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CANONIZZAZIONE DEI BEATI:
JEAN-GABRIEL PERBOYRE
EGIDIO MARIA DI SAN GIUSEPPE E
JUAN GRANDE ROMÁN
OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II
Solennità della Santissima
Trinità -
Domenica, 2 giugno 1996
1.
"Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo
Figlio unigenito" (Gv 3, 16).
Nell’odierna solennità della Santissima
Trinità, terminato ormai con la Pentecoste il tempo pasquale, la Chiesa quasi
abbraccia ancora una volta, in un’unica celebrazione, l’intero contenuto
salvifico della Pasqua. Essa alza lo sguardo verso il sommo Mistero della vita
trinitaria: uno sguardo colmo di riconoscenza e di lode.
"Gloria al Padre e al Figlio e allo
Spirito Santo: a Dio che è, che era e che viene" (Canto del Vangelo, cf.
Ap 1, 8).
Egli viene perché "ha amato il mondo".
Viene nel Figlio, che il Padre ha dato
"perché il mondo si salvi per mezzo di lui" (Gv
3, 17).
Chi crede in Lui, cioè in Gesù Cristo,
ha
la vita eterna (cf.
Gv 3, 16).
2.
In questa domenica della Santissima Trinità la
Chiesa desidera rendere gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo mediante
la canonizzazione dei beati: Jean Gabriel Perboyre, Egidio Maria di San Giuseppe
e Juan Grande Román.
La Liturgia di canonizzazione costituisce
una solenne professione di fede nella vita eterna, divenuta parte integrante
della vita degli uomini. Questi nostri fratelli in Cristo, che mediante il
Battesimo ricevuto nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, sono
stati resi partecipi della Vita divina, hanno realizzato nel corso della loro
vicenda umana la pienezza di questa Vita. Essi sono così divenuti "gloria di
Dio".
"Gloria Dei vivens homo", "L’uomo vivente
è la gloria di Dio".
"Vita autem hominis visio Dei", "e la
visione di Dio è la vita dell’uomo" (S. Ireneo, Adv. haer., IV, 20, 7).
Parte pronunciata in lingua
francese:
3. Jean-Gabriel Perboyre,
prêtre de la Congrégation de la Mission, a voulu suivre le Christ évangélisateur
des pauvres, à l'exemple de saint Vincent de Paul. Après avoir exercé le
ministère de formateur du clergé en France, il partit pour la Chine. Il y
témoignera ardemment de l'amour du Christ pour le peuple chinois. « Je ne sais
pas ce qui m'est réservé dans la carrière qui s'ouvre devant moi: sans doute
bien des croix, c'est là le pain quotidien du missionnaire. Et que peut-on
souhaiter de mieux, en allant prêcher un Dieu crucifié? » (Jean-Gabriel Perboyre,
Lettre 70), écrivait-il alors qu'il était aux portes de la Chine. C'est
la Croix du Christ qu'il trouvera sur les chemins où il est envoyé. Par l'imitation
quotidienne de son Seigneur, dans l'humilité et la douceur, il s'identifiera
pleinement à lui. Le suivant pas à pas dans sa Passion il le rejoindra pour
toujours dans sa gloire. « Une seule chose est nécessaire: Jésus Christ »,
aimait-il à dire. Son martyre est le sommet de son engagement à la suite du
Christ missionnaire. Après avoir été torturé et condamné, reproduisant avec une
extraordinaire similitude la Passion de Jésus, il ira comme lui jusqu'à la mort
et la mort sur une croix. Jean-Gabriel avait une unique passion, le Christ et l'annonce
de son Évangile. C'est par fidélité à cette passion que lui aussi a été mis au
rang des humiliés et des condamnés, et qu'aujourd'hui l'Église peut proclamer
solennellement sa gloire dans le choeur des saints du ciel. À la mémoire de
Jean-Gabriel Perboyre que nous célébrons aujourd'hui nous voulons unir la
mémoire de tous ceux qui ont témoigné du nom de Jésus Christ sur la terre de
Chine au cours des siècles passés. Je pense en particulier aux bienheureux
martyrs dont la canonisation commune, souhaitée par de nombreux fidèles,
pourrait un jour être un signe d'espérance pour l'Église présente au sein de ce
peuрle, dont je demeure très proche par le coeur et par la prière.
Traduzione italiana della parte pronunciata in lingua francese:
3.
Jean-Gabriel Perboyre, sacerdote della
Congregazione della Missione, volle seguire Cristo evangelizzatore dei poveri,
sull’esempio di san Vincenzo de’ Paoli. Dopo aver esercitato il ministero di
formatore del clero in Francia, si recò in Cina. Qui rese testimonianza con
ardore dell’amore di Cristo per il popolo cinese. "Non so cosa mi aspetta nel
cammino che si apre davanti a me: senza dubbio la croce, che è il pane
quotidiano del missionario. Cosa ci si può augurare di meglio, andando a
predicare un Dio crocifisso?" (Lettera n. 70), scriveva trovandosi alle
porte della Cina. Lungo le vie dove era stato inviato trovò la Croce di Cristo.
