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VISITA PASTORALE ALLA PARROCCHIA ROMANA
DI SANTA BIBIANA
OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II
Domenica, 3 marzo 1996
1.
"Cristo... ha fatto risplendere la vita e
l’immortalità per mezzo del Vangelo" (2Tm
1, 10).
La Liturgia di questa
seconda Domenica di Quaresima ci invita ad entrare in contatto con la luce di
Cristo che comunica la vera vita: ci porta a meditare sul mistero pasquale.
È attraverso la croce e la
risurrezione che Cristo "ha vinto la morte" (2Tm
1, 10) ed illumina così nel modo più pieno la
nostra vita. Egli rivela l’originale vocazione dell’uomo all’immortalità beata:
a partecipare, cioè, a quella vita in Dio che supera i confini della morte e
vince il buio della tomba. In questo modo Cristo ci introduce nel cuore stesso
del Vangelo, Buona Novella rivelata all’intera umanità, che era sottoposta al
potere del peccato e della morte.
2.
Le Letture, che poc’anzi abbiamo ascoltato, ci
spronano a riflettere sul significato del concetto biblico di "terra promessa",
collegato con la vocazione di Abramo. La prima Lettura, tratta dal Libro della
Genesi, ricorda che il Signore Dio così ordinò all’antico patriarca: "Vattene
dal tuo paese, dalla tua patria e dalla casa di tuo padre, verso il paese che io
ti indicherò" (Gen 12, 1).
La vocazione di Abramo
costituisce, in un certo senso, l’annuncio delle successive chiamate rivolte ai
suoi discendenti: pensiamo a Mosè (cf.
Es 3, 1-12),
a Samuele (cf. 1Sam 3, 1-10),
a Davide (cf. 1Sam 16, 1-13),
ad Isaia (cf. Is 6 ,1-8)
ed a Geremia (cf. Ger 1, 4-10).
Abramo dovette lasciare la nativa Ur dei Caldei per recarsi in un paese a lui
sconosciuto, che il Signore gli avrebbe indicato.
Durante la Quaresima
ritorniamo spesso a questa chiamata divina, in modo particolare quando meditiamo
sul grande evento dell’Esodo di Israele dall’Egitto. L’Egitto, infatti, dove si
recarono i discendenti di Abramo in cerca di stabile prosperità, col passar del
tempo si rivelò in realtà come la terra di una pesante "condizione di schiavitù"
(cf. Es 20, 2).
Durante il tempo di
Quaresima l’uscita d’Israele dall’Egitto sotto la guida di Mosè costituisce il
tema di fondo dei testi liturgici, specialmente nell’Ufficio delle Letture. E
non si tratta soltanto di una serie di semplici fatti storici, bensì di
avvenimenti carichi di significato spirituale anche per noi, che ci avviciniamo
ormai alle soglie del terzo millennio.
3.
Il senso simbolico, che i fatti dell’Esodo
rivestono, emerge in modo eloquente dall’odierno brano evangelico, che narra la
Trasfigurazione del Signore. "Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni... e
li condusse... su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro; il suo volto
brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce" (Mt
17, 1-2).
La Trasfigurazione fu
accompagnata da un senso di beatitudine che conquistò gli Apostoli: "Signore, è
bello per noi restare qui" (Mt
17, 4). Essi vennero improvvisamente a
trovarsi nella sfera di irradiazione della divinità, mentre il Padre parlava di
Cristo trasfigurato: "Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono
compiaciuto. Ascoltatelo" (Mt
17, 5).
La Chiesa, nel ricordare
quest’evento durante la Quaresima, intende mostrare come la "terra promessa"
significhi in definitiva il cielo. Al cielo, infatti, alla piena comunione con
Dio, Cristo Gesù conduce tutti i discendenti di Abramo che, mediante la fede,
prendono parte alla promessa fatta al patriarca: "In te si diranno benedette
tutte le famiglie della terra" (Gen
12, 3).
Essi formano quel "grande popolo" (Gen
12, 2) che doveva sorgere da Abramo: il
popolo di Dio.
4.
"Soffri anche tu insieme con me per il Vangelo" (2Tm
1, 8). San Paolo, rivolgendosi a Timoteo, fa
notare che, insieme alla grazia dell’elezione in Cristo, ci è dato di
partecipare alla sua passione.
Carissimi Fratelli e
Sorelle! Le parole dell’Apostolo delle genti risuonano in maniera significativa
in questa bella chiesa dedicata a Santa Bibiana, opera del grande artista Gian
Lorenzo Bernini. La vostra Patrona, infatti, ha sofferto per il Vangelo
fino alla prova suprema del martirio.
Dopo aver visto morire, sotto
l’imperatore Giuliano l’Apostata, i propri genitori e la sorella, ella fu spinta
a rinnegare la fede cristiana e, pur sottoposta ai terribili tormenti della
flagellazione con le cordicelle piombate, non cedette. Per amore di Cristo andò
incontro alla sofferenza e alla morte, conseguendo la palma della vittoria:
sublime modello di perseveranza nella prova e di generosità nel servire il
Signore!
