1. "Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane
solo; se invece muore, produce molto frutto" (Gv 12, 24).
Con queste parole, l'odierna Liturgia ci invita a preparare il
tempo della Passione del Signore, nel quale entreremo da domenica prossima.
Cristo le pronunciò quando alcuni Greci, che desideravano accostarsi a lui,
chiesero a Filippo: "Signore, vogliamo vedere Gesù" (Gv 12,21). Cristo
pronunziò allora un discorso dal contenuto a prima vista difficile ed oscuro:
"E' giunta l'ora che sia glorificato il Figlio dell'uomo . . . Chi ama la sua vita
la perde e chi odia la sua vita in questo mondo, la conserverà per la vita
eterna" (Gv 12, 23.25).
In realtà in queste parole è racchiuso in sintesi il significato
essenziale degli avvenimenti della Settimana santa. Quell'"ora", nella quale
deve essere glorificato il Figlio dell'uomo, è l'"ora" della sua passione e
morte in croce. Proprio in quell'"ora" il chicco gettato nella terra, cioè il
Figlio di Dio fatto uomo, morirà per produrre gli inestimabili frutti della
redenzione. In lui la morte condurrà al trionfo della Vita.
Il brano evangelico poc'anzi proclamato parla della paura di
Gesù alla soglia del Mistero pasquale. "Ora l'anima mia è turbata; e che devo
dire? Padre, salvami da quest'ora?" (Gv 12, 27-28). Sembra quasi
echeggiare in questo testo la preghiera del Getsemani, quando Gesù,
sperimentando il dramma della solitudine e della paura, chiede al Padre di
allontanare il calice della sofferenza. Allo stesso tempo, però, egli accetta di
compiere fino in fondo la sua volontà. Dopo aver detto: "Padre, salvami da
quest'ora", subito prosegue: "Ma per questo sono giunto a quest'ora! Padre,
glorifica il tuo nome" (Gv 12, 27-28).
2. Del Mistero pasquale parla pure la seconda Lettura, la quale
ricorda come Cristo "nei giorni della sua vita terrena offrì preghiere e
suppliche con forti grida e lacrime a Colui che poteva liberarlo da morte e fu
esaudito per la sua pietà" (Eb 5, 7). Verrebbe qui da chiedersi: in che
modo Cristo fu esaudito, se Colui che poteva salvarlo permise che fosse
sottoposto alla tragica esperienza del Venerdì santo?
Nel seguito del testo sacro troviamo la risposta: "Pur essendo
Figlio, imparò tuttavia l'obbedienza dalle cose che patì e, reso perfetto,
divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono" (Eb
5, 8-9). Cristo fu esaudito, dunque, come Redentore del mondo, essendo divenuto
causa di salvezza eterna per tutti coloro che credono in lui. E' quanto viene
precisato nel brano giovanneo: "Se uno mi vuol servire mi segua, e dove sono io,
là sarà anche il mio servo" (Gv 12, 26).
3. Carissimi Fratelli e Sorelle della parrocchia di San
Salvatore in Lauro! Sono lieto di essere in mezzo a voi, oggi, per celebrare il
Giorno del Signore. Saluto cordialmente il Cardinale Vicario, il Vescovo
Ausiliare del Settore, il vostro Parroco, don Antonio Tedeschi, ed i suoi
Collaboratori, tra i quali - ormai da tanti anni - Mons. Luigi De Magistris,
Reggente della Penitenzieria Apostolica. Saluto i rappresentanti dei vari gruppi
ed associazioni operanti in questa comunità e tutti voi, cari parrocchiani, che
non avete voluto mancare a questa celebrazione.
Rivolgo uno speciale pensiero al Presidente, all'Assistente
Ecclesiastico, ai Membri del Pio Sodalizio dei Piceni ed ai Monsignori Sergio
Sebastiani ed Elio Sgreccia, come pure ai tanti marchigiani qui presenti, legati
da profondi vincoli di fede e di tradizione culturale a questa antica e bella
chiesa. Questo tempio è testimone di secoli di storia e, soprattutto,
dell'antica devozione alla Beata Vergine di Loreto, qui tanto venerata. Rivolgo
uno speciale ricordo al Cardinale Pietro Palazzini.
