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VISITA ALLA PARROCCHIA DI SANTA MARIA «REGINA APOSTOLORUM»

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

III Domenica di Avvento, 17 dicembre 1995

 

Rorate caeli desuper!
Carissimi Fratelli e Sorelle!

1. Le letture, che abbiamo ascoltato nell’odierna liturgia, illustrano come la realtà dell’Avvento sia già inscritta nella stessa esperienza della natura. L’Avvento, infatti, è il tempo dell’attesa. San Giacomo parla dell’agricoltore che “aspetta pazientemente il prezioso frutto della terra finché abbia ricevuto le piogge d’autunno e le piogge di primavera” (Gc 5, 7). Queste parole si possono collegare in qualche modo con quelle del profeta Isaia, proclamate nella prima lettura: “Si rallegrino il deserto e la terra arida, esulti e fiorisca la steppa. Come fiore di narciso fiorisca; sì, canti con gioia e con giubilo” (Is 35, 1-2). Per gli Israeliti, che vivevano ai margini del deserto, l’attesa del raccolto costituiva oggetto di particolare sollecitudine. Del resto, non è forse questo il contenuto dell’invocazione dell’Avvento: “Rorate caeli desuper!”? L’attesa del Messia è, dunque, simile a quella dell’agricoltore: “Et nubes pluant Iustum”, “Stillate dall’alto, o cieli, la vostra rugiada e dalle nubi scenda a noi il Giusto”! (cf. Is 45, 8).

2. Su questo sfondo di trepida attesa, la liturgia di oggi ci porta ad affermare ancora una volta che al centro dell’Avvento si trovano l’uomo e Dio: l’uomo che attende la venuta di Dio, e Dio che cerca le vie per incontrare l’uomo. Il contenuto dell’attesa dell’uomo è la salvezza che può venirgli soltanto da Dio. Il Messia promesso, che viene sulla terra nella notte di Betlemme, è il Salvatore del mondo, è Colui che libera l’uomo dal male, orientandolo verso il bene e la felicità.

Il Salmo responsoriale inneggia a Dio fedele per sempre: egli rende giustizia agli oppressi, nutre di pane gli affamati, libera i prigionieri, ridona la vista ai ciechi, rialza chi è caduto, ama i giusti, protegge gli stranieri, veglia sull’orfano e la vedova (cf. Sal 145, 7-10).

3. Le parole del Salmista si riallacciano a quanto espresso dal profeta Isaia: “Allora si apriranno gli occhi dei ciechi e si schiuderanno gli orecchi dei sordi. Allora lo zoppo salterà come un cervo, griderà di gioia la lingua del muto” (Is 35, 5-6). Sono segni di una grande conversione, di un ritorno, che si compirà per opera del Redentore. Il Profeta annuncia: “Ritorneranno i riscattati dal Signore e verranno in Sion con giubilo; felicità perenne splenderà sul loro capo; gioia e felicità li seguiranno e fuggiranno tristezza e pianto” (Is 35, 10).

E quando i discepoli di Giovanni Battista andarono da Cristo per domandargli: «“Sei tu colui che deve venire o dobbiamo attenderne un altro?”, Gesù risponde: “Andate e riferite a Giovanni ciò che voi udite e vedete: i ciechi ricuperano la vista, gli storpi camminano, i lebbrosi sono guariti, i sordi riacquistano l’udito, i morti risuscitano, ai poveri è predicata la Buona Novella e beato colui che non si scandalizza di me”» (Mt 11, 3-6). Così, dunque, Gesù di Nazaret conferma in modo inequivocabile di essere proprio Lui il compimento delle attese messianiche di Israele. In tal modo Egli si pone come mediatore tra le attese dell’uomo e l’eterna disponibilità di Dio a corrispondere pienamente ai bisogni dell’umanità.

4. Ricollegandosi al messaggio di Giovanni Battista e alla conseguente risposta, Gesù parla alla folla della persona del Battista. Il Battista non è un uomo che dubita. La domanda da lui posta scaturisce dal profondo della sua vocazione profetica e tende ad ottenere da Cristo stesso la conferma di quella divina verità a cui aveva reso testimonianza sulle rive del Giordano: verità confermata definitivamente con il sacrificio della propria vita.

E Gesù testimonia la speciale missione del Battista, quasi volesse estinguere un “debito di riconoscenza” verso il Precursore. “In verità vi dico: tra i nati di donna non è sorto uno più grande di Giovanni il Battista” (Mt 11, 11). La folla non incontrava soltanto un profeta, ma “più di un profeta” (cf. Mt 11, 9). Con tali parole, Cristo rende testimonianza a Giovanni ed imprime in un certo senso un sigillo messianico su tutta la sua eroica missione.

5. La figura del Battista ritorna più volte nelle letture dell’Avvento e conferisce un significato particolare alla liturgia di questo periodo. Sì, l’Avvento è tempo di attesa del Natale del Signore, del suo ingresso nell’esistenza terrena in un clima di gioia e di pace. Giovanni Battista, in un certo senso, fa rivivere, a trent’anni di distanza, l’esperienza dell’Avvento, nel momento in cui Gesù di Nazaret inizia la sua vita pubblica. È proprio la realizzazione concreta della sua missione salvifica a manifestare il definitivo significato della Notte di Natale.

