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CELEBRAZIONE EUCARISTICA DEL MERCOLEDÌ DELLE CENERI
NELLA BASILICA DI SANTA SABINA ALL
’AVENTINO

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Mercoledì, 1° marzo 1995

 

1. “Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza” (2 Cor 6, 2).

Con queste parole San Paolo si rivolge a noi nel Mercoledì delle Ceneri, in questa liturgia che, conformemente ad una tradizione plurisecolare, stiamo celebrando nella Basilica di Santa Sabina sull’Aventino. Siamo giunti qui in processione penitenziale dalla Basilica di Sant’Anselmo cantando, come ogni anno, il Miserere:  

“Pietà di me, o Dio, secondo la tua misericordia;
nella tua grande bontà cancella il mio peccato.
Lavami da tutte le mie colpe,
mondami dal mio peccato.
Riconosco la mia colpa,
il mio peccato mi sta sempre dinanzi.
Contro di te, contro te solo ho peccato,
quello che è male ai tuoi occhi, io l’ho fatto.
Crea in me, o Dio, un cuore puro,
rinnova in me uno spirito saldo” (Sal 51, 1-6. 12).  

Con questo Salmo penitenziale abbiamo percorso il cammino sul Colle Aventino da Sant’Anselmo a Santa Sabina. Ed ora stiamo celebrando la liturgia della Parola, nella quale abbiamo ascoltato prima il Profeta Gioele, poi San Paolo e, infine, San Matteo in una pagina del suo Vangelo.

Le parole del Vangelo sono la diretta introduzione al rito penitenziale dell’imposizione delle ceneri: “Ricordati che sei polvere e in polvere tornerai” (cf. Gen 3, 19). È, però, significativo il fatto che la liturgia postconciliare abbia introdotto accanto a queste parole del Libro della Genesi anche la seconda variante: “Convertitevi e credete al vangelo” (Mc 1, 15).

2. Mentre, come ogni anno, celebro la liturgia del Mercoledì delle Ceneri, mi viene in mente la tradizione quaresimale polacca, che sin dal diciassettesimo secolo si esprime con una devozione particolare, quella dell’“Amaro pentimento”. Permettetemi questa volta di riportare le parole che udivo e cantavo sin da bambino; esse restano profondamente stampate nella mia memoria:  

“Vieni, amaro pentimento,
trapassa i nostri cuori.
Scioglietevi, mie pupille!
Sgorgate, sorgenti di meste lagrime!
Il sole, le stelle vengono meno,
si coprono di lutto.
Piangono mestamente gli Angeli,
chi saprà dire il loro duolo?
Le rupi si induriscono,
dai sepolcri si levano i morti.
Domando: che è, che succede?
Tutta la creazione resta sbigottita!
Di fronte al dolore della Passione di Cristo
ci pervade un pentimento inesprimibile!
Gesù, spezza senza indugio
le dure rocce dei nostri cuori!
Spegni l’ardore delle mie passioni,
entrando nell’abisso della tua Passione”.
 

Bisogna dire che questa poesia del periodo barocco è sconvolgente. E penso che sia grande poesia, questa dell’“Amaro pentimento”. È una devozione grande, prima di tutto, per l’intensità dell’esperienza religiosa e poi anche per la semplicità con cui l’animo umano si presenta di fronte alla passione di Cristo, rendendosi conto che essa è un grande “abisso divino” che penetra nell’abisso dei nostri cuori: “Un abisso chiama l’abisso” (Sal 42, 8). Queste parole ispirate del Salmo sembrano corrispondere pienamente a ciò che la Chiesa vive durante la Quaresima, iniziando con il Mercoledì delle Ceneri.

3. San Paolo scrive nella Lettera ai Corinzi: “Noi fungiamo quindi da ambasciatori per Cristo, come se Dio esortasse per mezzo nostro. Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio. Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo trattò da peccato in nostro favore, perché noi potessimo diventare per mezzo di lui giustizia di Dio” (2 Cor 5, 20-21). Questo non vuol proprio dire: “Un abisso chiama l’abisso?” Dio che fa gravare sul suo Figlio i peccati di tutta l’umanità, che pone su di Lui i peccati di noi tutti – questo Dio appare a noi come un vero “abisso”, una insondabile “profondità” dell’Amore che giustifica, che perdona, che rinnova l’uomo.

L’uomo non può rimanere indifferente di fronte ad una tale chiamata. Su questo sfondo risuonano con forza le parole di Cristo che nel Vangelo di Matteo sollecitano alla pratica dell’elemosina, della preghiera e del digiuno, cioè degli atti penitenziali propri del tempo di Quaresima, che oggi ha inizio. Cristo dice: “Guardatevi dal praticare le vostre buone opere davanti agli uomini per essere da loro ammirati. Praticatele nel segreto, perché vi veda il Padre vostro che è nei cieli” (cf. Mt 6, 1-8). Durante questo periodo di penitenza è essenziale per noi entrare in una particolare intimità con Dio che è nostro Padre, con Dio che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma – ripetiamolo ancora una volta – lo ha trattato da peccato in nostro favore, perché noi potessimo trovare in Lui la giustificazione dai nostri peccati (cf. 2 Cor 5, 21).

4. Il periodo della Quaresima è preparazione alla Pasqua.

Entriamo nell’“abisso della passione di Cristo”, ci avviciniamo alla sua croce, a quella croce sulla quale Egli ha dato la sua vita per i nostri peccati; ci avviciniamo per sperimentare, al termine del digiuno di quaranta giorni, la gioia della Risurrezione. Già oggi l’annunciano le parole del Salmo:  

“Crea in me, o Dio, un cuore puro,
rinnova in me uno spirito saldo.
Rendimi la gioia di essere salvato
sostieni in me un animo generoso.
Signore apri le mie labbra
e la mia bocca proclami la tua lode” (Sal 51, 12. 14. 17).

 

© Copyright 1995 - Libreria Editrice Vaticana

 

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