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VIAGGIO APOSTOLICO NELLA REPUBBLICA CECA E IN POLONIA

INCONTRO DI PREGHIERA CON LA POPOLAZIONE DI BOEMIA
NELL
’ARENA SPORTIVA DI STRAHOV

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Praga - Sabato, 20 maggio 1995

 

1. Chvála Kristu!

Carissimi Fratelli e Sorelle! Si rinnovano oggi nel mio cuore il gaudio, l’emozione e la riconoscenza a Dio che ebbi a sperimentare cinque anni fa, al mio primo arrivo nella vostra terra di Boemia.

Voi uscivate allora da un’esperienza di oppressione e di persecuzione ed io volli essere fra voi per esprimervi l’ammirazione, la simpatia, l’incoraggiamento del mondo libero e della Chiesa per l’ammirevole lezione di stile, di equilibrio, di superiorità morale da voi offerta in quei quattro lunghi decenni di dittatura comunista. Non bisogna dimenticare né questa significativa lezione né la triste situazione che ne fu all’origine. Non bisogna dimenticare!

Rinnovo a Lei, Signor Presidente della Repubblica, le espressioni del mio grande rispetto. Grazie per la sua presenza, così attenta ed amabile! Con Lei saluto il Primo ministro, le Autorità politiche e militari della Nazione, gli esponenti della vita sociale, civile ed economica del Paese ed i Membri del Corpo Diplomatico.

Rivolgo poi un affettuoso saluto al Cardinale Miloslav Vlk ed ai Vescovi della Boemia e della Moravia, come pure ai membri del Clero, degli Ordini e Congregazioni religiose, maschili e femminili, che hanno svolto e svolgono un’opera tanto preziosa nel Paese. Un particolare pensiero desidero riservare alle Monache contemplative, che, per la riuscita di questa Visita Apostolica, hanno offerto sacrifici e preghiere che solo Dio conosce e sa premiare. Ricordo con ammirazione e riconoscenza il contributo significativo recato al Sinodo sulla vita religiosa, nello scorso autunno, da membri di Congregazioni religiose operanti in questa e in altre terre dell’Est europeo. Vi ravviso un segno di speranza per il futuro.

Saluto voi, fedeli cattolici di Praga, della Boemia e della Moravia, qui convenuti con grande sacrificio. Siete tutti presenti nel mio pensiero e nel mio affetto.

Un particolare saluto dirigo anche a voi, fedeli delle Chiese cristiane, numerose in questa Repubblica, cui ci unisce la fede in Cristo; come pure a voi, che non credete, ma che siete animati da un’uguale aspirazione agli ideali di onestà, giustizia e solidarietà.

Stringo poi, come in un solo abbraccio, tutti gli abitanti di questa intera, a me sempre cara, Terra ceca.

2. La parola di Dio, che abbiamo poco fa ascoltato, ci offre la luce necessaria per comprendere il senso di questo odierno incontro: “Ti raccomando dunque, innanzitutto, – scrive l’autore della Prima Lettera a Timoteo – che si facciano domande, suppliche, preghiere e ringraziamenti per tutti gli uomini, per i re e per tutti quelli che stanno al potere, perché possiamo trascorrere una vita calma e tranquilla, con tutta pietà e dignità” (1 Tm 2, 1-2). Nello spirito di questa accorata esortazione vogliamo dedicare il nostro incontro alla preghiera per lodare Dio, per chiedergli di perdonare le nostre colpe e per abbracciare le necessità della Chiesa e del mondo, e, prima di tutto, quelle del vostro Paese e della Chiesa cattolica che da oltre dieci secoli compie la sua missione in Terra ceca.

Questa solenne intercessione vede coinvolta, in un certo senso, tutta la storia della vostra Nazione: dai primi Premyslidi, a san Venceslao e santa Ludmilla, a sant’Adalberto, santa Agnese di Praga, san Giovanni Nepomuceno, fino al beato Jan Sarkander ed alla beata Zdislava, che saranno canonizzati domani a Olomouc.

Sono qui presenti con noi anche le grandi figure della storia recente di questa Chiesa in terra boema e morava: dal Card. Josef Beran, le cui spoglie mortali riposano nella Basilica Vaticana, al Card. Stepán Trochta, compianto Vescovo di Litomerice; al Card. Frantisek Tomásek, indimenticabile pastore di questa Chiesa praghese; dal P. Adolf Kaipr, morto in fama di santità nella prigione di Leopoldov, al P. Jan Evangelista Urban, coraggioso testimone della fede in tempi difficili; dal P. Silvester Braito, noto pensatore cristiano e giornalista, al sacerdote Josef Zverina, dotto teologo ed intrepido difensore dei diritti umani conculcati.

I santi e beati dei secoli passati, come pure i confessori della fede degli anni recenti preghino con noi e per noi! Grazie a loro, noi entriamo nel grande mistero della comunione dei santi, che dilata i cuori dei credenti, permettendo loro di rendere gloria a Dio Uno e Trino e di respirare profondamente l’atmosfera della fede, della speranza e della carità.

Lo Spirito Santo faccia sì che il nostro pregare insieme rivesta la triplice dimensione di cui parla sant’Agostino: Cristo “prega per noi come nostro sacerdote; prega in noi come nostro capo; è pregato da noi come nostro Dio” (Enarr. in Ps. 85,1: CC 1176).

Lo Spirito ci introduce anche nella dimensione trinitaria della preghiera, la quale si rivolge al Padre per mezzo del Figlio nello Spirito Santo, come viene evidenziato dalla dossologia di tutte le orazioni liturgiche: “Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio e vive e regna con Te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen”.

