale sentimento di amore per le proprie radici, ma soprattutto per rendere lode allo Spirito di Dio, che lungo novecento anni non ha cessato di edificare questa chiesa, rendendola segno vivente dell’amore del Padre celeste in terra croata.

2. Tu sei il Cristo! A questa professione di fede i croati, tra i popoli slavi, giunsero per primi. Insediandosi infatti in questo territorio, nella prima metà del secolo VII, essi ebbero contatti con il cristianesimo, all’epoca fiorente in Pannonia ed in Dalmazia. Il primo incontro tra la Santa Sede e il popolo croato risale ad oltre 13 secoli fa, quando il Papa Giovanni IV, di origine dalmata, inviò in questa regione l’Abate Martino. L’opera di evangelizzazione proseguì poi attraverso il lavoro apostolico dei missionari giunti da Roma, arricchendosi nei secoli successivi dei frutti dovuti all’opera dei Santi Fratelli Cirillo e Metodio. I due apostoli degli slavi, infatti, influirono notevolmente anche sullo sviluppo religioso e culturale dell’intera area balcanica. La loro attività lasciò tracce profonde nella liturgia e nella lingua di alcune zone della Croazia, nelle quali fino a pochi anni or sono la liturgia romana usava la lingua veteroslava.

3. Tu sei il Cristo! La Chiesa di Zagabria ha ereditato la fede dal patrimonio paleocristiano della Croazia continentale, di cui sono testimoni numerosi santi: San Quirino, Vescovo di Siscia; i santi Eusebio Vescovo e Pollione lettore di Cibale, ai quali si aggiungono nelle regioni dalmatiche ed istriane i Santi Venanzio e Domnio di Salona e San Mauro di Parentium.

Su tali radici è cresciuto lungo l’arco di questi novecento anni l’edificio spirituale della Comunità cattolica di Zagabria, inserendosi organicamente nella comunione delle altre Chiese locali. Come non rendere grazie a Dio per tutto ciò?

Come non ringraziarlo del fatto che la maggior parte dei Croati sono rimasti costantemente fedeli a Roma e per questo sono stati capaci di affrontare e superare non poche difficoltà e avversità? Penso in questo momento alle luminose figure di numerosi santi vostri conterranei a voi ben noti.

Penso, in particolare, con viva commozione alla recente pagina di fedeltà a Cristo ed al Sommo Pontefice, scritta negli anni immediatamente seguenti il secondo conflitto mondiale e di cui l’Arcivescovo di Zagabria, Cardinale Alojzje Stepinac, è stato protagonista, pagando con sofferenze e prove di ogni genere la sua coraggiosa adesione al Vangelo.

4. Tutta questa storia di grazia diventa oggi per voi stimolo a riflettere sul vostro presente e appello a costruire il futuro che vi attende. Soprattutto diventa invito a levare la vostra supplica ardente e fiduciosa per la pace.

Il pensiero va infatti con nostalgia al tempo in cui, in queste terre, tutti i credenti erano in piena comunione fra loro ed attestavano, ciascuno con la propria sensibilità e la propria cultura, la medesima adesione al Vangelo di Cristo.

Le attuali tragiche divisioni e tensioni non devono far dimenticare che sono molti gli elementi che uniscono i popoli oggi in guerra, ed è urgente e doveroso raccogliere tutto ciò che unisce - e non è poco - per ricostruire con esso nuove prospettive di fraterna solidarietà.

La pace nei Balcani - desidero affermarlo con forza in questo momento di sofferenza - non è utopia! Essa si impone anzi come prospettiva di realismo storico!

Per secoli i popoli di queste regioni si sono reciprocamente accettati, sviluppando molteplici scambi nell’ambito dell’arte, della lingua, della scrittura, della cultura popolare. E non è forse una ricchezza comune anche la tradizione di tolleranza religiosa che, nell’arco di quasi un millennio, non è venuta meno neppure nei periodi più oscuri? No, non è lecito attribuire alla religione il fenomeno delle insofferenze nazionalistiche che sta imperversando in queste Regioni! Ciò vale non soltanto per i cristiani delle diverse confessioni, che oggi Dio chiama a un impegno straordinario per raggiungere la piena comunione, ma anche per i credenti delle altre religioni, in particolare i musulmani, che hanno consolidato nei Balcani una loro cospicua presenza, nel quadro di una rispettosa e civile convivenza.

5. Tu, Chiesa di Zagabria, che oggi commemori i novecento anni delle misericordie del Signore, sei chiamata, insieme con le altre Chiese della Croazia, a farti apostola di una rinnovata concordia. Non ci ha forse ricordato il Concilio che la Chiesa è “sacramento” non solo dell’intima unione con Dio, ma anche dell’unità di tutto il genere umano? (cf. Lumen gentium, 1).

