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  CAPPELLA PAPALE PER LE ESEQUIE DEL CARD. MARIO LUIGI CIAPPI

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Basilica Vaticana - Giovedì, 25 aprile 1996

 

1. "Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone" (Lc 24, 34).

Questo è l’annuncio dei discepoli radunati a Gerusalemme; esso continua a risuonare in ogni angolo della terra mediante la voce della Chiesa, immersa nella gioia del tempo pasquale. Testimone del miracolo compiuto dalla potenza di Dio, la Chiesa proclama che il Signore della vita ha sciolto i sigilli della tomba in cui era stato deposto. E Cristo risorto, costituito giudice dei vivi e dei morti (cf. At 10, 42), comunica una vita nuova a quanti partecipano alla sua vittoria sulla morte (cf. Rm 6, 4).

Ecco perché la risurrezione di Gesù, evento fondamentale della storia, manifesta la misericordia divina che ha vinto il peccato per sempre. Dice l’evangelista Giovanni: "Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna" (Gv 3, 16).

2. Carissimi Fratelli e Sorelle, celebriamo quest’oggi, nella Basilica di san Pietro, le esequie del carissimo Cardinale Mario Luigi Ciappi, che Dio ha chiamato a sé lo scorso lunedì sera, dopo una lunga vita trascorsa al servizio della Chiesa, e in particolare della Sede Apostolica. A lui mi sento personalmente legato fin dal tempo dei miei studi e mi piace tributare alla sua memoria, in questo momento carico di commozione, la testimonianza di sincera stima e di profonda gratitudine.

Nato a Firenze il 6 ottobre 1909, il Cardinale Mario Luigi Ciappi entrò nell’Ordine dei Predicatori, emettendo la professione religiosa nel convento di Santa Maria della Quercia, nei pressi di Viterbo, dove iniziò gli studi filosofici, che continuò poi nel convento di San Domenico a Pistoia. Trasferito a Roma per continuare il curriculum di formazione teologica presso il Pontificio Ateneo Angelicum, fu ordinato sacerdote in San Giovanni in Laterano il 26 marzo 1932, Sabato Santo.

La sua brillante ed acuta capacità di indagine teologica emerse e fu ben presto notata. Per tale ragione, dopo la laurea conseguita presso l’Angelicum, fu inviato a seguire corsi di perfezionamento all’università svizzera di Friburgo e a quella belga di Lovanio.

3. Profondo conoscitore del pensiero teologico, e valente teologo lui stesso, ebbe modo di servire generosamente la Chiesa, prestando dapprima la sua opera di docente di dogmatica e di estetica tomistica. I risultati ottenuti in tale compito lo segnalarono all’attenzione del Papa Pio XII, che lo volle accanto a sé, nel 1955, come Maestro del Sacro Palazzo. In tale mansione lo confermarono sia Papa Giovanni XXIII che Papa Paolo VI, il quale ne precisò col Motu proprio Pontificalis Domus le mansioni, nominandolo Teologo della Casa Pontificia.

La chiarezza della riflessione, la saldezza della dottrina e l’indiscussa fedeltà alla Sede Apostolica, nonché la capacità di leggere secondo Dio i segni dei tempi, furono qualità che lo resero apprezzato collaboratore durante l’intenso periodo del Concilio Vaticano II, al quale apportò un significativo ed equilibrato contributo. Ricoprì, inoltre, gli incarichi di consultore della Segreteria di Stato in materia filosofica e teologica, come pure quello di consultore della Congregazione per la Dottrina della Fede e della Commissione Biblica.

Nel Concistoro del 27 giugno 1977 Paolo VI lo creò Cardinale Diacono, con il titolo di Nostra Signora del Sacro Cuore. Anche nella nuova dignità, egli continuò a prestare la sua apprezzata consulenza come Pro-teologo della Casa Pontificia dimostrando in ogni circostanza genuino amore alla Chiesa e grande lucidità nel saper discernere la novità creatrice da riflessioni capaci di offuscare l’integrità del depositum fidei.

4. Il venerato Fratello, per il quale oggi invochiamo l’eterno riposo nella Casa del Padre celeste concentrò la sua attenzione, lungo l’arco della sua vita sulle "imperscrutabili ricchezze di Cristo" e sull’"urgenza" di far risplendere agli occhi di tutti qual è l’"adempimento del mistero nascosto da secoli nella mente di Dio" (Ef 3, 8-9). Ne danno testimonianza le numerose pubblicazioni di carattere cristologico, ecclesiologico e mariologico che si affiancarono alla sua attività di studioso, di conferenziere e di esperto. Ne sono conferma, in particolare, i molti "voti", redatti come Membro della Congregazione per le Cause dei Santi, lavoro in cui riversò con entusiasmo la sua competenza anche nel campo della Teologia spirituale, appassionandosi nella ricerca delle multiformi tracce dell’agire di Dio nella storia di anime aperte ad accogliere le mozioni della grazia.

La sua opera di studioso attento fu sempre accompagnata da un’intensa vita spirituale e di preghiera, alimento primo e fondamentale dell’intera sua esistenza. L’orazione precedeva e accompagnava la sua riflessione, così che l’invocato Spirito di Dio lo potesse sostenere e illuminare nelle fatiche della mente.

5. "Resta con noi Signore, perché . . . il giorno già volge al declino" (Lc 24, 29). Carissimi Fratelli e Sorelle, mentre ci congediamo dal Cardinale Mario Luigi Ciappi, facciamo nostre le parole dei discepoli di Emmaus.

Resta con noi Signore, nella vita e nel momento della morte e prendi con Te il nostro Fratello, che ha fedelmente servito la tua Chiesa.

Resta con noi, Signore, in questa circostanza triste, ma illuminata dalla luce della fede; resta con la famiglia e con l’Ordine religioso del nostro fratello Cardinale, come pure con quanti lo hanno accompagnato nell’ultima stagione del suo cammino terreno.

E Tu, Signore, vincitore della morte, rivestilo della Vita nuova, conquistata mediante la croce e la risurrezione; accoglilo con Te nel tuo Regno di vita immortale.

"Cristo risuscitato dai morti non muore più; la morte non ha più potere su di lui" (Rm 6, 9).

Chi crede in Te non muore, ma ha la vita eterna.

Amen!

 

© Copyright 1996 - Libreria Editrice Vaticana

   

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