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CELEBRAZIONE EUCARISTICA PER CINQUE
NUOVI BEATI NELLA SOLENNITÀ DI CRISTO RE

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Domenica, 20 novembre 1994

 

1. “Benedetto il Regno che viene” (cf. Mc 11, 10).

È Lui che viene, Cristo Gesù, il testimone fedele, il Primogenito dei morti e il Principe dei re della terra, colui che ci ama e ci ha liberati dai nostri peccati con il suo sangue (cf. Ap 1, 5). È Lui che viene.

Ecco, Egli sta davanti al tribunale di Pilato. Il governatore gli domanda: “Tu sei il re dei Giudei?” (Gv 18, 33).

Cristo risponde: “Il mio Regno non è di questo mondo” (Gv 18, 36).

Pilato insiste: “Dunque tu sei re?” (Gv 18, 37).

E Gesù: “Tu lo dici; io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce” (Ivi).

2. Ogni anno, in questa domenica che conclude l’intero ciclo liturgico, siamo convocati, per così dire, al cospetto di Cristo Re dell’universo. Egli non è re nel senso temporale della parola, ma regna sovrano mediante la verità alla quale ha reso testimonianza. Di questo Regno di Cristo ci parlano tutti coloro che ascoltano la sua voce. Coloro che vivono della sua verità. In particolare, con singolare eloquenza, ne parlano coloro che vivono della verità di Cristo in modo eroico.

Nell’odierna solennità la Chiesa eleva alla gloria degli altari, come beati, alcuni di questi testimoni della verità di Cristo. Essi sono: - Hyacinthe-Marie Cormier, domenicano - Marie Poussepin, fondatrice della Congregazione delle Domenicane della Presentazione della Beata Vergine Maria. - Agnès de Jésus Galand de Langeac, domenicana - Eugénie Joubert, della Congregazione delle Suore della Sacra Famiglia, e - Claudio Granzotto, francescano.

3. Padre Hyacinthe-Marie Cormier è stato testimone della verità di Cristo seguendo la scuola di San Domenico. Sia benedetto Dio che ci concede di riunire questa mattina in una sola celebrazione membri di tre rami della grande famiglia domenicana, così fortemente legata alla predicazione della verità!

La verità non è una nozione astratta, essa è per noi una Persona, la persona di Cristo, Re dell’universo. Nella sua vita, Padre Cormier ha costantemente vissuto della verità e l’ha trasmessa a tutti i suoi fratelli domenicani con umiltà e perseveranza. Egli non aveva forse unito la verità alla carità nel suo motto: “Caritas veritatis”? Egli diceva infatti che donare la verità è “la carità più bella”.

In Padre Cormier la Chiesa vuole riconoscere ed onorare l’azione dell’intelletto umano, illuminato dalla fede. Infatti, il fondatore dell’Università dell’Angelicum ci ricorda che Dio ci chiede di utilizzare le facoltà del nostro spirito, riflesso del suo, per rendergli gloria. Uomo assetato di verità, egli ha saputo anche donarsi a suoi fratelli come Priore, come Provinciale e come Maestro Generale dell’Ordine Domenicano, nel rispetto delle sue tradizioni secolari. Egli ha guidato i figli di San Domenico con la sua saggezza e competenza per condurli a Dio, per fare di loro autentici figli e testimoni del Regno.

4. All’opera dell’intelletto credente deve aggiungersi la testimonianza dell’amore che agisce, della carità che non finirà mai e dimorerà nel “regno eterno” annunciato dal profeta (Dn 7, 14). Da questa carità attiva, Marie Poussepin è stata pervasa sin dall’infanzia e ha voluto porsi al servizio dei più bisognosi, nel Terzo Ordine Domenicano di Dourdan, sua città natale. Essa sapeva, infatti, riconoscere la viva presenza del Signore dell’universo nei più piccoli. Servire i poveri è già vivere la beatitudine del Regno.

Marie Poussepin ha voluto fare di tutta la sua vita un’offerta d’amore, come dimostra il testo delle Costituzioni che ha donato alle Suore di Carità Domenicane della Presentazione della S. Vergine, da lei fondate a Sainville. Con le sue compagne, religiose apostoliche, essa decise di lavorare “per l’utilità della parrocchia, per istruire i giovani e per servire i poveri malati”.

La fiamma dell’amore che Cristo è venuto a portare sulla terra sarebbe destinata a spegnersi se le famiglie non avessero a cuore di mantenerla. In quest’anno che è consacrato particolarmente a loro, Marie Poussepin invia un messaggio di gioia e di speranza; nata da una famiglia che l’ha guidata e l’ha sostenuta, ella è adesso proposta alla nostra venerazione come una delle nostre sorelle in umanità, una figlia di Dio umile e generosa, capace di comprendere i problemi che incontra una famiglia e di mostrare allo stesso tempo in quale direzione bisogna cercarne la soluzione: nell’amore che scaturisce dal Cuore di Cristo, Re dell’universo.