Attraverso l’imitazione quotidiana del suo Signore, con umiltà e dolcezza,
s’identificò pienamente con lui. Seguendolo passo dopo passo nella sua Passione,
lo raggiunse per sempre nella sua gloria. "Una sola cosa è necessaria: Gesù
Cristo", amava dire. Il suo martirio è il momento culminante del suo impegno
nella sequela di Cristo missionario. Dopo essere stato torturato e condannato,
riproducendo la Passione di Gesù con straordinaria similitudine, giunse come lui
fino alla morte e alla morte su una croce. Jean-Gabriel aveva un’unica passione:
Cristo e l’annuncio del suo Vangelo. È per fedeltà a questa passione che anche
lui è stato messo sullo stesso piano degli umiliati e dei condannati, e che la
Chiesa può oggi proclamare solennemente la sua gloria nel coro dei santi del
cielo.
Al ricordo di Jean-Gabriel Perboyre, che
celebriamo oggi, desideriamo unire quello di tutti coloro che hanno reso
testimonianza del nome di Gesù Cristo in terra di Cina nel corso dei secoli
passati. Penso in particolare ai beati martiri la cui canonizzazione comune,
auspicata da numerosi fedeli, potrebbe un giorno essere un segno di speranza per
la Chiesa presente in seno a questo popolo, a cui rimango vicino con il cuore e
con la preghiera.
4.
"A te la lode e la gloria nei secoli!" (Salmo
Responsoriale 1; cf. Dn 3,52).
La Chiesa oggi proclama la gloria di Dio
manifestata nella santità di vita di Egidio Maria di san Giuseppe. Autentico
figlio spirituale di san Francesco d’Assisi, Egidio attinse dalla contemplazione
dei misteri di Cristo l’ardore di una carità senza confini, ispirando il proprio
cammino spirituale all’umiltà dell’Incarnazione ed alla gratuità
dell’Eucarestia.
Egli seppe farsi attento ai bisogni delle
persone che incontrava sia nello svolgimento dei compiti più umili della
fraternità sia nel servizio ai poveri. Nelle sue quotidiane peregrinazioni per
le strade di Napoli, dove visse lungamente, portò l’evangelica parola di
riconciliazione e di pace in un ambiente percorso da tensioni sociali e segnato
da situazioni di estrema povertà sia economica che spirituale.
Nessuno era escluso dalla sua premurosa
attenzione. Manifestava questo calore spirituale con l’esortazione evangelica:
"Amate Dio, amate Dio!", invitando così tutti alla conversione del cuore verso
Dio "misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di grazia e di fedeltà" (Es
34, 6) che, come proclama l’odierno brano
evangelico, "ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito" (Gv
3, 16).
Messaggio quanto mai attuale quello che
richiama l’amore e la fedeltà di Dio! Il mondo ha urgente bisogno di credere
all’amore di Dio! Sant’Egidio si meritò, con la sua esistenza umile e lieta,
l’appellativo di "Consolatore di Napoli". La sua memoria è ancor oggi viva ed il
suo esempio invita i cristiani del nostro tempo a vivere pienamente il Vangelo
delle Beatitudini, rispondendo con la santità all’amore di Dio riversato nei
nostri cuori dallo Spirito Santo.
Parte pronunciata in lingua
spagnola:
5. San Juan Grande llega hoy, fiesta de la Santísima
Trinidad, a la gloria de los altares. En su testamento nos dеjа esta preciosa
confesión: Que el Señor « guarde mi entendimiento para creer como siempre he
creído y creo el misterio incomprensible de la Santísima Trinidad, Padre, Hijo y
Espíritu Santo, tres personas y una esencia divina que vive y reina por siempre
sin fin ». Adorador asiduo de Dios, Uno y Trino, revelado por Jesucristo, el
nuevo Santo hablaba del misterio trinitario con tal altura y devoción que
causaba admiración en quienes le oían y se sentían llamados a reverenciar y
contemplar con mayor fe tan augusto misterio dando a Dios la gloria y el honor
que le son debidos. San Juan Grande alimentaba su espiritualidad en la práctica
constante de la oración. Era una oración afectiva, con la que expresaba su amor
a Dios sin que se cansase de repetirle cuánto lo amaba. En su vida de
hospitalario los Hermanos tenían que sacarlo a rastras de la capilla para
llevarlo a su celda y dar por concluida la oración de la noche. Su oración
manifestaba que Dios era el amor de su corazón, el centro de su vida, la
verdadera base sobre la que descansaba su voluntad y su acción, el principio y
fundamento de su conciencia y de sus decisiones.
Dios mandó a su Hijo al mundo para que el mundo se salvara por
Él (cfr.
Jn 3, 17).
