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MESSA «IN CENA
DOMINI» NELLA BASILICA DI SAN GIOVANNI IN LATERANO
OMELIA DI GIOVANNI
PAOLO II
Giovedì Santo, 13 aprile 1995
1. “Tantum ergo Sacramentum veneremur cernui...”.
“Adoriamo il Sacramento che Dio Padre ci donò. Nuovo patto, nuovo rito
nella fede si compì. Al mistero è fondamento la parola di Gesù”.
Le parole dell’inno di san Tommaso d’Aquino ben riassumono la liturgia
dell’odierna Eucaristia vespertina. La stiamo celebrando con la viva
consapevolezza che quanto la Chiesa rivive quotidianamente nella Santa Messa in
tanti luoghi del mondo si è compiuto il Giovedì Santo. Proprio oggi viviamo in
modo particolare quello che si potrebbe chiamare l’“oggi” eucaristico.
Nella liturgia il celebrante lo sottolinea chiaramente: “Alla vigilia della sua
passione, sofferta per la salvezza nostra e del mondo intero, cioè oggi, egli
prese il pane nelle sue mani sante e venerabili, e alzando gli occhi al cielo a
te Dio Padre suo onnipotente, rese grazie con la preghiera di benedizione,
spezzò il pane, lo diede ai suoi discepoli e disse: “Prendete e mangiatene
tutti: questo è il mio Corpo offerto in sacrificio per voi”. Consapevoli che
proprio oggi ha avuto luogo l’Ultima Cena, ci chiniamo sopra il pane che la
comunità porta quotidianamente all’altare. Oggi, Giovedì Santo, giorno
qualificato dalla liturgia come l’“eucaristico oggi”, Cristo prese il pane nelle
sue mani, lo spezzò e lo distribuì ai discepoli dicendo: “Prendete e mangiatene
tutti: questo è il mio Corpo offerto in sacrificio per voi”.
Con la stessa consapevolezza dell’“eucaristico oggi”, ci chiniamo pure sopra
il calice del vino ripetendo le parole che il Signore pronunciò durante l’Ultima
Cena: “Prendete e bevetene tutti: questo è il calice del mio Sangue per
la nuova ed eterna Alleanza, versato per voi e per tutti in remissione dei
peccati. Fate questo in memoria di me”.
2. In virtù delle parole di Cristo: “Fate questo in memoria di me”, i
sacerdoti agiscono “in persona Christi”. È Cristo a pronunciare le parole della
consacrazione; è Lui a celebrare l’Eucaristia, ad offrire il suo Corpo e il suo
Sangue sotto le specie del pane e del vino. E noi, che indegnamente partecipiamo
del suo sacerdozio ministeriale, compiamo tutto ciò “in persona Christi”, non
soltanto rappresentandolo, ma, in certo modo, identificandoci con Lui, unico
Sacerdote della Nuova ed eterna Alleanza.
Di questo ci parla la seconda Lettura, il più antico scritto a noi giunto
sull’istituzione dell’Eucaristia. In esso san Paolo afferma che l’Eucaristia è
il memoriale dell’Ultima Cena ed è, allo stesso tempo, l’annuncio della
venuta escatologica di Cristo: “Ogni volta infatti che mangiate di questo
pane e bevete di questo calice, voi annunciate la morte del Signore finché egli
venga” (1 Cor 11, 26).
3. “Tantum ergo Sacramentum veneremur cernui, et antiquum documentum novo
cedat ritui; praestet fides supplementum sensuum defectui”.
Al termine della Santa Messa ci muoveremo in processione portando il
Santissimo Sacramento in una cappella laterale, che, nella tradizione liturgica,
spesso porta il nome di “luogo buio”. Tale processione eucaristica
ricorda quel particolare momento in cui Cristo, insieme agli Apostoli, uscì dal
Cenacolo dopo aver consumato la cena pasquale. La notte aveva ormai sommerso la
Città santa, Gerusalemme.