5. La fecondità dello spirito di San Domenico ci appare inoltre questa mattina nella figura di una contemplativa, Agnès de Jésus, a cui Padre Hyacinthe Cormier riconosceva di dovere la nascita della propria vocazione. Li accomunava infatti uno stesso amore per Cristo, una stessa volontà di sollecitare la venuta del suo Regno. Ma né il carisma di guida e di insegnante di Padre Hyacinthe, né il fuoco dell’amore divino in Marie Poussepin sarebbero esistiti senza un profondo spirito di contemplazione e di oblazione quale vediamo in Madre Agnès, monaca di clausura di Langeac. Anch’essa - desidero sottolinearlo in quest’Anno della Famiglia - è stata ben presto risvegliata alla sete di Dio nell’ambito della sua famiglia.

Cristo che ci ama, che “ci ha liberati dai nostri peccati con il suo sangue” (Ap 1, 5), l’ha condotta sulla via della perfezione facendole sentire, sin dall’infanzia, la potenza del suo amore redentore, la forza del suo perdono e la luce che le destinava. Beata in verità, Agnès de Langeac che ha saputo entrare senza la minima reticenza nel progetto di Dio per lei, offrire la sua intelligenza, la sua volontà e la sua libertà al Figlio dell’uomo, affinché egli le trasformasse e le accordasse totalmente alle sue!

“Tutto che ciò vorrete!”: il motto di Madre Agnès ben dimostra la sua disponibilità interiore nei confronti della volontà divina. Cristo è realmente divenuto il Re della sua esistenza. “Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce”, dice il Signore (Gv 18, 37). Questo è il movimento naturale di quest’anima adoratrice di Dio, di questa religiosa che, dal suo convento, ha avuto un’influenza determinante sull’azione del signor. Olier a favore delle vocazioni sacerdotali.

6. Suor Eugénie Joubert, religiosa della Congregazione delle Suore della Sacra Famiglia del Sacro Cuore, si presenta a noi come un esempio vivente dell’azione di Dio nel cuore umano. Anche in lei, l’educazione cristiana è stata decisiva per tutta il suo operato futuro. Due anni prima di morire, al termine di una breve esistenza consacrata in particolare alla catechesi dei più piccoli, essa libera questo grido dal cuore: “Voglio essere come un bambino piccolo, portato in braccio da sua madre”.

Il Regno di Cristo può cominciare nel cuore di un bambino. È ciò che ha compreso Suor Eugénie ed è per questo che ha messo tanta cura nel preparare i più giovani alla prima confessione e alla prima comunione. Ciascuno, anche in giovanissima età, è chiamato a rendere testimonianza della verità. La Chiesa farà ricordare costantemente le parole del Signore: “Lasciate che i bambini vengano a me” (Mt 19, 14). Essa lo farà costantemente, poiché sa che nessun figlio degli uomini, per povero e umile che sia, non è indifferente a Dio. Ognuno è chiamato a entrare nel regno e i Beati, precedendoci, ci indicheranno la via.

7. L’Amore per Cristo, “Figlio dell’uomo”, ed il servizio al Regno di Dio, risplendono in modo singolare nella vita del Beato Claudio Granzotto. Ultimo di nove figli, imparò in famiglia il timore di Dio, la sincera pratica della vita cristiana, la generosa solidarietà, la disponibilità al sacrificio e l’amore al duro lavoro dei campi. Grazie alla sua docilità allo Spirito e ad una così incisiva educazione familiare, l’esistenza terrena di Claudio Granzotto divenne pellegrinaggio costante verso la santità fino alle vette della perfezione evangelica.

Autentico figlio del Poverello di Assisi, seppe esprimere la contemplazione dell’infinita bellezza divina nell’arte della scultura, di cui era maestro, rendendola strumento privilegiato di apostolato e di evangelizzazione. La sua santità rifulse soprattutto nell’accettazione delle sofferenze e della morte in unione alla croce di Cristo. È diventato così modello per i Religiosi nella totale consacrazione di sé all’amore del Signore, per gli artisti nella ricerca della Bellezza di Dio, per gli ammalati nell’amorevole adesione al Crocifisso.

8. “Tu sei re?Sei veramente re? (cf. Gv 18, 37) - chiede Pilato. Analoga domanda pongono i vari “Pilato” dei nostri giorni. Quanti sono, quanti anche in questo nostro XX secolo, coloro che hanno preteso di giudicare e di condannare a morte Cristo?

Il Signore, tuttavia, oggi come allora, risponde, indicando quanti ascoltano la sua voce - quanti “sono dalla verità”. Indica anche i nostri Beati odierni. In essi, infatti, si è realizzato e manifestato il suo Regno.

“Colui che era e colui che è - viene incessantemente” (cf. Ap 1, 8). Egli è il futuro del mondo. A lui gloria nei secoli. Amen!

 

© Copyright 1994 - Libreria Editrice Vaticana

 

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