1. "Sia la luce!" (Gn 1, 3).
Durante la Veglia pasquale, la Liturgia proclama queste parole
tratte dal Libro della Genesi. Esse costituiscono un eloquente motivo conduttore
di questa mirabile celebrazione. All'inizio viene benedetto il "fuoco nuovo", e
con esso si accende il cero pasquale, che viene portato in processione verso
l'altare. Il cero entra e procede dapprima nel buio, fino al momento in cui,
dopo il canto del terzo "Lumen Christi", ritorna la luce in tutta la
Basilica.
In questo modo sono stati legati tra di loro gli elementi
delle tenebre e della luce, della morte e della vita. Su questo sfondo
risuona il racconto biblico della creazione. Dio dice: "Sia la luce" (Gn
1, 3). Si tratta, in un certo senso, del primo passo verso la vita. In
questa notte deve compiersi un singolare passaggio dalla morte alla vita, ed il
rito della luce, accompagnato dalle parole della Genesi, ne offre il primo
annuncio.
2. Nel Prologo del suo Vangelo, san Giovanni scrive del Verbo
che si è fatto carne: "In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini"
(Gv 1, 4). Questa notte santa diventa dunque una straordinaria
manifestazione di quella vita che è la luce degli uomini. A questa
manifestazione partecipa tutta la Chiesa e, in modo speciale, i catecumeni, che
nel corso di questa Veglia ricevono il Battesimo.
La Basilica di San Pietro in questa solenne celebrazione
accoglie voi,
carissimi Fratelli e Sorelle, che tra poco sarete battezzati in Cristo nostra
Pasqua. Due di voi provengono dall'Albania e due dallo Zaire, Paesi che
stanno vivendo ore drammatiche della loro storia: voglia il Signore ascoltare il
grido dei poveri e guidarli nel cammino verso la pace e la libertà! Altri di voi
provengono dal Benin, dal Capo Verde, dalla Cina, da Taiwan. Prego per ciascuno
di voi, che in questa assemblea rappresentate le primizie della nuova umanità
redenta da Cristo, perché siate sempre fedeli testimoni del suo Vangelo.
Le Letture liturgiche della Veglia Pasquale uniscono tra di loro
i due elementi del fuoco e dell'acqua. L'elemento del fuoco, che dà la luce,
e l'elemento dell'acqua, che diventa la materia del sacramento della rinascita,
cioè del santo Battesimo. ". . . Se uno non nasce da acqua e da Spirito, non può
entrare nel regno di Dio" (Gv 3, 5). Il passaggio degli Israeliti
attraverso il Mar Rosso, cioè la liberazione dalla schiavitù dell'Egitto, è
figura e quasi anticipazione del Battesimo che libera dalla schiavitù del
peccato.
3. I molteplici motivi, che in questa Liturgia della Vigilia di
Pasqua trovano espressione nelle Letture bibliche, convergono e si intrecciano
così in un'immagine unitaria. Nel modo più completo è l'apostolo Paolo a
presentare queste verità nella Lettera ai Romani, poc'anzi proclamata: "O non
sapete che quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati
nella sua morte? Per mezzo del battesimo siamo dunque stati sepolti insieme a
lui nella morte, perché come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della
gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova" (Rm
6, 3-4).
Queste parole ci conducono al centro stesso della verità
cristiana. La morte di Cristo, la morte redentrice, è l'inizio del passaggio
alla vita, manifestatosi nella sua risurrezione. "Se siamo morti con Cristo -
prosegue san Paolo -, crediamo che anche vivremo con lui, sapendo che Cristo
risuscitato dai morti non muore più; la morte non ha più potere su di lui" (Rm
6, 8-9).
4. Recando tra le mani la fiaccola della Parola di Dio, la
Chiesa che celebra la Veglia pasquale si ferma quasi ad un'ultima soglia. Si
ferma in grande attesa, lungo tutta questa notte. Presso il sepolcro,
attendiamo l'evento verificatosi duemila anni fa. Prime testimoni di
quell'evento straordinario furono le donne di Gerusalemme: esse giunsero al
luogo dove Gesù era stato sepolto il Venerdì Santo e trovarono la tomba vuota.
Una voce le sorprese: "Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. E' risorto, non
è qui. Ecco il luogo dove l'avevano deposto. Ora andate, dite ai suoi discepoli
e a Pietro che egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete, come vi ha detto" (Mc
16, 6-7).
Nessuno vide con i propri occhi la risurrezione di Cristo. Le
donne, venute alla tomba, furono le prime a costatare l'evento già compiuto.
La Chiesa, radunata per la Veglia pasquale, ascolta nuovamente,
in silenziosa attesa, questa testimonianza e manifesta poi la sua grande gioia.
L'abbiamo udito annunciare poco fa dalla bocca del diacono: "Annuntio vobis
gaudium magnum . . .", "Vi annuncio una grande gioia, Alleluia!".
Accogliamo con cuore aperto questo annuncio, partecipiamo
insieme alla grande gioia della Chiesa.
Cristo è veramente risorto! Alleluia!