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DIVINA LITURGIA IN RITO BIZANTINO-UCRAINO
IN OCCASIONE DEL IV CENTENARIO DELL'UNIONE DI BREST

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Basilica Vaticana  - Domenica, 7 luglio 1996

 

Sia lodato Gesù Cristo!

1. "Ut unum sint".

Risuonano oggi nuovamente, in questa Basilica Vaticana, le parole della liturgia vespertina di ieri. Questo è il luogo in cui, quattrocento anni or sono, si incontrarono i rappresentanti della Metropolia di Kiev con il Vescovo di Roma, Clemente VIII. Giungendo alla Sede di Pietro, il 23 dicembre del 1595, essi espressero il desiderio dell’unione di quella Chiesa Orientale con Roma. Così facendo, erano certi di corrispondere all’azione dello Spirito Santo, che non cessava di esortare all’unità delle Chiese cristiane ormai separate.

In modo particolare, essi erano consapevoli di agire sulla scia delle decisioni prese dal Concilio di Firenze, nel 1439. Del resto, erano fortemente spinti dall’eloquente sollecitudine della grande preghiera di Cristo nel Cenacolo, riproposta dal Vangelo dell’odierna liturgia. Alla vigilia della sua passione, Cristo pregò il Padre per i discepoli. Non soltanto per quelli di allora, bensì per quanti, in futuro, avrebbero creduto in lui (cf. Gv 17, 20-21). Cristo pregò per tutti i suoi discepoli, per la Chiesa di tutti i secoli e di tutte le generazioni: Padre, fa’ che "tutti siano una sola cosa. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola... perché siano perfetti nell’unità e il mondo sappia che tu mi hai mandato e li hai amati come hai amato me" (Gv 17, 21.23).

Quant’è toccante questa invocazione di Cristo per l’unità di tutti i suoi discepoli, di tutti i testimoni della fede! Non c’è da meravigliarsi che queste parole abbiano toccato, lungo i secoli, il cuore dei cristiani di ogni generazione, specialmente quando bisognava difendere o ritrovare l’unità. Uno di questi momenti fu, senza dubbio, quello che commemoriamo nell’odierna assemblea liturgica, e che passò alla storia sotto il nome di Unione di Brest, giacché là, il 9 ottobre 1596, furono ratificate le decisioni prese durante la missione a Roma dei rappresentanti della Metropolia di Kiev.

2. "Unitatis redintegratio". Con queste parole inizia il Decreto del Concilio Vaticano II sull’ecumenismo. Vi leggiamo: "... il Signore dei secoli, il quale con sapienza e pazienza persegue il disegno della sua grazia verso di noi peccatori, in questi ultimi tempi ha incominciato a effondere con maggiore abbondanza nei cristiani tra loro separati l’interiore ravvedimento e il desiderio dell’unione. Moltissimi uomini in ogni parte del mondo sono stati toccati da questa grazia, e anche tra i nostri fratelli separati è sorto, per impulso della grazia dello Spirito Santo, un movimento ogni giorno più ampio per il ristabilimento dell’unità di tutti i cristiani. A questo movimento per l’unità, chiamato ecumenico, partecipano quelli che invocano la Trinità e professano la fede in Gesù Signore e Salvatore, e non solo singole persone separatamente, ma anche riunite in gruppi, nei quali hanno ascoltato il Vangelo e che i singoli dicono essere la Chiesa loro e di Dio. Quasi tutti però, anche se in modo diverso, aspirano alla Chiesa di Dio una e visibile, che sia veramente universale e mandata a tutto il mondo, perché il mondo si converta al Vangelo e così si salvi per la gloria di Dio" (Unitatis redintegratio, 1).