Questa Santa romana, sulla
cui casa natale, secondo un’antica tradizione, è stata costruita questa chiesa,
offre a tutti i credenti un luminoso esempio di fedeltà al Vangelo. Lo offre, in
particolare, a questa vostra Parrocchia, come a tutta la Comunità diocesana
incamminata verso il Grande Giubileo del Duemila.
In un’epigrafe del
diciassettesimo secolo, posta a destra dell’ingresso centrale, si legge che nel
cimitero, un tempo annesso all’antico tempio, "riposano
undicimiladuecentosessantasei corpi di martiri". Appartengono a quei numerosi
martiri romani che, col loro sangue, hanno reso fecondo l’annuncio del Vangelo
in questa nostra Città. A loro vi invito a guardare durante la missione
cittadina in vista del prossimo grande Giubileo.
L’esempio dei martiri infonda
in tutti i credenti il coraggio di professare sempre la fede in Gesù e il
necessario vigore per testimoniare il Vangelo nell’attuale momento storico, alle
soglie del terzo millennio cristiano.
5.
In vista della missione cittadina, e in questa
suggestiva chiesa berniniana, fatta restaurare da Urbano Ottavo in occasione
dell’Anno Santo 1625, mi piace richiamare l’importanza delle testimonianze della
fede attraverso l’espressione artistica. Questo tempio, modesto nelle dimensioni
ma ricco di storia e di spiritualità, parla eloquentemente di Dio: verso di Lui
conduce ogni sua parte. Le opere d’arte, tra le quali spicca l’edicola marmorea
sovrastante l’altare maggiore, con la statua di Santa Bibiana, ci fanno
comprendere quanto siano importanti le testimonianze storiche ed artistiche, per
tramandare attraverso i secoli i sentimenti di fede, di adorazione e di lode a
Dio, somma Bellezza e Bontà.
Durante la missione
cittadina e in occasione dell’Anno Santo è necessario riscoprire e valorizzare
per l’evangelizzazione lo straordinario patrimonio d’arte e di santità che la
città di Roma ha ereditato. Come pure occorre incoraggiare gli artisti del
nostro tempo ad esprimere la fede con opere d’arte che siano in grado di parlare
all’uomo d’oggi.
6.
Carissimi Fratelli e Sorelle della Parrocchia di
Santa Bibiana, sono lieto di trovarmi oggi in mezzo a voi! Saluto con affetto il
Cardinale Vicario, il Vescovo Ausiliare del Settore, il parroco, Padre Atanasio
De Sanctis, ed i suoi collaboratori, Figli della Sacra Famiglia, che dal 1920
officiano questa chiesa e, da quando nel 1953 fu costituita Parrocchia, guidano
la popolazione con amore e generosità. Rivolgo un cordiale pensiero ai Frati
Cappuccini del Convento San Fedele ed alle Suore Concezioniste, che si dedicano
all’ospitalità e all’accoglienza dei pellegrini.
Saluto, infine, i componenti
dei vari gruppi parrocchiali impegnati nella catechesi, nell’animazione
liturgica, nelle attività culturali e nella testimonianza della carità.
La vostra Parrocchia,
situata vicino alla Stazione Termini, si trova in un quartiere dove molte sono
le persone che vivono sole e dove poche sono le nuove famiglie, mentre non
mancano, purtroppo, situazioni preoccupanti di disagio e di povertà. A voi è
chiesto un impegno generoso per annunciare il Vangelo della carità in un
contesto che mette più facilmente in evidenza gli squilibri e le contraddizioni
della nostra società.
A voi, pertanto, è domandato di
essere una comunità missionaria, aperta alle esigenze spirituali e materiali
degli abitanti del territorio, attenta ai bisogni dei molti immigrati, dei
poveri e delle persone sole, degli anziani e dei malati.
Abbiate cura particolare per
l’apostolato familiare e fate in modo che la stessa Comunità parrocchiale
diventi sempre più un’autentica famiglia spirituale, prendendo come modello la
Santa Famiglia di Nazaret.
7.
"Soffri anche tu insieme con me per il Vangelo,
aiutato dalla forza di Dio" (2Tm
1, 8). La forza necessaria per lottare contro
il male ed il peccato "ci è stata data in Cristo Gesù" (2Tm
1, 9). È la forza che Cristo, nella
prospettiva della sua passione ormai vicina, ha rivelato e comunicato ai tre
Apostoli sul monte Tabor. Essa preannuncia la rivelazione definitiva della
risurrezione, come indicano le parole di Gesù: "Non parlate a nessuno di questa
visione, finché il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti" (Mt
17, 9).
Sì. La Trasfigurazione del
Signore è annuncio della Risurrezione: "Questi è il Figlio mio prediletto, nel
quale mi sono compiaciuto. Ascoltatelo" (Mt
17, 5). "Egli ha vinto la morte ed ha fatto
risplendere la vita e l’immortalità per mezzo del Vangelo" (2Tm
1, 10).
Lode ed onore a Te, Signore
Gesù! Amen!
© Copyright 1996 - Libreria
Editrice Vaticana
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