La fede, in queste regioni oggi così provate, deve tornare ad essere forza unificante e benefica come i fiumi che le attraversano. Penso al fiume Sava, che nascendo in Slovenia attraversa la vostra Patria, correndo lungo la frontiera tra la Croazia e la Bosnia ed Erzegovina, per confluire, in terra serba, nel Danubio: altro grande fiume che unisce la terra croata e quella serba da una parte con altri grandi paesi dell’Europa orientale, centrale ed occidentale. Due fiumi che si incontrano, come sono chiamati a fare i tanti popoli che essi congiungono, come soprattutto devono fare le due espressioni del cristianesimo, quella occidentale e quella orientale, che in queste terre da sempre convivono.

In questa metafora dei fiumi, possiamo quasi cogliere la traccia del cammino che Dio vi chiama a percorrere in questa difficile ora storica.

6. È un cammino di unità e di pace a cui nessuno può sottrarsi. Lo esige la ragione, prima ancora che la fede.

La storia non ha forse creato mille indistruttibili vincoli tra i vostri popoli? Le stesse lingue, pur diverse, non sono forse tra loro così affini, da consentire di parlarvi e di capirvi più di quanto non sia possibile ad altri popoli e in altre regioni dell’Europa?

Suggerisce la pace la stessa collocazione geografica, che fa delle terre balcaniche un punto di passaggio obbligato tra il vicino Oriente e l’area mitteleuropea. Proprio da questo è derivata nel corso dei secoli la fioritura di attività mercantili, finanziarie, imprenditoriali, che hanno assicurato abbondanza di benefici per tutti.

In questa linea sta dunque anche il futuro della penisola balcanica. Nella collaborazione e nella solidarietà si possono affrontare e risolvere i molti problemi con cui si stanno misurando i popoli balcanici. Il progresso e il bene delle nazioni balcaniche hanno un nome solo: pace!

7. Ma al di là delle umane convenienze, a questo urgente compito di pace tu, Chiesa di Zagabria e dell’intera Croazia, sei chiamata da un categorico imperativo morale. È l’imperativo che si affaccia irresistibilmente ad ogni coscienza credente, ogni volta che sulle labbra risuona la preghiera del “Padre nostro”.

Con queste parole Cristo ci ha insegnato a rivolgerci a Dio. “Padre”: appellativo dolce, ma anche estremamente impegnativo! Se infatti Dio ci è Padre, allora noi tutti siamo e dobbiamo sentirci fratelli. Prima di tutte le differenze, prima di tutte le appartenenze, prima di tutte le nazionalità, c’è un’unità di fondo che accomuna ogni essere umano, e noi cristiani siamo chiamati a testimoniarla con particolare forza e responsabilità. Non sarebbe forse intollerabile ipocrisia ripetere “Padre nostro”, mentre si coltivano sentimenti di rancore e di odio, o addirittura propositi di rappresaglia e di vendetta?

Il “Padre nostro” in realtà contiene in germe un progetto di società, che non solo esclude ogni violenza, ma si struttura in ogni suo aspetto secondo criteri di fraterna solidarietà. È la società concepita come una grande famiglia, in cui singoli e gruppi, senza alcuna discriminazione, si sentono accolti, rispettati e amati.

Questa cultura della solidarietà passa specialmente attraverso l’esperienza della famiglia, a cui l’Anno della Famiglia invita a dedicare particolare attenzione. È necessario che le famiglie siano autentiche “scuole di amore”: famiglie profondamente unite e insieme aperte all’intera società; famiglie dove la vita umana è accolta con sacro rispetto fin dal momento del concepimento e dove ci si educa all’amore di ogni essere umano, senza distinguere tra amici e nemici. Se amassimo solo quelli che ci amano - ci ammonisce Gesù - che merito avremmo? “Non fanno così anche i pagani?” (Mt 5, 47).

8. Questo meraviglioso progetto è purtroppo esposto all’umana fragilità. Per questo la stessa preghiera del Signore ci indica la strada maestra per riprendere il cammino, dopo ognuno dei nostri fallimenti: è la strada del perdono. “Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori”.

Dobbiamo riflettere attentamente, carissimi, sulla forza di quel “come”, sulla promessa e sulla minaccia che quell’avverbio racchiude. La minaccia: solo un cuore che si è liberato da ogni rancore può ricevere il perdono di Dio. La promessa: non c’è condanna per chi, anche colpevole, esprime il suo pentimento usando misericordia ai suoi fratelli. È l’ora, per la Chiesa di Zagabria e dell’intera Croazia, di farsi promotrice di reciproco perdono e di riconciliazione. “Chiedere perdono e perdonare”: così potrebbe essere sintetizzato l’impegno che su tutti incombe, se si vogliono mettere premesse solide per il raggiungimento di una pace vera e duratura.