Gli Apostoli avevano udito poco prima che l’Antica Alleanza aveva ceduto il
posto ad una Nuova ed eterna Alleanza. Il contenuto dell’Antica Alleanza viene
ricordato dalla prima Lettura, tratta dal Libro dell’Esodo. Si descrive la notte
nella quale avvenne per gli Israeliti la liberazione dall’Egitto attraverso
il sangue dell’agnello pasquale, col quale i figli di Israele avevano
segnato gli stipiti e gli architravi delle loro case. L’angelo della morte, che
quella notte passò per l’Egitto, colpì tutti i primogeniti degli Egiziani,
risparmiando quelli degli Ebrei, le cui abitazioni avevano gli stipiti e gli
architravi contrassegnati dal sangue dell’agnello. Questa, che fu l’ultima tra
le cosiddette piaghe d’Egitto, determinò la liberazione d’Israele dalla
schiavitù del faraone. Gli Israeliti furono liberati a prezzo del sangue
dell’agnello. Proprio questo evento avevano nella memoria i figli e le
figlie di Israele quando annualmente si trovavano per celebrare la Pasqua.
4. Anche gli Apostoli, nel mangiare la Pasqua insieme con Cristo,
conservavano vivo nella mente il ricordo di quegli eventi. Essi sapevano, però,
che l’Antica Alleanza doveva ormai cedere il posto alla Nuova. Lo avevano
appreso dalle labbra del Maestro, il quale, lasciando il Cenacolo ed avviandosi
verso la Passione, era consapevole di condurre i suoi discepoli verso la
Nuova Alleanza che si sarebbe compiuta, come la prima, mediante il sangue:
questa volta, però, il sangue sarebbe stato quello dell’Agnello di Dio.
Un tempo, Gesù non era stato chiamato proprio così da Giovanni Battista, sul
Giordano? “Ecco l’agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo” (Gv
1, 29).
Con tale consapevolezza Cristo, uscendo dal Cenacolo, si dirige dapprima
verso il luogo della cattura: il Getsemani. Lì inizia per lui la notte della
passione scandita, prima, dal giudizio davanti ad Anna e da quello di fronte
a Caifa; successivamente, dalla sentenza di condanna a morte emessa dai capi del
popolo; ed infine, ecco il “luogo del buio”. Gesù arrestato attende fino al
mattino la decisione del sinedrio, di consegnarlo nelle mani di Pilato, per la
condanna a morte in croce. In questo modo si compirà la Nuova Alleanza, sancita
nel sangue dell’Agnello. Ecco perché, durante l’Ultima Cena, Gesù dona
separatamente agli Apostoli il suo Corpo sotto la specie del pane e il suo
Sangue sotto la specie del vino, dicendo: “Questo è il calice del mio Sangue per
la nuova ed eterna Alleanza, versato per voi e per tutti”.
5. Eucaristia significa ringraziamento. Cristo, istituendo questo sacramento,
ha racchiuso il grande ed universale ringraziamento di tutto il creato.
“Che cosa renderò al Signore per quanto mi ha dato?”, domanda il Salmista
nell’odierna liturgia (Sal 116, 12). Cristo restituisce all’umanità,
che l’aveva persa a causa del peccato, la capacità di rendere grazie a Dio
per tutti i beni della natura e della grazia, elargiti all’uomo sin dalla
creazione; c’è bisogno del Sacrificio offerto sul Calvario in modo cruento. C’è
bisogno dell’Eucaristia, che in modo incruento rende presente lo stesso
Sacrificio, affinché l’uomo possa rendere grazie a Dio e rimanere nel
ringraziamento. Il ringraziamento che è parola essenziale della Nuova ed
eterna Alleanza, sancita nel Sangue di Cristo all’inizio del Triduo
pasquale. L’Ultima Cena è la prima parola di questo Triduum – la parola
sacramentale, che deve nuovamente penetrare nella storia del creato e
dell’uomo. In tutti i tempi.
Amen!
© Copyright 1995 - Libreria Editrice Vaticana
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