3. Cristo Signore ci ha offerto il più alto esempio di preghiera. Tra i vari passi evangelici che ce ne parlano, particolare rilievo ha la pagina poc’anzi proclamata: in essa è riportata la preghiera che Cristo pronunciò nel Cenacolo alla vigilia della sua morte in croce. Nel momento del congedo dagli Apostoli, egli si rivolge al Padre ed a Lui li raccomanda: “Come tu mi hai mandato nel mondo, anch’io li ho mandati nel mondo; per loro io consacro me stesso, perché siano anch’essi consacrati nella verità... Consacrali nella verità. La tua parola è verità” (Gv 17, 17-19).

Cristo parla al Padre come Figlio, come Verbo eterno che è pienezza della Verità; Verità che consacra e santifica l’uomo, introducendolo nella profondità della santità stessa di Dio. Gli Apostoli provengono dalla scuola della Verità, che è il Verbo di Dio. Cristo ora li invia nel mondo, raccomandando al Padre la loro missione. Ecco il primo anello della catena di trasmissione della divina Verità, da cui dipende l’identità della Chiesa di Cristo, che, proprio perché fondata sugli Apostoli, viene definita apostolica.

4. Ma questo primo anello è soltanto l’inizio. Dice infatti il Signore: “Non prego solo per questi, ma anche per quelli che per la loro parola crederanno in me” (Gv 17, 20). La preghiera del Cenacolo è, dunque, la preghiera per la Chiesa in cammino lungo i secoli, attraverso la storia delle Nazioni. Attraverso la storia anche della vostra Nazione, della Boemia e della Moravia. Tutte le generazioni e tutti i secoli sono compresi in questa preghiera, abbracciati dalla sollecitudine del Redentore del mondo e dal suo stesso amore.

Questo fatto riveste una particolare rilevanza nel momento in cui la Chiesa intera, e pertanto anche quella presente nella vostra Terra, si avvia a grandi passi verso l’Anno 2000: grazie al Giubileo, la preghiera sacerdotale di Cristo ci diventa particolarmente cara ed attuale. Non solo perché l’evento giubilare chiude una grande tappa della storia, ma soprattutto perché, mentre entriamo nel nuovo millennio, nutriamo la consapevolezza che la preghiera di Cristo nel Cenacolo accompagna e continuerà a guidare la Chiesa e l’umanità.

Per vivere in pienezza la realtà del prossimo Giubileo è allora importante penetrare in profondità nella preghiera di Cristo nel Cenacolo. Per chi prega il Verbo incarnato? L’abbiamo sentito poc’anzi. Prega prima di tutto affinché tutti siano una cosa sola: “Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato” (Gv 17, 20-21).

Sì, una notevole parte dell’umanità crede già in Cristo, ma restano ancora molti che attendono di essere introdotti nel suo mistero di verità e di salvezza. Inoltre, coloro che hanno creduto in lui, i cristiani, si sono spesso divisi nel corso del secondo millennio in Chiese e Comunità diverse. Forse per questo Cristo nel Cenacolo per due volte prega per l’unità. Infatti, rivolgendosi ancora al Padre aggiunge: “E la gloria che tu hai dato a me, io l’ho data a loro, perché siano come noi una cosa sola. Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell’unità e il mondo sappia che tu mi hai mandato e li hai amati come hai amato me” (Gv 17, 22-23).

Queste parole di Cristo ci chiamano in causa. Esse ci pongono ogni volta con forza nuova di fronte alla questione dell’unità dei cristiani. Anche oggi esse ci ricordano che l’unità piena e visibile rappresenta uno dei compiti peculiari in cui, come credenti, siamo tenuti ad impegnarci con l’aiuto di Dio, nella prospettiva dell’anno 2000.

È un impegno che riguarda tutti; riguarda pure la vostra Patria. La canonizzazione di Jan Sarkander ricorda in effetti uno dei momenti più drammatici della divisione della Chiesa in Boemia e in Moravia, ma, allo stesso tempo, offre la testimonianza che i santi e specialmente i martiri, partecipando intensamente al desiderio di Cristo, manifestato prima della passione nella preghiera sacerdotale, sono i primi intercessori dell’azione ecumenica.

Dio “vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità. Uno solo, infatti, è Dio, e uno solo il mediatore fra Dio e gli uomini, l’uomo Cristo Gesù, che ha dato se stesso in riscatto per tutti” (1 Tm 2, 4-6).

Cari Fratelli e Sorelle, questa sia la vostra fede! Essa conferisca giuste dimensioni e profondità alla vostra vita e alla vostra preghiera. La Chiesa, che è nella Repubblica Ceca, nel ricordo delle sofferenze sperimentate, specialmente in questo secolo, si unisca a Cristo crocifisso, preghi animata dalla speranza che nasce dalla Risurrezione del Signore e guardi con fiducia verso il futuro.

5. Con tali auspici, mentre ormai ci avviamo a grandi passi verso il terzo millennio, auguro alla vostra Nazione, ricca di tradizioni culturali e religiose, di collaborare con passione alla costruzione della pace e alla promozione della fraterna convivenza fra i popoli. Notevole sarà così il vostro contributo alla costruzione della civiltà dell’amore.

Numerosi santuari della Madre di Dio costellano le vostre belle regioni. Vi protegga Maria e dia gioia alle vostre famiglie, ai bambini, alla gioventù, ai malati ed all’intera popolazione.

I santi Cirillo e Metodio ed i vostri santi boemi e moravi vi guidino sulla strada della fedeltà al Vangelo.

Vi accompagni anche il mio costante ricordo, mentre volentieri tutti vi benedico.

 

© Copyright 1995 - Libreria Editrice Vaticana

 

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