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SANTA MESSA NELLA PARROCCHIA DI SAN LORENZO
OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II
Les Combes (Aosta) - Domenica, 16 luglio 1995
Carissimi fratelli e sorelle!
Vi ringrazio per questo invito a Les Combes, per celebrare insieme con voi la
Santissima Eucaristia.
Durante l’Eucaristia, Cristo si fa per noi vittima e offerta sulla Croce. La
sua Risurrezione rende manifesto il dono della vita eterna. L’Eucaristia ci
ricorda l’Ultima Cena, il giorno del Giovedì Santo, quando Cristo radunò intorno
alla tavola i suoi Apostoli.
Alcuni Padri della Chiesa dicono che l’Eucaristia non è solo una tavola, ma
due tavole. Prima la tavola della Parola di Dio: abbiamo ascoltato nell’odierna
Liturgia, nel suo punto principale, la parabola del Buon Samaritano. La Parola
di Dio ci insegna ad essere Buoni Samaritani, ad amare Dio soprattutto, e ad
amare il prossimo come noi stessi. Questo è il principale insegnamento che ci
viene offerto nell’odierna liturgia sulla tavola della Parola di Dio.
Ma, questa celebrazione della Parola di Dio, che abbiamo appena compiuto, ci
porta alla seconda tavola, quella eucaristica. Ci porta ai doni, il pane e il
vino. Il pane, come il vino, è frutto della terra e del lavoro dell’uomo. L’uomo
portando queste offerte alla tavola eucaristica, porta se stesso, porta il suo
lavoro, i frutti della terra. Con se stesso, porta tutto ciò che lo circonda.
Così, durante questa Eucaristia voi portate alla tavola eucaristica, a questa
mensa degli Apostoli, tutto ciò che vi circonda: queste splendide montagne,
questa Valle d’Aosta. Tutto ciò viene portato a questa mensa perché venga
trasformato, transustanziato nel Corpo e nel Sangue di Cristo. Questo è il
grande mistero della fede! Noi portiamo all’altare i frutti del nostro lavoro,
il pane e il vino, perché siano transustanziati durante la celebrazione
eucaristica nel Corpo e nel Sangue di Cristo. In questa Eucaristia, in questo
Mistero, Cristo rende sempre presente il mistero pasquale. Cristo, che è
diventato uomo, è nato dalla Vergine Maria e ha sofferto, è stato crocifisso, è
morto ed è risorto. Noi, in ogni celebrazione eucaristica, dopo la
transustanziazione, dopo la consacrazione, ricordiamo la sua morte e proclamiamo
la sua Risurrezione.
Tale professione di fede viene ascoltata da questi monti, da questo splendido
panorama alpino, da questa splendida vallata di Aosta. Tutto ascolta la nostra
professione di fede della Risurrezione di Cristo e pensa: “Come è possibile?”.
L’uomo muore in questa terra, passa, viene sepolto. Ma Cristo è risorto. È
questo il grande mistero della fede cristiana. Cristo è il primogenito dei
morti, come ci dice oggi San Paolo. Tutti muoiono, ma Lui è risorto e noi
attendiamo la sua venuta perché anche noi siamo chiamati alla vita immortale,
alla Risurrezione. Non moriamo, ma siamo destinati da Cristo alla vita
immortale, alla Risurrezione dei nostri corpi. Questa è la nostra fede ed è
questa fede che voglio condividere con voi durante la celebrazione eucaristica.
Noi offriamo la professione della nostra fede non solo a queste montagne, ma
anche a tutti coloro che visitano la Val d’Aosta. La fede è il dono più grande.
Certamente i vostri ospiti, come io stesso, cercano qui un po’ di respiro, un
clima sereno, ammirano qui lo stupendo panorama, ma cercano anche un altro
respiro, un altro bene di natura spirituale, cercano un ristoro spirituale. Vi
auguro, carissimi, che le aspettative dei vostri ospiti si realizzino. Auguro a
loro che da Les Combes, possano tornare ai loro ambienti ristorati, risuscitati
spiritualmente.
Questa sarà un’opera da Buon Samaritano compiuta non solo dalle persone, ma
anche da queste montagne e da questo sole che ogni giorno ci insegnano a
benedire, come abbiamo ascoltato nel Salmo di oggi, ogni opera di Dio.
Vi auguro, carissimi, di vivere in questa benedizione che tutto il creato
esprime.
Vi auguro di offrire questa benedizione come preghiera quotidiana al Padre
Nostro, al Creatore del cielo e della terra, attraverso Cristo, suo Figlio
Unigenito nello Spirito Santo.
Amen!
© Copyright 1995 - Libreria Editrice Vaticana
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