The Holy See
back up
Search
riga

VIAGGIO APOSTOLICO IN POLONIA (31 MAGGIO - 10 GIUGNO 1997)

SANTA MESSA PER IL MILLENARIO DEL
MARTIRIO DI SANT'ADALBERTO

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Piazza Sant'Adalberto (Gniezno) - Martedì, 3 giugno 1997

 

1. Veni, Creator Spiritus!

Oggi ci troviamo presso la tomba di sant'Adalberto a Gniezno. In questo modo siamo al centro del millennio di Adalberto. Un mese fa ho iniziato questo itinerario in onore di sant'Adalberto a Praga e a Libice, diocesi di Hradec Králové - da lì infatti egli proveniva. E oggi siamo a Gniezno, nel luogo - si può dire - dove egli terminò la sua peregrinazione terrena. Rendo grazie a Dio uno e trino, perchè al tramonto di questo millennio mi viene dato nuovamente di pregare presso le reliquie di sant'Adalberto, che sono uno dei più grandi tesori della nostra nazione.

Dal Cenacolo comincia il percorso spirituale di sant' Adalberto.

Vogliamo seguire questo percorso spirituale di sant'Adalberto, che in un certo senso comincia dal Cenacolo. L'odierna liturgia ci conduce proprio al Cenacolo, dove gli Apostoli tornarono dal Monte degli Ulivi dopo l'ascensione di Cristo in cielo. Per quaranta giorni dopo la risurrezione Egli appariva loro e parlava con loro del Regno di Dio. Raccomandò loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere la promessa del Padre: ". . . quella . . . che voi avete udito da me", diceva. "Giovanni ha battezzato con acqua, voi invece sarete battezzati in Spirito Santo, fra non molti giorni . . . avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino agli estremi confini della terra" (At 1, 5.8).

Gli Apostoli, dunque, ricevono il mandato missionario. In virtù delle parole del Risorto devono andare in tutto il mondo ad ammaestrare tutte le nazioni battezzandole nel nome del Padre, e del Figlio, e dello Spirito Santo (cfr Mt 28, 14-20). Per ora, tuttavia, tornano al Cenacolo e là rimangono in preghiera, attendendo il compimento della promessa. Il decimo giorno, nella festa di Pentecoste, Cristo inviò loro lo Spirito Santo, che trasformò i loro cuori. Divennero forti e pronti ad assumersi il mandato missionario. Iniziarono così l'opera di evangelizzazione.

Con il Vescovo Martire la Polonia entra nella famiglia dei Paesi europei.

L' "Incontro di Gniezno"

La Chiesa continua quest'opera. I successori degli Apostoli continuano ad andare in tutto il mondo ad ammaestrare tutte le nazioni. Verso il termine del primo millennio, in terra polacca giunsero i figli di varie nazioni già cristianizzate, specialmente quelli delle nazioni confinanti. Tra essi occupa un posto centrale sant'Adalberto, giunto in Polonia dalla vicina ed affine Boemia. Egli fu all'origine, in un certo senso, del secondo inizio della Chiesa nelle terre dei Piast. Il battesimo della nazione nel 966, ai tempi di Mieszko I, venne confermato con il sangue del Martire. E non soltanto questo: con lui la Polonia entra nella famiglia dei Paesi europei. Presso le reliquie di sant'Adalberto, infatti, si incontrano l'imperatore Ottone III e Boleslao il Prode, alla presenza di un legato pontificio. Quest'incontro ha un'importanza di portata storica - l'"Incontro di Gniezno". Ovviamente ebbe un significato politico, ma anche ecclesiale. Presso la tomba di sant'Adalberto viene proclamata dal Papa Silvestro II la prima metropoli polacca: Gniezno, alla quale furono unite le sedi episcopali di Cracovia, di Wrocław  e di Kolobrzeg.