9. Questa, carissimi fratelli e sorelle, è la consegna che viene a voi dai novecento anni di storia cristiana che oggi celebrate. Siete chiamati ad essere degni eredi dei credenti che vi hanno preceduti, emuli dei vostri martiri e dei vostri santi. Questa consegna oggi vi lascia il Successore di Pietro, mentre vi saluta ed abbraccia affettuosamente. Il mio pensiero va in questo momento innanzitutto al venerato Fratello, il Cardinale Franjo Kuharic´, vostro amato Pastore, ai Vescovi suoi Ausiliari ed ai Presuli dell’intero Episcopato croato presenti al sacro rito. Saluto poi i sacerdoti, i religiosi e le religiose e tutti i membri del popolo di Dio, in special modo i giovani, gli ammalati e le famiglie. Saluto i profughi e tutti coloro che soffrono per la guerra nei Balcani. Saluto inoltre il Presidente della Repubblica e le Autorità, la cui presenza a questa solenne celebrazione rafforza il valore ed il significato dei legami di ininterrotta sintonia fra la Nazione croata e la Santa Sede.

10. Tutto questo amato popolo affido all’intercessione della Vergine Santissima, tanto venerata in questa Arcidiocesi e in tutta la Croazia.

La “Madonna della Porta di Pietra”, protettrice della Città di Zagabria, avvalori i propositi che questa ricorrenza centenaria suscita negli animi dei Pastori e dei fedeli di questa illustre Chiesa. I sentimenti presenti nel nostro spirito in questo momento solenne trovano adeguata espressione nel cantico di lode e di ringraziamento: il “Te Deum”. Questo antico inno si conclude con una accorata invocazione a Dio affinché salvi i suoi fedeli: “Salvum fac populum tuum, Domine”. È questa l’invocazione che si leva oggi come un grido dai nostri cuori: salvi il Signore il suo popolo che vive in Croazia; salvi i popoli dei Balcani e quelli che in ogni parte della terra sono ancora in cerca di pace. Salvos fac populos tuos, Domine! Salvaci, Signore! La nostra speranza è riposta unicamente in te: “In te, Domine, speravi, non confundar in aeternum!”. Siano lodati Gesù e Maria!

Al termine della Celebrazione Eucaristica, Giovanni Paolo II rivolge particolari espressioni di saluto ad alcuni gruppi presenti all’ippodromo di Zagabria, in croato, in italiano, in tedesco, in sloveno, in ungherese e in albanese.

Al termine di questa solenne celebrazione, desidero rivolgere un pensiero ai pellegrini qui convenuti da vari Paesi vicini. Saluto i fedeli italiani, esortandoli a rinnovare sempre alle sorgenti del Vangelo il loro inestimabile patrimonio di fede e di cultura cristiana.

Vi saluto cordialmente, cari pellegrini giunti dai Paesi di lingua tedesca. Contribuite anche in futuro con la vostra forza, affinché la dignità e i diritti dei fratelli di tutti i popoli e di tutte le Nazioni vengano riconosciuti e rispettati. Porgo un cordiale benvenuto a tutti i presenti di nazionalità slovena, con l’auspicio che possano essere nel loro Paese artefici di uno sviluppo basato sugli autentici valori dell’uomo.

Vi saluto cordialmente, cari pellegrini di lingua ungherese. Siate anche in futuro collaboratori della pace fra i popoli e le nazioni. Sia lodato Gesù Cristo. Saluto i pellegrini di lingua albanese, e porgo loro l’augurio di civile progresso nella concordia e nella pace.

Un pensiero ai pellegrini provenienti dalla Repubblica Ceca, dalla Repubblica Slovacca e dalla Romania, ai quali formulo auguri di pace e prosperità nella vicendevole collaborazione. Saluto con grande cordialità la comunità serba, che vive in Zagabria e nell’intero Paese, augurando a tutti i suoi componenti una prospera convivenza in Croazia ed ogni bene nel Signore Gesù Cristo al quale in comunione di fede eleviamo la nostra lode.

Un pensiero speciale rivolgo infine ai profughi della Bosnia ed Erzegovina, esprimendo loro la mia solidarietà, la mia vicinanza ed il mio incoraggiamento. Vorrei dire loro la grande sofferenza che ha comportato per me il dover differire la programmata visita a Sarajevo. E vorrei anche ripetere a quanti vivono nella martoriata città di Sarajevo che non devono sentirsi soli; sono loro accanto con la preghiera, col cuore, col pensiero e col desiderio di compiere tale viaggio appena le circostanze lo permetteranno.

Voglio adesso ancora esprimere la mia gratitudine per tutti quelli che hanno preparato questo splendido incontro. Voglio esprimere la mia ammirazione per la vostra partecipazione a questa grande preghiera, per la grande pazienza nonostante il tempo abbastanza caldo. La mia visita è breve, un giorno solo, ma molto intensa. Spero che in futuro sarà possibile ancora vedere la vostra Patria e le diverse città, le diverse Chiese che vivono in Croazia.

 

© Copyright 1994 - Libreria Editrice Vaticana

 

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