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CELEBRAZIONE EUCARISTICA DELLA
NOTTE SANTA DI NATALE
OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II
Basilica Vaticana -
Mercoledì, 25 dicembre 1996
1. “Nella notte profonda risuona una voce” (Canto natalizio polacco). Dice il
profeta Isaia nella prima Lettura: “Il popolo che camminava nelle tenebre vide
una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse” (Is
9, 1). Rifulse la luce “poiché un bambino è nato per noi, ci è stato dato un
figlio” (Is 9, 5).
Il citato canto natalizio identifica quella voce nella notte: “Su, pastori, Dio
nasce per voi, affrettatevi a Betlemme per salutare il Signore”. È la stessa
voce che risuona nel brano evangelico di san Luca, appena proclamato: “C’erano
in quella regione alcuni pastori che vegliavano di notte, facendo la guardia al
loro gregge. Un angelo del Signore si presentò davanti a loro e la gloria del
Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande spavento, ma l’angelo
disse loro: “Non temete, ecco, vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto
il popolo: oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo
Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che
giace in una mangiatoia”” (Lc 2, 8-12).
Il canto natalizio prosegue: “Andarono [i pastori], nella mangiatoia trovarono
il Bambino con tutti i segni che l’avevano preannunciato. Lo adorarono come
Dio...”.
2. Quanto san Luca scrisse nel Vangelo a proposito della nascita del Signore
Gesù è stato tradotto in innumerevoli canti ed opere letterarie, che formano la
ricca tradizione ispirata dal Natale. Portiamo con noi questa tradizione venendo
alla santa Messa di mezzanotte, detta anche “Messa dei pastori”, che, in queste
ore, insieme con me, Vescovo di Roma, stanno celebrando tanti Vescovi e
sacerdoti in tutto il mondo.
In ogni luogo i canti liturgici ed extraliturgici annunziano la gioia della
nascita del Signore. L’angelo dice: Non temete, gioite! La nascita di un
essere umano è sempre fonte di grande gioia (cf. Gv 16, 21). Di quale
gioia, dunque, deve essere motivo la nascita del Dio-Uomo! Dice Isaia:
“Gioiscono davanti a te come si gioisce quando si miete” (Is 9, 2).
Singolare messe! Ecco, l’umanità è matura per questo momento, nel quale il
Creatore nasce “da donna”. L’uomo, creato ad immagine e somiglianza di Dio (cf.
Gen 1, 27), cresce e cammina verso questo Dio-Uomo, nel quale riceve in
dono il proprio compimento ed in cui, al tempo stesso, è elevato a pienezza
tutto il creato.
Il Salmo responsoriale di questa Liturgia annunzia: “Cantate al Signore un canto
nuovo, cantate al Signore da tutta la terra. Cantate al Signore, benedite il suo
nome. Annunziate di giorno in giorno la sua salvezza” (Sal 95[96], 1-2). E
un canto natalizio riecheggia: “Tutta la creazione canti al suo Signore”.
Questo invito alla lode risuona con particolare eloquenza. Ecco, tutta la
creazione, di cui l’apostolo Paolo scriverà che “attende con impazienza la
rivelazione dei figli di Dio” (Rm 8, 19), diventa testimone della
rivelazione del Figlio di Dio nella carne umana. Allo stesso tempo, questo è
l’inizio e il fondamento della rivelazione di quanti sono diventati figli e
figlie di Dio in virtù dell’adozione divina, a cui tutti sono chiamati.
Quali profondi motivi di gioia ci riserva il Natale del Signore!
3. Di tali motivi parla anche san Paolo nella seconda Lettura: “È apparsa la
grazia di Dio, apportatrice di salvezza per tutti gli uomini” (Tt 2, 11).
Il Figlio di Dio non viene al mondo a mani vuote. È vero che nella stalla di
Betlemme riceve i doni dei pastori, ma prima di tutto egli stesso porta con sé
grandi doni. È un’elargizione indicibile: “Ineffabili doni ci offre oggi dal
cielo il Padre amorevole, quando il Verbo eterno si fa carne, in virtù della sua
mirabile potenza” (Canto natalizio).
Proprio quel dono inestimabile, che l’Apostolo chiama “grazia” -
elargizione della partecipazione alla vita di Dio, elargizione universale,
come apertura della via dell’eterna salvezza - è la fonte più profonda della
gioia del Natale.
Con questa gioia nel cuore, celebriamo la solenne ed affascinante Liturgia della
notte. Vogliamo unirci ai cori degli angeli, che sopra la stalla di Betlemme
glorificano il Signore: “Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra
agli uomini che egli ama” (Lc 2, 14). Preghiamo oggi per tutti gli uomini,
cristiani e non cristiani, credenti e non credenti. Vogliamo, infatti, essere
fedeli al dono recato da Dio nella notte di Betlemme: la grazia del nostro
Signore Gesù Cristo, apparsa per tutti gli uomini.
Da questa Basilica di san Pietro rivolgo a tutti un cordiale saluto, augurando
che questa fonte di gioia, sgorgata nella storia dell’uomo con la nascita del
Figlio di Dio, sia per tutti abbondante, così che ciascuno vi attinga e ad essa
si disseti. Ecco: è aperta la sorgente della salvezza che Dio desidera offrire
ad ogni uomo. Proprio per questo egli si è fatto prossimo a noi, divenendo nel
suo Figlio simile agli uomini: vero Dio e vero Uomo.
“Nasce Dio, la potenza umana resta sbigottita, il Signore dei cieli si spoglia!
Il fuoco si smorza, il fulgore si vela, l’Infinito si pone confini” (F.
Karpinski, Canto natalizio). Al tempo stesso, in questa notte si dilatano i
confini dell’esistenza umana. Il Figlio di Dio, assumendo i limiti dell’uomo,
dischiude davanti a noi la prospettiva dell’infinito di Dio.
“Natus est hodie Salvator mundi”. È nato oggi il Salvatore del mondo.
Venite adoriamo!
© Copyright 1996 - Libreria
Editrice Vaticana
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