Sono parole che appartengono ad un Concilio dei nostri tempi, tuttavia siamo certi che "il Signore dei secoli" ispirò i protagonisti di quell’evento di quattro secoli fa, che noi chiamiamo l’Unione di Brest, nonostante i limiti storici implicati nell’avvenimento. In esso, effettivamente, si trattava della unitatis redintegratio. Per i vostri avi, cari Fratelli e Sorelle, si trattava di restaurare quell’unità, di cui sentivano la mancanza. Sapevano bene, infatti, che l’unità dei credenti è un dono di Cristo ed un suo esplicito desiderio; sapevano che per essa egli pagò con il suo sangue e la sua passione in croce; che di tale unità egli fece il segno della propria missione: "Perché il mondo creda [Padre] che tu mi hai mandato" (Gv 17, 21). Per la conclusione dell’Unione di Brest, resta certo che il più profondo motivo fu proprio questo: unitatis redintegratio. È questa la ragione essenziale che portò al felice evento di quattro secoli fa.

Ed è per questo che ci siamo riuniti oggi, in rendimenti di grazie a Dio, nella Basilica di San Pietro. Non cessiamo, anzi, di sperare che, pur avendo avuto quell’unione un carattere parziale, indirettamente essa possa contribuire a sostenere e a ravvivare i propositi di unità, di cui parla il Concilio Vaticano II.

3. L’apostolo Paolo scrive: "Vi esorto... a comportarvi in maniera degna della vocazione che avete ricevuto, con ogni umiltà, mansuetudine e pazienza, sopportandovi a vicenda con amore" (Ef 4, 1-2). Accogliamo queste parole come rivolte a noi. Ciascuna di esse riveste una grande importanza per noi, che celebriamo oggi il quarto Centenario dell’Unione di Brest. Non c’è dubbio che tale Unione ha definito pienamente la vostra vocazione cristiana, cari Fratelli e Sorelle, Figli e Figlie della Chiesa greco-cattolica ucraina. In quell’Atto s’è rinnovata la sua unione con la Chiesa di Roma.

L’Apostolo ci esorta tutti ad agire in modo degno di questa vocazione e, al tempo stesso, sottolinea che la nostra vita deve essere caratterizzata dall’umiltà e dalla mitezza, dalla pazienza e dalla disponibilità a sopportarsi vicendevolmente nell’amore. Che cosa possono significare queste parole nel contesto del nostro tempo? Esse richiamano l’esigenza che voi, cari fedeli Greco-cattolici, vi facciate promotori di tale spirito sia nei riguardi dei vostri fratelli Ortodossi che dei vostri fratelli Cattolici di rito latino, invitandoli a condividere lo stesso spirito di comunione. È simile atteggiamento a testimoniare che voi vi comportate in modo degno della vostra particolare vocazione.

Scrive poi l’Apostolo: "Cercate di conservare l’unità dello Spirito per mezzo del vincolo della pace" (Ef 4, 3). Si tratta qui dell’edificazione della Chiesa, corpo mistico di Cristo, nelle dimensioni della sua universalità. Paolo scrive di essa con grande trasporto: "Un solo corpo, un solo spirito..., un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo. Un solo Dio Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, agisce per mezzo di tutti ed è presente in tutti" (Ef 4, 4-6).

Cari Fratelli e Sorelle, avendo una tale visione del mistero della Chiesa, potete applicare a voi stessi anche le altre parole dell’Apostolo: "Una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati" (Ef 4, 4). Celebrare il quarto Centenario dell’Unione di Brest è come varcare una soglia storica. E la Parola di Dio ci insegna con chiarezza che questa celebrazione è anche una chiamata alla grande speranza portataci da Cristo crocifisso e risorto.

È stato Lui a rivelarci i misteri del Regno. È stato Lui a trasmetterci la gloria di Dio ricevuta dal Padre e a farne la nostra speranza. Uniti a Lui, nella Chiesa Apostolica, abbiamo fiducia che questa gloria diventi l’eredità di tutti noi, nonostante i nostri peccati, poiché "la speranza . . . non delude" (Rm 5, 5). Amen!.

 

© Copyright 1996 - Libreria Editrice Vaticana

    

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