La sua morte per martirio, mescolata al sangue di altri martiri polacchi, sta alla base
della Chiesa polacca e, in certo modo, anche dello stesso Stato

2. Il seme che muore porta molto frutto (cfr Gv 12, 24). Queste parole del Vangelo di Giovanni, rivolte un giorno da Cristo agli Apostoli, trovano singolare applicazione in Adalberto. Morendo, egli diede la testimonianza suprema. "Chi ama la sua vita la perde e chi odia la sua vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna" (Gv 12, 25). Sant'Adalberto rese anche testimonianza al servizio apostolico. Dice infatti Cristo: "Se uno mi vuol servire mi segua, e dove sono io, lì sarà anche il mio servo. Se uno mi serve, il Padre lo onorerà" (Gv 12, 26). Adalberto seguì Cristo. Fece un lungo cammino, che lo portò dalla nativa Libice a Praga, da Praga a Roma. Quando, poi, dovette ancora imbattersi nella resistenza dei suoi connazionali di Praga, partì come missionario verso la Pianura della Pannonia e in seguito, attraverso la Porta di Moravia, a Gniezno e sul Baltico. La sua missione fu quasi il coronamento dell'evangelizzazione delle terre dei Piast. E ciò proprio perchè Adalberto rese testimonianza a Cristo subendo la morte per martirio. Boleslao il Prode riscattò il corpo del Martire e lo fece venire qui, a Gniezno.

In lui si compirono le parole di Cristo. Al di sopra dell'amore per la vita terrena, Adalberto aveva posto l'amore per il Figlio di Dio. Seguì Cristo come un servo fedele e generoso, testimoniandolo a prezzo della propria vita. Ed ecco il Padre l'ha onorato. Il Popolo di Dio l'ha circondato sulla terra della venerazione che si riserva ad un santo, nella convinzione che un Martire di Cristo nel cielo viene circondato di gloria dal Padre.

"Il chicco di grano che muore, produce molto frutto" (cfr Gv 12, 24). Come si sono realizzate letteralmente queste parole nella vita e nella morte di sant'Adalberto! La sua morte per martirio, mescolata al sangue di altri martiri polacchi, sta alla base della Chiesa polacca e, in certo modo, anche dello stesso Stato nelle terre dei Piast. La semina del sangue di Adalberto continua a portare frutti spirituali sempre nuovi. Tutta la Polonia ai primordi del suo essere Stato e nel corso dei secoli successivi ha continuato ad attingere da essa. L'"Incontro di Gniezno" aprì per la Polonia la strada verso l'unità con tutta la famiglia degli Stati d'Europa. Alla soglia del secondo millennio la nazione polacca acquistò il diritto di inserirsi, al pari di altre nazioni, nel processo di formazione di un nuovo volto dell'Europa.

Sia con la sua vitache con la sua morte il Santo Martire pose le basi dell' identità e dell' unità europea.

Sant'Adalberto è, dunque, un grande patrono del nostro continente, che allora andava unificandosi nel nome di Cristo. Sia con la sua vita che con la sua morte il Santo Martire pose le basi dell'identità e dell'unità europea. Molte volte ho camminato su queste storiche orme, nel periodo del Millennio del Battesimo della Polonia, venendo da Cracovia a Gniezno con le reliquie di san Stanislao, e rendo grazie alla Divina Provvidenza perchè oggi mi viene dato ancora una volta di trovarmi su questo itinerario.

Ti ringraziamo, sant'Adalberto, di averci uniti oggi qui così numerosi. Ci sono qui tra noi degli Ospiti illustri. Penso innanzitutto ai Signori Presidenti dei Paesi legati alla persona di Vojtech-Adalberto. Ringrazio per la presenza il Signor Kwasniewski, Presidente della Polonia, il Signor Havel, Presidente della Repubblica Ceca, il Signor Brazauskas, Presidente della Lituania, il Signor Herzog, Presidente della Germania, il Signor Kovac, Presidente della Repubblica Slovacca, il Signor Kuczma, Presidente dell'Ucraina, il Signor Göncz, Presidente dell'Ungheria.

