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VISITA PASTORALE A CATANIA E SIRACUSA

MESSA PER LA BEATIFICAZIONE DI MADRE
MADDALENA CATERINA MORANO

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Catania - Sabato, 5 novembre 1994

 

1. “Io sono la vera vite” (Gv 15, 1).

Gesù pronuncia queste parole il giorno prima della sua passione. Ma l’allegoria a cui ricorre si riferisce prima di tutto alla risurrezione: la vite è Cristo risorto, Vita invincibile che si dona agli altri. Per essere in grado di donare la vita, la vite deve essere potata. Il vignaiolo deve inoltre quasi “ferirla”, quando intende innestarvi un nuovo tralcio. Gesù dice: Il Padre è il vignaiolo; è Lui che coltiva la vigna. La vita che è in me viene dal Padre ed è vita invincibile. Se io accetto la morte lo faccio per dare ai tralci la vita che è in me, quella che mi ha dato il Padre (cf. Gv 15, 1-2).

2. Appare chiaro, dunque, che l’allegoria, usata da Cristo prima della sua passione, è orientata in realtà verso il mistero pasquale, mistero della vita che ha vinto la morte. Questa vita è passata attraverso l’esperienza della morte, perché si manifestasse pienamente la sua potenza.

Cristo si presenta come la vite su cui deve essere innestato ciascuno di noi. La vite è pertanto l’immagine della vita eterna, l’innesto è figura della vita che si diffonde. Il Padre è il Datore di quella vita che si manifesta nel Figlio e che dal Figlio è comunicata ad ogni uomo, il quale è come il tralcio, nel quale si diffonde la linfa; altrimenti esso appassisce, muore e viene gettato nel fuoco (cf. Gv 15, 6).

Che cosa dunque si deve fare per non essere un tralcio secco? Bisogna rimanere in Cristo; bisogna nutrirsi continuamente della sua parola. Parola che dà la vita. Se la parola di Cristo rimane in noi, la preghiera, che nasce da essa viene sempre esaudita: “Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quel che volete e vi sarà dato” (Gv 15, 7).

L’allegoria della vite e dei tralci ci svela il mistero del raccolto che Cristo offre alla sua Chiesa. Maturano nella Chiesa, come nella vigna evangelica, quanti accolgono la sua parola - e maturano alla vita in Dio, cioè alla gloria.

La gloria di Dio è l’uomo vivente, “Gloria Dei vivens homo”, insegna sant’Ireneo, e aggiunge: Vita dell’uomo è la visione di Dio, “Vita hominis, visio Dei” (Sant'Ireneo, Adversus haereses, 4,20,7).

3. Così, mediante questa allegoria proposta alla vigilia degli eventi pasquali, Gesù rivela pienamente il mistero della vita che è in Lui. Questo mistero è diventato fonte di vita per tanti figli e figlie di questa terra benedetta, ai quali va oggi il nostro pensiero, mentre celebriamo la memoria liturgica di tutti i Santi delle Chiese di Sicilia: il martire Euplo, la martire Agata, ricordata dalla liturgia nel Canone, il beato Cardinale Giuseppe Benedetto Dusmet, per non citarne che alcuni.

Oggi, lo stesso mistero si rivela come fonte di vita immortale per la Serva di Dio Maddalena Morano, che ho la gioia di elevare all’onore degli altari nella città in cui per tanti anni ha svolto la sua attività di formazione cristiana della gioventù. In tal modo la nuova Beata, che consacrò totalmente la sua vita a Cristo, potrà rendergli testimonianza di generazione in generazione. Essa viene oggi inscritta nel Libro della vita, affinché tutto il popolo di Dio, peregrinante in questa antichissima culla della cultura greca e romana, possa leggervi la verità sulla giustificazione in Cristo.

4. Facendo memoria di questi eletti testimoni del Vangelo, come non pensare anche ad altri generosi cristiani, la cui avventura spirituale fu un dono di Dio a tutta la Chiesa? Penso al Padre Allegra, un figlio della vostra terra, che tanto efficacemente ha contribuito al progresso del dialogo fra Cristo e la Cina. Penso al venerabile Capizzi e a San Nicola Politi. Penso anche a Don Giuseppe Puglisi, coraggioso testimone della verità del Vangelo. Penso poi alle figure femminili, traboccanti di doni dello Spirito, di Lucia Mangano e Giuseppina Faro: in loro il dialogo d’amore del Signore con la sua Chiesa ha toccato vertici di commovente bellezza.