Il Messia compirà con la propria missione la profezia di Isaia e per tutti i tempi continuerà a ripetere quanto disse agli inviati di Giovanni: “Beato colui che non si scandalizza di me” (Mt 11, 6). Egli ripete la stessa cosa agli uomini del ventesimo secolo che ormai volge al termine; a noi, radunati in questo tempio; alla Chiesa e a tutta l’umanità. Mentre ci avviamo verso la conclusione del secondo millennio cristiano, queste parole continuino a risuonare con particolare chiarezza e rianimino i cuori degli uomini in questa svolta epocale.

6. Carissimi Fratelli e Sorelle della Parrocchia di Santa Maria Regina Apostolorum! Quest’oggi il profeta Isaia rivolge un pressante invito: “Coraggio! non temete; ecco il vostro Dio... Egli viene a salvarvi” (Is 35, 4). Ripeto queste parole, ormai a pochi giorni dalla grande solennità del Natale, a voi, che vivete in questa parrocchia. Essa conta già 60 anni di vita ed è formata da famiglie poco numerose, con una notevole presenza di anziani. Tanti edifici, un tempo destinati ad abitazioni, oggi ospitano in gran parte svariati uffici. La vostra è una comunità di circa seimila persone, desiderose di aderire a Cristo e consapevoli dell’urgenza di dedicarsi generosamente alla nuova evangelizzazione.

In questo impegnativo compito vi siano di aiuto l’esempio e l’intercessione di san Vincenzo Pallotti, di cui proprio quest’anno ricorre il secondo centenario della nascita. Ai suoi figli spirituali, i Padri Pallottini, è affidata la cura della vostra vivace comunità. Proseguite nella vostra attività pastorale; fate in modo che la catechesi sia sempre più cammino di crescita nella vita cristiana, aperto a vari itinerari di fede. Date a chiunque vive o lavora in questo quartiere l’occasione di incontrare, grazie alla vostra testimonianza di cristiani maturi, il Signore che viene.

Vi saluto tutti con affetto, carissimi parrocchiani di Santa Maria Regina Apostolorum, rivolgendo un particolare pensiero al Cardinale Vicario, al Vescovo Ausiliare del Settore, Mons. Nosiglia, al vostro parroco, Don Missori, ed ai sacerdoti suoi collaboratori. Saluto, inoltre, cordialmente le Suore Pallottine, le Suore degli Angeli Custodi e quanti, a vario titolo, cooperano nell’opera evangelizzatrice. Auguro di cuore che la vostra parrocchia diventi sempre più ciò che deve essere, cioè la “Famiglia di Dio”.

7. Carissimi, la vostra è la prima parrocchia che visito dopo l’annuncio della missione cittadina, prevista in preparazione del Grande Giubileo. Essa è finalizzata ad aiutare i romani ad approfondire e rinvigorire la fede nel Signore Gesù Cristo, a tutti riproponendo Cristo come unico e universale Redentore.

La preparazione di tale missione richiederà un tempo adeguato, perché si tratta di mobilitare ogni energia viva della diocesi, senza limitarsi alla pur necessaria e fondamentale opera di evangelizzazione presso le persone e le famiglie. Occorrerà perciò far penetrare l’annuncio evangelico nelle scuole e nelle Università, nei luoghi di lavoro, negli ambienti di cultura, negli ospedali, nelle carceri, per portare dappertutto la testimonianza di Cristo e sviluppare con gli abitanti di questa città un dialogo fraterno e cordiale, orientato alla comune salvezza.

Perché questa iniziativa raggiunga i suoi fondamentali obiettivi, è necessario iniziare subito quella che costituisce la sua parte prima e fondamentale: la preghiera. La missione è stata annunciata nella solennità dell’Immacolata e davanti alla statua della Madonna. A Lei si rivolge fiduciosa la Chiesa che è a Roma. A Lei rivolgetevi soprattutto voi, che appartenete ad una parrocchia dedicata al suo nome.

8. Carissimi Fratelli e Sorelle del quartiere “Delle Vittorie”! Sono lieto di incontrarmi con voi in questa vostra bella chiesa. Si può dire che ogni tempio è un segno dell’Avvento, di quell’Avvento che è iscritto in tutto il creato. Nella casa del Signore, posta in mezzo a quelle degli uomini, questo incontro avviene in modo sacramentale.

Auguro che questo tempio sia per voi il luogo di frequenti incontri con Dio! Venite qui, tra queste mura, per porre, come i discepoli di Giovanni, delle domande a Cristo. Voi uscirete di qui rassicurati, portando con voi la risposta data da Gesù agli inviati di Giovanni: “Beato colui che non si scandalizza di me”.

9. Vi auguro che questo tempio sia a servizio della vostra fede, della vostra speranza e della vostra carità! Vi prepari, qui, sulla terra, all’incontro con Dio, definitivo destino di ogni uomo. San Giacomo ci ha così esortati: “Siate dunque pazienti, fratelli... rinfrancate i vostri cuori, perché la venuta del Signore è vicina... ecco, il giudice è alle porte” (Gc 5, 7-10). Questo giudice è il Salvatore del mondo ed il suo giudizio è un giudizio salvifico.

Vi aiuti questo tempio ad entrare in contatto col Dio che giudica mediante la verità della salvezza. Dio infatti “vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità” (1 Tm 2, 4). Questo desiderio di Dio si renda presente anche in questo tempio come segno della divina benedizione per tutti coloro che vi entreranno!

Amen.

 

© Copyright 1995 - Libreria Editrice Vaticana

 

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