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VIAGGIO APOSTOLICO IN FRANCIA

CELEBRAZIONE DEI VESPRI CON I RELIGIOSI E LE RELIGIOSE 
DELLA REGIONE APOSTOLICA DELL'OVEST DELLA FRANCIA

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Basilica di Saint-Laurent-sur-Sèvre
Giovedì, 19 settembre 1996

 

Cari Fratelli e care Sorelle,

1. In questo pellegrinaggio alle tombe di san Louis-Marie Grignion de Montfort e della beata Marie-Louise de Jésus, è una gioia per me celebrare l’ufficio liturgico della sera con voi, persone consacrate giunte da tutto l’Ovest della Francia. Ringrazio Monsignor François Garnier, Vescovo di Luçon, e i Superiori della famiglia monfortana per le parole che mi hanno rivolto a nome vostro e anche a nome della comunità diocesana qui rappresentata. Rivolgo a tutti il mio affettuoso saluto.

2. La lettura della Lettera ai Romani che abbiamo appena ascoltato ci parla della vocazione dell’umanità in Cristo. In Cristo siamo eternamente conosciuti e chiamati a diventare conformi all’immagine di Colui che è “il primogenito tra molti fratelli” (Rm 8, 29).In Lui, vero Dio e vero Uomo, il Padre ci mostra il senso della nostra vocazione. Fra la conoscenza eterna dell’uomo che il Padre ha nel Verbo e l’appello che rivolge all’uomo nel tempo, esiste uno stretto legame. Cristo sa che la sua venuta nel mondo e, in particolare, la sua passione, la sua morte e la sua risurrezione devono rivelare agli uomini la loro vocazione, inscritta dal Padre nel mistero dell’Incarnazione di suo Figlio. Ecco perché Cristo, consapevole di ciò, al termine della sua missione terrena, rivolge agli Apostoli questa esortazione: “Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28, 19-20).

3. Secolo dopo secolo, i successori degli Apostoli e molti discepoli hanno operato per compiere questa missione affidata loro dal Signore. Nella vostra regione, san Louis-Marie Grignion de Montfort è stato uno dei più importanti. Sono lieto di iniziare il mio pellegrinaggio in terra di Francia sotto il segno di questa nobile figura. Come sapete, devo molto a questo santo e al suo Trattato della vera devozione a Maria Vergine. Oggi, dato che la mia visita pastorale è posta, in buona parte, sotto il segno del battesimo, vorrei innanzitutto sottolineare che, nello spirito di san Louis-Marie, tutta la vita spirituale proviene direttamente dal sacramento del santo battesimo, come dimostra un significativo passaggio dell’Atto di consacrazione a Gesù Cristo attraverso Maria, redatto proprio da Montfort. Al centro di questo atto, ci sono le seguenti parole: “Io - a questo punto si pronuncia il nome, ad esempio Louis-Marie o Gianpaolo o Carlo - peccatore infedele, rinnovo e ratifico oggi nelle tue mani (fra le mani di Maria) le promesse del mio battesimo: rinuncio per sempre a Satana, alle sue pompe e alle sue opere, mi dono interamente a Gesù Cristo, la Sapienza incarnata, per portare la mia croce seguendo il suo esempio tutti i giorni della mia vita . . .” (San Louis-Marie Grignion de Montfort, L’amore dell’Eterna Sapienza, n. 225).

Il richiamo alle promesse del battesimo è evidente. Nel corso della liturgia battesimale è stato chiesto a ognuno di noi: “Rinunci a Satana, a tutte le sue opere e a tutte le sue seduzioni?”, e poi: “Credi?”. L’atto del battesimo va di pari passo con la scelta di Dio, la scelta di Cristo, la scelta di vivere nella grazia dello Spirito Santo. Questa scelta, in un certo senso, è la vittoria sul peccato originale. La grazia sacramentale del battesimo cancella il peccato originale. Tuttavia l’uomo che lo riceve deve rinunciare al peccato per corrispondere così alla grazia della giustificazione che gli viene concessa nella fede in Cristo. Nel sacramento del battesimo vi è un certo ritorno all’inizio, alle origini, quando bisognava scegliere il bene e non il male, la salvezza e non il rifiuto. Se Grignion de Montfort inserisce ciò nel contenuto della sua autentica devozione alla Madre di Dio, lo fa perché Maria, per volontà divina, fin dalla sua Immacolata Concezione, è stata inscritta nel piano di Dio per vincere il peccato attraverso la giustificazione ricevuta dalla grazia che proviene da Cristo. È un bene che all’inizio di questo pellegrinaggio che mi porterà anche a Reims per il quindicesimo centenario del battesimo di Clodoveo, possiamo considerare qui da un punto di vista mariano il significato essenziale del sacramento del battesimo.

4. Rivolgendomi a voi, uomini e donne impegnati nella vita consacrata, vorrei ribadire che “nella tradizione della Chiesa la professione religiosa viene considerata come un singolare e fecondo approfondimento della consacrazione battesimale in quanto, per suo mezzo, l’intima unione con Cristo ( . . .) si sviluppa” (Giovanni Paolo II, Vita consecrata, 30). Siete chiamati ad andare oltre, grazie ad “uno specifico dono dello Spirito Santo” (Ivi), dato che scegliete di mettere in pratica in maniera radicale i consigli evangelici per seguire Cristo e prendete a modello la Vergine Maria, “esempio sublime di perfetta consacrazione, nella piena appartenenza e nella totale dedizione a Dio” (Ivi, 28).

