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PROCLAMAZIONE DI 5 NUOVI BEATI NELLA DOMENICA DEL BUON PASTORE

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Domenica, 7 maggio 1995

 

1. “Io do loro la vita eterna” (Gv 10, 28).

Le parole di Cristo, Buon Pastore, che abbiamo ascoltato nell’odierno brano evangelico, costituiscono una meravigliosa introduzione alla solenne liturgia che la Chiesa celebra oggi a Roma, in Piazza San Pietro: la beatificazione di cinque Servi di Dio, figli di diversi Paesi e Continenti. Essi sono: Agostino Roscelli (Italia), María de San José Alvarado Cardozo (Venezuela), Maria Helena Stollenwerk (Germania), Maria Domenica Brun Barbantini e Giuseppina Gabriella Bonino (Italia).

Saluto con gioia tutti voi, carissimi Fratelli e Sorelle, qui presenti.

Un saluto del tutto speciale va al Presidente della Repubblica e ai rappresentanti dell’Episcopato e della Chiesa del Venezuela. La Beata Maria di San Giuseppe, al secolo Laura Alvarado Cardozo, che oggi viene elevata agli onori degli altari, è infatti la prima Beata della Chiesa di quel grande Paese, che vanta una lunga tradizione cattolica. Questo evento di enorme importanza rappresenta quasi un nuovo inizio nella vita di quella Chiesa particolare. I santi e i beati confermano in un certo senso la maturità della Comunità cristiana. In essi la Chiesa si esprime in modo definitivo, come Popolo di Dio unito dall’amore del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Proprio questo amore trinitario si dimostra portatore di frutti nella santità dell’uomo.

Come Vescovo di Roma, che prende parte alle sofferenze ed alle gioie delle varie Comunità ecclesiali del mondo intero, saluto i Fratelli nell’Episcopato, che ad esse presiedono. Specialmente saluto i Pastori delle diocesi dalle quali provengono i servi di Dio che oggi abbiamo la gioia di vedere elevati alla gloria degli altari.

2. “Acclamate al Signore, voi tutti della terra, servite il Signore nella gioia, presentatevi a lui con esultanza.

Riconoscete che il Signore è Dio; egli ci ha fatti” (Sal 100, 2-3).

L’invito alla lode del Salmo responsoriale esprime bene l’atmosfera del tempo pasquale. La Chiesa gioisce per la creazione. Gioisce perché Dio è il Creatore di tutta la terra, è il Creatore della natura inanimata e di quella animata. Gioisce perché Dio è il Creatore dell’uomo, che ha formato a sua immagine e somiglianza, dandogli un’anima immortale e predisponendolo a partecipare della propria vita divina.

“Egli ci ha fatti e noi siamo suoi” (Sal 100, 3). La Chiesa confessa questa verità nel periodo pasquale, quando tutta la creazione sembra partecipare al mistero della morte e risurrezione di Cristo. Il Dio che ci ha creati, in Cristo ci ha anche resi creature nuove. Se siamo sua proprietà a motivo della prima creazione, – Colui che ci ha creato ha infatti potere su di noi, un potere che i teologi chiamano “dominium altum” – tale proprietà diviene ancor più profonda e manifesta nel mistero della Redenzione.

Proprio questo mistero della Redenzione viene illustrato dalla liturgia dell’odierna quarta domenica di Pasqua, mediante l’immagine del Buon Pastore: “Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno mai perdute e nessuno le rapirà dalla mia mano. Il Padre mio che me le ha date è più grande di tutti e nessuno può rapirle dalla mano del Padre mio. Io e il Padre siamo una cosa sola” (Gv 10, 27-30). Sullo sfondo di tale splendido condensato della verità rivelata, ci soffermiamo ora a riflettere sulla spiritualità dei servi di Dio, che oggi vengono proclamati Beati.

