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RITO DI BEATIFICAZIONE
DEI VESCOVI DANIELE COMBONI E GUIDO MARIA CONFORTI

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II
LETTA DAL CARDINALE ANGELO SODANO,
SEGRETARIO DI STATO

Domenica, 17 marzo 1996

 

1. ". . . è così perché si manifestassero in lui le opere di Dio" (Gv 9, 3).

In questa domenica di Quaresima la Chiesa canta: "Il Signore è il mio pastore . . . mi conduce . . . mi rinfranca, mi guida per il giusto cammino" (Sal 22, 1.2-3). La Liturgia quaresimale traccia un significativo cammino di preparazione al Battesimo, quasi una grande catechesi battesimale. Ogni giorno di questo "tempo forte", e ciò vale specialmente per la domenica, segna un’ulteriore tappa dell’itinerario formativo verso la celebrazione del mistero pasquale. Cristo, Buon Pastore, fa sì che nell’uomo si rivelino i disegni salvifici: "le grandi opere di Dio".

Si sono manifestate, queste "grandi opere di Dio", nell’Antico Testamento. Una di esse è stata certamente l’elezione e l’unzione di Davide, il più piccolo dei figli di Iesse il Betlemmita. Come abbiamo ascoltato nella prima Lettura, Dio chiamò Davide ad essere capo e re del suo popolo, Israele (cf. 1Sam 16, 11-13) e vincolò definitivamente alla sua discendenza la promessa messianica: il Messia sarebbe sorto dalla stirpe di Davide.

"Le grandi opere di Dio" si sono manifestate poi nel Nuovo Testamento. La Liturgia ce ne ha oggi presentata una particolarmente significativa: la guarigione del cieco nato. Come racconta in modo ampio e dettagliato san Giovanni nell’odierno brano evangelico (cf. Gv 9, 1-41), Cristo restituì a quel giovane la vista fisica e spirituale.

La riflessione su questa pericope giovannea costituisce già di per sé una singolare catechesi battesimale. Essa, infatti, ci mostra il cammino graduale che conduce alla fede, quasi un passaggio attraverso fasi successive dalla cecità alla capacità di vedere. Cristo, "luce del mondo" (cf. Gv 8, 12), conduce progressivamente il cieco nato ad accogliere questa luce nella quale sta la salvezza dell’uomo.

2. Domenica scorsa, un altro elemento caratteristico della celebrazione battesimale si trovava al centro della Liturgia della parola: l’acqua. Anche oggi non mancano accenni a questo fondamentale elemento: "Va’ a lavarti nella piscina di Siloe", dice Gesù al cieco (Gv 9, 7); e nel Salmo responsoriale il pastore "conduce ad acque tranquille" la pecorella che si affida a lui (Sal 22, 2). Anche un altro elemento importante viene posto in primo piano nelle Letture di questa domenica: l’unzione. Samuele unge Davide; il Pastore eterno cosparge di olio il capo del suo fedele (cf. Sal 22, 4).

Scopo ultimo di tutti questi messaggi è di sospingere chi ascolta verso quel risveglio spirituale a cui san Paolo fa riferimento nella seconda Lettura: "Svegliati, o tu che dormi, destati dai morti e Cristo ti illuminerà" (Ef 5, 14). È questa, infatti, la questione centrale della grande catechesi battesimale. Bisogna che il catecumeno riconosca in Cristo Colui che è la luce del mondo, il Buon Pastore, in grado di condurre l’umanità, anche attraverso le "valli oscure" (cf. Sal 22, 4) dell’esistenza terrena, verso la luce della vita eterna.

3. Carissimi Fratelli e Sorelle! Proprio a questo scopo supremo - condurre l’umanità verso la luce della vita eterna - hanno mirato, seguendo l’esempio luminoso del Buon Pastore, due generosi apostoli dell’evangelizzazione: il Vescovo Daniele Comboni, fondatore dei Missionari Comboniani del Cuore di Gesù e delle Suore Missionarie Pie Madri della Nigrizia, ed il Vescovo Guido Maria Conforti, fondatore dei Missionari Saveriani.

Il Comboni, innanzitutto: fin dalla sua formazione alla vita sacerdotale nell’Istituto fondato dal servo di Dio Nicola Mazza, Daniele Comboni si sentì chiamato al dono della propria vita per l’annuncio evangelico in terra d’Africa. Questa consapevolezza lo accompagnò per tutta l’esistenza, lo sostenne nelle fatiche missionarie e nelle difficoltà pastorali. Si sentiva confortato in questa sua dedizione dalla parola udita dal Papa Pio IX: "Labora sicut bonus miles Christi pro Africa" (Scritti, N. 4085).

La modernità e l’audacia della sua opera si espressero nella preparazione e nella formazione dei futuri presbiteri, nell’instancabile animazione missionaria anche attraverso scritti e pubblicazioni, nella fondazione di due Istituti - maschile e femminile - esclusivamente dediti alla missione "ad gentes", lottando per l’abolizione della terribile tratta degli schiavi e operando attivamente "per la rigenerazione dell’Africa mediante se stessa". Queste intuizioni del nuovo Beato hanno portato grandi frutti per l’evangelizzazione del continente africano, preparando la strada all’attuale consolante sviluppo della Chiesa in Africa (cf. Ecclesia in Africa, nn. 33-38).