In comunione spirituale con tutti questi Grandi della vostra Terra, saluto con affetto la Chiesa di Catania che, alle soglie del nuovo millennio, attingendo all’esperienza e all’intercessione dei suoi Santi, vuole offrire alla Città il tesoro che porta racchiuso nei vasi d’argilla della sua umanità.

Saluto, in particolare, il vostro Arcivescovo, Mons. Luigi Bommarito, che ringrazio per le calde parole poc’anzi rivoltemi, descrivendo la ricchezza e gli impegni della Comunità ecclesiale. Con lui saluto il Cardinale Pappalardo e tutti i Vescovi siciliani presenti a questa celebrazione, con uno speciale, affettuoso pensiero per Mons. Ignazio Cannavò, Arcivescovo di Messina-Lipari-Santa Lucia del Mela, che ricorda il 50 anniversario della sua Ordinazione sacerdotale. Con gioia accolgo tutti i sacerdoti che oggi concelebrano questa Eucaristia. Accolgo i Religiosi, come anche le Religiose che sempre sono la maggioranza. Accolgo con gioia i laici dell’intera Diocesi catanese. Christifideles laici, vi saluto, vi vedo con grande gioia in questa grandissima assemblea. Uno speciale saluto porgo all’intera famiglia salesiana, incominciando dai Cardinali salesiani: Castillo Lara, Stickler, Javierre Ortas. Poi il Rettore Maggiore dei Salesiani, e naturalmente la Superiora Generale delle Suore di Maria Ausiliatrice. Un saluto particolare rivolgo alle Autorità civili, amministrative e politiche, che hanno collaborato alla realizzazione di questa mia Visita in Sicilia. Sono molto grato per la preparazione, per tutto quello che si è fatto, due volte. Una volta ad aprile, la seconda volta in novembre. Un saluto cordiale va pure agli ammalati, agli anziani ed a quanti, non potendo essere presenti, sono uniti a noi spiritualmente mediante la radio e la televisione.

All’inizio del nuovo anno accademico, desidero indirizzare un cordiale pensiero a tutti coloro che operano nel mondo della cultura, in particolare ai Docenti, ai Ricercatori e agli Studenti della Università degli Studi di Catania, come pure a quelli dello Studio teologico San Paolo e dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose San Luca. Auspico per tutti un generoso impegno di servizio alla verità, in atteggiamento di dialogo rispettoso ed aperto tra scienza e fede.

Carissimi Fratelli e Sorelle! La vostra antica Chiesa, che ha recentemente ricordato i 900 anni di apertura al culto della sua Cattedrale, è chiamata dalle odierne circostanze a servire la rinascita della Città mobilitando le energie che il Signore costantemente le rinnova, per una instancabile operosità a servizio del bene.

5. Proprio in questa prospettiva ha operato Suor Maddalena Morano! Ella, la “maestra nata”, era venuta da Torino, la città di Don Bosco, con il suo spiccato talento pedagogico e il suo amore per Dio e per il prossimo. Suor Maddalena dispiegò in quest’Isola, a favore della vostra gente, un’intensa e feconda attività spirituale ed educativa. Per lunghi anni si fece una di voi, diventando modello di fedele servizio a Dio e ai fratelli. Guardate a Lei, carissimi fedeli, per meglio realizzare quel progetto apostolico e missionario che la Chiesa catanese, in tutte le sue componenti, è tesa a promuovere, ascoltando la voce dello Spirito ed operando in un comune sforzo di diligente discernimento dei “segni dei tempi”.

Lo scoraggiamento e l’amarezza per vicende sconcertanti e opprimenti sono sentimenti umani comprensibili, ma non devono spegnere il coraggio cristiano dell’impegno nel bene, “costi quel che costi”, come diceva Madre Maddalena Morano da oggi Beata.