Signori Presidenti, la vostra presenza qui, a Gniezno, ha oggi un significato particolare per tutto il continente europeo. Come mille anni fa, così anche oggi essa testimonia la volontà di una pacifica convivenza e della costruzione di una nuova Europa, unita dai legami della solidarietà. Vi chiedo di voler gentilmente trasmettere i miei cordiali saluti alle Nazioni che rappresentate.

Rivolgo parole di gratitudine anche ai Cardinali giunti dalla Città Eterna, a cominciare dal Signor Cardinale Segretario di Stato Angelo Sodano, e dai Cardinali dei Paesi collegati con la persona di sant'Adalberto, guidati dal Signor Cardinale Miloslav Vlk, successore di sant'Adalberto nella sede episcopale di Praga. Sono lieto che con noi ci siano i Cardinali venuti da lontane parti del mondo, dall'America fino all'Australia. Saluto cordialmente e ringrazio per la loro presenza i Cardinali polacchi e per primo il Signor Cardinale Primate, gli Arcivescovi e i Vescovi. Ringrazio anche i Vescovi ortodossi e i Capi delle Comunità nate dalla Riforma, ed anche i Responsabili di altre Comunità ecclesiali. Rivolgo parole di cordiale saluto all'Arcivescovo Mons. Muszynski, Metropolita di Gniezno e a voi, cari Fratelli e Sorelle, giunti per quest'incontro da tutta la Polonia.

Oggi, dopo diciotto anni, occorre tornare a quell' omelia di Gniezno, che in un certo senso divenne il programma del pontificato

3. Mi è rimasto profondamente impresso nella mente l'incontro di Gniezno nel giugno del 1979, quando per la prima volta il Papa, nativo di Cracovia, poté celebrare l'Eucaristia sul Colle di Lech, alla presenza dell'indimenticabile Primate del Millennio, di tutto l'Episcopato Polacco, di molti pellegrini venuti non soltanto dalla Polonia ma anche dai paesi confinanti. Oggi, dopo diciotto anni, occorrerebbe tornare a quell'omelia di Gniezno, che in un certo senso divenne il programma del pontificato. Tuttavia, essa fu prima di tutto un'umile lettura dei disegni di Dio, collegati con gli ultimi venticinque anni del nostro millennio. Dicevo allora: "Non vuole forse Cristo, non dispone forse lo Spirito Santo, che questo Papa polacco, Papa slavo, proprio ora manifesti l'unità spirituale dell'Europa cristiana? Sappiamo che questa unità cristiana dell'Europa è composta da due grandi tradizioni: quella dell'Occidente e quella dell' Oriente . . . Sì. Cristo vuole, lo Spirito Santo dispone, che quanto io dico sia detto proprio qui, ora, a Gniezno" (Giovanni Paolo II, Omelia nella Cattedrale intitolata all'Assunzione della B.V.M., 3.6.1979: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, II, 1 (1979) 1403).

Rendo oggi grazie a Dio Onnipotente per il grande dono della libertà concesso alle Nazioni d' Europa

Da questo luogo si riversò allora la potente forza dello Spirito Santo. Qui il pensiero sulla nuova evangelizzazione cominciò a rivestire forme concrete. Nel frattempo si compirono grandi trasformazioni, sorsero nuove possibilità, apparvero altri uomini. Cadde il muro che divideva l'Europa. Cinquant'anni dopo l'inizio della seconda guerra mondiale i suoi effetti cessarono di scavare il volto del nostro continente. E' terminato mezzo secolo di separazione, per la quale milioni di abitanti dell' Europa Centrale ed Orientale pagarono il terribile prezzo. Perciò qui, presso la tomba di sant'Adalberto, rendo oggi grazie a Dio Onnipotente per il grande dono della libertà concesso alle Nazioni d'Europa, e lo faccio con le parole del Salmista:

"Allora si diceva tra i popoli: «Il Signore ha fatto grandi cose per loro». Grandi cose ha fatto il Signore per noi, ci ha colmati di gioia" (Sal 124[125], 2-3). La storia dell' Europa è un grande fiume nel quale sboccano numerosi affluenti