"Portare l’umanità alla luce della vita eterna": l’ideale di Daniele Comboni prosegue ancora oggi nell’apostolato dei suoi figli e delle sue figlie spirituali. Essi continuano a mantenere forti legami in Africa e, in particolare, con il Sudan, dove il loro Fondatore ha speso gran parte delle sue energie di infaticabile evangelizzatore e dove si è spento, ancora in giovane età, consumato dalle fatiche e dalla malattia. L’incondizionata fiducia che egli ebbe nella potenza dell’orazione (cf. Scritti, N. 2324) trova valida espressione nei "Cenacoli di preghiera missionaria", che stanno sorgendo in numerose parrocchie e costituiscono un significativo strumento di animazione e di rinnovamento della spiritualità missionaria.

4. La missione "ad gentes" è stato uno dei punti fondamentali dell’azione apostolica anche di Guido Maria Conforti. Portare a tutti la luce di Cristo fu l’impegno che ne orientò tutta la vita. Egli poté vivere in pienezza le tre situazioni in cui si svolge l’unica missione evangelizzatrice della Chiesa: la cura pastorale della Chiesa locale, l’impegno per la missione "ad gentes" e l’evangelizzazione di coloro che hanno perduto il senso della fede (cf. Redemptoris missio, N. 33).

Chiamato ad essere Pastore di una porzione del popolo di Dio in una zona in cui si registrava un preoccupante abbandono della fede, Guido Maria Conforti scoprì nella via della missione "ad gentes" un provvidenziale cammino per "far scorrere una nuova corrente di vita divina nelle anime dei credenti, accrescendo in esse il fuoco del grande zelo missionario" (Discorso all’Unione Missionaria del Clero, in Unione Missionaria del Clero, p. 181).

Davanti alle difficoltà il nuovo Beato era solito richiamare a sé ed agli altri l’invito di Gesù a Pietro: "Prendi il largo... Non temere" (Lc 5, 4.10). Egli era infatti convinto che uno dei modi più efficaci per rinvigorire la fede nelle terre di antica evangelizzazione fosse quello di adoperarsi nell’annunciare il Vangelo a quanti ancora non lo conoscevano. La validità della vocazione missionaria "ad vitam", ribadita dall’Enciclica Redemptoris missio (cf. n. 66), fu da lui proposta in modo radicale ai suoi missionari mediante il voto di missione. E non pochi suoi figli spirituali hanno mantenuto fede a quest’impegno fino al martirio.

Ma qual era la sorgente da cui traevano vigore il suo instancabile zelo e la sua totale dedizione alla missione "ad gentes"? Era la Croce di Cristo, fonte di amore inesauribile in chi fa dono di se stesso ai fratelli vicini e lontani. Questo nuovo Beato costituisce così un luminoso esempio di spiritualità sacerdotale, animata sempre da fede viva e da indomito spirito missionario. Modello di autentica carità pastorale, che seppe invitare i credenti ad aprire il cuore ai lontani, pur senza dimenticare le necessità delle Comunità locali, perché a tutti sia annunciato Cristo Redentore dell’uomo.

5. I novelli Beati, Daniele Comboni e Guido Maria Conforti, ci invitano a guardare al mistero pasquale. Ogni domenica di Quaresima rappresenta un’ulteriore tappa che ci avvicina alla Settimana Santa, Settimana della passione, morte e risurrezione di Cristo. L’odierno Vangelo lascia intuire l’addensarsi di nubi ostili sulla persona di Gesù. I farisei accusano: "Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato" (Gv 9, 16), dunque è "un peccatore" (Gv 9, 16). Sono le prime avvisaglie di quel temporale che tra poco si abbatterà su di Lui: la passione e la crocifissione sul Golgota.

Fra tali minacce Cristo procede però sicuro nel suo cammino messianico: "Io sono venuto in questo mondo per giudicare, perché coloro che non vedono vedano e quelli che vedono diventino ciechi" (Gv 9, 39). Parole sconvolgenti!

Così si manifestano negli uomini le "grandi opere di Dio", di cui parla l’odierno Vangelo.

Insieme al cieco nato, Daniele Comboni, Guido Maria Conforti e l’immensa schiera celeste dei santi e dei beati ripetono: Signore Gesù, tu sei veramente la luce del mondo. E noi ci uniamo ad essi per rendere lode alla Santissima Trinità.

Ti ringraziamo, Iddio, per la santità di questi nuovi Beati;
Ti preghiamo fiduciosi, per intercessione di Maria, Regina dei Santi:
fa’ risplendere su di noi
la luce della vita affinché possiamo a nostra volta
diffonderla in mezzo agli uomini.

Amen!

 

© Copyright 1996 - Libreria Editrice Vaticana

       

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