San Juan Grande encontró a Dios, lo amó, se sintió amado y en el corazón de Dios,
Padre de todos, amó a todos los necesitados, especialmente los pobres, los
enfermos, los afligidos, los que sufrían de algún modo o por cualquier causa. De
este modo, sirvió al prójimo de día y de noche, pidiendo por todos, llamando a
las puertas, diciendo que no se puede ser indiferente ante la suerte de los
pobres y que su servicio es « una cuestión de conciencia ». Fue para la ciudad
de Jerez un don de Dios. Como Patrono de esa diócesis, es su más insigne abogado
y protector. Los Hermanos de San Juan de Dios tienen en el nuevo Santo un modelo
de santidad, de cercano servidor de los pobres y enfermos, que apoya con su
intercesión la asistencia y la pastoral hospitalarias.
Traduzione italiana della parte pronunciata in lingua spagnola:
5.
San Juan Grande viene elevato oggi, solennità della
Santissima Trinità, alla gloria degli altari. Nel suo testamento ci ha lasciato
una preziosa confessione: che il Signore "conservi il mio intendimento per
credere come sempre ho creduto e credo nel mistero imperscrutabile della
Santissima Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo, tre persone e un’essenza
divina che vive e regna per sempre senza fine". Adoratore assiduo di Dio, Uno e
Trino, rivelato da Gesù Cristo, il nuovo Santo parlava del mistero trinitario
con una elevazione e una devozione tali da provocare ammirazione in quanti lo
ascoltavano e si sentivano chiamati a venerare e a contemplare con maggiore fede
un così augusto mistero, rendendo a Dio la gloria e l’onore dovuti.
San Juan Grande alimentava la sua
spiritualità nella pratica costante della preghiera. Era una preghiera
affettiva, con la quale esprimeva il suo amore verso Dio senza stancarsi di
ripetergli quanto lo amava. Nella sua vita ospedaliera, i Fratelli dovevano
trascinarlo fuori dalla cappella per condurlo alla sua cella e dare per conclusa
la preghiera della notte. La sua preghiera mostrava che Dio era l’amore del suo
cuore, il centro della sua vita, la vera base sulla quale riposavano la sua
volontà e la sua azione, il principio e il fondamento della sua coscienza e
delle sue decisioni.
Dio ha mandato suo Figlio nel mondo
perché il mondo si salvasse attraverso di Lui (cf.
Gv 3, 17).
San Juan Grande incontrò Dio, lo amò, si sentì amato e nel cuore di Dio, Padre
di tutti, amò tutti i bisognosi, soprattutto i poveri, i malati, gli afflitti,
quanti soffrivano in qualche maniera, per qualsiasi causa. In tale modo, servì
il prossimo giorno e notte, chiedendo per tutti, bussando alle porte, dicendo
che non si può restare indifferenti di fronte alla sorte dei poveri e che il suo
servizio era "una questione di coscienza".
Fu per la città di Jerez un dono di Dio.
Come Patrono di questa Diocesi, è il suo più insigne avvocato e protettore. I
Fratelli di San Giovanni di Dio hanno in questo nuovo Santo un modello di
santità, di vicino servitore dei poveri e dei malati, che sostiene con la sua
intercessione l’assistenza e la pastorale ospedaliere.
6.
"Fratelli, state lieti", scrive san Paolo alla
Comunità cristiana di Corinto. Ed aggiunge: "Tutti i santi vi salutano" (2 Cor
13, 11.12).
Il saluto da parte dei santi, di tutti i
santi e, in modo particolare, di coloro che oggi sono canonizzati, riveste una
profonda dimensione trinitaria.
L’Apostolo prosegue con le parole rese
familiari dal loro utilizzo nella Liturgia eucaristica: "La grazia del Signore
Gesù Cristo, l’amore di Dio Padre e la comunione (in latino communicatio, cioè
il comunicarsi) dello Spirito Santo siano con tutti voi" (2 Cor
13, 13).
I tre termini usati qui da san Paolo
esprimono i doni appropriati alle tre Persone divine.
L’amore, perché Dio Padre ha tanto
amato
il mondo da dare il suo Figlio. La grazia del Signore Gesù Cristo, perché per
opera del Figlio ed in virtù della redenzione da lui operata, siamo realmente
divenuti figli di Dio. Il comunicarsi dello Spirito Santo, perché la presenza e
l’attività dello Spirito nella vita dell’uomo e della Chiesa è fonte di
santificazione e di santità.
La persona umana che vive della pienezza
della vita divina - vivens homo - costituisce all’interno del mondo creato una
singolare realizzazione della gloria di Dio - gloria Dei.
"Fratelli, state lieti... Tutti i santi
vi salutano".
Anche noi, in questa solennità della
Santissima Trinità, ci rallegriamo ed esultiamo. Insieme con Jean Gabriel
Perboyre, Egidio Maria di San Giuseppe, Juan Grande Román, in comunione con
Maria, Regina di tutti i santi, e con quanti ci hanno preceduto nella gloria
eterna di Dio, proclamiamo le meraviglie compiute dal Signore.
"Gloria al Padre, al Figlio ed allo
Spirito Santo: in principio, ora e per sempre".
Amen!
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