3. Tratto spirituale caratteristico del beato Agostino Roscelli, fondatore delle Suore dell’Immacolata, fu lavorare al servizio dei fratelli senza mai venir meno all’unione interiore con il Signore. Il vero contemplativo è colui che è in grado di operare con maggiore forza ed incisività per la salvezza delle anime e per il bene della Chiesa.

L’azione apostolica del novello Beato fu veramente feconda, perché scaturiva da un’autentica vita mistica e contemplativa. L’ardente amore per Dio, arricchito dal dono della sapienza, gli permetteva di darsi al limite del possibile al servizio del prossimo, senza mai distaccarsi dal Signore. Nelle opere di carità verso i bisognosi e gli abbandonati, come nelle lunghe ore trascorse al confessionale e nella direzione spirituale, Egli ha potuto realizzare l’immagine del Buon Pastore, che si prende cura del gregge a lui affidato, che va in cerca della pecorella smarrita, che consuma la propria vita per la salvezza di tutti.

 4. La Beata María de San José Alvarado Cardozo descubrió desde muy niña el amor a la Eucaristía, en la que encontró el carisma distintivo de su espiritualidad. Pasaba largas horas del día y de la noche delante del sagrario. Durante toda su vida elaboró con sus propias manos miles de formas para distribuirlas gratuitamente a los sacerdotes. Este ejemplo es seguido aún por sus Hijas, que ofrecen hoy las formas para esta Santa Misa.

Su amor ilimitado a Cristo Eucaristía la llevó a entregarse al servicio de los más necesitados, en quienes veía a Jesús sufriente. Para ello fundó en Maracay la Congregación de Agustinas Recoletas del Corazón de Jesús, dedicada a la asistencia de los ancianos y de los niños huérfanos y abandonados. La caridad, virtud en la que más se distinguió la madre María de San José, la movía a repetir continuamente a sus Hijas: “Los desechados de todos son los nuestros; los que nadie quiere recibir, ésos son los nuestros”. Su sólida piedad, anclada en la Eucaristía y en la oración, estaba enriquecida por una tierna devoción a la Virgen María, cuyo nombre toma y a quien emulaba diciendo: “Desearía vivir y morir cantando el «Magnificat»”.

El testimonio de esta mujer sencilla de nuestro tiempo invita a todos, y en particular a los amados hijos e hijas de Venezuela, a vivir fielmente el Evangelio.

Ecco le parole del papa in una nostra traduzione in lingua italiana.

4. La Beata María de San José Alvarado Cardozo scoprì fin da bambina l’amore per l’Eucaristia, in cui trovò il carisma distintivo della sua spiritualità. Passava lunghe ore del giorno e della notte dinanzi al sacrario. Durante tutta la sua vita preparò con le sue proprie mani migliaia di ostie per distribuirle gratuitamente ai sacerdoti. Questo esempio è tuttora seguito dalle sue Figlie, che offrono oggi le ostie per questa Santa Messa.

Il suo amore illimitato per Cristo Eucaristia la portò a dedicarsi al servizio dei più bisognosi, nei quali vedeva Gesù sofferente. Per questo fondò a Maracay la Congregazione delle Agostiniane Recollette del Cuore di Gesù, dedita all’assistenza degli anziani e dei bambini orfani e abbandonati. La carità, virtù nella quale più si distinse Madre María de San José, la portò a ripetere continuamente alle sue Figlie: “Gli esclusi da tutti sono nostri; quelli che nessuno vuole ricevere sono nostri”. La sua profonda pietà, radicata nell’Eucaristia e nella preghiera, era arricchita da una tenera devozione alla Vergine Maria, dalla quale prese il nome e che imitava dicendo: “Vorrei vivere e morire cantando il Magnificat”.

La testimonianza di questa donna semplice del nostro tempo invita tutti, e in particolare gli amati figli e le amate figlie del Venezuela, a vivere fedelmente il Vangelo.