Carissimi Fratelli e Sorelle di Catania! Voi avete un patrimonio di fede cristiana e di carità operosa che risale ai primi tempi del cristianesimo: testimonianze certe della presenza di una comunità cristiana in Catania ci sono date a partire dai primi secoli. In questa nostra epoca, caratterizzata da una drammatica crisi di valori umani e da una sofferta ansia per l’Assoluto, a voi è domandato di realizzare un programma serio e impegnativo di approfondimento dottrinale, di coerenza di vita, di perseveranza nell’esercizio della carità.

Vi sia di incitamento Madre Morano, che, animata da profondo anelito di amore e di santità, per tanti anni percorse serena e intrepida le strade della vostra Città e della regione. La sostenevano nel suo impegno gli insegnamenti e gli esempi di San Giovanni Bosco e di Santa Maria Domenica Mazzarello. Guardando il mare, ella diceva: “Vedi come è grande, immenso il mare? Più grande, immensa è la bontà di Dio!”. E con un semplice ma incisivo paragone così illustrava il cammino verso la santità: “Si sale l’alta montagna della perfezione con la costante mortificazione. Anche le alte case sono fatte di piccole pietre sovrapposte le une alle altre”.

Le sue esortazioni illuminano, confortano, incoraggiano: “Pensate come avrebbe pensato Gesù. Pregate come avrebbe pregato Gesù. Agite come avrebbe agito Gesù”. Così Madre Maddalena diceva e così viveva, ripetendo a se stessa: “Chiedi la grazia di portare in pace ogni giorno la tua croce”.

6. La nostra sorella, la Beata Maddalena Morano, vive in Dio e Dio vive in lei per sempre. “Ti ho amato di amore eterno” afferma il Signore per bocca del profeta Geremia (Ger 31, 3). La nuova Beata ha sperimentato in sé stessa la verità di questa parola divina e, dopo le prove della vita, rende ora testimonianza dell’avveramento della promessa di Dio al suo popolo: “Essi erano partiti nel pianto, / io li riporterò tra le consolazioni; / li condurrò a fiumi d’acqua / per una strada diritta in cui non inciamperanno; / perché io sono un padre per Israele” (Ger 31, 9).

La Beata Maddalena Morano, insieme con i Beati e i Santi di questa terra di Sicilia e con tutta la “grande folla” dei Santi del cielo, vive ormai “tra le consolazioni” che Iddio riserva ai suoi fedeli, a quanti si sono sforzati di vivere nella fede e di operare secondo carità.

Proprio questo la nuova Beata ha cercato di fare nel corso di tutta la sua vita, amando “non soltanto a parole o con la lingua, ma con i fatti e nella verità” (1 Gv 3, 18). Il suo amore è divenuto così testimonianza costante di fedele corrispondenza a Dio che è Amore. Ella risplende oggi davanti a noi come luminoso esempio di una solidarietà fattiva che ha saputo unire il Nord ed il Sud dell’Italia.

E adesso la nuova Beata intercede per noi, intercede per la Chiesa. Grande è la potenza dell’intercessione dei Santi! Maddalena ha compiuto la volontà di Dio ed ha lasciato a noi la testimonianza delle opere gradite a Dio.

7. Sii felice, Sicilia, sii felice, Catania, patria di Sant’Agata e di molti altri Santi e Beati; patria d’adozione della Beata Maddalena Morano! “Esultino i fedeli nella gloria, / sorgano lieti dai loro giacigli. / Le lodi di Dio sulla loro bocca: / questa è la gloria per tutti i suoi fedeli” (Salmo responsoriale). Sii felice Sicilia. Sii felice, nonostante tutte le difficoltà e sofferenze che devi portare in questi nostri giorni. Sii felice, sii riconoscente a Dio per questi tesori della santità, della cultura. Tutti questi tesori che sono tuoi rappresentano una sorgente di gioia, di riconoscenza a Dio. Tu sei ricca, con tante tue povertà. Sei ricca e devi essere convinta di questa tua ricchezza. E direi orgogliosa di questa tua ricchezza.

La gloria di Dio risplende in questa illustre Chiesa catanese. Gloria di Dio sono coloro che qui L’hanno cercato con tutto il cuore, e L’hanno trovato. Essi vivono ora in eterno nella sua gloria. Alla loro intercessione noi ci affidiamo.

Amen!

 

© Copyright 1994 - Libreria Editrice Vaticana

 

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