4. Cari Fratelli e Sorelle, dopo tanti anni ripeto la stessa cosa: è necessaria una nuova disponibilità. Infatti si è visto, a volte in modo molto doloroso, che il ricupero del diritto di autodeterminazione e l'ampliamento delle libertà politiche ed economiche non è sufficiente per la ricostruzione dell'unità europea. Come non menzionare qui la tragedia delle nazioni della ex Iugoslavia, il dramma della nazione albanese e gli enormi pesi subiti da tutte le società che hanno riacquistato la libertà e con un grande sforzo si liberano dal giogo del sistema totalitario comunista?

Non sarà che dopo la caduta di un muro, quello visibile, se ne sia scoperto un altro, quello invisibile, che continua a dividere il nostro continente - il muro che passa attraverso i cuori degli uomini? E' un muro fatto di paura e di aggressività, di mancanza di comprensione per gli uomini di diversa origine, di diverso colore della pelle, di diverse convinzioni religiose; è il muro dell'egoismo politico ed economico, dell'affievolimento della sensibilità riguardo al valore della vita umana e alla dignità di ogni uomo. Perfino gli indubbi successi dell'ultimo periodo nel campo economico, politico e sociale non nascondono l'esistenza di tale muro. La sua ombra si estende su tutta l'Europa. Il traguardo di un'autentica unità del continente europeo è ancora lontano. Non ci sarà l'unità dell'Europa fino a quando essa non si fonderà nell'unità dello spirito. Questo fondamento profondissimo dell'unità fu portato all'Europa e fu consolidato lungo i secoli dal cristianesimo con il suo Vangelo, con la sua comprensione dell'uomo e con il suo contributo allo sviluppo della storia dei popoli e delle nazioni. Questo non significa volersi appropriare della storia. La storia d'Europa, infatti, è un grande fiume, nel quale sboccano numerosi affluenti, e la varietà delle tradizioni e delle culture che la formano è la sua grande ricchezza. Le fondamenta dell'identità dell'Europa sono costruite sul cristianesimo. E l'attuale mancanza della sua unità spirituale, scaturisce principalmente dalla crisi di questa autocoscienza cristiana.

Qui, da questo luogo, ripeto il grido dell' inizio del mio pontificato: Aprite le porte a Cristo!
Il muro che si erge oggi nei cuori non sarà abbattuto senza il ritorno al Vangelo

5. Fratelli e Sorelle, è stato Gesù Cristo, "lo stesso ieri, oggi e sempre" (cfr Rm 13, 8), a rivelare all'uomo la sua dignità! E' lui il garante di questa dignità! Sono stati i patroni d'Europa - san Benedetto e i santi Cirillo e Metodio - a innestare nella cultura europea la verità su Dio e sull'uomo. Furono le schiere dei santi missionari, che ci ha ricordato oggi sant'Adalberto, vescovo e martire, a portare ai popoli europei l'insegnamento sull'amore del prossimo, perfino sull'amore per i nemici - insegnamento confermato con il dono della vita per loro. Di questa Buona Novella, del Vangelo, sono vissuti in Europa nel succedersi dei secoli, fino al giorno d'oggi, i nostri fratelli e le nostre sorelle. La ripetevano i muri delle chiese, delle abbazie, degli ospedali e delle università. La proclamavano i volumi, le sculture e i quadri, l'annunziavano le strofe poetiche e le opere dei compositori. Sul Vangelo venivano poste le fondamenta dell'unità spirituale dell'Europa.