5. Wenn wir uns nun Mutter Maria Stollenwerk zuwenden, so ersteht vor uns eine groe Frauenpersönlichkeit und eine Pionierin der Mission, obwohl sich ihr sehnlichster Wunsch, selbst in die Mission gesandt zu werden, nicht verwirklichen lie. Ihr ganzes Leben, so können wir zusammenfassend sagen, ist ein greifbares Zeichen ihrer Ergriffenheit von Gott. Von Kindheit an war das Gebetsleben der neuen Seligen vom Päpstlichen Missionswerk der Kinder inspiriert; vor allem das Los der Kinder, denen jedes Lebensrecht abgesprochen wurde, ging ihr zu Herzen.

Durch die Begegnung mit dem seligen Arnold Janssen kam sie ihrem Wunsch näher, Missionsschwester zu werden. Mit ihm gelang es schlielich, die Missionskongregation der Dienerinnen des Heiligen Geistes ins Leben zu rufen. Schon der Name ihrer Kongregation macht deutlich, wie sehr Mutter Maria Stollenwerk die Verehrung des Heiligen Geistes am Herzen lag. Er war ihr Antrieb, das Evangelium zu verkünden und, wie Paulus sagt, allen alles zu werden.  Vor allem sah die neue Selige im Heiligen Geist die treibende Kraft der Missionstätigkeit. Aus dieser ganz auf die Kraft des Geistes Gottes vertrauenden Grundhaltung und durch die aus der eucharistischen Anbetung gewonnene Zuversicht auf die beständige Nähe des Herrn, von dem sie sich gesandt wute, konnte Mutter Maria Stollenwerk sagen: ”Gott allein kann unser Herz ausfüllen; er ist zu gro und zu weit, um sich von den Geschöpfen einnehmen zu lassen“. Möge die neue Selige auch in unseren Tagen jungen, missionarisch orientierten Frauen diese Weite des Herzens und eine solche Stärke des Glaubens schenken, damit das ewige Leben, das der Herr allein zu geben vermag,  in den Herzen der Menschen wachsen und zur Reife kommen kann.

Ecco le parole del papa in una nostra traduzione in lingua italiana.

5. Se pensiamo a Madre Maria Stollenwerk, ci troviamo di fronte a una grande personalità femminile e ad una pioniera della missione, sebbene non abbia potuto realizzare il suo più grande desiderio, quello di essere inviata essa stessa in una missione. Riassumendo possiamo affermare che tutta la sua vita è stata un segno del suo essere stata toccata da Dio. Fin dalla sua infanzia la vita di preghiera della nuova beata fu ispirata dalla Pontificia Opera dell’Infanzia Missionaria. Soprattutto si commosse di fronte alla perdita dei bambini che venivano privati del diritto alla vita.

Grazie all’incontro con il beato Arnold Janssen credette di poter realizzare il suo desiderio di divenire suora missionaria. Con lui riuscì infine a fondare la Congregazione delle Missionaria Serve dello Spirito Santo. Già il nome della Congregazione evidenzia come a Madre Maria Stollenwerk stesse a cuore l’adorazione dello Spirito Santo. Lo Spirito Santo era l’incentivo ad annunciare il Vangelo e, come afferma San Paolo, a farsi tutto a tutti (cf. 1 Cor 9, 16. 22).

La nuova beata individuò nello Spirito Santo la forza trainante dell’attività missionaria. Grazie a questo fondamentale atteggiamento di fiducia nella potenza dello Spirito di Dio e grazie alla fede, scaturita dall’adorazione eucaristica, nella costante vicinanza del Signore, dal quale essa si sentiva inviata, Madre Maria Stollenwerk poté affermare: “Solo Dio può riempire il nostro cuore. È troppo grande e troppo vasto per poter essere compreso dalle creature”. Che la nuova beata possa anche oggi donare alle giovani donne, orientate verso l’attività missionaria, un cuore così grande e una fede così salda, affinché la vita eterna, che solo il Signore può dare (cf. Gv 10, 28), possa e crescere e maturare nel cuore degli uomini.

