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LETTERA DI GIOVANNI PAOLO II
A
MONSIGNOR ALDO DEL MONTE,
VESCOVO DI NOVARA

 

Al Venerato fratello Monsignor Aldo Del Monte, Vescovo di Novara.

Codesta Comunità diocesana è unita, in questi giorni, in serena letizia perché, dopo il restauro, l’artistica statua del Salvatore viene ricollocata sulla svettante cupola della Basilica che, lungo i secoli, è stata luogo di ininterrotta devozione a san Gaudenzio, primo Vescovo e patrono di Novara.

Tale avvenimento, che onora la sensibilità culturale e religiosa dell’amministrazione civica, assume un particolare significato, perché l’immagine del Salvatore è il grande segno di incontro delle molteplici e ricche tradizioni di codesta terra, ove l’elemento civico e quello religioso si sono fusi, durante i secoli, nel culto del Salvatore.

Anche i più grandi Santuari di codesta Chiesa particolare sono viva documentazione della devozione all’opera del Redentore, cioè al mistero di Cristo morto e risorto. Come non ricordare il Santuario della SS. Pietà di Cannobio e quello di Boca, dedicato al culto del Cristo Crocifisso, e, infine, quello di Varallo, che con le sue molteplici e ammirevoli Cappelle risulta una meditazione esteticamente e spiritualmente efficace del mistero della Redenzione?

Ben volentieri mi unisco, pertanto, a lei e ai carissimi fratelli e sorelle di Novara, raccolti intorno alla splendente immagine del Cristo Risorto, che i vostri Padri hanno voluto collocare, alta e luminosa, sulla prestigiosa cupola Antonelliana.

In questa gioiosa circostanza desidero ripetere ai carissimi Figli di san Gaudenzio: “Aprite le porte al Redentore!”. È questo l’appello, che nel proclamare l’Anno Giubilare della Redenzione, ho rivolto a tutta la Chiesa, rinnovando l’invito espresso nella mia prima enciclica: “Il compito fondamentale della Chiesa di tutte le epoche e, in modo particolare, della nostra, è di dirigere lo sguardo dell’uomo, di indirizzare la coscienza e l’esperienza di tutta l’umanità verso il mistero di Cristo, di aiutare gli uomini ad avere familiarità con la profondità della Redenzione, che avviene in Cristo Gesù” (Giovanni Paolo II, Redemptor Hominis, 10).

Se si apre con sincerità il cuore al Cristo Risorto, si comprende come non si possa rimanere insensibili a nulla di ciò che serve al vero bene dell’uomo; come non si possa rimanere indifferenti a nulla di ciò che lo minaccia. L’uomo che nasce, l’uomo che soffre, l’uomo che muore, l’uomo che non trova lavoro e giustizia, l’uomo impedito nell’esercizio dei suoi fondamentali diritti, ha un rapporto indissolubile con Cristo. È Cristo il Salvatore e vuole salvarci! Proprio per questo egli ha istituito la Chiesa e ha voluto che fosse strumento e sacramento di salvezza.

Codesta Comunità diocesana è immersa in questa forza di redenzione e deve perciò aprire il cuore al Salvatore per essere pronta a comunicare ad ogni uomo la liberazione, che sgorga dalla presenza di Cristo Salvatore. Dinanzi alla tristezza dei giovani senza fede o senza lavoro; dinanzi alla sofferenza e alla solitudine degli ammalati, degli anziani, degli emarginati, dei poveri, occorre proclamare alta la Parola di Cristo, Via, Verità e Vita; occorre partecipare alla grazia dei Sacramenti, fonte di salvezza; occorre testimoniare, con le opere, la carità, il servizio, la solidarietà, la condivisione: la parola di Dio, i Sacramenti e la Carità sono canali della grazia della Redenzione.

Auguro che tutti i fedeli della diocesi di Novara aprano a Cristo le porte del loro cuore. Troveranno in tal modo anche la forza per diventare sempre più sensibili ai valori umani e per testimoniare che il Cristo è vivo e operante in mezzo a loro; non basta infatti porre sulla guglia più alta della città la statua del Salvatore, ma occorre aprirgli generosamente le proprie case e, ancor più, le proprie intelligenze e volontà e dirgli con fede: “Signore, resta con noi!” (cf. Lc 24, 29).

Nell’imminenza del Congresso Eucaristico nazionale, al quale, con tutta la Chiesa di Dio che è in Italia, codesta comunità diocesana si sta preparando con particolare fervore, e all’inizio dell’Anno Giubilare della Redenzione, affido questi miei voti alla Vergine Santissima, la quale, all’annuncio delle meraviglie che Dio operava in lei, mediante il suo “fiat” si rese pienamente disponibile alla grazia, mentre invoco dal Redentore larga effusione dei doni della letizia e della pace cristiana, in pegno dei quali imparto di cuore a lei e a tutti i fratelli e le sorelle della diocesi di Novara l’implorata propiziatrice benedizione apostolica.

Dal Vaticano, il 25 marzo, solennità dell’Annunciazione del Signore, dell’anno 1983.  

GIOVANNI PAOLO PP. II

 

© Copyright 1983 - Libreria Editrice Vaticana

 

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