Dalla tomba di sant'Adalberto domando dunque: è lecito per noi respingere la legge della vita cristiana, la quale afferma che porta un frutto abbondante solo colui che offre la propria vita per amore di Dio e dei fratelli, come un seme gettato nella terra? Qui, da questo luogo ripeto il grido dell'inizio del mio pontificato: Aprite le porte a Cristo! Nel nome del rispetto dei diritti dell'uomo, nel nome della libertà, dell'uguaglianza, della fraternità, nel nome della solidarietà interumana e dell' amore, grido: Non abbiate paura! Aprite le porte a Cristo! Senza Cristo non è possibile comprendere l'uomo. Perciò il muro, che si erge oggi nei cuori, il muro che divide l'Europa, non sarà abbattuto senza il ritorno al Vangelo. Senza Cristo, infatti, non è possibile costruire una durevole unità. Non si può farlo separandosi dalle radici dalle quali sono cresciute le nazioni e le culture dell' Europa e dalla grande ricchezza della cultura spirituale dei secoli passati. Come si può costruire una "casa comune" per tutta l'Europa, se essa non viene edificata con i mattoni delle coscienze degli uomini, cotti nel fuoco del Vangelo, uniti dal vincolo di un solidale amore sociale, frutto dell'amore di Dio? Per una tale realtà si adoperava sant'Adalberto, per un tale futuro diede la propria vita. E' lui a ricordarci oggi che non è possibile costruire una società nuova senza l'uomo rinnovato, che è il solidissimo fondamento della società.

Dobbiamo riprendere con nuovo vigore l' opera di evangelizzazione

6. Alla soglia del terzo millennio la testimonianza di sant'Adalberto è sempre presente nella Chiesa e sempre produce frutto. Dobbiamo riprendere con nuovo vigore la sua opera di evangelizzazione. Aiutiamo a riscoprire Cristo chi lo ha dimenticato insieme col suo insegnamento. Ciò si avvererà quando schiere di testimoni fedeli del Vangelo cominceranno di nuovo a percorrere il nostro continente; quando le opere di architettura, di letteratura e di arte mostreranno, in modo avvincente all'uomo d'oggi, Colui che è "lo stesso ieri, oggi e sempre"; quando nella liturgia celebrata dalla Chiesa gli uomini vedranno quanto è bello rendere gloria a Dio; quando scorgeranno nella nostra vita una testimonianza di cristiana misericordia, di eroico amore e di santità. In quale straordinaria ora della storia ci viene dato di vivere!

Cari Fratelli e Sorelle, in quale straordinaria ora della storia ci viene dato di vivere! Quali importanti compiti ci ha affidato Cristo! Egli chiama ciascuno di noi a preparare la nuova primavera della Chiesa. Vuole che la Chiesa - la stessa, dei tempi degli Apostoli e di sant'Adalberto - entri nel nuovo millennio piena di freschezza, di una nuova vita che sboccia e di slancio evangelico. Nel 1949 il Primate del Millennio esclamava: "Qui, presso la tomba di sant'Adalberto accenderemo fiaccole che annunceranno alla nostra terra la «luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo» (Lc 2, 32)" (Cardinale Stephani Wyszyński, Lettera pastorale per l'ingresso nell'arcidiocesi). Oggi innalziamo nuovamente questo grido, chiedendo la luce e il fuoco dello Spirito Santo, per accendere le nostre fiaccole come degli annunciatori del Vangelo fino agli estremi confini della terra.

Sant' Adalberto interceda per noi, mentre la Chiesa e l' Europa si preparano al Grande Giubileo dell' Anno 2000

7. Sant'Adalberto è sempre con noi. e' rimasto a Gniezno dei Piast e nella Chiesa universale, circondato dalla gloria del martirio. E dalla prospettiva del millennio sembra parlarci oggi con le parole di san Paolo: "Soltanto però comportatevi da cittadini degni del vangelo, perchè nel caso che io venga e vi veda o che di lontano senta parlare di voi, sappia che state saldi in un solo spirito e che combattete unanimi per la fede del vangelo, senza lasciarvi intimidire in nulla dagli avversari" (Fil 1, 27-28). Sì, in un solo spirito, combattendo unanimi per la fede.