6. Ritroviamo l’immagine vigile e premurosa del Buon Pastore nella nuova Beata Madre Maria Domenica Brun Barbantini che, cosciente di essere divenuta “creatura nuova” nel sacrificio di Cristo, non ha esitato a rispondere alla Grazia divina con l’amore, tradotto in quotidiano servizio ai fratelli e alle sorelle bisognose.

Essa ha lasciato alle sue figlie spirituali un’eredità ed una missione quanto mai attuale e preziosa. Un amore evangelico concreto per gli ultimi, gli emarginati, i piagati; un amore fatto di gesti di attenzione e di cristiana consolazione, di generosa dedizione e di instancabile vicinanza nei confronti degli ammalati e dei sofferenti.

In tale compito apostolico e missionario brillano la forza e la verità della parola di Gesù che chiede di essere amato e servito nei fratelli affamati, assetati, nudi, forestieri, malati e in carcere.

7. L’amore di Cristo Buon Pastore ha trovato una singolare espressione anche nella vita di Giuseppina Gabriella Bonino, Fondatrice delle Suore della Sacra Famiglia di Savigliano. Il suo carisma è stato la carità familiare, appresa e praticata anzitutto vivendo con i genitori fino all’età adulta, e poi seguendo la chiamata del Signore nella vita consacrata. Dalla famiglia come chiesa domestica alla comunità religiosa come famiglia spirituale: così si può sintetizzare il suo itinerario umile, nascosto ma portatore di un valore inestimabile: quello della famiglia, ambiente dell’amore straordinario nelle cose ordinarie.

Giuseppina Gabriella, figlia esemplare – assistette il padre e la madre fino alla loro morte – divenne madre per numerose bambine e ragazze senza famiglia. La sua proposta di vita, prolungata nell’Istituto, costituisce un messaggio attualissimo per la società di oggi: ogni uomo che viene al mondo ha fame di amore più che del pane e ha diritto ad una famiglia e la Comunità cristiana è chiamata a venire incontro alle situazioni di bisogno che inevitabilmente si presentano.

8. “Varcate le sue porte con inni di grazie, i suoi atri con canti di lode... poiché buono è il Signore, eterna la sua misericordia” (Sal 100, 4-5).

Questa esortazione è rivolta a noi tutti. In modo particolare essa sembra riferita a coloro che la Chiesa da oggi chiama Beati: Agostino Roscelli, María de San José Alvarado Cardozo, Maria Helena Stollenwerk, Maria Domenica Brun Barbantini e Giuseppina Gabriella Bonino.

A loro si possono applicare le parole del Libro dell’Apocalisse, proclamate nella seconda lettura, che descrive una moltitudine immensa, proveniente da ogni nazione, da tutte le generazioni, da ogni popolo e lingua. “Essi sono coloro che sono passati attraverso la grande tribolazione ed hanno lavato le loro vesti rendendole candide col sangue dell’Agnello. Per questo stanno davanti al trono di Dio e gli prestano servizio giorno e notte nel suo santuario” (Ap 7, 14-15).

Nella visione apocalittica di San Giovanni, Cristo, il Buon Pastore, appare anche come Agnello. Egli è dunque il Pastore che pasce il gregge di Dio e l’Agnello destinato al sacrificio. Sì, Cristo è il Pastore proprio perché si è fatto Agnello di Dio, Vittima di espiazione per cancellare i peccati del mondo. “Victimae paschali laudes immolant Christiani. Agnus redemit oves: Christus innocens Patri reconciliavit peccatores”.

L’Agnello che sta in mezzo al trono – scrive l’apostolo Giovanni – sarà il loro pastore e li guiderà alle fonti delle acque della vita. E Dio tergerà ogni lacrima dai loro occhi” (Ap 7, 17).

L’eredità dei beati è la felicità eterna, poiché essi sono definitivamente uniti a Cristo nella gloria. L’Agnello “sta in mezzo al trono”, nella gloria del Padre, e coloro che egli guida alle “fonti delle acque della vita” partecipano all’ineffabile gloria di Dio, che è vita e amore.

Amen!

 

© Copyright 1995 - Libreria Editrice Vaticana

 

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