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ORDINAZIONE DI 31 PRESBITERI PER LA DIOCESI DI ROMA

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Basilica Vaticana - Domenica, 25 aprile 1999  

 

1. "Io sono il buon pastore . . ., conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me" (Canto al Vangelo).

Nell'itinerario liturgico del tempo pasquale, che stiamo percorrendo, si inserisce l'odierna domenica, tradizionalmente detta del "Buon Pastore". Gesù applica a sé questa similitudine (cfr Gv 10, 6), radicata nell'Antico Testamento e tanto cara alla tradizione cristiana. Cristo è il Buon Pastore che, morendo in croce, dà la vita per le sue pecore. Si stabilisce così una profonda comunione tra il Buon Pastore ed il proprio gregge. Gesù, scrive l'Evangelista, "chiama le sue pecore una per una e le conduce fuori . . . e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce" (Gv 10, 3-4). Una consuetudine consolidata, una conoscenza reale e un'appartenenza reciproca uniscono Pastore e pecore: egli si prende cura di loro; esse si fidano di lui e fedelmente lo seguono.

Quanto consolanti suonano, pertanto, le parole che poc'anzi abbiamo ripetuto nel Salmo responsoriale: "Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla".

2. Secondo una bella consuetudine, da diversi anni ho la gioia, proprio nella Domenica del "Buon Pastore", di ordinare nuovi presbiteri. Quest'oggi sono 31. Essi dedicheranno il loro entusiasmo e le loro fresche energie al servizio della Comunità di Roma e della Chiesa universale.

Insieme col Cardinale Vicario, i Vescovi Ausiliari, i Presbiteri della Diocesi e tutti i presenti ringrazio il Signore per questo grande dono. Condivido in modo particolare la vostra gioia, cari ordinandi, e quella dei vostri formatori, delle vostre famiglie e dei tanti amici, che vi circondano in un momento così intenso ed emozionante, che lascerà in voi un ricordo profondo per tutta la vita.

Accennando ai vostri formatori, il mio pensiero va, in questo momento, a Mons. Plinio Pascoli, che il Signore ha chiamato a sé qualche giorno fa. Per molti anni egli è stato Rettore del Seminario Romano e poi Vescovo Ausiliare, dedicando la sua lunga esistenza alla cura delle vocazioni ed alla formazione dei presbiteri. Possa il suo esempio essere per tutti un ulteriore stimolo a comprendere l'importanza del dono del sacerdozio.

3. Carissimi ordinandi, mediante l'antico e suggestivo gesto sacramentale dell'imposizione delle mani e la preghiera di consacrazione, voi diventerete presbiteri per essere, ad immagine del Buon Pastore, servitori a nuovo e più profondo titolo del popolo cristiano. Parteciperete alla stessa missione di Cristo, spargendo a piene mani il seme della Parola di Dio. Il Signore vi ha chiamati perché siate ministri della sua misericordia e dispensatori dei suoi misteri.

L'Eucaristia, fonte e culmine della vita cristiana, sarà la sorgente cristallina che alimenterà in modo incessante la vostra spiritualità sacerdotale. Da essa potrete trarre forza ispiratrice per il quotidiano ministero, slancio apostolico per l'opera di evangelizzazione e consolazione spirituale negli inevitabili momenti di difficoltà e di lotta interiore. Accostandovi all'Altare, dove si rinnova il Sacrificio della Croce, scoprirete sempre più le ricchezze dell'amore di Cristo ed imparerete a tradurle nella vita.

4. Carissimi, è quanto mai significativo che voi riceviate il sacramento dell'Ordine in questa domenica del "Buon Pastore", nella quale celebriamo la Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni. La missione di Cristo si prolunga, infatti, lungo la storia attraverso l'opera dei Pastori ai quali egli affida la cura del suo gregge. Come fece con i primi discepoli, Gesù continua a scegliersi nuovi collaboratori che si prendano cura del suo gregge, mediante il ministero della Parola, dei Sacramenti ed il servizio della carità. La chiamata al sacerdozio è un grande dono e un grande mistero. Dono, anzitutto, della benevolenza divina, perché frutto della grazia. E poi anche mistero, perché la vocazione è collegata con le profondità della coscienza e della libertà umane. Con essa inizia un dialogo di amore che, giorno dopo giorno, plasma la personalità del sacerdote mediante un cammino di formazione iniziato in famiglia, proseguito poi nel seminario e che si estende su tutta la vita. Solo grazie a questo ininterrotto itinerario ascetico e pastorale il sacerdote può diventare icona vivente di Gesù, Buon Pastore, che dona se stesso per il gregge affidatogli.

Mi risuonano nella mente le parole che tra poco vi rivolgerò, consegnandovi le offerte per il Sacrificio eucaristico: "Vivi il mistero che è posto nelle tue mani". Sì, cari ordinandi, questo mistero di cui sarete dispensatori è in definitiva Cristo stesso, che mediante la comunicazione dello Spirito Santo è sorgente di santità ed incessante chiamata alla santificazione. Vivete questo mistero: vivete Cristo, siate Cristo! Possa ciascuno di voi poter dire con san Paolo: "Ormai non sono più io che vivo, bensì è Cristo che vive in me" (Gal 2, 20).

5. Carissimi Fratelli e Sorelle, convenuti a questa Celebrazione! Preghiamo perché questi 31 nuovi presbiteri siano fedeli alla loro missione, rinnovino ogni giorno il loro "sì" a Cristo e siano segno del suo amore per ogni persona. Chiediamo inoltre al Signore, in questa Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni, che susciti anime generose, disposte a porsi a totale servizio del Regno divino.

Maria, Madre di Cristo e della Chiesa, a Te affido questi nostri fratelli che oggi vengono ordinati. Con loro affido i sacerdoti di Roma e del mondo intero. Tu, Madre di Cristo e dei sacerdoti, accompagna questi tuoi figli nel loro ministero e nella loro vita.

Amen!

  

Copyright 1999 - Libreria Editrice Vaticana

 

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