Oggi rileggiamo una volta ancora, dopo mille anni, questo testamento di Paolo e di Adalberto. Chiediamo che le loro parole si compiano anche nella nostra generazione. Ci è stata infatti concessa in Cristo la grazia, non soltanto di credere in lui, ma anche di soffrire per lui, dato che abbiamo sostenuto la stessa lotta di cui Adalberto ci ha lasciato la testimonianza (cfr Fil 1, 29-30).

Ci affidiamo a sant'Adalberto, chiedendogli di intercedere per noi, mentre la Chiesa e l'Europa si preparano al Grande Giubileo dell'Anno 2000.

Ed invochiamo lo Spirito Santo, Spirito di sapienza e di fortezza:

Veni, Creator Spiritus! Amen.


Saluto al termine della Santa Messa a Gniezno

"Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e sempre" (Ebr 13, 8).

Queste parole, cari fratelli e sorelle, acquistano un particolare significato in questo luogo impregnato di storia. Egli ci ha riuniti qui in una sola comunità che rende grazie a Dio per il dono straordinario di sant' Adalberto, il quale mille anni fa diventò il fondamento della Chiesa e dello Stato che stava nascendo. Esprimo una grande gioia per aver potuto celebrare insieme a voi questa Eucaristia presso le reliquie del Santo Martire e Patrono della Polonia. Ringrazio Dio che mi ha concesso di visitare Gniezno come Pontefice per la seconda volta.

Saluto cordialmente tutti i presenti. Un saluto rivolgo ai membri del Parlamento con a capo il Presidente del Senato ed ai rappresentanti delle autorità amministrative e di autogestione: ai voivodi, ai presidenti ed ai sindaci delle città e dei numerosi comuni. Un particolare ringraziamento va al voivoda di Poznan e al presidente della città di Gniezno per aver degnamente preparato e rinnovato la città di sant' Adalberto, la prima capitale della Polonia. Saluto cordialmente anche i rappresentanti di varie organizzazioni ed associazioni. Ci sono con noi gli ex combattenti, ci sono l' esercito, gli scout e i poliziotti, che ringrazio in modo speciale per il loro servizio. Sono contento dell' arrivo qui, nella culla della nostra Nazione, dei polacchi che vivono all' estero. Saluto le comunità polacche giunte dagli Stati Uniti, dalla Germania, dalla Gran Bretagna, dall' Argentina e da altre parti del mondo.

Saluto anche i vari gruppi di apostolato, con a capo l'Azione Cattolica, che desiderano imparare da sant' Adalberto lo zelo apostolico e ritornando alle radici rinnovare la coscienza della propria identità. La sua spiritualità, i cui principi in grande sintesi sono raffigurati sul portone della cattedrale di Gniezno, può costituire anche per noi un'indicazione per crescere verso quei valori di cui l' Europa ha bisogno nella sua ricerca dell' unità. Essi infatti si fondano sul Vangelo, sul suo spirito e sulla sua forza. Parole di particolare saluto rivolgo ai giovani, specialmente a coloro che hanno camminato tutta la notte da Lednica alla tomba di sant' Adalberto. Siate forti in Dio.

In ricordo del mio pellegrinaggio alla tomba di sant'Adalberto, vi lascio la copia, da me benedetta, del bellissimo baldacchino che sovrasta la piccola bara di sant' Adalberto e che s' ispira nella sua forma alla famosa Confessione del Bernini della Basilica di San Pietro a Roma. Ho posto la mia firma sulla tomba restaurata di sant' Adalberto nel segno della plurisecolare comunione tra la Chiesa di Roma e la Chiesa polacca e del personale legame tra il Successore di Pietro e la sua Nazione. Ho benedetto anche l' altare di bronzo, offerto dall' Episcopato tedesco. In Polonia lascio in dono le immagini incoronate della Madonna; agli abitanti di Bydgoszcz porto il titolo di basilica minore per la chiesa monumentale dei padri missionari che si trova nel cuore della loro città; agli abitanti di Kaliningrad è l' icona di sant' Adalberto.

Infine accogliete la mia benedizione.

 

© Copyright 1997 - Libreria Editrice Vaticana

top