L’esigenza del vostro impegno può apparire ai vostri contemporanei difficile da capire e quasi impossibile da vivere. Ciò non vi preoccupi! In verità, fedeli e umili, voi rendete una testimonianza di cui il mondo ha bisogno. La vostra libera scelta del celibato, della rinuncia ai beni materiali e dell’obbedienza costituisce una risposta agli interrogativi che molti si pongono sui valori autentici della vita. Pertanto la vostra pratica dei consigli evangelici non ha altro significato se non quello di professare, con cuore indiviso, l’amore infinito di Dio, ricchezza suprema dell’uomo, e la bellezza liberante di una dipendenza filiale e non servile (cf. Ivi, 21). Intendete essere segni viventi di Dio per il mondo, “all’immagine del Figlio suo” (Rm 8, 29).

5. Voi che siete venuti a rappresentare i consacrati di tutto l’Ovest della Francia, offrite un’immagine della diversità dei carismi che ispirano il vostro impegno, nella vita contemplativa o apostolica, negli istituti secolari o nell’ordine delle vergini consacrate.

So che molti di voi provano inquietudine davanti all’attuale diminuzione del numero delle vocazioni e all’invecchiamento delle congregazioni. Vi viene così richiesta misteriosamente una forma di partecipazione alla Croce. Tuttavia la prova non è un termine. Tengo ad esprimere qui tutta l’ammirazione suscitata dalla fedeltà, dallo zelo, dalla creatività di religiosi e religiose persino in tarda età. L’opera svolta dalle numerose congregazioni fondate nella vostra regione è stata considerevole per la ricostruzione della Chiesa nel secolo scorso, per l’educazione, per la cura dei malati, per la partecipazione alla vita pastorale. Si dice giustamente quanto sia utile che il Vangelo venga annunciato “con l’accento del Paese”! Mettete oggi in pratica con entusiasmo i carismi dei vostri fondatori. Continuate a scrivere la storia viva delle vostre congregazioni!

Vorrei qui rendere omaggio anche al gran numero di missionari partiti dall’Ovest della Francia diretti in tutto il mondo e a quanti si trovano ancora in molti Paesi. Posso dirvi che c’è sempre un grande bisogno della presenza delle persone consacrate nelle giovani Chiese.

6. La vostra testimonianza e il vostro apostolato sono una ricchezza per le comunità locali. Abbiate l’audacia di far conoscere la qualità della vostra esperienza, il senso della vostra spiritualità e dei carismi delle vostre diverse fondazioni, la vostra gioia di servire. Sia per il clero diocesano che per i laici, la presenza dei consacrati rimane uno stimolo prezioso e spesso un elemento indispensabile per l’evangelizzazione. Attenti ai bisogni del nostro tempo e fedeli alle intuizioni originarie, i consacrati, ne sono convinto, permettono a dei giovani di udire la chiamata del Signore a servirlo nel dono totale di sé.

7. L’offerta della vostra vita possiede una misteriosa fecondità sia giorno dopo giorno che al momento della Croce. Penso al sacrificio di molti religiosi in nome del Vangelo e in fedeltà alla Chiesa, su questa terra o in terre lontane. Ripenso qui con emozione ai sette Frati trappisti di Notre-Dame de l’Atlas, ricordando che tre di loro erano stati monaci di Bellefontaine. Come altri religiosi e religiose apostolici, sono stati fino alla morte testimoni puri e disinteressati dell’amore di Cristo in mezzo a fratelli in umanità che non hanno desiderato altro che servire. Continuiamo a pregare affinché il loro sacrificio diventi sorgente di vita e affinché la loro presenza accanto al Signore sostenga oggi i loro fratelli e le loro sorelle.

Vorrei concludere ripetendo con le parole di Grignion de Montfort quanto la vostra vita trovi il suo significato nella persona di Cristo: “Dio non ha posto altro fondamento alla nostra salvezza, alla nostra perfezione a alla nostra gloria se non Gesù Cristo” (San Louis-Marie Grignion de Montfort, Trattato della vera devozione a Maria Vergine, n. 61). Pregando con lui, invochiamo il Signore con la Santa Vergine: “Signore, tu sei sempre con Maria e Maria è sempre con te” (Ivi, n. 63). Desidero ricordare che siamo uniti nella preghiera ai pellegrini de La Salette che festeggiano oggi il centocinquantesimo anniversario dell’apparizione di Nostra Signora in questo luogo.

Che la tenerezza materna di Nostra Signora vi guidi ogni giorno lungo il vostro cammino nella sequela di Gesù per rendere ogni onore e gloria al Padre in unità con lo Spirito Santo, per rendervi perfetti ed essere per il vostro prossimo un buon profumo di vita eterna (cf. Ivi, n. 61).

 

 © Copyright 1996 - Libreria Editrice Vaticana

 

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