Carissimi, la vostra è una piccola parrocchia situata nel centro
storico di Roma e, come molte altre a voi limitrofe, nella sua attività
pastorale risente dei fenomeni tipici di questi rioni cittadini, quali la
scarsità di nuove famiglie e di giovani, il numero ridotto di residenti causato
dall'alto costo degli appartamenti e dai numerosi negozi ed uffici che ad essi
via via si sono sostituiti, la dispersione dei fedeli nelle numerose e vicine
chiese del centro. Tutto ciò condiziona quasi inevitabilmente la pastorale
parrocchiale. Mentre, pertanto, occorre insistere nelle ordinarie iniziative per
i pochi abitanti del territorio, che sono impegnati a mantenere vive le
caratteristiche della vecchia Roma, e nell'assistenza umana e spirituale a
quanti prestano servizio presso le famiglie della zona, è necessario impegnarsi
per una pastorale rinnovata, che risponda in modo sempre più adeguato alle nuove
esigenze del quartiere.
4. Penso, ad esempio, a quanto già lodevolmente fate quando nel
rione vengono ospitate mostre-mercato od altre manifestazioni simili, che
richiamano nel territorio parrocchiale un gran numero di persone. Tener aperta
la vostra bella chiesa anche di sera ed accogliere i visitatori fino a tarda
ora, offrendo loro la possibilità di partecipare ad una Liturgia ben curata e di
accostarsi al sacramento della Riconciliazione, è un modo valido e concreto di
evangelizzare.
In occasione del Grande Giubileo del 2000, il centro di Roma
sarà visitato da molti pellegrini. Avere la possibilità di visitare chiese
accoglienti e pronte ad offrire momenti spirituali e culturali qualificati,
costituirà un'importante occasione di incontro con la Chiesa che è in Roma, e
per i credenti della Città sarà stimolo a creare nuove forme di annuncio del
Vangelo, impegnandosi in quell'opera missionaria a tutto campo che sempre più
deve essere la Missione cittadina.
So che anche nella vostra Parrocchia vi state muovendo in questo
senso. La Missione cittadina, che già stimola a lavorare insieme per zone
pastorali, aiuti e favorisca gli sforzi che state compiendo per una sempre
maggiore e più incisiva presenza evangelizzatrice in Roma.
5. "Ecco, verranno giorni - dice il Signore - nei quali io
concluderò una alleanza nuova" (Ger 31, 31).
Con questa suggestiva visione della Nuova Alleanza il profeta
Geremia, nella Prima Lettura, poco fa proclamata, annuncia il futuro
rinnovamento dei rapporti fra Dio ed il suo popolo mediante il sacrificio di
Cristo.
Il testo profetico fonda questo decisivo intervento salvifico di
Dio nel dono di una nuova Legge: "Dice il Signore: "Porrò la mia legge nel loro
animo, la scriverò sul loro cuore. Allora io sarò il loro Dio ed essi saranno il
mio popolo" (Ger 31, 33).
Perché la Legge definitiva di Dio, cioè il Decalogo completato
da Gesù nel comandamento dell'amore, potesse essere scritta nel cuore dell'uomo,
occorreva proprio quel Sacrificio, verso il quale la Liturgia di questi giorni
ci sta avviando. Alla luce della passione e morte di Cristo acquistano un nuovo
e più profondo significato anche le parole del re Davide risuonate nel Salmo
responsoriale: "Crea in me, o Dio, un cuore puro, rinnova in me uno spirito
saldo. Non respingermi dalla tua presenza e non privarmi del tuo santo spirito"
(Sal 50, 12-13).
Sono parole che troveranno il loro compimento nel Mistero
pasquale. La Redenzione, infatti, coincide con la nuova creazione poiché,
attraverso di essa, all'uomo peccatore viene restituita la gioia della salvezza
e gli viene donato il gaudio dello Spirito Santo.
Mentre ci incamminiamo ormai a grandi passi verso la passione,
morte e risurrezione del Signore, facciamo nostra la preghiera del profeta
Davide:
Signore, dona anche a noi la gioia di essere salvati, sostieni
in tutti i tuoi fedeli un animo generoso.
Rinnova la saldezza del nostro spirito, affinché possiamo
insegnare la tue vie anche ai nostri fratelli (cfr Sal 50, 13-14), per far
ritornare tutti a te, e godere insieme dei frutti della tua Redenzione.
Amen!.